LA PIETRA DI PALENQUE
Il Tempio delle Iscrizioni maya di Palenque, Messico, e' un gigantesco
sepolcro datato 692 d.C. e scoperto nel 1949 dall'archeologo Albert Ruz
Lhuillier. All'interno di questa gigantesca piramide i turisti osservano, in
un gigantesco sarcofago di pietra, sigillato da una pesantissima lastra
rettangolare finemente istoriata, le spoglie mortali del sovrano Pacal. Ai
piu' smaliziati non sfugge una stranezza: il disegno riprodotto sulla pietra
tombale, vecchio piu' di un millennio, sembra rappresentare con
incredibile precisione uno dei nostri moderni razzi in volo. La sagoma
dell'ordigno e' perfettamente aerodinamica, con tanto di piedini di
atterraggio e getto propulsivo alla base. Al suo interno si vede il re
Pacal, posizionato come un moderno astronauta, mentre aziona con le mani e
con i piedi delle leve, e guarda dentro uno speciale oculare. La pietra di
Palenque, che per i seguaci della fantarcheologia rappresenta
inequivocabilmente uno spaziale in volo, e' stata mostrata nel documentario
"Gli extraterrestri torneranno" di Harold Reinl diversi anni fa (la
pellicola e' stata in seguito riprodotta in videocassetta dalla Magnum 3B di
Milano nel 1988) e gia' all'epoca accese infinite polemiche che durano
tuttora. Robert Charroux, nel volume 'Il libro dei Maestri del Mondo'
(1973), riprendendo le affermazioni degli studiosi francesi Guy Tarade e
Andre' Millon, ha scritto: "Il personaggio al centro della lastra, che in
seguito indicheremo come il pilota, e' munito di una specie di casco, ha il
volto verso la prua dell'apparecchio e sta operando su dei comandi. In
particolare la mano destra sta azionando una leva addirittura identica a
quella del cambio di una Citroen 2 cv. La nuca e' sorretta da un supporto di
appoggio, mentre si distingue bene l'inalatore che penetra nelle narici:
cio' rivela chiaramente due elementi caratteristici del volo stratosferico.
L'apparecchio sul quale sta viaggiando il pilota appare capottato e sagomato
esattamente comeun moderno razzo e si rivelaesattamente per quello che in
realta' era: una nave cosmica azionata dall'energia solare! Infatti sulla
parte anteriore della macchina e' raffigurato un pappagallo, cioe'
l'uccello che nella mitologia maya era il simbolo del dio volante. Invece
di dio sarebbe forse meglio usare il termine energia dato che, se si
decompone con un prisma la luce solare (che e' energia), si ottiene l'intera
gamma di colori presente appunto nelle piume del pappagallo..."
Altrettanto entusiasta e' lo scrittore italiano Valentino Compassi che, nel
suo 'Dizionario dell'universo sconosciuto', aggiunge: "Paragonando il
personaggio dell'incisione in esame, che senza alcun dubbio doveva manovrare
una qualche macchina, con i moderni personaggi spaziali si ha la netta
sensazione di trovarsi di fronte a qualcosa di veramente sorprendente, una
tecnologia misteriosa che sfugge alla comprensione della scienza e della
ricerca moderne.
E dire che si continua ad affermare che Maya ed Aztechi non conoscevano
l'uso della ruota. Forse per loro l'uso della ruota era diventato qualcosa
di talmente antiquato che davvero reputavano inutile servirsene..."
Queste teorie sono decisamente azzardate. E' fuor di dubbio che il "pilota"
di Palenque - in realta' il sovrano Pacal, addobbato con i tipici abiti
dell'epoca - ricordi in qualche modo quanto sinora sostenuto. Ma non si
puo' nemmeno escludere che abbiano ragione gli scettici, primo fra tutti
Viviano Domenici del Corriere Scienza, allorche' sostengono che l'intera
scena rappresenti semplicemente, in chiave simbolica, il trapasso del
sovrano. Se anzicche' osservare la lastra in orizzontale, come viene
mostrata sempre nei libri di fantarcheologia, la si studia in verticale,
come e' realmente, seguendo la disposizione del sarcofago, allora ecco che
la raffigurazione cambia: Pacal e' disteso a terra, dinnanzi ad una
gigantesca croce maya, ed e' afferrato da un mostro della morte, che lo
sta trascinando agli inferi. Se si osserva nel dettaglio cio' che viene
spacciato per il sedile del pilota, ci si rendera' conto che esso ha occhi
naso e bocca identici a quelli di molti mostri della mitologia funebre
maya. Per gli settici dunque l'intera raffigurazione rappresenta
semplicemente la morte del sovrano. D'altra parte, e' comunque innegabile
che non possa non suscitare curiosita' la strana sagoma che sembra
circondare il re, il mostro e la croce, sagoma che assume una forma a
razzo o a bottiglia. A questo punto sarebbe lecito chiedersi quali visioni
(o quali avvistamenti) abbiano indotto gli antichi maya a creare delle
raffigurazioni ideali dell'aldila' cosi'...ufologiche.