LE CAVERNE DEGLI ANTICHI
Verita' e leggende sul Bayan Kara Ula


di Alfredo Lissoni - Questo articolo, nato da un piacevole incontro con un "patriarca" della ricerca spiritica, il milanese Libero Berozzi, fu da me pubblicato la prima volta nel 1995 sull'enciclopedia Peruzzo "Misteri e verità"; e mi venne in seguito copiato dal tabloid romano "Extraterrestre" (ora non più esistente). Nulla di male, mi dissi; significa che i miei pezzi fanno scuola. Ma il colmo vi fu quando il plagiaro mi scrisse una mail di fuoco, sostenendo che fossi stato io a copiare da lui! Quando gli precisai gli estremi del mio pezzo, anteriore al suo di 3 anni, sparì nel nulla senza farsi mai più sentire. Poteva almeno scusarsi, ma pazienza. Nel frattempo, questo materiale è stato da me aggiornato nei miei libri...

Giovedi' 11 gennaio 1996. Il quotidiano cinese Ximin Evening News riporta a titoli cubitali questa notizia: "Alcuni poliziotti in servizio nella remota zona di Nimu, sulle montagne occidentali del Tibet, a 5000 metri di altitudine, si sono imbattuti in una tribu' di 300 persone. I componenti della tribu' sconosciuta vivono in caverne, parlano un linguaggio incomprensibile, sono bassi, nerboruti e tarchiati e si coprono il corpo con foglie e pellicce. La scoperta e' stata confermata da fonti ufficiali nella capitale tibetana Lhasa...".

Una notizia apparentemente banale ma che solleva in realta' un interessante interrogativo. Come e' possibile che, alle soglie del Duemila, una tribu' sia rimasta nascosta per millenni? Viviamo in un pianeta cartografato e fotografato in lungo ed in largo dagli esploratori, dai satelliti e dagli aerei ricognitori delle missioni geografiche, eppure, periodicamente, scopriamo dell'esistenza di etnie, luoghi o resti di civilta' sfuggiti all'attenzione delle piu' sofisticate tecnologie. La risposta al quesito e' semplice. Esistono ancora, sul nostro pianeta, ampie porzioni di territorio sconosciuto ed inesplorato, sia sopra che sotto la Terra. E questa constatazione alimenta le credenze secondo cui potrebbero 'ragionevolmente' esistere sulla Terra, magari occultate in basi segrete scavate dentro caverne, cellule di visitatori extraterrestri. Questa credenza la troviamo a proposito del controverso affare Ummo (alieni provenienti da Wolf 424, nascostisi negli anni '50 in una montagna francese, secondo i racconti di alcuni contattisti), nel mistero della miniera di Cavagnago (una grotta all'interno della quale, secondo alcuni sensitivi, sempre gli ummiti avrebbero nascosto delle rocce che altro non sarebbero che alieni pietrificati o "ridotti di vibrazione"), nel falso enigma del Gran Sasso (circola voce che all'interno della montagna vi sia una base degli UFO. Le stesse credenze sono state attribuite ai monti Musine' - Torino -, Etna, Cuasso al Monte, Oropa nel biellese). La supposta presenza di caverne abitate da alieni ha dato origine ad un'ulteriore leggenda, l'esistenza di discendenti di quegli alieni atterrati sulla Terra migliaia di anni fa. Questi esseri si sarebbero estinti dopo essersi incrociati con i terrestri. La tribu' di Nimu, secondo questa credenza, potrebbe appartenere dunque a questa perduta genia aliena.


Secondo differenti tradizioni esistono diverse zone inesplorate alle quali si accede soltanto attraverso caverne millenarie, al cui interno si troverebbero armi fantascientifiche e rivoluzionarie. Sfortunatamente queste grotte aliene si troverebbero o nella giungla sudamericana (Erich Von Daeniken ha inventato la leggenda della grotta aliena nella Cueva de los Tajos in Ecuador, al cui interno si troverebbe untesoro e degli scranni istoriati raffiguranti la discesa degli alieni. Spedizioni esplorative hanno sconfessato questa frode) o nelle impenetrabili ed altissime montagne tibetane.

Zona di Bayan Kara Ula, fra Cina e Tibet, anno 1938. La spedizione dell' archeologo cinese Chi Pu-Tei scopre una di queste grotte, rimaste inviolate sin dall'alba dell'umanita'. Con grande stupore gli studiosi trovano, nella caverna, una serie di tombe disposte ordinatamente in fila. I sepolcri vengono violati e, all'interno, i cinesi rinvengono tanti piccoli scheletri dagli enormi crani, certamente appartenenti ad una razza sconosciuta. E come se questo non bastasse, in un cumulo accanto alle tombe si trovano ammassati 716 dischi di granito, di un centimetro di lato e forati al centro, coperti da una serie di incisioni sottili che li rendono straordinariamente somiglianti ai nostri dischi a microsolco. In gran segreto i preziosi reperti vengono trasferiti a Pechino e sottoposti all'esame di cinque scienziati universitari, capitanati dal professor Tsum Um Nui. Dopo anni di inutili tentativi, finalmente il team riesce a tradurre gli stranissimi geroglifici che ricoprono parte dei dischi. Ma la vicenda che emerge dal passato e' cosi' sconvolgente e strabiliante da convincere le autorita' a non divulgare assolutamente nulla.

Passano gli anni ed un invecchiato Tsum Um Nui compare in pubblico per rendere noto, nonostante il divieto delle autorita', l'antichissimo resoconto. "Da un pianeta distante da noi dodicimila anni - racconto' il professore - giunsero un giorno delle astronavi. Atterrarono in Tibet con gran fragore, facendo scappare la popolazione. Questi viaggiatori intergalattici non riuscirono piu' a ripartire e dovettero rassegnarsi a mescolarsi alla popolazione locale. I racconti degli indigeni parlano di due tribu' che abitavano la zona da tempi remotissimi e che non potevano essere messi in relazione con i popoli vicini, ma che erano comparsi dal nulla. O dal cielo. Si chiamavano drog-pa o khams e non superavano i 130 cm di altezza. E non volevano avere alcun contatto con gli altri abitanti della montagna. Altro non siamo riusciti a sapere, dato che quell'etnia e' ormai scomparsa senza lasciare discendenti. Pure, Chi Pu-Tei ne ha trovato gli scheletri. E non solo. Nelle pareti rocciose della caverna ha scoperto degli strani disegni con dei simboli mai visti. Si distinguevano chiaramente delle iscrizioni che rappresentavano il sole, la luna e i nove pianeti del nostro sistema solare. Si trattava di una mappa spaziale che sembrava voler illustrare la situazione della Terra...Quando i drog-pa si stabilirono sulla Terra, le tribu' locali mossero guerra a questi esseri ripugnanti, sterminandoli. Ma non si puo' escludere che alcuni di questi siano sfuggiti al massacro e che, con il tempo, si siano mescolati ai nativi...".

Quando Tsum Um Nui offri' alla stampa la propria versione, gli accademici di Pechino insorsero contestandolo violentemente. E le polemiche furono cosi' accese che l'Universita' della capitale, per mettervi fine, decise di inviare alcuni dischi all'Accademia delle Scienze di Mosca. Il responso arrivo' nel 1962. I reperti erano di cobalto e contenevano grandi quantita' di metalli addizionali. "La sorpresa maggiore la avemmo quando esaminammo queste offerte mortuarie con un oscilloscopio.- dichiararono gli esperti moscoviti - I dischi vibravano freneticamente, in quanto caricati elettricamente...". Il che significava che i reperti, vecchi di dodicimila anni, non erano frutto di tecnologia terrestre. Ma questa strabiliante conclusione venne paradossalmente ignorata dall' Università di Pechino (almeno ufficialmente). Tsum Um Nui venne privato della sua cattedra e allontanato. Quando mori' per un'improvvisa malattia, nel 1965, i suoi eredi scoprirono che i suoi appunti biografici erano spariti.
Quanto ai dischi, la prima e ultima volta che furono visti e fotografati da un europeo, nel 1974, erano esposti in una vetrina del museo Banpo a Xian. Dopo quella data, dei preziosissimi reperti si e' persa ogni traccia. Questa vicenda innesca da anni accese polemiche tra gli ufologi. Uno di questi, il ricercatore inglese Gordon Creighton, esperto linguista e orientalista, nega decisamente la veridicita' dell'episodio, citato dallo scrittore svizzero Erich Von Daeniken nei propri libri, sostenendo che i nomi sinora citati non esistono nella lingua cinese. Ma, sempre secondo Creighton, non esistono neanche le foto dei dischi di Bayan. Il che e' falso, in quanto nel 1995 un altro ufologo, il viennese Peter Krassa, ha recuperato una foto di due dischi. Potrebbe essere comunque falsa la storia dei drog-pa che, come fa notare Creighton, non sono visitatori extraterrestri, ma una normalissima tribu' terrestre della zona.
Il mistero, dunque, permane? Non credo, nel mio libro sui Vedic files ho precisato come la storia sia nata posteriormente su una rivista vegetariana tedesca, e non sia stato possibile ritrovare alcuna fonte documentale autentica, a comprova. Insomma, Bayan Kara Ula è probabilmente una fandonia.

Un'altra curiosa vicenda, sulla quale ancora una volta non molti sono pronti a giurare, riguarda sempre il Tibet e viene narrata nel volume 'La caverna degli antichi' (Ubaldini, 1976). Autore, il monaco tibetano Lobsang Rampa di Chakpori (in realta' un inglese a nome Cyril Oskin). Questi racconta di quando, in un periodo di tempo non precisato ma certamente risalente alla prima meta' del XX secolo, un altro lama, il maestro Mingyar Dondup, gli rivelo' dell'esistenza di una grotta straordinaria, ricca di congegni misteriosi, occultata fra le montagne tibetane. "Ero un lama molto giovane. - narra Mingyar a Lobsang - Assieme al mio maestro e con altri tre lama stavamo esplorando alcune catene montuose tra le piu' remote. Qualche settimana prima si era sentito un forte scoppio seguito da una frana. Lo scopo della nostra uscita era scoprirne la causa...". Esplorando le vette circostanti il monaco individuava una profonda crepa che immetteva nella caverna degli antichi. "Penetrai nella crepa pieno di paura - prosegue il maestro - e dopo cinque metri mi trovai ad un angolo brusco. Se non fossi stato paralizzato dalla paura avrei gridato per la sorpresa. C'era una dolce luce argentea che non avevo mai visto prima. La caverna in cui mi trovavo era spaziosa, con un tetto che non riuscivo a scorgere. Assomigliava ad un' ampia sala che si stendeva a perdita d'occhio, come se la montagna fosse stata vuota internamente. La luce era dappertutto, veniva giu' dall'alto da un certo numero di globi che sembravano sospesi nel buio. Il posto era pieno di apparecchi e meccanismi strani. Alcuni erano coperti da un vetro trasparentissimo...". Superato il primo momento di stupore i cinque monaci cominciavano ad ispezionare l'immensa sala, attraversando porte che si aprivano automaticamente ed osservando "macchine antichissime che scricchiolavano ed entravano in azione dopo un'eternita' di riposo". In una di queste, simile ad un moderno televisore, il gruppo poteva rivedere registrati gli ultimi istanti della civilta' perduta degli antichi.

"Questo e' quello che vedemmo e sentimmo. - continua Mingyar - Migliaia e migliaia di anni fa esisteva una civilta' molto elevata. Gli uomini potevano volare nel cielo e costruivano apparecchi che imprimevano il pensiero nella mente delle altre persone. Avevano la boma atomica e alla fine ne fecero scoppiare una che distrusse quasi tutto il mondo. Dei continenti sprofondarono sotto le acque ed altri emersero. Il mondo fu decimato e cosi' ora tutte le religioni parlano di un diluvio universale...". Mingyar conclude dichiarando che esistono altre caverne simili in Egitto, in Siberia e nell'America Meridionale. "Queste camere segrete furono nascoste dalle antiche popolazioni affinche' il loro contenuto fosse scoperto da una generazione piu' tarda, quando il momento fosse stato maturo...". Due settimane dopo questa incredibile conversazione, il monastero di Chakpori organizza una nuova spedizione, composta da sette monaci, compresi Rampa e Mingyar. Il gruppo attraversa la valle del Kashya Linga e, dopo tre giorni di cammino, arriva alla grotta degli antichi.

Questa volta la descrizione della caverna e' molto piu' accurata. Rampa racconta di carrelli elevatori grazie ai quali si raggiunge il soffitto, di statue e di immagini scolpite nel metallo, di una scrittura ideografica incisa sul pavimento di pietra e di una scatola di metallo opaco in cui scorreva la registrazione della vita degli antichi. In un "globo ardente" simile ad una macchina per ologrammi i sette monaci assistono alla proiezione di un film tridimensionale. "Vedemmo il mondo di tanto tempo fa. Dove adesso c'e' il mare allora c'erano le montagne e strane creature percorrevano la terra. Strane macchine viaggiavano nell'aria o a pochi centimetri da terra, templi grandissimi ergevano le loro guglie verso il cielo. Gli animali e gli uomini comunicavano telepaticamente, ma non vi era felicita', perche' i preti ed i politicanti insegnavano che era compito divino uccidere il nemico. Vedemmo grandi guerre e gli scienziati che costruivano armi sempre piu' mortali. Una sequela di immagini ci mostro' un gruppo di uomini che costruivano cio' che chiamavano una capsula del tempo (cio' che noi chiamiamo caverna degli antichi), ove immagazzinare per le generazioni future dei modelli funzionanti delle loro macchine e un documento completo della loro cultura. Vedemmo oceani con grandi citta' galleggianti, e ponti e velivoli. Poi un lampo nel cielo e l'intera citta' si trasformo' in gas incandescente. Sulle rovine era sospesa una nube rossa che aveva la forma di un fungo alto migliaia di metri...". Spaventati da queste immagini terrificanti, il gruppo decide di occultare l' ingresso. "I comunisti sono ora nel Tibet - commenta Rampa - ed e' meglio nascondere la posizione della caverna, perche' il possesso degli oggetti che custodisce darebbe ai comunisti la possibilita' di conquistare il mondo....".

E per tutto il viaggio di ritorno nelle orecchie dei sette monaci risuona l'ultimo disperato appello degli atlantidei (che secondo l'esoterista inglese Aleister Crowley erano in contatto con una razza aliena che forni' loro le armi con cui poi si sarebbero autodistrutti) , un attimo prima della distruzione. "Udimmo il discorso di commiato che ci diceva che l'umanita' stava pere distruggersi e che queste scoperte erano destinate alla razza in grado di scoprirle e capirle. Erano un lascito per la gente del futuro, se mai ce ne fosse stata...".