Secondo differenti tradizioni esistono diverse zone inesplorate alle quali
si accede soltanto attraverso caverne millenarie, al cui interno si
troverebbero armi fantascientifiche e rivoluzionarie. Sfortunatamente queste
grotte aliene si troverebbero o nella giungla sudamericana (Erich Von Daeniken
ha inventato la leggenda della grotta aliena nella Cueva de los Tajos in
Ecuador, al cui interno si troverebbe untesoro e degli scranni istoriati
raffiguranti la discesa degli alieni. Spedizioni esplorative hanno
sconfessato questa frode) o nelle impenetrabili ed altissime montagne
tibetane.
Zona di Bayan Kara Ula, fra Cina e Tibet, anno 1938. La spedizione dell'
archeologo cinese Chi Pu-Tei scopre una di queste grotte, rimaste inviolate
sin dall'alba dell'umanita'. Con grande stupore gli studiosi trovano, nella
caverna, una serie di tombe disposte ordinatamente in fila. I sepolcri
vengono violati e, all'interno, i cinesi rinvengono tanti piccoli scheletri
dagli enormi crani, certamente appartenenti ad una razza sconosciuta. E come
se questo non bastasse, in un cumulo accanto alle tombe si trovano ammassati
716 dischi di granito, di un centimetro di lato e forati al centro, coperti
da una serie di incisioni sottili che li rendono straordinariamente
somiglianti ai nostri dischi a microsolco. In gran segreto i preziosi reperti
vengono trasferiti a Pechino e sottoposti all'esame di cinque scienziati
universitari, capitanati dal professor Tsum Um Nui.
Dopo anni di inutili tentativi, finalmente il team riesce a tradurre gli
stranissimi geroglifici che ricoprono parte dei dischi. Ma la vicenda che
emerge dal passato e' cosi' sconvolgente e strabiliante da convincere le
autorita' a non divulgare assolutamente nulla.
Passano gli anni ed un invecchiato Tsum Um Nui compare in pubblico per
rendere noto, nonostante il divieto delle autorita', l'antichissimo
resoconto.
"Da un pianeta distante da noi dodicimila anni - racconto' il professore -
giunsero un giorno delle astronavi. Atterrarono in Tibet con gran fragore,
facendo scappare la popolazione. Questi viaggiatori intergalattici non
riuscirono piu' a ripartire e dovettero rassegnarsi a mescolarsi alla
popolazione locale. I racconti degli indigeni parlano di due tribu' che
abitavano la zona da tempi remotissimi e che non potevano essere messi in
relazione con i popoli vicini, ma che erano comparsi dal nulla.
O dal cielo. Si chiamavano drog-pa o khams e non superavano i 130 cm di
altezza. E non volevano avere alcun contatto con gli altri abitanti della
montagna. Altro non siamo riusciti a sapere, dato che quell'etnia e' ormai
scomparsa senza lasciare discendenti. Pure, Chi Pu-Tei ne ha trovato gli
scheletri. E non solo. Nelle pareti rocciose della caverna ha scoperto degli
strani disegni con dei simboli mai visti. Si distinguevano chiaramente delle
iscrizioni che rappresentavano il sole, la luna e i nove pianeti del nostro
sistema solare. Si trattava di una mappa spaziale che sembrava voler
illustrare la situazione della Terra...Quando i drog-pa si stabilirono sulla
Terra, le tribu' locali mossero guerra a questi esseri ripugnanti,
sterminandoli. Ma non si puo' escludere che alcuni di questi siano sfuggiti
al massacro e che, con il tempo, si siano mescolati ai nativi...".
Quando Tsum Um Nui offri' alla stampa la propria versione, gli accademici di
Pechino insorsero contestandolo violentemente. E le polemiche furono cosi'
accese che l'Universita' della capitale, per mettervi fine, decise di
inviare alcuni dischi all'Accademia delle Scienze di Mosca. Il responso
arrivo' nel 1962. I reperti erano di cobalto e contenevano grandi quantita'
di metalli addizionali. "La sorpresa maggiore la avemmo quando esaminammo
queste offerte mortuarie con un oscilloscopio.- dichiararono gli esperti
moscoviti - I dischi vibravano freneticamente, in quanto caricati
elettricamente...". Il che significava che i reperti, vecchi di dodicimila
anni, non erano frutto di tecnologia terrestre.
Ma questa strabiliante conclusione venne paradossalmente ignorata dall'
Università di Pechino (almeno ufficialmente). Tsum Um Nui venne privato
della sua cattedra e allontanato. Quando mori' per un'improvvisa malattia,
nel 1965, i suoi eredi scoprirono che i suoi appunti biografici erano
spariti.
Quanto ai dischi, la prima e ultima volta che furono visti e fotografati
da un europeo, nel 1974, erano esposti in una vetrina del museo Banpo a Xian.
Dopo quella data, dei preziosissimi reperti si e' persa ogni traccia.
Questa vicenda innesca da anni accese polemiche tra gli ufologi. Uno di
questi, il ricercatore inglese Gordon Creighton, esperto linguista e
orientalista, nega decisamente la veridicita' dell'episodio, citato dallo
scrittore svizzero Erich Von Daeniken nei propri libri, sostenendo che i nomi
sinora citati non esistono nella lingua cinese. Ma, sempre secondo Creighton,
non esistono neanche le foto dei dischi di Bayan. Il che e' falso, in quanto
nel 1995 un altro ufologo, il viennese Peter Krassa, ha recuperato una foto
di due dischi. Potrebbe essere comunque falsa la storia dei drog-pa che,
come fa notare Creighton, non sono visitatori extraterrestri, ma una
normalissima tribu' terrestre della zona.
Il mistero, dunque, permane? Non credo, nel mio libro sui Vedic files ho precisato come la storia sia nata posteriormente su una rivista vegetariana tedesca, e non sia stato possibile ritrovare alcuna fonte documentale autentica, a comprova. Insomma, Bayan Kara Ula è probabilmente una fandonia.
Un'altra curiosa vicenda, sulla quale ancora una volta non molti sono pronti
a giurare, riguarda sempre il Tibet e viene narrata nel volume 'La caverna
degli antichi' (Ubaldini, 1976). Autore, il monaco tibetano Lobsang Rampa di
Chakpori (in realta' un inglese a nome Cyril Oskin). Questi racconta di
quando, in un periodo di tempo non precisato ma certamente risalente alla
prima meta' del XX secolo, un altro lama, il maestro Mingyar Dondup, gli
rivelo' dell'esistenza di una grotta straordinaria, ricca di congegni
misteriosi, occultata fra le montagne tibetane. "Ero un lama molto giovane.
- narra Mingyar a Lobsang - Assieme al mio maestro e con altri tre lama
stavamo esplorando alcune catene montuose tra le piu' remote. Qualche
settimana prima si era sentito un forte scoppio seguito da una frana. Lo
scopo della nostra uscita era scoprirne la causa...". Esplorando le vette
circostanti il monaco individuava una profonda crepa che immetteva nella
caverna degli antichi. "Penetrai nella crepa pieno di paura - prosegue il
maestro - e dopo cinque metri mi trovai ad un angolo brusco. Se non fossi
stato paralizzato dalla paura avrei gridato per la sorpresa. C'era una dolce
luce argentea che non avevo mai visto prima. La caverna in cui mi trovavo
era spaziosa, con un tetto che non riuscivo a scorgere. Assomigliava ad un'
ampia sala che si stendeva a perdita d'occhio, come se la montagna fosse
stata vuota internamente. La luce era dappertutto, veniva giu' dall'alto da
un certo numero di globi che sembravano sospesi nel buio. Il posto era pieno
di apparecchi e meccanismi strani. Alcuni erano coperti da un vetro
trasparentissimo...". Superato il primo momento di stupore i cinque monaci
cominciavano ad ispezionare l'immensa sala, attraversando porte che si
aprivano automaticamente ed osservando "macchine antichissime che
scricchiolavano ed entravano in azione dopo un'eternita' di riposo". In una
di queste, simile ad un moderno televisore, il gruppo poteva rivedere
registrati gli ultimi istanti della civilta' perduta degli antichi.
"Questo e' quello che vedemmo e sentimmo. - continua Mingyar - Migliaia e
migliaia di anni fa esisteva una civilta' molto elevata. Gli uomini potevano
volare nel cielo e costruivano apparecchi che imprimevano il pensiero nella
mente delle altre persone. Avevano la boma atomica e alla fine ne fecero
scoppiare una che distrusse quasi tutto il mondo. Dei continenti
sprofondarono sotto le acque ed altri emersero. Il mondo fu decimato e cosi'
ora tutte le religioni parlano di un diluvio universale...".
Mingyar conclude dichiarando che esistono altre caverne simili in Egitto,
in Siberia e nell'America Meridionale. "Queste camere segrete furono nascoste
dalle antiche popolazioni affinche' il loro contenuto fosse scoperto da una
generazione piu' tarda, quando il momento fosse stato maturo...".
Due settimane dopo questa incredibile conversazione, il monastero di
Chakpori organizza una nuova spedizione, composta da sette monaci, compresi
Rampa e Mingyar. Il gruppo attraversa la valle del Kashya Linga e, dopo tre
giorni di cammino, arriva alla grotta degli antichi.
Questa volta la descrizione della caverna e' molto piu' accurata. Rampa
racconta di carrelli elevatori grazie ai quali si raggiunge il soffitto, di
statue e di immagini scolpite nel metallo, di una scrittura ideografica
incisa sul pavimento di pietra e di una scatola di metallo opaco in cui
scorreva la registrazione della vita degli antichi.
In un "globo ardente" simile ad una macchina per ologrammi i sette monaci
assistono alla proiezione di un film tridimensionale. "Vedemmo il mondo di
tanto tempo fa. Dove adesso c'e' il mare allora c'erano le montagne e strane
creature percorrevano la terra. Strane macchine viaggiavano nell'aria o a
pochi centimetri da terra, templi grandissimi ergevano le loro guglie verso
il cielo. Gli animali e gli uomini comunicavano telepaticamente, ma non vi
era felicita', perche' i preti ed i politicanti insegnavano che era compito
divino uccidere il nemico. Vedemmo grandi guerre e gli scienziati che
costruivano armi sempre piu' mortali. Una sequela di immagini ci mostro' un
gruppo di uomini che costruivano cio' che chiamavano una capsula del tempo
(cio' che noi chiamiamo caverna degli antichi), ove immagazzinare per le
generazioni future dei modelli funzionanti delle loro macchine e un
documento completo della loro cultura. Vedemmo oceani con grandi citta'
galleggianti, e ponti e velivoli. Poi un lampo nel cielo e l'intera citta'
si trasformo' in gas incandescente. Sulle rovine era sospesa una nube rossa
che aveva la forma di un fungo alto migliaia di metri...".
Spaventati da queste immagini terrificanti, il gruppo decide di occultare l'
ingresso. "I comunisti sono ora nel Tibet - commenta Rampa - ed e' meglio
nascondere la posizione della caverna, perche' il possesso degli oggetti
che custodisce darebbe ai comunisti la possibilita' di conquistare il
mondo....".
E per tutto il viaggio di ritorno nelle orecchie dei sette monaci risuona
l'ultimo disperato appello degli atlantidei (che secondo l'esoterista
inglese Aleister Crowley erano in contatto con una razza aliena che forni'
loro le armi con cui poi si sarebbero autodistrutti) , un attimo prima della
distruzione. "Udimmo il discorso di commiato che ci diceva che l'umanita'
stava pere distruggersi e che queste scoperte erano destinate alla razza in
grado di scoprirle e capirle. Erano un lascito per la gente del futuro, se
mai ce ne fosse stata...".