di Alfredo Lissoni - L'arca dell'alleanza, la terribile arma utilizzata da Mose' per sterminare
i propri nemici era in realta' un manufatto extraterrestre? O comunque un
ordigno costruito su precise indicazioni degli alieni? Di questa idea si
dice certo lo scrittore svizzero Erich Von daeniken, che nei propri libri
ricostruisce dettagliatamente le peripezie ed il funzionamento del
"propiziatorio per parlare con Dio".
La scena si svolge su un monte sacro dell'antico Egitto, nella penisola del
Sinai, lungo un sentiero il cui passaggio e' proibito alla gente comune.
Inginocchiato davanti ad un roveto ardente, il profeta Mose' sta ascoltando
gli ordini del Dio di Israele, o meglio, per Von Daeniken, di un
extraterrestre che tale si spaccia. "Farai un'arca di legno d'acacia e la
rivestirai di oro puro. E dentro vi porrai la Testimonianza che io ti daro'"
comanda l'alieno. E Mose' obbedisce. Aiutato dal fido Bezaleel, e seguendo
alla lettera le indicazioni del suo Dio, il patriarca ebraico costruisce una
cassa di 125 centimetri di lunghezza per 75 di altezza e larghezza e la
riveste di oro purissimo, sia internamente che esternamente. Quindi la copre
con un coperchio dorato, chiamato propiziatorio. Sopra di esso colloca poi
due piccole statuine, raffiguranti dei cherubini. E ai lati della cassa
incastra quattro anelli in modo che questa possa essere trasportata piu'
agevolmente, senza toccarla, inserendovi due pali.
All'interno dell'arca della testimonianza, l'oggetto piu' sacro della
tradizione religiosa ebraica, il profeta depone un po' della manna raccolta
durante la traversata del deserto (manna che, sempre secondo Von Daenike,
sarebbe stata realizzata -stile il pop corn - da una gigantesca macchina
deposta dagli alieni, la cui struttura meccanica sarebbe accuratamente
descritta nei libri talmudici), la magica verga con cui erano state
scatenate le piaghe contro l'Egitto e separate le acque del Mar Rosso, ma
soprattutto le Tavole dei Dieci Comandamenti, il segno tangibile
dell'alleanza con Dio.
Proseguendo nella lettura del libro biblico dell'Esodo, Von Daeniken scopre
che, da quel momento, Mose' impose al suo popolo, per la custodia del sacro
oggetto, tutta una serie di disposizioni tanto precise ed insidacabili
quanto incomprensibili. Dell'arca si occuperanno i figli di Aronne ed i
leviti non vi si potevano avvicinare se non dopo che questa era stata coperta
dai sacerdoti; durante l'esodo la cassa venne collocata all'interno della
Tenda del Signore (una specie di tempio smontabile) nelle soste e portata
alla testa del popolo durante le marce; nessuno pote' mai toccarla (chi lo
faceva moriva all'istante folgorato dal laser di Dio). E soprattutto, in
particolari momenti spetto' solo a Mose' servirsene per lasciarvi comparire
Dio in trono nello spazio fra i due cherubini.
Le disposizioni di Mose' vennero seguite alla lettera sino alla scomparsa
dell'arca, avvenuta probabilmente nel 587 a.C. In quell'anno, infatti, le
armate babilonesi sconfissero gli ebrei e li depredarono di ogni bene. Prima
di quella data, una volta raggiunta la Terra Promessa, i leviti collocarono
l'arca nel sancta sanctorum, una segretissima cella sotterranea di venti
cubiti per venti nel Tempio di Gerusalemme.
A nessuno era concesso di accedervi e l'arca stessa veniva mostrata in
pubblico solo in casi eccezionali.
Ed il motivo di tanta segretezza era legato alla pericolosa ed
incontrollabile potenza attribuito a questo oggetto.
Si diceva che l'arca, in particolari momenti, si aureolasse di luce e fosse
in grado di scatenare la potenza divina, annientando migliaia di persone. In
che modo questo avvenisse non e' chiaro. Ma e' certo, se prestiamo fede alle
antiche cronache bibliche, che con l'arca alla loro testa gli ebrei
riuscirono ad annientare le decine di tribu' ostili incontrate durante
l'esodo nel deserto del Sinai. Il resoconto biblico al riguardo ci presenta
un vero e proprio bollettino di guerra: le folgori dell'arca avrebbero
distrutto le armate degli etei e dei gergesei, dei gebusei e degli evei e di
un'altra decina di popolazioni che vivevano nella fascia di Canaan nel XIII
secolo a.C.
Che cosa fossero queste folgori divine non e' chiaro, sebbene per i
seguaci della fantarcheologia esse non potevano essere altro che raggi
inceneritori. In alcuni passi la Bibbia sottintende la presenza di un non
meglio identificato angelo sterminatore, mentre in vari versetti dell'Esodo
e nel Secondo libro di Samuele si dice chiaramente che chiunque toccava
l'arca moriva percosso da Dio. Come accadde ai figli di Aronne, sebbene
fossero proprio loro gli esperti custodi della reliquia, e ad un certo Oza
che, volendo impedire che l'arca si rovesciasse durante un trasporto, la
afferro' con le mani e mori' all'istante.
La piu' grande vittoria dell'arca resta la distruzione della citta' di
Gerico. Riguardo questo episodio il Libro di Giosue' e' molto esplicito. Per
ordine di Dio per sei giorni le armate di Israele, guidate da sette
sacerdoti che recavano sette trombe di corno d'ariete e l'arca dell'alleanza,
girarono attorno ai bastioni ciclopici. "E al settimo giorno, sonate le
trombe, le mura crollarono", afferma la Bibbia.
Ammettendo la veridicita' di questi episodi, che tipo di spiegazione
possiamo dare, al di la' della facile supposizione dell'intervento di Dio?
Secondo lo scrittore francese Robert Charroux, altro grande sostenitore
della fantarcheologia, "l'arca non era nulla di piu' che un'impressionante
arma capace di sviluppare energia elettrica. Non dobbiamo dimenticare che
Mose', quando ancora veniva istruito come futuro faraone, aveva ricevuto dai
sacerdoti egizi profonde nozioni alchemico-esoteriche di chimica, fisica e
meteorologia tali da dare ragione di alcuni dei prodigi attribuitigli. L'arca
dell'alleanza poteva essere una specie di forziere elettrico capace di
produrre forti scariche dell'ordine dei 5-700 volt. L'arca era fatta di legno
d'acacia e rivestita di oro all'interno e all'esterno. Con questo stesso
principio si costruiscono i condensatori elettrici, separati da un isolante
che in quel caso era il legno. L'arca veniva posta in una zona secca, dove il
campo magnetico naturale raggiunge normalmente i 600 volt per metro
verticale, e si caricava. La sua stessa ghirlanda forse serviva a caricare il
condensatore. Per spostarla i leviti passavano due stanghe dorate negli
anelli, tanto che dalla ghirlanda al suolo la conduzione avveniva per presa
di terra naturale, scaricandosi senza pericolo. Isolata, l'arca talvolta si
aureolava di raggi di fuoco, di lampeggi, e, se toccata, dava scosse
terribili. In pratica si comportava esattamente come una pila di Leyda".
Secondo Charroux, dunque, l'arca altro non era che un'arma elettrica
costruita sulla scorta di antiche conoscenze perdute e custodite solo dagli
Iniziati egizi. Sempre grazie a queste conoscenze, che per il divulgatore
svizzero Von Daeniken erano comunque ed invece di origine extraterrestre,
Mose' avrebbe costruito un propiziatorio che funzionava come una radio a
transistor. Solo in questo modo si spiegherebbe, per lo scrittore, il fatto
che Mose' potesse parlare come ad un amico con il Signore Iddio.
Queste incredibili prestazioni potrebbero allora spiegare il manifesto
interesse delle altre popolazioni verso l'arca santa.
Il tempio di Gerusalemme, ove veniva custodita la sacra reliquia, venne
saccheggiato ripetutamente: nel 925 a.C. dagli egiziani del faraone Soshenq
I, nel 797 da Gioas re d'Israele, nel 621 dalle armate caldee e babilonesi.
Quando l'oggetto scomparve non e' sicuro. Certamente quando nel 516 a.C. il
prefetto Zorobabel ricostrui' il Tempio di Gerusalemme, l'arca non c'era piu'.
O almeno, non in maniera evidente, secondo il rabbino israeliano Shlomo
Goren, convinto che l'arca si trovi attualmente ancora nel sancta sanctorum,
sfuggito alle razzie degli invasori.
"Nel 1990 ci trovavamo ad Axum per un invito ufficiale del governo
etiopico - ha raccontato il professor Francaviglia alla stampa - e, dopo una
serie di cerimonie, venne organizzato un incontro con l'abuna, la massima
autorita' religiosa. Questi ci ricevette con i paramenti solenni e ci
condusse a visitare la vecchia chiesa cristiana S.Maria di Sion ad Axum, una
chiesa costruita nel Seicento dall'imperatore Fasiladas...Dietro l'altare
maggiore, protetta da un baldacchino di velluto rosso con ricami, c'era
l'arca. L'abuna non voleva affatto mostrarcela. Ma un giovane chierico apri'
la tenda e noi potemmo vedere una cassa di legno scuro, lunga un metro e alta
sessanta centimetri, con il tetto a doppio spiovente. Non c'erano piu' le
lamine d'oro e la superficie stessa appariva deteriorata. Appena l'abuna si
accorse che stavano osservando l'arca, rimprovero' aspramente il chierico,
ordinandogli di abbassare immediatamente la tenda".
Secondo la religione copta, difatti, non e' concesso a nessuno di vedere
l'arca, salvo ad un abuna per generazione. Si dice che persino al negus
Haile' Selassie', che ne aveva espresso il desiderio, venne opposto un secco
rifiuto.
Curiosamente tutti queste narrazioni sembrano dimenticare quanto scrive la
Bibbia nel Secondo libro dei Maccabei, allorche' viene raccontato
dettagliatamente di come il profeta Geremia, salito sul monte Nebo, abbia
deciso di nascondere l'arca in un antro poi murato, probabilmente per
sottrarre il prezioso reperto alla furia delle armate del sovrano babilonese
Nabucodonosor, che cingevano d'assedio Gerusalemme nel 587 a.C. Lo stesso
Geremia, forse pentitosi della sua decisione, non sarebbe stato poi piu' in
grado di ritrovare il punto esatto ove l'arca era stata occultata.
La storia della sacra reliquia, quindi, nasce e muore all'interno della
Bibbia stessa, senza alcun appello per le tesi appassionate dei cacciatori
dell'arca perduta. Ma sempre nel testo biblico, nell'Apocalisse, e' scritto
che l'arca riapparira' nei giorni del giudizio universale. In quel tempo si
riaprira' il tempio Dio in cielo e l'arca dell'alleanza apparira' fra le
nubi.
Erich Von Daeniken, allorche' termino' negli anni Ottanta uno dei suoi
libri piu' riusciti, 'Ricordi dal futuro', mise in giro la voce che la
Difesa americana, la NASA ed il NORAD, stavano cercando di mettere a
punto delle "armi salomoniche", ovvero degli strumenti di morte ricavati
utilizzando le descrizioni bibliche. L'arca, in particolare, rientrava in
questo progetto top secret. Von Daeniken disse che gli era stato possibile
visitare, grazie alla propria fama, le installazioni segrete del NORAD.
Cola' il fantarcheologo sarebbe venuto a conoscenza dell'esistenza di una
versione moderna, meccanica e tecnologica, dell'arca di Mose'.
"Basterebbe scavare in corrispondenza della sua antica collocazione. -
dichiara Goren - Purtroppo pero' adesso in quella zona sorge la spianata
delle moschee islamiche di Gerusalemme e le autorità religiose preferiscono
evitare qualsiasi scavo archeologico per evitare attriti con i musulmani".
Secondo un'altra versione, raccontata nella cronaca etiope trecentesca Kebra
Nagast o Gloria dei re, l'arca dell'alleanza si troverebbe ad Axum, in
Etiopia. A portarcela sarebbe stato un certo Menelik, che la tradizione
vuole nato dal matrimonio di re Salomone con Makeda, la regina di Saba. Il
figlio della giovane ed avvenente etiope, d'accordo con un pugno di ebrei
ribelli, avrebbe rubato l'arca trasportandola segretamente ad Axum. E grazie
ai poteri della stessa, i falascia' di Menelik, cioe' gli ebrei etiopi,
avrebbero sollevato senza sforzo le centinaia di tonnellate dei giganteschi
obelischi eretti ad Axum.
Questa vicenda ha affascinato le decine di ricercatori che si sono messi
sulle tracce dell'arca, dall'archeologo ebreo Vendil Indiana Jones,
ispiratore dell'omonimo personaggio televisivo, allo studioso inglese Graham
Hancock, un esperto di storia templare convinto che il sacro cofano sia
custodito in una cappella nel lago Tana in Etiopia.
Sfortunatamente, ognuna delle circa ventimila chiese copte dell'Etiopia
custodisce una copia dell'arca. Trovare quella autentica e' dunque come
cercare un ago in un pagliaio.
Ma forse tre italiani sono riusciti in questa impresa disperata.
Si tratta dei professori Vincenzo Francaviglia, direttore del CNR per le
tecnologie applicate ai Beni culturali, Giuseppe Infranca dell'Universita'
di Reggio Calabria e dell'architetto Paolo Alberto Rossi del Politecnico di
Milano.