Nuove accuse all'Fbi per la morte degli 80 davidiani nel 1993
Il fantasma degli 80 morti di Waco, nel Texas, torna a perseguitare il
governo federale americano. Il 19 aprile 1993, dopo un assedio di 51
giorni, i seguaci del santone David Koresh morirono quasi tutti in quello
che l'amministrazione Clinton e il ministero della Giustizia definirono
immediatamente un "suicidio di massa". La decina di sopravvissuti, invece,
accusò fin dalle prime ore l'Fbi di essere responsabile del rogo della
fattoria isolata in cui i davidiani avevano trovato rifugio. E' stato infine stato rivelato che il fuoco potrebbe essere stato causato dai gas
lacrimogeni lanciati il giorno della tragedia.
Un'altra causa dell'incendio potrebbe essere stata la rottura delle lampade
a kerosene avvenuta quando i bulldozer investirono l'edificio dai muri di
legno durante il controverso assalto degli agenti federali. Con le sue
strutture completamente in legno, le balle di foraggio accumulate contro le
finestre e i muri come protezione, Mount Carmel, questo il nome della
fattoria, era come una pira pronta per ardere.
Per sei anni, l'Fbi ha tenacemente negato di aver usato lacrimogeni
"incendiari" durante l'operazione; nel 1999, invece, un portavoce ha
ammesso che quanto raccontato da un ex agente, Danny Coulson, era esatto:
granate lacrimogene tipo M-651 erano state lanciate da un autoblindo verso
le 6 del mattino. Il portavoce ha precisato che erano state usate in
un'area lontana da quella dove si svilupparono le fiamme e molte ore prima
dell'incendio, ma l'ammissione ha comunque incrinato la credibilità del
Bureau e dell'Attorney General Janet Reno. Il 29 aprile 1993, la Reno aveva
detto alla commissione Giustizia della Camera: "Ho richiesto e ottenuto la
garanzia che il gas lacrimogeno non fosse lanciato con granate incendiarie.
Temevo che ci potessero essere esplosioni".
Dopo la conferma dell'uso di granate M-651, il direttore dell'Fbi Louis
Freeh ha ordinato un'indagine completa sulla vicenda, assegnando il compito
a una task force di 40 agenti, che reinterrogheranno chiunque fosse sul
posto quella mattina. Waco, per l'assurda sproporzione nell'uso della forza
e per la tragica morte di ben 25 bambini, era diventato immediatamente uno
dei simboli degli "abusi del governo federale", luogo di pellegrinaggio per
migliaia di americani simpatizzanti delle milizie paramilitari di estrema
destra. Il 19 aprile 1995, a Oklahoma City, una autobomba fece 165 vittime.
L' attentatore, Timothy McVeigh, si era recato a Waco pochi mesi prima e
aveva concepito il massacro come rappresaglia contro il governo.
Nel 1993, i media trasformarono il ministro della Giustizia Janet Reno in
un'eroina per il suo "coraggio" nel decidere l'assalto e assumersi la
responsabilità del disastro. Nel 1999, la maggioranza repubblicana in Congresso
ha annunciato l'apertura di nuove audizioni parlamentari, ed un tribunale del Texas avrebbe discusso la causa
civile contro il governo presentata da alcuni dei davidiani sopravvissuti,
rappresentati dall'ex ministro della Giustizia Ramsey Clark.
Le decine di migliaia di pagine di documenti e testimonianze prodotte fin
qui su Waco non hanno risolto la questione delle responsabilità
nell'incendio del ranch. Il rapporto del dipartimento della Giustizia del
1995 sosteneva che il fuoco fu appiccato dai davidiani nel quadro di un
suicidio collettivo simile a quello della setta guidata dal santone Jim
Jones nel 1979 in Guyana. I nove superstiti dell'incendio insistono che il
suicidio è peccato e che nessuno degli avventisti ci pensava. Come
dichiararono più tardi Ruth Riddle e David Thibodeau, "La maggior parte
delle donne e dei bambini che morirono erano intrappolati dal fuoco nel
deposito in cemento e non potevano fuggire. (...) Koresh li guidò
personalmente lì per trovare rifugio dai gas lacrimogeni, raccomandando
alle donne di proteggere con coperte bagnate i bambini troppo piccoli per
indossare maschere antigas".
L'autopsia, però, dimostrò che almeno due dozzine di cadaveri recuperati
tra le ceneri mostravano segni di ferite da pallottole, compresi quelli di
David Koresh e del suo vice Steven Schneider. Molti davidiani
effettivamente si suicidarono, o morirono per mano di parenti e amici.
Come molti altri misteri americani, dall'assassinio di Kennedy a quello di
Malcolm X, anche l'incendio di Waco resterà una questione aperta ben oltre
il 2000, con nuove teorie, nuove "prove", nuovi testimoni destinati ad
apparire tra dieci o venti'anni. Eppure che si sia trattato di un suicidio
di massa oppure di un incendio accidentale è in fondo meno importante di
quanto sembri: la tragedia finale è responsabilità del governo americano,
che reagì con ingiustificabile brutalità contro una setta bizzarra nei suoi
culti ma sostanzialmente innocua per la società.