"Sulla superficie di Marte scorrono dei fluidi"
Lo svela un ricercatore australiano precisando: "Ma non si tratta di acqua..."
9 gennaio 2003 - Uno scienziato australiano ha annunciato la scoperta di fluidi su Marte, Ma non si tratta di acqua, bensì di diossido di carbonio. Nick Hoffman, geologo dell'università di Melbourne, ha spiegato alla radio pubblica australiana che si è accorto della presenza del liquido osservando immagini prese vicino ai poli del pianeta dalla sonda Mars Global Surveyvor.
Nelle parti più basse ci sono fratture del suolo simili a quelle prodotte negli antichi laghi terrestri dal fango disseccato. I crateri formati dall'impatto di asteroidi precipitati suggerisce inoltre che l'acqua possa
essere prossima alla superficie. Visti sotto questa luce, anche i famosi canali marziani indicherebbero che all'inizio della fase più calda e umida del pianeta centinaia di milioni d'anni fa, si formavano grandi masse
correnti d'acqua che, scavando il suolo, andavano a confluire negli oceani. La direzione dei canali nell'emisfero settentrionale sembra coerente con questa ipotesi. Finora si riteneva che le profonde valli di Marte fossero state formate da fiumi di acqua piovana, ma i dati finora a disposizione degli studiosi non
hanno mai permesso di spiegare come fosse possibile lo scorrere dell'acqua, visto che la temperatura del pianeta è costantemente sotto zero. I dati raccolti nelle missioni delle sonde Mariner 3 e Viking avevano suggerito come possibile spiegazione un effetto serra causato 3,8 milioni di anni fa dall'anidride carbonica diffusa nell'atmosfera. Recenti calcoli, comunque, mostrano che in ogni caso tale effetto sarebbe stato minimo. Secondo una teoria, l'energia termica del nucleo del pianeta e il calore prodotto nell'impatto con asteroidi avrebbero innalzato la temperatura di
quella frazione di grado sopra lo zero sufficiente a far scorrere l'acqua.
Altre prove della possibile esistenza di acqua su Marte potrebbero venire
dalle prossime missioni di sonde dirette verso il Pianeta rosso, come la
Mars Express in costruzione da parte dell'Agenzia Spaziale Europea.
In
particolare, una sonda che la Nasa ha in programma di inviare su Marte nel
2005 per riportarne sulla Terra campioni
del suolo, potrebbe fabbricare da sola sul pianeta il propellente per il
viaggio di ritorno.
Un gruppo di ricercatori sta studiando un dispositivo
denominato ISRU (In-Situ Resource Utilization) che ridurrebbe notevolmente
la massa al lancio della sonda e i costi della missione.
Una volta arrivata su Marte, dalla sonda si staccherà un dispositivo mobile
(rover) che per 20 mesi andrà in giro a raccogliere campioni. In questo
periodo, la fabbrica automatica di propellente installata sulla sonda
assorbirà di notte l'anidride carbonica dell'atmosfera e di giorno, col
calore solare, la scinderà ricavandone ossigeno liquido ad ritmo di quasi 5
chilogrammi al giorno.
L'ossigeno sarebbe utilizzato per il viaggio di
ritorno insieme all'idrogeno che invece sarà portato dalla Terra. Poichè
l'ossigeno occorrente è quasi una tonnellata, una produzione sul posto
consentirebbe un notevole risparmio. Alla Nasa sono stati già realizzati due
prototipi di ISRU basati su due tecniche e due reazioni chimiche diverse.
Il progetto della sonda è stato assegnato dalla Nasa alla Lockheed Martin
Astronautics che ha il compito di contenere il costo sotto i 100 milioni di
dollari, anche facendo ricorso ad apparecchiature già esistenti. Il carico
utile non dovrà superare i 100 chilogrammi.