L'UFO SUL FORTINO

di Alfredo Lissoni - Di avvistamenti UFO contemporanei in Algeria nei dossier degli ufologi ve ne sono diversi, ed anche piuttosto datati. I primi risalgono ai tempi della guerra. Erano i primi giorni dell'aprile 1942 e ne fu testimone la guarnigione francese di uno sperduto fortino, il Campo di Ouallen, situato nell'Adear-En-Ahnet, a 170 km dal tropico del Cancro. Circondato da filo spinato e situato vicino ad un antico ponte, nel luogo di una casbah abbandonata, il fortino della legione straniera serviva allora da bivacco alle carovane che provenivano dal Sudan. Una scogliera rocciosa lo separava, isolandolo, dai promontori orientali di Tanezrouf. Il distaccamento che lo presidiava era composto da due marconisti, un meteorologo e una dozzina di meharisti. Il 4 aprile di quell'anno un reparto proveniente dal sud, al comando del capitano Le Prieur, vi giunse per sostarvi tre settimane. Fu il capitano che in seguito raccontò agli ufologi dell'insolito avvistamento:" Eravamo là da qualche giorno, quando un mattino il sottufficiale meteorologo si presentò e richiamò la mia attenzione sulla presenza di una specie di pianeta che appariva nel cielo senza nuvole, sulla verticale del campo. L'oggetto era visibile a occhio nudo e aveva l'aspetto di un piccolo punto di colore bianco alluminio. Con noi lo potevano scorgere una quarantina di testimoni. Potemmo osservarlo senza difficoltà perché l'atmosfera era perfetta mente limpida. Osservato con maggior precisione, per mezzo dei nostri binocoli da campagna e attraverso la lente del teodolite, il 'pianeta' sembrava una piccola luna o una moneta d'argento. Aveva i pallidi riflessi del metallo bianco e pareva fisso ad un'altezza di cinque o seimila metri.

"Apparentemente", proseguiva Le Prieur, "stava immobile, ma un esame prolungato al teodolite permise di constatare che si muoveva roteando lentamente; potemmo così contare tre rotazioni in circa otto ore. L'indomani mattina era ancora là, sempre sulla verticale, e cominciammo ad abituarvici, pensando che si trattasse di qualche astro fuorviato o di un nuovo satellite captato dall'attrazione terrestre perché, in quel momento, nessuno immaginava che ci potessero essere dei dischi volanti. Ma all'alba del terzo giorno era scomparso".
Il capitano Le Prieur fece subito telegrafare all'Osservatorio Nazionale Militare di Algeri per notificare l'avvenimento e averne spiegazione. I tecnici gli risposero dopo qualche tempo dichiarando che doveva trattarsi della stella Vega. Si può immaginare lo stupore dell'ufficiale dinanzi ad una tale assurda risposta. Come era mai credibile il supporre che una stella restasse due giorni come ferma e sospesa su un luogo qualsiasi per poi sparire improvvisamente? E come sarebbe mai stato possibile che se ne potesse osservare la forma e calcolare visibilmente il periodo di rotazione, con dei modesti strumenti da campo?
Le Prieur cercò ancora di sapere qualcosa, ma si era in pieno periodo bellico e le indagini e le possibilità d'informazione erano assai difficoltose. L'attenzione dei militari era tutta presa da ben altre scottanti vicende, così il mistero dello strano oggetto non fu mai risolto e l'episodio andò ad arricchire gli archivi di casistica degli ufologi.

Un altro avvistamento notevole fu quello che ebbe luogo nella notte dal 3 al 4 ottobre 1951 a Tessalit, un'oasi situata al limite sud orientale dell'Erg Azour a nord-ovest di Adrar des Iforas, a 400 chilometri circa a sud del tropico del Cancro.
Là era impiantata una stazione meteorologica e stabilito un campo di aviazione. In quella notte alcuni avieri francesi, con due ufficiali, dormivano all'esterno dell'accampamento, all'aperto, sotto un cielo denso di stelle. "Mi svegliai alle due", raccontò in seguito uno degli ufficiali, "e non riuscii a riaddormentarmi. La notte era profonda, le stelle molto luminose, l'aria calma. All'improvviso vidi una luce proveniente dall'est che si avvicinava rapidamente diretta all'ovest. Ebbi l'impressione che la luce si avvicinasse, anzi scendesse. Non capii bene, erano le luci di posizione anteriore di un aereo che voleva atterrare? Svegliai, dunque, gli avieri che erano accanto a me. Ma non sentivo alcun rumore. Ebbi la certezza che non fosse un aereo. Dopo qualche secondo la sagoma dell'oggetto si distinse nettamente: un velivolo pressoché circolare, dal diametro apparente di dieci cm., color giallo scuro, quasi arancione. Continuava ad avvicinarsi scendendo lentamente, alla velocità d'avvicinamento di un aereo tipo DC-3 che voli di notte.
"Arrivato sulla verticale dell'accampamento di Tessalit, a 6 km. circa a sud-est dal punto in cui eravamo, l'oggetto compì una virata di più di 90 gradi verso sinistra, quindi accelerò; la sua velocità divenne stupefacente. L'apparecchio salì molto rapidamente mentre il suo diametro apparente diminuiva a vista d'occhio e scomparve. La stazione meteorologica di Tessalit non utilizzava palloni radiosonda a quell'epoca, pertanto la confusione con un pallone mi sembra impossibile. D'altronde la velocità dell'allontanamento dell'oggetto esclude ogni possibilità di questo genere...".




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