ANIMALI CHE PARLANO CON GLI ANGELI
di Stefania Genovese
(il modello delle foto è Tommy, il Jack Russell che sa in anticipo quando sta per arrivare
la sua padrona. Clicca sulle foto per ingrandire)
Se, gli
animali, nell’immaginario collettivo, originano un universo importante ed
interattivo e conseguentemente sono stati spesso associati a poteri magici, a volte
negativi, a volte positivi, è innegabile che essi sano
in possesso di una tale e raffinata sensibilità tale da far ritenere che, essi
a volte, possano comunicare con l’imperscrutabile sfera dello spirito, e varcare
soglie ultraterrene
.
Infatti
mentre riempivano di significati l’evoluzione ed il destino materiale ed inconscio
della umanità, ombre tangibili del nostro divenire, e della nostra mente, molto
probabilmente lo sono diventati anche del nostro arcano trapasso verso
l’aldilà.
Miti e leggende in ogni epoca si susseguono, pregni di svariati animali, che
ingiustamente creduti privi del privilegiato ed apparentemente “esclusivo”
soffio vitale attribuito all’uomo, presiedono gli antri degli Inferi, sostano
sulle soglie degli incubi e dei sogni, accompagnano taciti l’incedere della
morte, oppure vegliano sui destini e nella storia degli esseri umani, ammantati
della silente consapevolezza di un potere arcano che li rende soggetti ed
artefici di uno scibile che trascende la loro stessa presenza.
Detto ciò,
occorre riconoscere che, ancor oggi, benché travolto da nuovi idoli tecnologici,
nelle zone rurali, prevale il retaggio
della zoomorfizzazione delle qualità soprannaturali degli
animali: caratteristica, tipica di antiche forme
rituali e religiose, nonché il mito della loro trasformazione negativa, ad
opera della religione cristiana, che ha convertito le virtù simbolicamente
rappresentate, in superstizioni o in credenze malefiche.
Questa traslazione di poteri umani alle bestie, è sopravvissuta a lungo, e
torna oggi di attualità attraverso le moderne modalità
di riproporre leggende e racconti mai scomparsi, ma che continuano ad abitare
nel profondo dell’inconscio collettivo e risorgono a nuova vita non appena
vengano sollecitati da stimoli opportuni ed appropriati. Il gatto, ad esempio,
è l’animale per eccellenza maggiormente antropomorfizzato
che ha conosciuto nel tempo sorti altalenanti, sempre in bilico tra superstizioni
negative, idolatria, intellettualismo artistico, ed al contempo arcana ammirazione…
Alcune
leggende lombardo-venete, ad esempio, narravano che spiriti
irrequieti di morti, ed entità demoniache di vario
genere, dedite alla “cacce” notturne, si aggirassero nei campi, terrorizzando
gli sprovveduti abitanti della zona, i quali temevano persino di uscire fuori
di casa. Si tramanda che uno degli abitanti, possedesse tuttavia uno splendido gattone, con un mantello nero lucente sul quale
campeggiava, proprio nel mezzo della fronte, un ciuffetto di pelo bianco a
forma di una emme. Durante una notte piuttosto buia,
con la luna ridotta nel cielo ad una minuscola falce argentea, questo curioso
abitante si era nascosto dietro la finestra per vedere lo svolgersi della
“caccia”. Arrivati in prossimità della sua abitazione gli spiriti avevano preso
a terrorizzarlo, ma accortisi che con lui c’era il gatto nero con la emme in fronte lo avevano lasciato stare e se ne erano
fuggiti lontano.
Da qui nacque la leggenda del gatto “Mammone”,ossia uno
spirito protettore dai poteri magici e contro il quale
le influenze malefiche nulla potevano, e da quel giorno in poi nacque la
tradizione che, se si fosse voluto uscire in piena notte, si dovesse portare
con se un gatto per proteggersi dai brutti incontri. Il mio trisnonno
raccomandava sempre ai suoi figliuoli di portare con
sé il micio di casa per attraversare i campi e le boscaglie nelle brume
notturne, affinché come un nume tutelare, li preservasse dalla presenze
malefiche.
Dunque gli animali paiono essere magici. Scrutano
l’invisibile e percepiscono ciò che per l’uomo è impossibile sentire. Sembrano
inoltre possedere una grande sensibilità per ciò che
viene da altri mondi e da altre dimensioni: per esempio animali selvatici e
domestici scappano terrorizzati durante i passaggi UFO, o in presenza di strani
fenomeni non ancora rilevabili dagli uomini e persino più volte è stata
rilevata la loro percettività nel presagire l’avvento di cataclismi naturali;
pensiamo anche al recentissimo terremoto in Cina che ha fatto “impazzire” molte
bestie selvatiche e domestiche, una settimana prima del suo verificarsi.
Avrebbero inoltre
la capacità di assorbire la negatività della persona contribuendo a farla stare
meglio, sia sul piano psichico che materiale. Marzia Giacon,
psicologa padovana, accesa sostenitrice della pet therapy, dichiarò tempo fa al
settimanale Visto: “Conosco una
ragazza, Tamara, che ha avuto un’esperienza straordinaria con un gattino nero. Una bestia deliziosa e un po’ particolare, arrivata così per caso,
nella sua vita in un momento molto difficile. Tamara aveva tanti
problemi, da cui non vedeva una via d’uscita. Era depressa, disperata. Una sera
è scoppiato un temporale. Tamara è entrata di corsa in casa, ed improvvisamente
ha sentito un miagolio flebile, flebile, una sorta di un’invocazione d’aiuto
che proveniva dalla sua cantina. Lei ha esitato per un momento, convinta di
essersi sbagliata. Ma il miagolio continuava. Così
Tamara scese in cantina e trovò un gattino, nero, piccolo, piccolo, bagnato
fradicio. La decisione di Tamara fu immediatamente quella di tenerlo con se e
prendendolo in braccio lo chiamò Cagliostro. Gli
diede da mangiare, lo accudì ma nonostante ciò il gattino non si riprendeva. Anzi, stava sempre peggio, mentre la vicinanza del micio giovava
sempre più a Tamara. Di notte dormiva tranquilla, con il gatto
acciambellato al suo fianco,e aveva ripreso a
studiare, sempre con il micio sulle ginocchia. Dopo un anno, Cagliostro scomparve nel nulla, come volatilizzato. In seguito Tamara, che aveva ormai risolto tutti i suoi
problemi, si convinse che esso fosse un vero e proprio animale magico, venuto
ad aiutarla e poi sparito insieme con tutti i suoi guai”.
Un altro
racconto singolare è il seguente; Clarence Johnson aveva un gatto siamese, Zeus. L’animale si era
gravemente ammalato. E lui, per non vederlo soffrire,
aveva deciso di farlo “addormentare” dal veterinario. “Ero molto perplesso, non
sapevo se avevo fatto la cosa giusta. Per parecchie notti non riuscii a
prendere sonno. Poi, una sera, ho sentito un rumore familiare. Mi sembrava Zeus
quando faceva le fusa. E l’ho visto, il mio gatto: è
saltato sul letto, mi ha fermato gentilmente la mano con le unghie, come faceva
sempre quando gli davo da mangiare. Zeus era tornato per dirmi che la decisione
di non farlo soffrire più era quella giusta”.
E se gli
animali avessero anche il compito di fungere da psicopompi?
Lucia, una informatica della Brianza
mi ha riportato la storia di Percy, un gatto selvatico
che dimorava presso la sua famiglia. Nonostante le
cure e l’affetto che tutti gli dedicavano, esso rimaneva sempre scostante e diffidente
benché la sua presenza fosse sempre lì, nel suo giardino e nella cuccetta
approntata nel garage…Un giorno Percy, ormai
acciaccato dall’età, e dalle lotte feline, scomparve e tutti lo pensarono
realisticamente morto. Capitò però una situazione molto strana; in due
occasioni, Anna sognò, sull’uscio di casa, una sua zia
scomparsa prematuramente; ella era circonfusa da una sorta di luce luminosa ma
ben differente da quella tipica del Sole…E accanto a lei ad un tratto fece capolino
anche il gatto Percy. La zia le disse;” ..Sono qui venuta perché aspetto qualcuno che conosci..”
E poi il sogno si interruppe…Anna lì per lì non ci
fece molto caso, ma pochi mesi dopo si ammalò improvvisamente suo padre che
morì poco tempo dopo. Il fatto sconcertante è che ogni volta che qualcuno della
sua famiglia era prossimo a mancare appariva questa zia in compagnia del gatto Percy!!!
A questo
punto perché non credere che anche i nostri amici animali non possano, un volta scomparsi, trasmigrare verso un mondo ultraterreno,
aspettando e congiungendosi ai loro affetti terreni?
Qui di
seguito riporto dei racconti veramente interessanti:<<Mia
madre doveva essere sottoposta ad una invasiva operazione agli arti inferiori;
io ero molto preoccupata, avevo circa sedici anni, ed il giorno precedente all’
intervento mi coricai presto, piena di ansia>> così mi ha riferito
Claudia, proseguendo:
<<Durante
la notte feci un sogno lucidissimo in cui sulla soglia della mia camera
apparvero, dietro ad una luce gialla intensissima, quasi viva, due cani; Pepi
un barboncino nero, e Gigi un pastore tedesco, di proprietà di nostri cari
amici. Questi cani erano morti alcuni anni prima ed in
vita, erano stati molto affezionati a mia madre. Spesso trascorrevamo le
vacanze al mare con loro ed io e mia madre ci intrattenevamo
spesso con essi, portandoli a fare passeggiate ed a giocare lungo il
bagnasciuga. Ricordo che, nel sogno, mi alzai verso di essi
per accarezzarli; sembravano felici di vedermi ma quando mi feci più vicina,
iniziarono ad indietreggiare verso la luce, quasi a volermi raccomandare di non
seguirli, mentre al loro fianco apparve quella che poi in seguito scoprii
essere una anziana parente di mia madre, anch’essa deceduta da tempo, che mi
disse:”Andrà tutto bene non preoccuparti”…>>. Quel sogno mi rassicurò
molto; ed in effetti l’intervento si risolse bene.
Racconti
come questi non sono inusuali… Ma vi sono anche
indicazioni che legano gli animali a ciò che noi oggi chiamiamo “fenomeni di
pre-morte”, vale a dire quelle esperienze in cui un soggetto morente torna
inaspettatamente dall’aldilà sostenendo di avere visto un tunnel che porta alla
“luce” dell’altro mondo. La casistica umana raccolta da medici e anestesisti è sterminata; pochi sanno che ve ne è anche di riferita ad
animali, come il caso di Andy, un simpatico
cagnolino, dall’aldilà ha fatto tornare in vita il suo padroncino di sette
anni, Pete. Il bambino, mentre pescava, era caduto in
acqua, sbattendo la testa su una roccia. Per i medici dell’ospedale in cui era
stato ricoverato non c’era più niente da fare. Ma, improvvisamente, Pete si è
svegliato. “Camminavo in un tunnel, verso una grande
luce”, ha raccontato il bambino. “A un certo punto ho
visto il mio cane, Andy, che era morto qualche mese
prima. Mi si è avvicinato scodinzolando; ha iniziato a leccarmi la mano e a
spingermi indietro. Poi, mi sono svegliato”. Per Pete,
non era ancora arrivato il momento di morire.
E gli
animali paiono avere anche il potere di prevedere la morte…Nel Luglio 200, la
cronaca internazionale, con grande scalpore, riportò il caso di un gatto di
nome Oscar, uno splendido micione bianco-tigrato di
due anni, soprannominato “Angelo della
morte” e “Oracolo di Providence”, perché sembrava
proprio avesse il potere di percepire la morte. Proprio come un sensitivo, egli
sapeva quando uno dei pazienti dell’ospizio del Rhode Island in cui viveva, stava
per morire. I medici dicevano di averlo visto vicino al letto di più di
venticinque malati, poco prima della loro dipartita. Oscar appariva come un
innocuo micio di casa; ma in realtà ha un talento: riusciva a preannunciare con assoluta precisione la morte dei pazienti
di un ospizio di Providence, la capitale del piccolo
stato americano del Rhode Island.
Egli sembrava fiutare la morte e un paio d’ore prima si
accoccola vicino al letto del paziente prossimo alla fine, non
abbandonandolo fino all’ultimo respiro. Il singolare caso è arrivato sulle
pagine della rivista scientifica New England Journal of Medicine,
ed è diventata oggetto di studio da parte dei
ricercatori della Brown University. Dopo venticinque casi, lo staff dello Steere
House Nursing and Rehabilitation Center, dove Oscar è stato adottato quando era ancora un gattino, si mette ad allertare i familiari di quel particolare paziente se il
felino gli siede accanto... La scena sembra quasi tratta dal film Il mio nome è Joe
Black, ove la Morte è in visita ad un ospedale; ma per gli scettici
potrebbe esserci una spiegazione che esula dal mondo del paranormale. Probabilmente
l’unico potere magico di Oscar è quello di avere un
fiuto così tanto sottile da percepire modificazioni chimico-fiisiche
di chi è vicino al trapasso, sostengono alcuni studiosi.
Ma Oscar
non è solo. Dopo che la sua vicenda ha fatto il giro delle televisioni di mezzo
mondo, è stata la volta di un cane, Scamp, uno schnautzer nano che vive come mascotte in un ospizio
americano. Là non vi sono malati terminali, e quindi non si può invocare
l’odore della malattia. Scamp percepisce la
sofferenza umana e quando un anziano ha una crisi improvvisa o sta per morire,
l’animale gli si ferma vicino, come a confortarlo. .. Insomma in alcune
situazioni diviene così profondo il rapporto animale/uomo, che per quest'ultimo la presenza del suo “pet” ne diventa indispensabile: a volte accade che quando
l'uomo muore, il suo cane o il gatto rimangono vicino alla sua tomba, o si
lasciano morire…Secondo l’etologo D.Griffin gli
animali possiedono un’esperienza mentale, ed una consapevolezza, nonché persino
un’intenzione ed una coscienza che consentono all’animale di regolare il
proprio comportamento. Lo psicologo J.B. Rhine, invece riferisce che esperimenti ben controllati
sull’ESP degli animali confermano che essi possiedono la capacità di
trasmettere e ricevere messaggi telepatici, avendo una capacità superiore ed
antecedente a quella sensoriale.
Ciò
potrebbe avvalorare anche il caso di Rocky, uno
splendido pastore tedesco di dieci anni; così riferisce il suo padrone:”Durante la visita di una nostra vicina, il cui fratello
versava in condizioni gravissime in ospedale, Rocky (
che era sempre stato festoso con questa persona), le si è avvicinato
tristemente, ed invece di abbaiare, come suo solito, pareva emettere dei
lamenti sommessi. Non appena la ragazza si è seduta, il cane ha subito posto il
suo capo sulle sue gambe, esprimendo una compartecipazione al suo dolore
veramente inspiegabile…In quegli istanti, si è poi saputo, che il fratello
della ragazza stava morendo…”.
Sin dai tempi
più remoti gli animali vennero ritenuti accompagnatori
delle anime nell’aldilà; gli antichi tributavano ai passeri questa facoltà, e
gli ebrei credevano che al momento di una nuova nascita, “quando l’anima
entrava nel corpo del neonato”, questi simpatici pennuti cantassero a
squarciagola; il gallo era oggetto, nell’Islam delle origini, di una certa
venerazione, perché il suo canto mattutino coincideva con l’ora della prima
preghiera rituale. Per lo stesso motivo nella sua ascensione al cielo, il
profeta Maometto sarebbe stato accolto da un gallo angelico. “Esso intonava
canti di lode a Dio, ripresi dai galli in terra. In moltissimi popoli il gallo
aveva poi il ruolo di psicopompo, di colui cioè che guida le anime dei defunti verso il regno dei
morti”, ha dichiarato la studiosa di folklore islamico Maria
Carta.
Per inciso, queste leggende riguardano molti pennuti: in Omero si trovano reminiscenze
di un’antica credenza popolare secondo la quale l’anima dei defunti assumeva le
sembianze di un uccello (Iliade, XXIII, 100; Odissea, XXIV, 16). Secondo la
leggenda, erano uccelli le anime che volavano sopra il sepolcro di Memnone. Anche nell’antica Mesopotamia
si raffiguravano i morti sotto forma di uccelli, e
nelle fiabe siriane lo spirito di un bambino assassinato (solitamente da una
matrigna gelosa), le cui ossa sono però ricomposte e religiosamente seppellite,
prende la forma di un uccello verde. Il racconto, insolitamente, richiama un
episodio delle Metamorfosi di Ovidio (quello di Progne e
Filomena trasformate in uccelli) ed appartiene, come tema, anche alla
tradizione orale nordica; è ripreso persino da Goethe
nel Faust ed origina da una credenza islamica (che risale all’epoca del profeta Maometto),
secondo cui talvolta le anime dei bambini risiederebbero, in attesa del
giudizio universale, in un giardino alle porte del Paradiso, incarnate in
uccelli bianchi o verdi. Grande amore per i pennuti mostravano
anche i pellerossa
Nello
splendido libro “Animali del sogno” dello psicanalista J.Hillman,
lo psicanalista statunitense sostiene
che i miti e gli archetipi, originali ed irriducibili, rappresentano le trame
invisibili della psiche ed altrettante direzioni possibili con cui
interpretare, piuttosto che analizzare il senso della realtà, mentre la nostra
anima è deputata ad interconnettere le immagini degli eventi e ad amplificarne
le risonanze affettive; in questo trama metafisica sottesa, non può dunque non
innestarsi la presenza “virtuale” degli animali. Egli, in questo libro
raccontava del nostro rapporto con ogni genere di animale,
e sottolineando, come ad esempio, gli esquimesi non amino cibarsi di carne animale,
perché compiendo questa forma di cannibalismo, temono di privarli del loro
spirito, impedendogli così il loro viaggio verso l’aldilà.
Anche Ed e Lorraine Warren sostengono che le
bestie hanno lo straordinario potere di vedere gli spiriti, mentre gli uomini
non posseggono questa facoltà.. Per quarant’anni i Warren hanno
scovato entità che infestano le case. Ad Amityville:
“In quelle stanze dove gli oggetti volteggiavano e gli spettri inseguivano gli
inquilini, un fantasma ci è venuto dietro”, racconta Lorraine. “È stato il mio terrier a sentirlo per primo”. La
coppia ha anche un pastore tedesco ed un collie, che sono stati impiegati più
volte come acchiappafantasmi. “Sì, i nostri cani
iniziano a ringhiare e a drizzare le orecchie, quando avvertono una presenza
paranormale. Non solo i cani sentono gli spiriti. Questa prerogativa appartiene
anche ai gatti. E persino ai serpenti a sonagli!”.
E le
sorprendenti capacità degli animali non finiscono qui; molti animali
percepiscono quando i loro padroni stanno rientrando a casa da loro, ma in modo
veramente inusuale! Tommy, un jack russell di dieci mesi,
incomincia a spazientirsi, mugugnando e diventando irrequieto quando la sua
padrona inizia a chiudere il proprio negozio distante circa trecento metri da
casa…”Sembra quasi che sia in grado di contare i passi fin da quando mi
incammino…”, sostiene Giuly, la sua padrona. “E se si
volesse addurre come spiegazione la quotidianità, ciò non sarebbe pertinente,
perché Tommy benché chiuso in casa, e sonnecchiante
nella sua cuccetta, più volte si è destato improvvisamente alcuni
minuti prima che arrivassero ospiti inaspettati…Inoltre anche Tommy ha dimostrato di possedere la facoltà di “presagire”
l’avvicinarsi della perdita di un proprio caro da parte di alcune persone, così
comportandosi; cessava la sua contagiosa e simpatica vivacità, e appoggiava il
suo grazioso musetto sulla spalla della persona, alzando i suoi vispi ma
languidamente tristi occhietti verso di lei.
Inoltre esperimenti
scientifici hanno anche dimostrato che gli animali posseggono
magnifiche disposizioni per le scienze.
Il
professor Ziegler di Stoccarda,
fondatore ed animatore di un’attivissima società di zoopsicologia,
avanzava l’ipotesi che taluni animali come i cavalli, riconoscessero, dai caratteri estrinseci dei
numeri elevati a potenza, probabilmente grazie ad una memoria suscettibile di
essere svegliata mediante segnali. Lo psichiatra William Mackenzie
ha seguito il caso di un gruppetto di cagnolini terrier, (già studiati da psicologi
americani ed europei); tutti sapevano contare, moltiplicare, sottrarre, addizionare, dividere e persino risolvere piccoli problemi.
Dobbiamo
riconoscere che uomini e animali sono, in breve, entrambi manifestazione del
principio vitale. Com'è possibile, dunque, sostenere con serietà che gli
animali non abbiano un'anima? Chi può dire con
certezza che gli animali, che oggi abitano con noi questo pianeta, nel corso
dell'evoluzione non siano diventati consapevoli di avere un'anima e che il loro
cammino evolutivo non possa sopravanzare il nostro? Nel film “Choccolate” c’è una bellissima scena in cui un anziano
signore confessa al suo sacrestano di aver pregato il Signore di consolare
l’anima del suo amato cagnolino quando fosse spirato… Induisti e buddisti non
mangiano carne, perché ritengono che anche negli animali c'è l’
“atman”, il soffio divino, in quanto sono
anch’essi una manifestazione di Dio.
Padre Luigi
Lorenzetti, teologo di Famiglia cristiana, in una sua recente dichiarazione ha spalancato
le porte del Paradiso agli animali, asserendo che essi; "Hanno ricevuto un
soffio vitale da Dio, e sono attesi anch'essi dalla vita eterna".
Paolo VI
disse inoltre: "Un giorno rivedremo i nostri animali nell'eternità di
Cristo", e rivolto ai medici veterinari, "Vi esprimiamo il nostro
compiacimento per la cura che prestate agli animali, anch'essi creature di Dio,
che nella loro muta sofferenza sono un segno dell'universale stigma del peccato
e dell'universale attesa della redenzione finale, secondo le misteriose parole
dell'apostolo Paolo."
Più
recentemente, Papa Giovanni Paolo II nel 1990 si espresse in tali termini:
"La Genesi ci mostra Dio che soffia sull'uomo il suo alito di vita. C'è
dunque un soffio, uno spirito che assomiglia al soffio e allo spirito di Dio, e
gli animali non ne sono privi."
Dunque materialisti o scettici che possiamo essere dobbiamo però riconoscere
questo: i nostri amici animali hanno per noi un valore molto profondo che
trascende la pura materialità. Che essi siano simboli
o miti che nel sogno ci offrono segnali archetipi da interpretare, o moniti e
presagi, la loro importanza è tale che ormai sarebbe più che giusto non
considerarli creature, nel sentimento e nell’intelletto. Il filosofo Arthur Schopenhauer riportò in Parerga e Paralipomeni: “Chi non ha mai avuto
un cucciolo, non saprà mai cosa significhi amare ed essere amato”. Ma la
citazione più esaustiva, degna di significato che induce a riflettere non poteva
che essere stata pronunziata dal celebre etologo Konrad
Lorenz: “Il nostro amore per gli animali si misura
dai sacrifici che siamo pronti a fare per loro…”. E in
realtà, dagli esempi sopra citati possiamo ben concludere
che loro, per primi, siano stati destinati a compiere sacrifici per il genere
umano.