ARECIBO REPLY, DUBBI O CERTEZZE?

di Alfredo Lissoni - Ha suscitato un certo trambusto il mio intervento sulla genuinità del crop noto come Arecibo Reply, apparso nel giugno scorso in Gran Bretagna accanto al radiosservatorio di Chilbolton (ove già nell'estate 2000 si era manifestata una formazione complessa di crops circolari, simili ad un sistema solare e dalla disposizione assai disordinata, che mi facevano pensare ad una bufala). Mi è stato contestato il fatto che persone del CUN, centro al quale appartengo, si erano invece espresse favorevolmente (il che, peraltro, non vuol dire, in quanto all'interno del Centro Ufologico Nazionale c'è ampiezza di vedute e l'uniformità la si trova solo quando c'è una presa di posizione "ufficiale" su un singolo caso, il che, per l'Arecibo Reply, non è avvenuto).

Oggi la rivista "Nexus" n.38 mi viene in aiuto. L'ottimo articolo dell'amico Furio Stella, presente al simposio UFO di S.Marino, fa il punto proprio sui pareri (i più discordanti) in merito. E cadono diversi luoghi comuni. Non è vero, ad esempio, che il fisico olandese Heltjio Haselhoff si sia espresso favorevolmente. A Stella ha dichiarato: "Non ho esperienze personali e dunque non posso dire nulla di definitivo. Ho sentito che Levengood è stato a Chilbolton e non ha trovato niente di insolito, anche se ciò non significa nulla: il fatto che ci siano prove chimiche o fisiche non vuol dire che non sia stato fatto da umani o viceversa. Non è una cosa conclusiva... ne era già stato fatto uno così nel 2000, nell'East Kennett, con 1600 quadratini che si intersecavano, anche se nessuno se ne è accorto... Io sono convinto che esista la tecnologia per farlo senza entrare nel cerchio e mediante il calore. Non credo invece che si tratti di uno scherzo...".

Pur restando in un ambito prudente, Haselhoff smontava un altro luogo comune, quello delle spighe malamente piegate, spiegando: "Ho letto di sei ricercatori che sono entrati nella formazione: era fatta bene, perfetta, con nessuna traccia di piedi..". Ovviamente resta da capire chi siano questi sei ricercatori: due, senz'altro, Vigay e Colin Andrews (e su quest'ultimo mi sia consentito di esprimere qualche perplessità).

"Nexus" offriva poi i pareri degli entusiasti, convinti (ma senza presentare prova alcuna, e spesso senza nemmeno essere stati sul posto) della genuinità della formazione. Scettico invece Paolo Musso dell'Università di Genova, che parlava di "un falso piuttosto maldestro", aggiungendo: "Tralasciando il fatto che il messaggio (SETI; N.d.R.) di Arecibo non può ancora aver raggiunto nessun sistema planetario, e a parte alcune modifiche per le quali tutto ciò che occorre è la conoscenza del codice binario (studenti dell'Osservatorio? N.d.R.) e un po' di fantasia, i cambiamenti con pretese di scientificità si riducono a tre". Musso li elencava e li smontava: la modifica (implausibile) delle masse di solo due pianeti; la tripla elica del DNA alieno, effettuata scopiazzando quella presente nel messaggio originale, che era però così stilizzata da essere risultata irrealistica (di conseguenza, anche le modifiche erano prive di significato); l'aggiunta del silicio nel messaggio, ovvero del solo elemento che potrebbe forse fondare una chimica del carbonio; esso è però aggiunto e non sostituito, non dando luogo ad alcuno schema genetico alieno. Anche il fisico Massimo Teodorani si è detto scettico; ha considerato incoerente, dal punto di vista del DNA, il messaggio: "Qui c'è un'elica parasinusoidale casuale; con una chimica del silicio ciò è impossibile. Si parla inoltre di silicio in mezzo a depositi di carbonio. Penso più alla bufala costruita; in ogni caso non si tratta di una vera comunicazione". Persino Michael Hesemann ha ammesso: "Non abbiamo ancora dati che avvalorino una tesi o l'altra".

Nexus peraltro accenna a quegli esami i cui esiti non erano stati divulgati, in italiano, via web ed afferma che Levengood, prima che i due crops venissero frettolosamente cancellati, ha campionato il terreno ed esaminato le spighe. Ed ha escluso la presenza di nodi elongati, cavità di espulsione, cambiamenti nella crescita dei semi, concentrazioni di magnetite; insomma, non ha trovato nulla dei fenomeni chimico-fisici che si riscontrano nei cerchi genuini. Levengood ha peraltro dichiarato: "L'assenza di tali fenomeni significa che la fonte non è la stessa di Milk Hill (ove sono apparsi diversi crops; N.d.R.). Ma quale sia esattamente è ancora sconosciuto". Insomma, gli studiosi possibilisti sembrano lasciarsi aperta una possibilità, sia a favore che contro, per uscirne comunque bene. Il che mi fa pensare che le prove in nostro possesso, per questo caso, siano molto aleatorie.