Etemenanki: la leggendaria Torre di Babele

La Torre di Babele è esistita davvero? Dai miti ebraici alla Bibbia. Nimrod il ribelle. Lo splendore di Babilonia. La Porta di Dio. La Casa delle fondamenta del Cielo e della Terra.

Così troviamo scritto nella Bibbia:

"Ora tutta la terra aveva una sola lingua e parole uguali. Quando vagarono nella parte d’Oriente, gli uomini capitarono in una pianura del paese di Sennaar e vi si stabilirono. E si dissero l’un l’altro "Orsù! Facciamoci mattoni e cuociamoli al fuoco". Il mattone servì loro invece della pietra e il bitume invece della malta. Poi essi dissero "Orsù: costruiamoci una città e una torre, la cui sommità sia in cielo, e facciamoci un monumento per non essere dispersi sulla faccia di tutta la terra".

Ma Jahve discese per vedere la città e la torre che stavano costruendo i figli dell’uomo. Jahve disse "Ecco, essi sono un solo popolo e hanno tutti una sola lingua; questo è l’inizio della loro opera, e ora non sarà loro impossibile tutto ciò che hanno meditato di fare. Orsù! discendiamo e confondiamo laggiù la loro lingua, così che essi non comprenderanno più la lingua l’uno dell’altro". E Jahve li disperse di là sulla faccia di tutta la terra ed essi cessarono di costruire la città. Per questo si chiamò Babel, perchè là Jahve confuse la lingua di tutta la terra e Jahve li disperse di là sulla faccia di tutta la terra."

Nimrod il ribelle

È interessante notare come nella leggenda della Torre di Babele descritta nel Vecchio Testamento si fondono in realtà due miti separati. Da una parte quello della costruzione di un monumento che nelle intenzioni doveva raggiungere il cielo, e dall’altra quello dell’origine della diversità delle lingue.

È probabile che i due miti siano stati accomunati a causa di un equivoco linguistico che descriveremo fra breve, ma per capire meglio l’origine della vesione biblica che abbiamo sopra riportato dobbiamo analizzare più a fondo le leggende ebraiche che parlano della Torre.

Nel racconto biblico infatti non è ben chiaro il perchè di tanto accanimento da parte di Jahve nei confronti di quella costruzione, né è chiara la sua decisione di confondere le lingue degli uomini.

In alcune versioni della leggenda è citata una figura piuttosto singolare, che ebbe un ruolo importante nella vicenda della Torre di Babele.

Si narra infatti che Nimrod, un famoso cacciatore al servizio di Dio, dopo aver sconfitto in battaglia gli eserciti dei figli di Jafet e di Sem (ovvero i discendenti di due dei figli di Noé) decidesse di costruire, nella pianura mesopotamica una città che chiamò Sennaar. Nimrod divenne un sovrano ambizioso e arrogante, cominciò ad adorare idoli di pietra e di legno e si mise in testa di sfidare Dio stesso per vendicare la morte dei suoi avi annegati da Jahve durante il Diluvio Universale. Decise quindi di costruire la Torre di Babele, una costruzione altissima, superiore in altezza al monte Ararat; una torre che gli avrebbe consentito di condurre un esercito contro Dio e di salvarsi se quest’ultimo avesse deciso di sommergere ancora il mondo con un altro diluvio. Una volta distrutto Dio, Nimrod si sarebbe curato di mettere al suo posto i suoi nuovi idoli.

Presto la torre divenne altissima. Vi erano sette scale dalla parte orientale, lungo le quali i portatori potevano raggiungere la cima, e sette dal lato occidentale, dalle quali potevano discendere. La costruzione della Torre di Babele si svolse così alacremente da far diventare gli stessi operai cinici e arroganti. Un certo Abramo, figlio di Terah, osservando quel lavoro maledisse i costruttori in nome di Dio perchè "se un solo mattone fosse caduto da mano d’uomo e si fosse spezzato, tutti avrebbero pianto, ma se un uomo fosse morto, nessuno si sarebbe voltato a guardare ...".

La costruzione non era ancora finita che già l’esercito di Nimrod ebbe l’ordine di scagliare le proprie frecce dalla sommità della torre contro il cielo; gli angeli di Dio raccolsero i dardi uno a uno e per ingannare gli uomini lasciarono cadere delle gocce di sangue. Gli arcieri esultarono all’unisono convinti di aver ucciso tutti gli abitanti del cielo. Dio allora parlò ai settanta angeli che lo circondavano intorno al suo trono e disse: "Scendiamo tra loro e confondiamo il loro linguaggio, in modo che invece di una sola lingua ne parlino settanta". Così fecero e i costruttori cessarono di capirsi. Gli ordini impartiti non venivano più interpretati correttamente. "Se un muratore diceva a un manovale "dammi la calce", il manovale gli dava un mattone e il muratore arrabbiato uccideva il manovale". Vennero così commessi molti omicidi per colpa della confusione che regnava fino a che il lavoro rallentò e si fermò del tutto.

La Torre di Babele fu in seguito inghiottita per un terzo dalla terra, per un altro terzo da un fuoco scagliato dal cielo. La parte restante cadde in rovina lentamente, erosa dal tempo.

I membri di ciascuna stirpe che aveva partecipato alla costruzione vennero dispersi sulla terra. Ciascuno parlò la propria lingua, fondò le proprie città e nazioni e non riconobbe più nessun capo comune. Dio mandò settanta angeli a sorvegliare quelle nazioni ma si riservò di sorvegliare egli stesso i figli di Abramo che per suo volere restarono fedeli alla lingua ebraica.

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, Nimrod, secondo la leggenda, continuò a regnare su Sennaar e fondò molte altre città. Per la cronaca egli venne ucciso in seguto da Esaù, il figlio di Giacobbe, durante una battuta di caccia.

La Porta di Dio

Ancora oggi il termine babele ha una connotazione decisamente negativa poiché sta a significare caos, confusione. Tuttavia questa accezione non è corretta poichè è frutto di un curioso equivoco etimologico. Il termine babilonese Bab-ili infatti, significava letteralmente la Porta di Dio, mentre il termine ebraico balal voleva dire confusione. Il testo della Genesi da cui è stato tratto il passo da noi citato all’inizio fu scritto con ogni probabilità intorno al 590 a.C., epoca in cui il popolo ebraico era prigioniero nella terra dei babilonesi.

Non è chiaro se la torre costruita da Nimrod fosse situata in Babilonia. Alcuni hanno ipotizzato altri siti tra cui la città di Borsippa, dove si trovavano i resti di una torre chiamata Birs-Nimrud.

Gli ebrei comunque ambientarono la storia della torre proprio a Babilonia, dove peraltro esisteva realmente una costruzione alta e imponente costruita come vedremo più avanti sul modello degli altri numerosi ziggurat della mesopotamia.

Babilonia si trova nelle vicinanze della moderna Hilla, una cittadina pochi chilometri a sud di Bagdad nell’attuale Iraq. All’epoca della cattività babilonese degli ebrei la città era già vecchia di oltre tremila anni. In effetti Babilonia, insieme a quasi tutte le altre città della Mesopotamia (tra cui Ur, Uruk e Ninive) può essere considerato uno dei più antichi centri urbani conosciuti. In questa regione bagnata dai fiumi Eufrate e Tigri, si sviluppò il concetto stesso di città e a quanto pare Babilonia con gli anni divenne sempre più e grande e splendente.

Il sesto re di una dinastia di invasori semiti venuti da occidente, il leggendario Hammurabi (1792-1750 a.C.) la abbellì ulteriormente costruendovi la prima ziggurat. Le ziggurat, per inciso erano costruzioni a gradoni e a pianta quadrata, edificate per lo più a scopo religioso. Venivano realizzate con mattoni e calcina, il che rappresentava da un punto di vista architettonico un notevole passo avanti (fino ad allora il materiale più utilizzato era la pietra intagliata). Sotto la guida di Hammurabi la città fiorì. Fiorirono le arti, la letteratura, la matematica, l’astronomia e l’astrologia e perfino il diritto (basta pensare al famoso codice di Hammurabi, conservato attualmente al Louvre). Con la morte del sovrano però la città decadde rapidamente e rimase in balia dei vari popoli che si succedettero nel dominio di quella regione (in particolare gli Hittiti e gli Assiri) per più di mille anni.

Nel 604 a.C. venne fondato un nuovo Impero Babilonese e il suo secondo sovrano, Nabucodonosor, fece ritornare la città al suo antico splendore.

Della Babilonia di Nabucodonosor ci rimane la testimonianza di Erodoto che la visitò nel 460 a.C., rimanendone particolarmente affascinato. "Essa supera in splendore qualsiasi città del mondo conosciuto" ebbe a scrivere

lo storico greco. La cosa che colpì maggiormente Erodoto furono le imponenti mura che circondavano la città, così larghe che potevano consentire il passaggio di due carri trainati da quattro cavalli. In effetti secondo i criteri di quell’epoca Babilonia doveva apparire come una specie di metropoli. Aveva circa 2,6 chilometri quadrati di estensione ed era divisa in due dalle acque del fiume Eufrate. La strada principale era la Via delle Processioni che conduceva alla Porta di Ishtar (rivestita di mattoni smaltati d’azzurro) e che raggiungeva poi il tempio edificato a Marduk, la divinità più importante della città. Oltre il tempio si ergeva in tutta la sua maestosità la ziggurat a cui Nabucodonosor aveva aggiunto alcuni piani (per un totale di nove) facendole raggiungere l’altezza di circa cento metri. Ai primi due piani si giungeva tramite tre scalinate, mentre ai piani superiori si accedeva mediante alcune rampe. In cima vi era un tempio completamente vuoto ma all’interno del quale si narra che ci fossero un divano e un tavolo d’oro. Correva voce che la torre fosse periodicamente visitata dal dio in persona, che soleva intrattenersi nel tempio riposandosi sul comodo divano.

I Babilonesi chiamavano questa gigantesca costruzione Etemenanki, ovvero la Casa delle Fondamenta del Cielo e della Terra. Interpretando questi ultimi elementi letteralmente i sostenitori dell’Ipotesi extraterrestre sono convinti che la Torre fosse in realtà il luogo dove Marduk, che naturalmente non era di questo mondo, scendeva con il suo veicolo volante. Dunque la Torre non era altro che un gigantesco luogo di attracco per le astronavi degli dei-extraterrestri nostri creatori? Non vi sono naturalmente prove tangibili per dimostrarlo anche perchè oggi la Torre di Babilonia è ridotta, come il resto della città a un rudere appena riconoscibile.

La decadenza della città (strettamente legata all’esistenza dei sovrani che le hanno dato lustro) fu ancora una volta repentina dopo la morte di Nabucodonosor. Nel 539 a.C. Ciro il Grande conquistò la città sottomettendola al dominio dell’Impero Persiano. Per la verità Ciro cercò di avere cura almeno degli edifici religiosi di Babilonia, ma i successivi sovrani non se ne curarono affatto e lasciarono la città al suo destino. Gli splendidi palazzi, che erano stato il vanto e la gloria di un’intera civiltà per centinaia d’anni (basta pensare ai famosi Giardini Pensili che venivano considerati come una delle sette meraviglie del Mondo), crollarono uno dopo l’altro e quando Alessandro Magno decise di farne la capitale del suo Impero era ormai troppo tardi. Secoli dopo nonostante la fama di Babilonia fosse ancora intatta, l’imperatore Settimio Severo che visse tra il II° e il III° secolo d.C. si recò a visitare la città, ma già a quell’epoca essa era stata completamente abbandonata ...