I FIGLI DEGLI DEI

di Alfredo Lissoni

LA TORRE DI BALELE

L'episodio della torre di Babele è molto conosciuto; e lo era anche nel Medioriente antico, non solo in ambito ebraico, tant'è che lo storico Harpocritione di Alessandria, durante un viaggio a Babilonia (Bab-Ilu, la porta degli dèi), ove la torre sorgeva, così commentò nel 355 a.C. quanto gli era stato narrato da un vecchio saggio siriano: "La torre era stata costruita dai giganti che volevano scalare il cielo. Per questa folle empietà gli uni furono colpiti dalla folgore; gli altri, secondo l'ordine di Dio, non si riconobbero più tra loro". Questo è in sintesi il racconto che ne fa anche la Bibbia, che indica nel presuntuoso re Nimrod il costruttore della torre (presumibilmente una ziggurat babilonese) che avrebbe dovuto permettere agli uomini di raggiungere il cielo (come si ricava anche dal mito babilonese, in cui la torre è definita Etemenanki, "il luogo ove la terra si unisce al cielo"). Così in Genesi 11,5: "Ma il Signore scese a vedere la città e la torre e gli uomini che la costruivano e disse: Ecco, essi formano un popolo solo ed hanno un medesimo linguaggio. Orsù, scendiamo e confondiamo lì il loro linguaggio".

L'episodio è presente anche nella mitologia greca, che sposta la vicenda in Tessaglia e racconta dei giganti che avrebbero cercato di scalare il monte Olimpo, la montagna degli dèi, o il monte Ossa, scatenando una tremenda battaglia tra dèi e giganti; e ricompare anche in Nubia, a Meroe (oggi Giazira nel Sudan), ove sulla parete di un antico osservatorio astronomico litico è stata scoperta una strana incisione, che mostra tre giganti innalzare con delle leve una strana struttura puntuta, che ricorda peraltro un modernissimo razzo!

Che la vicenda della torre di Babele non sia solo una leggenda è dimostrato dall'archeologia, che ci spiega che la costruzione esistette realmente ed anzi che venne realizzata in tempi remoti e più volte restaurata; esiste un'antichissima attestazione epigrafica che risale a re Gudea (XXII° sec. a.C.) che indica in re Napobolassar (626-605 a.C.) il restauratore "della torre a piani di Babilonia, per ordine del dio Marduk; torre che prima dei suoi tempi si era ridotta in cattivo stato". Secondo l'archeologo tedesco Helmuth Uhlig, che ha tradotto le narrazioni sumere, essa era "una torre puntata verso gli astri"; sulla sua sommità, ove si trovava lo Shahuru o stanza del Dio, era solito atterrare con il suo carro volante il dio Marduk, come conferma anche lo storico Erodoto, precisando che "spessissimo il Dio scendeva nel tempio e dormiva nel letto, dopo aver scelto di volta in volta la più bella giovinetta del paese" (dunque, gli Elohim non avevano perso il vizio). La tradizione sumera ci parla di un dio irascibile che decise di muovere guerra agli "dei" delle altre città vicine; la battaglia venne combattuta utilizzando un'arma misteriosa, definita me o "le cento forze divine", qualcosa di simile a migliaia di fulmini concentrati o ad un moderno cannone laser. L'uso dei me distrusse la torre, che evidentemente serviva anche da contrafforte alle avanzate del nemico. La tradizione sumera dice testualmente che essa venne "strappata dal terreno e distrutta"; ed il dato curioso è che se si osservano le fotografie aeree di quanto resta oggigiorno della torre, sulla riva sinistra dell'Eufrate, si noterà che essa sembra essere stata effettivamente tranciata di netto dal terreno.

Le Leggende degli ebrei ci dicono che il gigante Nimrod, che dunque apparteneva alla razza generata dagli Elohim con le figlie della Terra e che evidentemente era scampato al diluvio, impegnò circa seicentomila uomini per quell'impresa che "altro non era che un atto di ribellione contro Dio. I costruttori dicevano: Saliamo fino ai cieli e muoviamoGli guerra, innalziamo i nostri idoli, portiamo la rovina con i nostri archi e le nostre lance... Così si ostinarono sempre più nella loro illusione ed esclamarono: Abbiamo ucciso tutti gli abitatori dei cieli. Dio si rivolse allora ai settanta angeli che circondano il Suo trono e disse: Venite, scendiamo e proprio là confondiamo la loro lingua, perché non capiscano uno la lingua dell'altro... All'empia generazione della torre fu inflitto un castigo relativamente blando: mentre quella del diluvio era stata interamente sterminata per la sua rapacità, questa venne risparmiata malgrado le sue bestemmie e tutte le altre offese recate a Dio...". Il testo si conclude così, senza peraltro spiegarci che fine abbia fatto questa stirpe di giganti figli degli alieni; i cui discendenti, a logica e secondo il testo, dovrebbero essere ancora in mezzo a noi!