IL MOSTRO DI ANZINO

Settembre 1991. Un sauro misterioso cominciava ad aggirarsi nella valle Anzasca, non lontano da Domodossola, Piemonte. Testimoni, piu' persone. Il mostro avrebbe infestato particolarmente i boschi del paesetto di Anzino, diffondendo il panico tra la gente. Chi sosteneva di averlo visto avrebbe raccontato di "un odore acre emanato dalla pelle della bestia, avvertibile a grande distanza", caratteristica questa gia' notata nel '70 dal ricercatore John Keel, un ufologo autore della classificazione di creature stile 'mostro della palude' (AAS, Abominable Swamp Slobs). L'animale in questione sarebbe stato un draghetto lungo un metro, con una cresta informe e spaventosa, lingua biforcuta e mandibole potenti. A testimonianza del suo passaggio, i resti di piccoli animali, perlopiu' uccelli e mammiferi di taglia ridotta. Altre caratteristiche del drago sarebbero risultate contrastanti. Chi ne descriveva l'addome "doppio di quello di una normale vipera", chi invece parlava di una "lanugine accanto alla cresta", chi di "quattro zampette che spostavano il fogliame". In piu', il mostro avrebbe avuto la capacita' di paralizzare le vittime con il suo sguardo magnetico. Giuseppe Cantonetti di Bannio Anzino avrebbe raccontato: "Io non sono il solo che ha avuto la ventura di incontrare il basilisco; c'e' chi lavorando nei campi ha potuto osservarlo con attenzione, anche se si e' tenuto a prudente distanza". Un mostro nel novarese, dunque? Stranamente qualche giorno prima il quotidiano torinese 'La Stampa' aveva pubblicato la notizia del ritrovamento di uno strano rettile morto (un varano), lungo 70 cm. alle pendici del Monte Lera. Un 'mostro' il cui aspetto, non discostandosi poi molto da quello del draghetto novarese, avrebbe potuto innescare la psicosi del basilisco dell'Anzasca. In mancanza di altre spiegazioni, il caso e' da considerarsi ancora aperto.