IL SERPENTONE FANTASMA DI BRESSO
L'"affare di Bresso" rappresenta forse uno casi piu' sintomatici di psicosi di massa nell'era contemporanea. Un abominevole "serpentone fantasma" (come lo aveva ribattezzato il Corriere della sera) avrebbe cominciato a terrorizzare ai primi di settembre dell' '88 gli abitanti della cittadina milanese di Bresso. Comparendo negli orti abusivi della periferia in via Ariosto, sulle sponde del fiume Seveso, che costeggia il centro civico di via Bologna. Qualcuno diceva di averlo visto attorcigliato su un albero, altri lo avevano notato strisciare fra le frasche. Lungo quasi due metri, con il dorso nero ed il ventre giallo. "A Bresso da alcuni giorni non si parla d'altro", avrebbe scritto il Corriere del giorno 4. Negli orticelli sarebbero stati ritrovati dai tecnici dell'USL e dai ragazzi del WWF alcuni ratti, molto grossi, morti. Intatti, ma uccisi da un morso allatesta. Contro il "mostro del Seveso" -sempre per usare una definizione del Corriere- si sarebbero scatenate le autorita' comunali. Che, fra il disappunto dei coltivatori abusivi, avrebbero ordinato di radere al suolo gli orti e le baracche, pur di scovare il serpentone. "...Malgrado le proteste dei pensionati, che dopo aver lanciato l'allarme hanno tentato di ridimensionare l'episodio per non vedersi distruggere gli orti...". Naturalmente, del serpente nessuna traccia. Non venne mai trovato. Una curiosita', il 'biscione' e' il simbolo di Milano.