INTERVISTA ALLO PSICOLOGO
JUNGHIANO ALDO CAROTENUTO
di
Stefania Genovese - Perché a suo
giudizio la fantascienza continua ad essere una tematica prescelta dalle
produzioni letterarie e cinematografiche odierne? Possiamo considerarla come un
paradigma della modernità, ed uno specchio delle zone d'ombra più remote della
nostra personalità?
La fantascienza, fin dai suoi celebri esordi, e
mi riferisco soprattutto a H. P. Lovecraft, (maestro dell'orrore gotico, ma
dotato di una poetica, i cui aspetti cosmici ed universali sono tuttora presenti
nelle produzioni di science-fiction), ha sempre risvegliato in noi le paure più
ancestrali, le essenze più diaboliche della nostra anima. Avvalendosi di una
componente paranoica, e dello straniamento cognitivo, ma servendosi sempre di
una fantasia "scientifica" ossia verosimile, essa ci rende vittime ed al
contempo artefici della nostra sorte. La fantascienza dunque seguendo un
apparente concatenazione logica di fatti, procede lungo una realtà empirica
virtuale ma plausibile, fino ad approdare alla seducente meta della diversità,
del bizzarro, e di tutto ciò che possiamo definire straordinario: inoltre
alimentando il pathos da una parte scardina la razionalità, la coscienza, mentre
dall'altra ne ricostruisce una nuova visione, ancora coerente, dove però
prendono forma i nostri demoni, diventando da ora in poi riconoscibili e
nominabili.
Pensiamo ad esempio agli alieni descritti nei romanzi di H. P.
Lovecraft; non sono semplici parodie dell'extraterrestre o del fantasma, bensì
essi sono la personificazione dell'orrore che assale la coscienza, quando si
trova di fronte all'alterità inconoscibile. Diciamo che la sue tematiche
fantascientifiche, differentemente da Jules Verne o da Orson Wells, erano
attinte dall'atmosfera dell'epoca in cui viveva, ma nascevano più dal desiderio
di soffermarsi su metafore interne, su motivi archetipi che si ripetevano
ciclicamente piuttosto che essere una proiezione immaginifica delle scoperte
scientifiche e spunto per avventure intergalattiche, come si può notare i
racconti quali "Le montagne della follia" o "Il colore venuto dallo spazio". Io
considero la fantascienza attuale, molto più debitrice di Lovecraft piuttosto
che di altri illustri scrittori; infatti questo autore ha saputo raccontare
anticipatamente l'utopia della science-fiction moderna, dove la mente
onnipotente viene vincolata dai limiti spazio-temporali del corpo, dove creature
aliene incombono sulla Terra, monitorando gli esseri umani, sorvegliandoli,
manipolandone subdolamente i corpi ed invadendone silentemente le proprie menti
( pensiamo, ad esempio, a "L'invasione degli ultracorpi" 1956, la cui tematica è
stata più volte ripresa e mutata con l'avvento della pratica della clonazione ).
Buona parte della letteratura di
fantascienza antica e contemporanea, con la sua tipologia schizofrenica è dunque
dovuta a questo connubio antitetico di forze irrazionali e razionali: in ragione
di questa sua alternanza di consapevolezza ed inconsapevolezza essa si presta ad
essere interpretata come una metafora di modelli psichici non tanto individuali
quanto collettivi: essa apparentemente si rivolge agli scenari futuri ma in
realtà si muove partendo dagli scenari meno visibili del presente, affondando
dunque le sue radici in motivi simbolici millenari. Per questo motivo io ho
definito la fantascienza "L'ultima medusa" perché come il celebre personaggio
mitologico essa ci pietrifica, e fa emergere gli aspetti più inconsci, i nostri
presentimenti più cupi sul futuro, e soprattutto la nostra paura del diverso,
del mostruoso, che legittimano la nostra aggressività; il suo compito è dunque
quello di mettere in scena tutto ciò che è dunque espressione del lato Ombra
della Scienza, ossia come l'aspetto temibile della Medusa.
Ma la
science-fiction è tornata preponderantemente di moda proprio perché possiede una
altra peculiarità: essa induce ad assumerci le proprie responsabilità, stimola
la nostra riflessione sui grandi temi collettivi, evoca domande su un futuro già
in atto, generando così una funzione catartica.
La fantascienza è sempre stata dunque immagine speculare
del nostro inconscio prima, e poi metafora di scenari futuribili; come si è
evoluta in questi ultimi anni?
Dunque, l'atto di nascita ufficiale
della fantascienza come genere letterario specifico ed autonomo è segnato
dall'avvento dei pulp magazine che erano riviste di scarso valore che
contenevano cronache scientifiche e romanzi a puntate ma che intorno agli anni
'30, furoreggiarono e fecero tendenza, facendo conoscere alla popolazione questa
tematica, (vedi la rivista "Amazing Stories", fondata nel 1926 ed ispirata a
Verne, Wells e Poe).
Ma con il passare degli anni i riferimenti ai padri
fondatori svaniscono mentre emerge un genere completamente nuovo, popolato di
alieni ed astronavi intergalattiche.
Infatti è l'epoca delle esplorazioni
extraterrestre celebrate dalle space opera e dal genere fantasy che diviene
simbolo e metafora della diversità, esaltazione del mito della frontiera, (ossia
il confine ultimo ora è l'Universo), la seconda è ancora il terreno
incontrastato del magico e del mostruoso…E mentre la tecnica ed il progresso
vengono accettati entusiasticamente, alla fine degli anni Tenta con la minaccia
della Seconda Guerra Mondiale, la fantascienza perde l'aura di spazio " altro"
fantasioso, per assumere il ruolo di catalizzatrice delle nostre paure
collettive; dunque al clima positivo del nuovo subentra quello della minaccia
cosmica.
Marte il pianeta più interessante per le sue caratteristiche simili
alla Terra, e definito alle prime osservazioni " pianeta rosso" e quindi
simbolicamente accostato al Dio della Guerra alla belligeranza ed agli Inferi,
diviene così la sede immaginaria degli invasori alieni (e lo sarà ancora per
molti anni).
In seguito l'inizio della corsa allo spazio portata avanti
dagli Stati Uniti inaugurerà le produzioni fantascientifiche con le prime
odissee interstellari, le invasioni galattiche, l'enigma UFO, e le guerre tra le
civiltà spaziali come quella appunto tra marziani e terrestri.
Ma accanto a questi scenari dalle tinte
fosche, iniziano a comparire intorno agli anni '70, '80, alieni antitetici in
versione "buona", latori di messaggi positivi e disposti a comunicare con i
terrestri: autore di questa versione ottimista della fantascienza è Steven
Spielbeg con "E.T.", "Incontri ravvicinati del Terzo Tipo". Gli elementi chiave
sono questi extraterrestri simili caratterialmente a bambini come archetipi
della bontà primordiale e della innocenza incontaminata.
In questo clima di
ambivalenza tra utopia e catastrofismo iniziano a comparire, da una parte,
alcuni film che privi di intenti morali ed esclusivamente di impronta
scientifica esprimono l'impotenza dell'uomo di fronte ad un progresso che
produce inconsciamente immagini e fobie e che risveglia le componenti mostruose
che albergano dentro di noi, soffermandosi dunque su componenti reali ed
immanenti come ad esempio nel "Il mondo dei robot" e ne "L'uomo che cadde sulla
Terra".
Dall'altra invece
troviamo film come "Odissea nello Spazio", "Incontri ravvicinati del Terzo Tipo"
e "Guerre Stellari" che sono improntati ad un progetto morale, ad una sorta di
utopia redentrice ed evangelizzante. L'immaginazione fantascientifica si
costituisce dunque come scenario dove confluiscono culture, tempi, luoghi
diversi, ed il fascino per un esotismo temporale e verticale, perché proiettato
verso lo spazio: e proprio per questo motivo essa ha presa su un pubblico non
solo vasto ma anche estremamente eterogeneo per età e fasce sociali.
Una
parentesi a parte meritano comunque tutti quei film di fantascienza che sono
stati realizzati da alcuni scienziati irretiti da questo genere, e che nelle
opere hanno celato le prime avvisaglie di una "scienza" degenere macchiata dalla
sete di conoscenza e dal desiderio di manipolare la realtà, come Herbert George
Wells e Fred Hoyle. Di quest'ultimo è interessante citare " La nuvola nera":
questo racconto scritto ne 1958, ma ancora molto attuale è l'espressione della
difficile dialettica tra uomo di scienza ed ignoto, (qui personificato da una
nube nera) di cui non si riesce ad identificare origine e natura, che minaccia
la Terra oscurandole il Sole. Hoyle dunque mette a fuoco in quest'opera, non
tanto un messaggio divino, bensì l'aspetto ombra della scienza, il suo bisogno
di controllo onnicomprensivo ed onnipervasivo della realtà.
La nuvola
rappresenta dunque quel mistero che anche quando ci viene offerto, non siamo in
grado di accettare e di comprendere: infatti il Dottor Kingsley nel tentativo di
mettersi in comunicazione, di cercare di contattare questa immensa creatura
aliena cosmica, spingerà al limite le sue capacità intellettive ed arriverà alla
follia! In questo modo Fred Hoyle ci ammonisce contro gli abusi della
razionalità, l'insaziabile sete di conoscenza che genera inquietudine e rischio,
e che non sempre conduce alla verità. Il mistero dell'Universo rappresentato da
questa Nuvola, diviene dunque la metafora vivente dell'ostilità e della notte
della ragione perché essa oscurando il Sole, pregiudica la vita sulla Terra:
tentare di distruggerla con le armi della tecnica è una sfida insensata che si
ritorce contro l'umanità, l'unico sistema è sforzarsi di apprenderne la sua
lingua. Dunque eccoci arrivati al filone che rispecchia il disagio e
l'inquietudine della cultura occidentale nei confronti del progresso.
Per quale motivo oggi, a suo
giudizio, hanno tanto successo racconti con extraterrestri, UFO, e viaggi
intergalattici? Quanto la fantascienza può avere influenzato i resoconti di
presunti incontri con ET e le loro astronavi?
Prima di tutto bisogna
considerare che il cielo, questo " altrove" indagato dalla letteratura
fantascientifica, possiede valenze simboliche universali. Fin dalla antichità
l'uomo ha proiettato sulla vastità insondabile del cosmo la credenza in una
presenza o in più presenze divine, creatrici e garanti dell'ordine cosmico.
Tutto ciò che è irraggiungibile, ma che muove l'uomo e lo sollecita,
ispirandogli intenzioni e desideri, proviene dal cielo. E quasi sempre gli
esseri che vivono nei cieli sono immaginati come onniscienti, dotati di una
tecnologia superiore: così prima il marziano, ed ora l'alieno in generale, sono
identificati nell'immaginario collettivo come esseri molto più potenti di noi;
essi in fondo incarnano la trascendenza divina. Inoltre quanto più si
arricchiscono gli scenari fantastici, tanto più stiamo rielaborando
sistematicamente il nostro mondo interiore; la fantascienza ha insediato nella
coscienza umana un costruttivo dubbio verso la antropocentricità e geocentricità
dell'essere umano, proprio introducendo nei suoi contenuti la paura dell'alieno.
L'idea che non siamo più soli nell'Universo ha generato una nuova cosmogonia
che ci ammonisce a considerare che esistono forme nella creazione che non sono
manipolabili, controllabili ed arginabili: dallo spazio può infatti arrivare
un'energia sconosciuta, un potere mortifero che è direttamente legato non solo a
ciò che l'uomo sta perpetrando ai danni del suo pianeta, ma anche un Altro,
un'entità che rappresenta non solo una minaccia fisica ma soprattutto psichica
perché scaturisce dalle nostre proiezioni inconsce. Questo " Altro"
Extraterrestre , nume dell'Assenza, dell'Attesa, può assumere duplici valenze,
poiché può essere il bene dell'uomo o anche la sua dannazione, un angelo o una
specie di demone, perché in fondo non è che un'immagine misteriosa frutto della
solitudine che genera aspettative di soccorso, ma anche ansie e tormenti di
persecuzione. Mostri ed alieni pervadono gli scenari fantascientifici e
richiamano l'uomo al suo riscatto, alla lotta del bene contro il male: la
fantascienza diviene dunque la parabola universale del rapporto dell'uomo con
l'Altro che alberga dentro di sé, rendendoci responsabili di una presenza
virtuale che ci circonda. Prendiamo ad esempio " Alien" ,un film che fece storia
e che ebbe diversi seguiti, suscitando non solo orrore e sgomento ma anche il
sospetto che quella creatura terrificante non potesse mai essere annientata
definitivamente; ecco, Alien è più di una creatura terrifica, e non parlo solo
di come è rappresentato morfologicamente. Infondo esso è l'esempio del mostro
che tutti noi racchiudiamo nell'inconscio: è l'Ombra che noi tentiamo di
sconfiggere ma che talvolta riesce a prendere il sopravvento innescando
meccanismi veramente nefasti. La science-fiction inoltre mette in scena il
bisogno del nemico, l'antagonista che incarni il male, il classico capro
espiatorio, mostri ed extraterrestri a cui abbiamo negato la dignità di
esistere, e che non possono che provenire dall'esterno ed in fattispecie dallo
spazio!
Jung notò inoltre che nella nostra
società fosse profondamente radicato il bisogno di credere negli UFO; riconobbe
che questa credenza si basava su un processo percettivo reale sul quale venivano
poi innestate una fantasia archetipa, unita ad un evento sincronico ….Infatti il
racconto di Orson Wells " La guerra dei mondi" trasmessa radiofonicamente nel
1938 che generò panico e terrore nella popolazione, coinvolse così tanto proprio
perché era immanente lo scoppio della guerra mondiale:la fantasia inconscia
sottesa, era dunque più vivida e reale di una presunta invasione di ET. Insomma
esplosioni demografiche, minacce atomiche e terroristiche, manipolazione
genetica e altre tecniche scientifiche che disequilibrano le leggi naturali,
fanno spesso apparire la Terra come un carcere; così la fantasia dell'uomo si
sposta ad esplorare nuovi spazi, e le immagini inconsce si modificano assumendo
oggi la forma di dischi volanti, e non più quella di entità divine
mitologico-religiose. Per l'uomo moderno laicizzato, e scettico su qualsiasi
intervento metafisico, è più facile credere negli UFO perché le loro
caratteristiche prodigiose sono acquisizioni di uno spirito scientifico molto
più avanzato del nostro. Il fatto che gli alieni vengono spesso morfologicamente
descritti di colore verde risponde allo scopo di rendere l'alieno il più
possibile diverso dal terrestre. Il colore verde ha in sé due valenze
ambivalenti; uno che è positivo, poiché indicherebbe speranza, libertà, ed anche
il simbolo della stessa Terra. L'altro invece contraddistinguendo la maggior
parte dei rettili e degli anfibi (come lucertole e serpenti) specie che si
collocano all'inizio del processo evolutivo, è un'espressione del potenziale
inconscio che perviene alla coscienza, proprio in queste forme …Si spiegherebbe
in questo modo perché spesso gli ET vengono raffigurati come una figura umana ad
uno stato quasi fetale, piccoli, grandi occhi, glabri e con una testa molto più
grande del corpo: questa è una figura evocatrice dell'inconscio, della sua forza
ctonia, ossia di quella più arcaica e profonda che lo tiene legato alla terra ed
al mondo. L'alieno inoltre è anche brutto e mostruoso proprio secondo i nostri
canoni estetici: canoni che si sono rafforzati arricchiti e raffinati sempre
all'interno della nostra esperienza, creando una assuefazione mentale a
determinate rappresentazioni e figure.
In conclusione la fantascienza, a mio giudizio, può
solamente in parte, avere influenzato tutti coloro che sostengono l'esistenza
degli UFO, perché i loro presunti avvistamenti hanno a che fare con il presente
e non con il futuro, e soprattutto mancano della componente di fiction che della
scienza. Purtroppo abbiamo assistito a troppi gruppi di persone che credendo di
vivere in un mondo che non c'è ancora, ed ipotizzando contatti con gli alieni si
sono riuniti in sette deliranti, pronte ad immolarsi in nome di irreali divinità
celesti. Inoltre non si direbbero molto scientifici coloro che preferiscono
credere ad un oggetto volante non identificato proveniente dal cosmo piuttosto
che riconoscere i numerosi aerei sperimentali che solcano i nostri
cieli.
Jung è stato un precursore ad interessarsi al fenomeno UFO, sempre
comunque applicando, nel suo caso la metodologia della disciplina psicologica:
gli astrofisici studiano la ricerca di vita nel cosmo con progetti quali il
SETI, mentre altri studiosi, riuniti in commissioni scientifiche, hanno provato
ad affrontare una piccola percentuale di questo fenomeno ancora apparentemente
inspiegata.
Alcune persone invece scelgono di interessarsi all'ufologia,
probabilmente spinte dal desiderio di colmare una lacuna ed un vuoto interiore
che li spinge ad appassionarsi di queste tematiche che, come abbiamo visto per
la fantascienza, nascono più dal nostro mondo interiore piuttosto che provenire
dall'Universo che ci circonda. Si potrebbe comunque concludere che tra
science-fiction e tutto ciò che è generalmente " ufologico" ci sia un discrimine
molto sottile.
In questi ultimi anni abbiamo
assistito ad un ritorno dei soggetti relativi ad UFO ed ET, sui grandi schermi:
da " Mothman Prophecies" a " MIB II" persino la W. Disney Company con " Lilo
& Stitch" fino ad arrivare allo spettacolare e suggestivo "Signs": perché
questa scelta, a suo giudizio?
Non è casuale, che, negli ultimi mesi,
anche le grandi case cinematografiche e persino quelle relativamente destinate
ad un pubblico infantile, decidano di prediligere la figura dell'extraterrestre.
Come ho detto prima, sia psicologicamente che simbolicamente la credenza
nell'avvento degli ET si basa su un fondo emozionale universalmente diffuso,
sostenuto da una tensione affettiva che rispecchia un bisogno psichico vitale e
sintomatico adeguato alle pressioni sociali e civili attuali.
L'ET catalizza
paure negative ed angosce collettive, ed anche la credenza nei messaggeri
celesti, nelle divinità che popolano lo spazio che noi speriamo di contattare
nella certezza che possano apportare salvezza e sostegno morale a tutti noi,
ormai non più uniche creature viventi ed intelligenti nell'Universo ma facenti
parte di una "famiglia" di un consorzio cosmico: e questo si nota nel film "
Lilo & Stitch" e nel film " MIBII" dove è presente anche una forte componete
ironica.
Gli altri due film sono certamente più introspettivi e tornano a far
leva sulla nostra interiorità e sulle nostra emotività, mettendo in scena la
rabbia, l'ansia, il dolore, e proiettandole in uno scenario paranormale dove
l'evocazione dell'alieno rimane la spiegazione più artificiosamente appagante
per giustificare l'irrazionalità che rende folli e che irrompendo nel quotidiano
arriva a corrodere scienza e fede, proprio come accade in " The Mothman
Prophecies". " Signs" invece è rivelatore anche di un complesso di credenze
molto più articolate, antiche e nello stesso tempo, incredibilmente
attualizzate: la tematica dei " crops-circles" viene presa come emblema della
sofferenza individuale, della sfiducia nel futuro, che però è generata da una
sorta di sofferenza collettiva ed endemica, che segnala come ciò che accade di
negativo nell'Anima del Mondo ( estinzione di animali e piante a causa del
disequilibrio inquinante generato dall'uomo) si ripercuote inevitabilmente su
ogni anima individuale.
I "Segni" possono essere negativi o positivi, ma
tutto dipende dal coraggio attivato dell'uomo, che lo esorta ad interpretarli
come " segnali" apportatori di bene o di male: tuttavia essi sono
fondamentalmente stimoli che inducono a riflettere su noi stessi, sui valori
della nostra civiltà, consentendoci di raffrontarci con le nostre
responsabilità. I giganteschi crop-circles, divengono così simboli che
colpiscono emotivamente e cognitivamente il nostro inconscio perché pregni di un
significato storico ed archetipo: di conseguenza non sono passati inosservati
dalla fantascienza che ricerca sempre dei contenuti evocativi, immaginifici e
permanenti, da proporre ai suoi fruitori.