Faccia a faccia con l'Ufo

Da Il Resto del Carlino ed. Forlì 12/05/2002

"Famiglia forlivese spettatrice di uno strano fenomeno celeste": così il Resto del Carlino nell'agosto del 1957 titolava - per la verità senza la grande enfasi che di solito accompagna questi episodi - l'articolo su un avvistamento di oggetti volanti non identificati. Allora si chiamavano ancora dischi volanti, poi sarebbero diventati Ufo. Si trattò di uno dei più clamorosi "incontri ravvicinati" mai avvenuti in Italia e il passaggio dei due oggetti volanti fu notato da molte altre persone da un capo all'altro della penisola. Protagonista dell'episodio fu il forlivese Giorgio Ceroni, meccanico aeronautico prima della guerra e poi dirigente della società ciclistica "Forti e liberi". Ceroni, scomparso l'anno scorso, svelò i contorni del suo avvistamento vent'anni dopo in un'intervista al Carlino. In seguito le sue rivelazioni lo portarono al Maurizio Costanzo Show e in altri talk show. Ma Ceroni non era affatto uno dei soliti clown televisivi che sciorinano strampalate storie tra nani e ballerine varie. Pesava le parole e non raccontava di contatti telepatici con omini verdi. Va da sè che credeva fermamente di aver visto due dischi volanti ed era sicuro che le autorità avessero insabbiato tutto. La sua storia ha riguadagnato il palcoscenico all'Expo dell'Ufologia in corso alla Fiera di Forlì: il volto di Ceroni sbuca dalla copertina di una rivista dal titolo inequivocabile - "Ufo, la visita extraterrestre" - che campeggia nello stand. Ceroni ha ripetuto molte volte il suo racconto. Una storia tutto sommato semplice e sconcertante al tempo stesso: "Nel dopoguerra lavoravo come direttore sportivo della Unione ciclistica Forti e Liberi e accompagnavo i ciclisti nelle trasferte. Eravamo a ferragosto del 1957. Dopo essere stati a Pistoia stavamo rientrando verso Forlì quando, ancora sul versante pistoiese dell'Appennino, mio figlio mi gridò "Babbo, guarda là!". Erano le 19.30 precise e il cielo era chiaro. Dapprima pensai che si trattasse di una piccola nuvola illuminata dal sole che stava tramontando. Poi vidi che dalla nuvola partivano scariche elettriche... mi parevano quelle di una saldatrice. Poi improvvisamente vidi un oggetto volante che si alzava verticalmente, virò repentinamente ad angolo retto e volò diritto verso il nostro gruppo. Quando fu più vicino mi accorsi che gli oggetti volanti erano due. Volavano a una velocità impressionante e in un lampo li vidi sparire in direzione di Roma. Lo so per certo perchè quello stesso giorno la radio dette notizia che due oggetti volanti sconosciuti erano stati avvistati sul cielo della capitale". Dal racconto di Ceroni emerge che oltre all'altissima velocità, i due Ufo si spostavano senza emettere un particolare rumore nè lasciare scia di condensa come di solito fanno gli aerei' terrestri'. Dinanzi allo scetticismo degli interlocutori, Ceroni ribatteva sempre che, data la sua esperienza professionale nel settore aeronautico, sapeva ben distinguere un velivolo da un fenomeno atmosferico o da un'illusione ottica. E i velivoli che vide - a suo giudizio - non potevano certo avere un'origine terrestre o perlomeno compatibile con le tecnologie conosciute a quel tempo. Ceroni raccontò poi di aver consegnato il racconto del suo avvistamento all'allora segretario del ministro della difesa, un politico modiglianese che lui conosceva bene. "Ma sicuramente avranno insabbiato tutto" commentò. In seguito confidò l'avvistamento solo a qualche amico come il campione ciclistico Ercole Baldini: "Non ne ho mai parlato ad altri perchè temevo di essere preso per pazzo. Sono certo che se uno ha avuto un'esperienza come la mia mi crederà, ma non ha visto niente rimarrà sempre nel dubbio"". di Emanuele Chesi