LA CHIESA E GLI E.T.
di Alfredo Lissoni - Era il primo
pomeriggio di venerdì 9 giugno 2000 quando il telegiornale scientifico di
RaiTre, Leonardo, a proposito della ripresa delle missioni spaziali
statunitensi, dichiarava che papa Wojtyla si era espresso favorevolmente
all'esplorazione dello spazio, non escludendo l'esistenza di altre forme di vita
nell'universo.
"Gli
extraterrestri esistono e sono nostri fratelli", ha dichiarato nel giugno 2000
Padre Funes, gesuita argentino con due lauree (una in astrofisica ed una in
teologia), celebre per avere osservato e fotografato le galassie S0-Sa nel
maggio del '99,; stretto collaboratore di padre Coyne, il gesuita che segue il
progetto SETI per conto del Vaticano, Funes fa parte del VATT (Vatican Advanced
Technology Telescope), la sezione del Gruppo di Ricerca dell'Osservatorio
Vaticano, di stanza a Tucson, Arizona, nell'ambito del progetto "Stargate". Del
progetto fanno parte i gesuiti Richard Goyle, scienziato, e Chris Corbally,
vicedirettore del Gruppo. Funes ha pubblicato uno studio basilare su Dischi
galattici e galassie a disco (tema del convegno organizzato a Roma dalla
Specola Vaticana nella Pontificia Università Gregoriana dal 12 al 16 giugno
assieme a padre George V. Coyne, Enrico Corsini e Francesco Bertola
dell'Università di Padova, maestro di padre Funes). "In una tipica galassia, un
ammasso di cento miliardi di stelle, ci potrebbero essere moltitudini di pianeti
gemelli della Terra, con esseri viventi come noi", ha dichiarato il giovane
gesuita al Corriere della sera, esprimendo opinioni personali che
cominciano ad essere condivise da molti alti prelati vaticani, un tempo scettici
sull'esistenza della vita aliena. "Se, come io credo, essi esistono, possono
essere considerati fratelli della creazione. Io penso che negli altri pianeti
del sistema solare esistono solo forme molto primitive, come batteri o virus. Le
civiltà evolute sono lontane, per ora invisibili e irraggiungibili, come gli
angeli, anche essi fratelli della creazione".
Monsignor James Schianchi, docente di Morale all'Istituto di Scienze
Religiose di Parma, nell'aprile 1999 ha ad esempio dichiarato che "non c'è
contrasto tra la dottrina cristiana e l'eventuale esistenza di intelligenze
extraterrestri. Non possiamo certo precludere alla grandezza di Dio la
possibilità di avere creato altri mondi ed esseri. Un atteggiamento di chiusura
nei confronti di quest'ipotesi sarebbe per lo meno provinciale. Se
pensiamo alle Scritture, ma anche all'archeologia babilonese, abbiamo numerosi
segni della possibile esistenza di intelligenze intermedie tra Dio e gli uomini.
Nella Lettera ai Filippesi S.Paolo parla di Gesù come signore di tutte le
potenze del cielo e della terra. Signore, non redentore. É quindi ipotizzabile
che creature di Dio diverse dall'uomo non si siano macchiate del peccato di
Adamo ed Eva".
IL VATICANO
E IL SETI
Per quanto riguarda le ricerche esobiologiche, l'importante
quesito dell'esistenza di vita extraterrestre venne trattato, nell'ambito di
"Vacanze e cultura 2001 - La filosofia nei luoghi del silenzio" dallo Studio
Filosofico Domenicano di Bologna, affiliato alla Facoltà di Filosofia della
Pontificia Università S.Tommaso d'Aquino in Roma, dall'8 al 14 agosto. La serie
di incontri, tenutisi nell'Eremo Camaldolese di Monte Giove a Fano e dal titolo
"La vita dell'Universo e la vita nell'Universo", ha visto come relatori i
professori Federico Delpino (fisico, astronomo dell'Osservatorio di Bologna) e
Roberto Bedogni (Osservatorio Astronomico di Roma). "Le missioni spaziali hanno
consentito la raccolta di una copiosissima messe di informazioni sui pianeti del
sole, sui loro satelliti e le osservazioni che si vanno raccogliendo sulle
stelle nei dintorni del sole hanno consentito di individuare un certo numero di
stelle che possiedono pianeti e che consentono, forse, l'esistenza della vita",
commentava nel depliant informativo il dottor Alfredo Caminale,
dell'Associazione Culturale cattolica Accademia; ma già nel marzo 1999 la
rivista Il Finanziere aveva pubblicato un'intervista al direttore della
Specola Vaticana (l'Osservatorio Astronomico del Vaticano sito in Castel
Gandolfo) Padre George Coyne. Questi, interrogato sulla reale esistenza di forme
di vita aliena, ha dichiarato che "una risposta certa è impossibile in quanto le
origini della vita sono ancora sconosciute persino in relazione al mondo da noi
abitato. Non è quindi possibile formulare ipotesi su basi biologiche ma solo dal
punto di vista fisico, cioè in relazione all'esistenza o meno di mondi in cui
sarebbe possibile la vita, così come la conosciamo sulla Terra. Non disponiamo
ancora di strumenti con una risoluzione così fine da poter individuare ed
osservare corpi celesti dalle caratteristiche che li renderebbero abitabili, nel
senso che essi siano adatti alla sopravvivenza ed allo svolgimento delle forme
di vita da noi conosciute sulla Terra. Sinora abbiamo misure attendibili solo su
una quindicina di grandi pianeti, che supponiamo inabitabili per la loro
distanza dalla stella madre. Però abbiamo sufficienti conoscenze certe sulla
formazione e sulla evoluzione dell'universo, per cui attraverso elaborazioni
matematiche siamo in grado di ipotizzare che potrebbero esistere nell'universo
1017 pianeti simili alla Terra. Si tratta di un numero seguito da 17 zeri,
quindi estremamente grande".
Il 12 aprile
2001 però il Patriarcato ortodosso della CSI, in occasione della conferenza
moscovita sull'uso civile dello spazio, ed in concomitanza con il 40°
anniversario del primo volo spaziale russo, ha chiesto senza mezzi termini la
costruzione di una "Gerusalemme stellare", una astronave-santuario orbitante
nello spazio, che sarebbe diventata "un tempio per tutte le religioni" e per la
cui realizzazione erano già stati raccolti fondi. Forti del fatto che la nuova
stazione spaziale russa si sarebbe chiamata "Sant'Anastasia", dedicata cioè
"alla patrona dei cosmonauti e di tutti quelli che amano lo spazio aperto";
convinti che i russi e gli americani avrebbero colonizzato Marte tra il 2016 ed
il 2020 e che presto il cosmo sarebbe stato punteggiato di stazioni ed alberghi
orbitanti, di villaggi galleggianti nello spazio, di colonie siderali per
turisti, lavoratori ed astronauti, la Chiesa russa metteva le mani avanti,
lanciando l'evangelizzazione dello spazio.
L'idea dei missionari spaziali, veicolata anni fa nelle
riviste di fantascienza dallo scrittore americano Ray Bradbury, effettivamente
intriga le sfere ecclesiastiche da molto tempo. Già nel 1965 il parroco
Heidtmann della Chiesa Evangelica del Rin in America dichiarava: "Quand'anche
esistano veramente uomini, cioè esseri viventi, nell'Universo, la Chiesa è
obbligata ad annunciare anche a loro il messaggio della Bibbia. Cristo è morto
parimenti per loro. E se si dovessero scoprire esseri viventi nell'Universo
occorrerà fondare una società missionaria universale. La questione è: ci saranno
missionari disposti per questo?". La Chiesa giustamente non sottovaluta
l'importanza di una simile possibilità, ed anzi probabilmente ne è affascinata.
Il 3 maggio 1981 il teologo padre Domenico Grasso, assai possibilista sulla vita
aliena, scriveva sulle colonne di Famiglia Cristiana: "Le recenti
scoperte delle sonde americane che fanno pensare alla possibilità della vita
fuori dei nostro pianeta, pongono interrogativi anche ai teologi. Ma non si
tratta di un fatto nuovo. Già Niccolò Cusano, cardinale (+1464), parlava della
possibilità che i corpi celesti fossero abitati, non vedendo in ciò nessuna
difficoltà per la fede. Al tempo di Galileo (+1642), invece, alcuni teologi
avversarono tali teorie. Nel secolo scorso molti studiosi non solo ammisero la
singolare ipotesi della vita umana fuori della terra, ma se ne fecero ardenti
sostenitori. Padre Angelo Secchi, fondatore dell'Osservatorio dei Collegio
Romano, nel suo libro Il sole sostenne come estremamente probabile che le stelle
fossero abitate, sembrandogli assurdo pensare che spazi così enormi fossero
vuoti, senza cioè un'intelligenza capace di dar gloria ai suo Creatore. Oggi
l'ipotesi non trova alcuna difficoltà nella teologia. Tuttavia il lettore vede
che essa implica dei problemi teologici non indifferenti, come quello della
redenzione, e si chiede se quegli uomini ipotetici, nei caso avessero peccato,
abbiano avuto bisogno che Cristo s'incarnasse nel loro mondo e morisse in Croce,
come ha fatto per noi.
La domanda è
giusta e tocca il nocciolo stesso del problema. In quale situazione cioè,
rispetto a Dio, si trovano gli uomini degli altri mondi, sempre nell'ipotesi che
esistano? Naturalmente la prima cosa da dire sarebbe che anch'essi sono stati
creati da Dio, e creati in vista di Gesù Cristo, per il quale tutto è stato
fatto, come dice S. Giovanni, o nel quale tutte le cose hanno
consistenza, come si esprime S. Paolo. Ciò supposto, possiamo pensare che
essi, a differenza dell'uomo della Terra, non abbiano mai peccato, e perciò non
abbiano avuto bisogno della redenzione. Si tratterebbe di una situazione
veramente felice, come sarebbe stata la nostra se non ci fosse stato il peccato
originale. Ma si può anche pensare che abbiano peccato come noi, e che Dio, per
vie che noi non conosciamo, abbia loro applicato la redenzione operata da
Cristo. Quale di queste possibilità si sia verificata è impossibile dire. Una
cosa però è certa: che un'anima religiosa accetterebbe volentieri un universo
popolato da centinaia o migliaia di umanità, ognuna delle quali glorificherebbe
Dio e Gesù Cristo alla sua propria maniera. Se un giorno c'incontreremo con gli
extraterrestri saremo felici di unirci a loro in cieli nuovi e terre
nuove".