SCATTA L'ALLARME: CONTAMINATI DA E.T.

Washington - Quando si parla di contatto extraterrestre, tutti immaginiamo una scena di sbarco di alieni molto simili a noi, stile 'Incontri ravvicinati del terzo tipo'. Ma c'è un'altra eventualità che solitamente non prendiamo in considerazione: e se un giorno arrivasse invece un pericoloso virus dallo spazio?
Ebbene, è quasi successo.
Ricorderete senz'altro come, per tutta l'estate del 1997, non vi sia stata pace sotto le stelle per la stazione orbitante russa MIR. Dopo l'impatto con una navetta cargo che l'aveva messa parzialmente fuori uso, e l'improvvisa malattia del suo comandante, e i continui guasti del computer, un altro pericolo era in agguato: milioni di batteri stavano intaccando e distruggendo le parti metalliche della stazione spaziale. L'incredibile notizia, che sa molto di film dell'orrore, è stata volutamente passata sotto silenzio dalla maggior parte dei media italiani. Eccezion fatta per qualche quotidiano locale e per l'edizione notturna del telegiornale di Telemontecarlo del luglio scorso, che ha commentato: "E se gli alieni arrivassero non da Marte ma da molto più vicino? Miliardi di microbi stanno divorando la stazione orbitante MIR. In undici anni di astronauti di passaggio nello spazio funghi e batteri hanno lentamente divorato le strutture, rosicchiato cavi e mangiato i metalli, creando una colonia a sé forte di almeno centoquaranta famiglie di microbi classificabili in specie diverse. L'appello lanciato dai tre uomini a bordo della MIR suona come una sconfitta finale per una missione che i russi vogliono chiudere in fretta. Ma se questi microbi arrivassero a Terra, ora ci si chiede, sarebbe davvero bella".
I microbi in questione sono terrestri, mutati dalla permanenza nello spazio. Ma che accadrebbe se un giorno arrivasse un batterio spaziale, contro il quale il fisico umano non ha anticorpi? Moriremmo tutti di morbillo, come gli indios al loro primo contatto con i conquistadores spagnoli?

QUARANTENA E TOP SECRET

L'episodio della MIR è oltremodo interessante, in quanto solleva un problema di vecchia data in ambito spaziale, quello della contaminazione extraterrestre. Una normativa NASA sulla 'sicurezza nello spazio esterno', avente forza di legge negli USA oramai da molti anni, prevede un periodo di quarantena di lunghezza da definirsi per tutti i partecipanti alle "missioni NASA pilotate e teleguidate che prevedono l'introduzione di un altro corpo celeste (campioni di terreno di un altro pianeta, ad esempio,n.d.A.) nell'atmosfera terrestre". Ciò viene fatto per scongiurare l'introduzione di materiale contaminante.
Il dato inquietante è che, per chi non sottostà a queste disposizioni, è prevista una multa di 5000 dollari e persino 5 anni di galera ; queste sanzioni non sono poi molto dissimili da quelle imposte ai militari che, infrangendo il segreto, rivelano dati top secret sugli UFO.
L'esistenza di questa norma dimostra che gli americani hanno da tempo messo le mani avanti, circa l' 'esposizione extraterrestre', forse perché coinvolti in qualche episodio del genere, poi mantenuto segreto, o forse memori di quanto avvenne a Tunguska. Quale che fosse la reale natura dell'oggetto che esplose nella taiga siberiana nel 1908 (e in molti oggi gridano all'UFO, altri parlano di bolide o cometa), la contaminazione che ne derivò portò alla crescita abnorme e deforme della vegetazione circostante. La paura della contaminazione extraterrestre è stata mirabilmente sfruttata in campo letterario con il libro, ispiratore di un film, di Michael Crichton 'Andromeda'. Costui immaginava che un terribile virus alieno fosse arrivato sulla Terra a bordo di una nostra sonda, e avesse in breve tempo decimato al popolazione di una città. Il virus era stato in seguito isolato all'interno di una base sotterranea molto simile all'Area 51.
Che possano arrivare batteri dallo spazio non è da escludere. Nel 1984 una spedizione scientifica in Antartide ha trovato il famoso meteorite marziano Allan Hills, contenente tracce di batteri extraterrestri. Pare che Allan Hills abbia contenuto, in realtà, solo le tracce di attività batterica (per intenderci, i 'bisogni' dei batteri) e non i batteri stessi. É molto sospetto il fatto che la notizia venisse divulgata ufficialmente solo nell'agosto del 1996, quindi ben dodici anni dopo. Al di là della plausibile spiegazione della strumentalizzazione a fini elettorali del presidente Clinton, intenzionato a rilanciare la nuova America con la corsa allo spazio, vien da pensare che qualcuno, alla NASA, in tutti questi anni abbia voluto essere ben conscio di un'eventuale pericolosità dei batteri di Marte. C'è da augurarsi che nella testa di qualche militare non sia nata l'idea di sfruttare eventuali microbi alieni come arma batteriologica. Un'ipotesi del genere non deve stupire più di tanto, se si tiene conto del fatto che più del 40 per cento degli stanziamenti della NASA arrivano dal Pentagono. Grazie a questi ingenti finanziamenti l'apparato militare americano ottiene in cambio dall'agenzia spaziale che vengano effettuate alcune ricerche spacciate per scientifiche, belliche in realtà, come la messa in orbita di armi satellitari, nel quadro del progetto sullo Scudo Stellare (SDI), secondo alcuni mai realmente abbandonato.

INTERNARE I TESTIMONI

Il problema della contaminazione extraterrestre investe in pieno, poi, i protagonisti di incontri ravvicinati del secondo tipo. Personaggi come il canadese Steve Michalak, che avvicinatosi nel 1967 ad un UFO riportò sull'addome una bruciatura a scacchiera, o Almiro Freitas, il guardiano di una diga temporaneamente accecato per aver toccato un disco sceso al suolo, possono essere messi oggi tranquillamente in quarantena preventiva, e sottoposti volenti o nolenti a qualunque tipo di esame. Anche nel Roswell Footage, la celebre autopsia ad un presunto extraterrestre in un laboratorio segreto statunitense, si accenna ad un tempo massimo di due ore, oltre il quale, presumibilmente, sarebbe scattato il pericolo 'contaminazione extraterrestre'.
L'esistenza di questa disposizione di legge è allarmante, in quanto può giustificare, in America, l'arresto e l'internamento degli UFOtestimoni del secondo tipo. Un ottimo deterrente per costringere a tenere la bocca chiusa i protagonisti dei casi più interessanti per una verifica da laboratorio. E probabilmente una mossa inutile nel cercare di contenere gli effetti di un eventuale contagio di cui nulla sappiamo.