UNA ROTONDA SUL GRANO
di Alfredo Lissoni - Il nuovo numero della rivista Scienza e paranormale, organo del Cicap, in edicola con il numero di luglio-agosto 2004, contiene diversi interessanti spunti sia per l'ufologia che per lo studio dei cerchi nel grano, che mi hanno condotto ad alcune riflessioni.
Spero di non annoiare nessuno esternandole (ed approfittando nel frattempo per recensire la rivista de "l'altra campana", che potete trovare nelle Librerie Feltrinelli; costo euro 6,50)
A pagina 6 Francesco Grassi esprime alcune considerazioni sulla sua personale indagine nel crop di Pontecurone (che chi scrive ha avuto modo di visitare tra i primi); non si può che essere d'accordo con Grassi, quando sottolinea che, in barba a quanto detto da varie voci, "i bordi non erano cerchi assolutamente perfetti ma presentavano notevolissime sbavature". In effetti, la ricognizione aerea condotta da chi scrive e dall'amico Valentino Rocchi ha potuto evidenziare l'irregolarità dei bordi del campo (sebbene da terra tali imperfezioni non sempre fossero totalmente percepibili). Le foto pubblicate in questo sito lo dimostrano ampiamente. Grassi ha notato anche "tantissimi steli rotti e spezzati"; non so se ciò sia attribuibile ad eventuali "costruttori" e non già ai curiosi. Quando ho visitato io il cerchio, vale a dire il giorno dopo, nel pomeriggio, dopo che la mattina la stampa locale ne aveva dato notizia, erano pochissimi gli steli rotti; la causa poteva comunque essere il pellegrinaggio iniziato già la mattina (quando sono entrato nel crop, diversi curiosi ne erano usciti - uno mi disse: "C'è un cerchio integro, vedete di lasciarlo tale"; ahimè, amor di ricerca m'ha costretto a disobbedirgli - . Altri curiosi ancora stavano arrivando, prima che sopraggiungesse il contadino inferocito a scacciarci). In seguito, una volta rabbonito il proprietario del campo, a molti è stato concesso di camminare sulle spighe. La devastazione era cominciata. Non solo; stufo del pellegrinaggio incessante dei curiosi, ad un certo punto il contadino, inferocito (particolarmente dalla presenza di una corpulenta signora, che intendeva entrare ad ogni costo) ha chiamato in aiuto un collega ed insieme hanno posizionato un idrante, per inondare le spighe. "Volete andare nel campo? Va bene, ma almeno vi infangherete tutti", l'ho sentito urlare. Ma quell'azione dissuasiva non è servita a molto; in ogni caso, due ore dopo un violento acquazzone - con caduta di fulmini - ha spazzato la zona (ovviamente, proprio mentre la stavo sorvolando in elicottero;e neanche a farlo apposta, dal mio lato, dovendo fotografare, non c'era lo sportello!).
Nel dossier Cicap sui crop, Grassi, in merito a Pontecurone, nota un elemento interessante, che "la sezione spezzata era completamente ingiallita, praticamente secca, al contrario dello stelo verde, segno evidente del tempo trascorso dal trauma subito dallo stelo".
Segue poi una lunga analisi del crop di Fossano, di Fabio Pennacino (e qui il Cicap, questa volta, è arrivato per primo, battendo gli ufologi). Pennacino ha notato come sia stato possibile "spostarsi nella coltivazione senza lasciare traccia del proprio passaggio tra le piante di avena). Ma questo modus operandi non è applicabile alle messi di Pontecurone, tant'è che quando il sottoscritto ha avuto modo di "violare" l'unico crop rimasto intatto (quello separato dalla figura composita e circondato da spighe integre), pur con la dovuta delicatezza il varco l'ho creato. Ovviamente le tracce che si possono, o non possono, lasciare nelle messi dipendono molto anche dalla coltivazione e dalla distanza tra una spiga e l'altra. Ad esempio a Peschiera Borromeo (MI), ove il sottoscritto molti anni fa indagò quello che sembrava essere il primo crop italiano (e che si rivelò essere solo una campo attaccato da un fungo), è possibile imbattersi in campi di granturco assai diversi, alcuni con passaggi, altri privi.
L'aspetto interessante del crop di Fossano, in merito al quale il Cicap ha condotto un'interessante inchiesta, è che questa figura, palesemente falsa, sembra quella meglio realizzata di tutto il panorama dei cerchi italiani. E proprio nella migliore, le tracce del passaggio non vi sono (ma questo è dovuto al tipo di coltivazione). In una composizione mediamente imprecisa come Pontecurone troviamo invece un cerchio completamente integro, staccato dal contesto della figura. Questo è strano perché a logica, nell'ipotesi dell'abile falso, non ha senso trovare una figura composta da cerchi imprecisi e poi, poco distante, un cerchio completamente isolato, ove era impossibile passare senza lasciare traccia. Per questo motivo l'ipotesi del land artist non appare applicabile a Pontecurone. Il contadino ha dichiarato in video, a chi scrive, che quando la mattina ha trovato la figura, non vi era traccia alcuna di ingresso esterno (facile controllare; nel campo accanto vi era un trattore, ove tutti noi ci siamo arrampicati per osservare la figura dall'alto). Non penso che il contadino abbia mentito, a maggior ragione sapendo che era scettico sugli Ufo nonché convinto che quella formazione fosse stata "lo scherzo di qualche stupido". Non c'era ragione perché mi dicesse una cosa non vera.
E allora, chi ha realizzato il crop di Pontecurone? Bella domanda! Io la risposta non ce l'ho, e lo dico dopo aver letto diversi messaggi postati in Internet (uno anche da fans dei circlemakers), che meritano una rettifica. L'ufologo Roberto Malini ha lasciato intendere in un forum che io riterrei i crop italiani di origine aliena; per la verità io ho scritto esattamente il contrario, vale a dire che, dei soli crop del Nord Italia, ben 5 su 7 erano falsi (7 su 9, se aggiungiamo anche Panocchia, smascherato da Pattera, e Fossano, considerato falso dal Cicap). E gli altri due (vale a dire Desio e Pontecurone)? Alieni, come mi fa dire un giornale? In realtà, io ho sostenuto che "non siano opera di burloni". La differenza è sottile, ma non implica automaticamente che a fare i crops siano gli E.T. Certo, in merito alla casistica mondiale, penso che possa esservi, e sin dai secoli remoti, una componente aliena, ma riferita ad una minoranza (l'amico Colin Andrews sostiene che solo il 10% dei crops non sono opera di "artisti"); per il resto, mi pare non vi siano prove assolute né da una parte né dall'altra (alieni VS burloni), e dunque qualunque ipotesi mi sta bene, dagli esperimenti militari alle energie sconosciute (quali? cosa sono? Non lo so, ma un'amica che era presente alla formazione di un crop mi ha detto di non avere visto assolutamente nulla, né UFO, né pensionati, né "diavoli mietitori", né artisti. E allora, cosa produce il fenomeno?). Circa le sfere di luce, come ho già avuto modo di dichiarare durante un'intervista a Telelombardia, l'ipotesi Haselhoff è interessante; ma il materiale video che sinora ho visto (escludendo i falsi da tavolino, come il filmato di Olver's Castle) mi sembra tanto mostrare uccelli ripresi fuori fuoco. Lo studioso olandese potrebbe dunque avere ragione, ma sinora i filmati che sono stati prodotti nelle varie trasmissioni non mi sembrano prove convincenti. Ma non posso nemmeno accettare a scatola chiusa le rivendicazioni senza prove dei circlemakers nostrani. Come sa qualsiasi buon ufologo, formatosi leggendo Hynek, è condizione indispensabile, nel valutare un evento, conoscere l'identità (e l'attendibilità) del testimone. Nel caso della land art, i sedicenti autori sostengono di non potersi mostrare pubblicamente (lo credo, violano una mezza dozzina di articoli del codice penale) e non sembrano fidarsi del vincolo di segretezza e del rispetto della privacy che noi ufologi garantiremmo loro; anzi, con molta sufficienza, lasciano intendere di non essere interessati alle nostre "speculazioni"; ma dovrebbero avere il buon senso di considerare il clamore (ed il conseguente danno ai contadini, tutt'altro che compiacenti) che arrecano con le loro pretese "opere artistiche" (non si capisce poi perché non si comperino un campo tutto loro, anzicché andare a devastare quello di chi, col grano, ci vive. Com'erano arrabbiati i contadini di Desio, Pontecurone, Rho e Acqui… Altro che contadini conniventi per… cento euro!).
Peggio ancora, questi misteriosi signori (l'età è un mistero, s'era scritto "classe 1998". I circlemakers hanno forse cinque anni? Che fenomeni, fan più miracoli del Bambin Gesù!) si limitano ad inviare, solo e soltanto in siti compiacenti, messaggi anonimi con indirizzi e-mail altrettanto vaghi. Come ninja nella notte, colpiscono e fuggono, ma non si fermano mai ad offrire una prova (il cui peso grava invece su costoro) delle loro malefatte. In un periodo in cui persino il più scalcinato videomane sa maneggiare una telecamera per celebrare le proprie gesta, questi incappucciati non riescono a mandarci una sola immagine nitida, possibilmente dall'alto, da una scala, che li mostri al lavoro su un (ovviamente incompleto, non siamo mica con l'anello al naso) crop di Desio o di Pontecurone… Di mitomani che si prendono la paternità delle azioni più strane (persino di omicidi ed attentati) sono pieni gli archivi giornalistici ed i casellari della polizia; dovremo adesso riempirne anche per l'ufologia? E' così difficile produrre una foto dei burloni al lavoro (magari scattata da un cellulare ed inviata anonimamente in rete)? Ma che sia una foto che mostri uno dei crop investigati dagli ufologi, e che la figura sia ben visibile; inutile veicolare, come fatto sinora, primi piani sin troppo ravvicinati di campi in cui le pretese figure sono state in realtà realizzate dall'azione del vento... Arriverà mai tutto ciò? Spero solo che questa provocazione serva, ma ne dubito. Circlemakers o cialtronmakers?
Tornando al dossier Cicap, lo concludono due controinchieste; una è su Sabaudia (a cura di Mirco Corridori); una è di Marcello Garbagnati, sul crop di Rho, le cui conclusioni sono anche le mie, si è trattato di un falso.