PAUL DAVIES, UN MATEMATICO ALLA RICERCA DELLA MENTE DI DIO

di Alfredo Lissoni

Nel novembre del '93 arrivava in Italia, per un ciclo di 'Lezioni italiane' all'Universita' Statale di Milano, il professor Paul Davies. Fisico matematico, gia' docente universitario al King's College di Londra, Davies insegna all'universita' di Adelaide, in Australia. Il suo nome e' molto conosciuto negli ambienti della ricerca scientifica sulla vita extraterrestre essendo fra i principali promotori dei progetti radioastronomici di ascolto di eventuali messaggi alieni (chiamati S.E.T.I. e H.R.M.S. negli Stati Uniti) in Australia. Ove il nostro stava progettando una "citta' della scienza" con la collaborazione del governo giapponese. Ma Davies e' noto in tutto il mondo, grazie alle decine di libri pubblicati e tradotti in molte lingue, anche per la sua personale ricerca di Dio.

In un bellissimo volume, edito nel '93 per i tipi della Mondadori ed intitolato 'La mente di Dio', il nostro ha scritto:"Faccio parte di quel gruppo di scienziati che non professa nessuna religione tradizionale, ma, nonostante cio', nega che l'Universo sia qualcosa di accidentale, senza uno scopo. Attraverso il mio lavoro scientifico sono giunto a credere sempre piu' fermamente che l'universo fisico e' costruito con un'ingegnosita' cosi' sorprendente che non riesco a considerarlo come un fatto puro e semplice. Mi pare che ci debba essere un livello piu' profondo di spiegazione. Se di desidera chiamare questo livello DIO e' una questione di gusto e di definizione. Sono inoltre giunto alla conclusione che la mente - ossia la nostra coscienza consapevole del mondo - non sia un carattere insensato e fortuito della natura, ma un aspetto assolutamente fondamentale della realta'...Credo che noi esseri umani siamo una parte essenziale dell'organizzazione del mondo...".

In altre parole, la mente di Dio si rispecchia nella mente degli uomini. E non solo degli uomini di QUESTA Terra. Perche' Davies, intervistato, si e' detto convinto dell'esistenza degli extraterrestri. Non gia' di quelli che viaggiano a bordo degli UFO, ma di quelli che, a migliaia, popolano gli infiniti mondi dell'universo sterminato.

- Professor Davies, esiste la vita nell'universo?

- Molto probabilmente si', anche se al momento non abbiamo dei dati definitivi. Ma sappiamo che nello spazio si trovano gli amminoacidi, che sono i componenti delle proteine, e quindi la base per la vita. E amminoacidi sono stati trovati nei meteoriti, uno dei quali, quello di Murchisson, caduto proprio in Australia. Inoltre potremmo trovare forme di vita aliena, anche se ad uno stadio molto primitivo, in vari corpi del nostro sistema solare...

- Nel nostro sistema?

- Certo. Marte sembra presentare le condizioni piu' promettenti per lo sviluppo della vita. Sebbene le esplorazioni del Viking abbiamo dato risultati negativi, non dobbiamo dimenticare che abbiamo esplorato solo una zona molto ristretta del 'pianeta rosso'. Dove ci sono le tracce dei letti di fiumi. Segno che una volta c'era dell'acqua, che e' la base per lo sviluppo della vita.

- E dove, altro?

- Forse su Saturno, su Giove o sui pianeti piu' esterni alla Terra, dove potrebbero esseci le condizioni analoghe alla Terra di qualche milione di anni fa. O addirittura, sui pianeti extrasolari. Sappiamo che le comete hanno un nucleo ricco di idrocarburi, cioe' di materia orgnica. Ma intendiamoci, non stiamo parlando di una vita come la nostra, intelligente. Stiamo parlando di vita a livello embrionale.

- C'e' dunque una buona probabilita' che sista vita altrove?

- La probabilita' e' altissima. Per questo ritengo che il vero problema, adesso, sia un altro. Quello di comunicare con eventuali intelligenze tecnologicamente avanzate. La NASA ha approntato, nel corso degli anni, diversi esperimenti di questo tipo, basati sull'emissione di radiofrequenze, a mo' di messaggi in codice, e sull'ascolto di eventuali messaggi lanciati nello spazio da altri. Finora, pero', queste ricerche hanno dato tutte esito negativo.

- Ma che effetto potrebbe avere un contatto con noi?

- Le conseguenze sarebbero disastrose per le autorita' costituite, e soprattutto per la Chiesa. Tuttavia penso che il modo migliore per risolvere il problema dello shock culturale che un contatto provocherebbe nella popolazione sia affrontare il problema stesso.

Quando gli chiediamo cosa ne pensi degli UFO, la sua risposta è: "Anni fa ne parlai con il professor Joseph Hynek, che fu il maggiore ufologo del modno, ed ebbi l'impressione di avere a che fare con un mito moderno, con un sostituto della religione...".