NUOVO LIBRO DI LISSONI SUI FILES VATICANI

 

Si intitola "Gli enigmi del Vaticano" il nuovo libro di Alfredo Lissoni (Editoriale Olimpia, www.edolimpia.it, euro 14,50); vi si affrontano tutti quei segreti ecclesiastici che hanno segnato duemila anni di storia della cristianità (dalla congiura sulla Sindone ai vangeli apocrifi, dalla lotta ai movimenti ereticali alle cospirazioni massoniche e sanfediste, dai segreti di Fatima ai papi del paranormale, dalle ricerche UFO-Seti al templarismo agli angeli castratori).

Dall'Introduzione: "Chiunque tu sia che scrivi qui il tuo nome, per aver preso a prestito dei libri dalla biblioteca del Papa, sappi che incorrerai nella sua indignazione ed esecrazione, se non li restituirai intatti". Questo motto minaccioso spiccava, nel XV secolo, negli scaffali di una delle più complete, ricche e misteriose biblioteche del mondo, nei cui archivi si dice siano custoditi e secretati i libri più proibiti e pericolosi della storia dell'umanità: la Biblioteca Vaticana. La leggenda dice che, in questi sotterranei inaccessibili al pubblico, e nel corso dei secoli occasionalmente vietati persino allo stesso papa, si custodiscano i veri Vangeli di Gesù (che predicherebbero una dottrina all'opposto di quella raccontata oggi dall'esegesi cattolica e che tratterebbero diffusamente della reincarnazione e dello spiritismo); ed anche i carteggi nobiliari sulle discendenze dinastiche da Cristo in poi, che individuerebbero nella dinastia scozzese degli Stewart i legittimi eredi del Sacro Romano Impero (o Quarto Reich), assieme ad antichi carteggi papali ed inquisitoriali che tratterebbero di UFO, diavoli, poteri paranormali e viaggi fuori dal corpo; di custodi celesti dalle attitudini alquanto insolite, come gli "angeli castratori"; di reliquie miracolose e di corpi incorruttibili. E vi sarebbero anche i libri perduti dell'alchimia, un'arte "maledetta" di origine egiziana, il cui complesso codice cifrato sarebbe nascosto nelle principali cattedrali gotiche, sotto le mentite spoglie di Vergini Nere spacciate per statue della Madonna ed incisioni e dipinti che indicherebbero come individuare l'arca dell'alleanza nella quale Mosè nascose la manna, la verga per separare le acque del Mar Rosso ed i dieci comandamenti; quegli stessi libri iniziatici, la cui conoscenza "proibita" decretò la fine degli ordini cavallereschi templari e dei movimenti eretici catari e dolciniani, insegnerebbero, all'uomo in grado di penetrarne i segreti dopo anni di studio, come trasmutare il metallo vile in oro e come approntare un elisir in grado di dare la vita eterna o, se in fin di vita, di sconfiggere la morte (pozione magica che sarebbe stata testata sia da Napoleone che dal napoletanissimo principe Raimondo di Sangro di Sansevero); dulcis in fundo, negli archivi papalini sarebbero occultati anche i più pericolosi testi di magia nera ed evocazione satanica.

Diversi di questi racconti sono soltanto leggende, ma c'è molto di vero, in tutto ciò, ed è quanto andremo a svelare nella lettura di questo libro.
É consuetudine fare iniziare la storia della Biblioteca Vaticana dal sopracitato monito, opera del bibliotecario Bartolomeo Sacchi e dalla data, il 28 febbraio 1475, in cui prese servizio. L'ammonimento era anche scritto in testa al registro dei prestiti esterni, ma in quel momento Sacchi era bibliotecario personale del Papa, e non della Biblioteca Vaticana, che come tale non esisteva ancora. Ma esistevano gli archivi ecclesiastici; ogni parrocchia ne custodiva uno, più o meno grande, nel quale era annotata, come una schedatura, la storia di ogni matrimonio, morte, nascita e battesimo e molto spesso la storia dell'intero paese, borgo, villaggio, città o frazione. Si andava dalle visite pastorali alla divisione dei terreni sino alla minuziosa cronaca storica del luogo. Si trattava di una mole enorme di materiale documentaristico che con il tempo sarebbe divenuto di eccezionale importanza per la stesura di quei libri della storia d'Europa su cui studiano i nostri ragazzi, nei licei, e che spesso sarebbe confluito, in copia, negli impenetrabili archivi vaticani.

Ma sarebbe ingenuo sperare di trovare, nei testi scolastici, quella storia parallela e segreta, scritta

"discretamente" dalla Santa Sede e delle sue delegazioni sparse ai quattro angoli del globo ma mai pubblicata per il popolino, che costituisce i "misteri della cristianità". Si tratta di un dietro le quinte solitamente assai poco noto, fatto di intrighi di corte e congiure; di conoscenze perdute e segreti iniziatici che potrebbero costringerci a riscrivere la storia conosciuta dell'umanità; di sette esoteriche e massoniche che si danno ferocemente battaglia per l'instaurazione di un Governo parallelo del mondo e che per questo non disdegnano di orchestrare complotti atti a screditare la cristianità stessa, come fu nel caso della manipolazione dei test sulla Sindone, che, così, datarono falsamente la reliquia come di origine medievale.

Una minima, ma consistente parte di questa sterminata letteratura è presentata in questo libro; grazie ad essa, è stato possibile riscrivere molti periodi bui della storia passata. Quando difatti, sotto la pressione delle invasioni barbariche, andò in disfacimento il Sacro Romano Impero, fu la Chiesa a prendere in mano il destino del Vecchio Continente, unendolo sotto il simbolo della croce e promettendo ai sovrani un'investitura "divina" che ne legittimasse il potere temporale; furono allora gli uomini della Chiesa, i pii frati amanuensi, ad annotare meticolosamente tutto quanto accadde giorno dopo giorno, anno dopo anno. Antesignani dei moderni giornalisti, quegli uomini di cui spesso s'è perduta ogni memoria custodirono per noi, oltre alla consueta cronaca locale che oggi si chiama Storia, i più bizzarri retroscena, i più insoliti dietro le quinte, i fenomeni più anomali che oggi tanto affascinano i cultori dell'occulto: gesta di sette sataniche e di movimenti eretici, stregoneschi e pagani; eventi celesti inspiegabili; propagazione di teorie esoteriche e scientifiche non conformi ai dettami della Chiesa cattolica. Quegli stessi bibliotecari ante litteram raccolsero e nascosero molti vangeli detti apocrifi, attribuiti a Gesù o a personaggi dell'Antico Testamento ma rifiutati dal Vaticano, perché contenenti affermazioni non in linea con l'indirizzo teologico proposto dalla Chiesa; e bibbie di ogni genere e grado (si pensi che del libro sacro dei cristiani esistono almeno ottantamila diverse traduzioni, con differenze spesso fondamentali su punti nodali dell'esegesi); la loro fatica non andò perduta. Finì tutta in Vaticano. Il resto lo fecero due papi, Niccolò V (1447-1455) e Sisto VI (1471-1484), che fecero incetta del maggior numero possibile di manoscritti greci, latini, arabi ed ebraici (verso i quali, in pieno Medioevo, esisteva una forte ostilità da parte di talune gerarchie ecclesiastiche, che ne avrebbero preferito la distruzione, in quanto contrari alla fede cattolica). Da allora, la Chiesa si prodigò per recuperare sempre più materiale: i codici più antichi sono il frutto di instancabili campagne di acquisti, iniziate dai Papi nella seconda metà del XV secolo e continuate sino ad oggi. Tutto ciò, e molto altro, è custodito negli archivi vaticani, un tempo biblioteca personale del Papa, oggi Biblioteca Vaticana. Ma non si creda che tutto questo materiale sia aperto al pubblico. Tutt'altro. Se Sisto IV prima e Paolo V dopo (nel 1612, a proposito dei documenti d'archivio) hanno aperto alla consultazione degli studiosi, molto materiale rimane ancora top secret. Il cosiddetto Archivio Segreto Vaticano è stato aperto alla consultazione, ed in minima parte, solo nel 1881, da papa Leone XIII. "Nell'archivio politico vaticano agli studiosi è permesso di vedere soltanto i documenti fino al 1922, cioè fino alla morte di Benedetto XIV, più un piccolo segmento che riguarda la Germania e in particolare gli ebrei. É tradizione che ogni nuovo papa apra un pezzo nuovo dell'archivio. Il prossimo aprirà probabilmente la parte fino alla morte di Pio XI, cioè fino al 1939", ha commentato la giornalista Linda Giuva su Panorama del 5 febbraio 2004. Ma agli storici e agli studiosi sfugge una constatazione molto importante, cioè che quanto viene derubricato dagli archivi ecclesiastici è solo la punta dell'iceberg di un'istituzione che duemila anni fa ha minuziosamente annotato fatti storici, eventi drammatici, resoconti e testimonianze che tuttora sono alla base della moderna storiografia, che dispone di una Biblioteca e di un Archivio vaticani giustamente definiti da Famiglia Cristiana "un complesso unico al mondo, una specie di mecca per qualunque studioso" e la cui divulgazione potrebbe costringerci a riscrivere una fetta considerevole della nostra storia, nonché delle tradizioni ecclesiastiche e delle credenze religiose, via via modificate ad hoc nel corso dei secoli.

Intento di questo libro, steso da un ex bibliotecario ed ex insegnante di religione, che ad una parte considerevole di quegli archivi ha potuto avere accesso, è proprio questo: togliere quel velo che la censura ha imposto a duemila anni di conoscenze perdute.