INTERVISTA A MARIO FARNETI
A proposito di "Occidente", come le è venuta l'idea di un romanzo ucronico sul fascismo? Di che parla il romanzo?
E' vicenda ambientata nel 1972. Mussolini, ottantanovenne, sta per festeggiare il cinquantenario dell'Era Fascista. L'Italia è ancora retta dalla monarchia e Galeazzo Ciano è il capo del governo, succeduto appunto al suocero. Ma qualcuno sta tramando per abbattere il fascismo e per impadronirsi di un "tesoro" di inestimabile valore spirituale e materiale. In questo scenario si inseriscono le gesta del protagonista, Romano Tebaldi, un eroe senza macchia e senza paura, che deve scontrarsi con le trame e le doppiezze di uomini senza scrupoli. Ma non basta: dietro le quinte si muovono anche "presenze" inquietanti, che sembrano influenzare gli eventi, al di là della volontà degli uomini…
Che reazioni ha avuto "Occidente", in Italia e all'estero?
Reazioni molto forti, direi. La stragrande maggioranza dei lettori lo ha accolto con entusiasmo, come se avessi gettato un sasso nello stagno un po' sonnolento della fantascienza italiana. Il mio libro ha suscitato grandi amori e anche qualche piccolo odio. Chi però ha dimostrato questo ultimo sentimento non ha saputo ben razionalizzarlo, esprimendo critiche spesso derivate da una lettura superficiale. Nel peggiore dei casi c'è stato anche chi ha rivolto delle critiche del tutto gratuite di tipo squisitamente ideologico, senza neanche aver letto il romanzo. Per fortuna si è trattato solo di episodi marginali, perché il consenso è stato veramente vasto e del tutto inatteso, anche da parte della stampa. Prova ne sia che il romanzo si è classificato al terzo posto al Premio Italia 2002. Senza dubbio, un ottimo risultato per un'opera prima.
Che ruolo giocano nel romanzo i dischi volanti?
Il ruolo svolto dai dischi volanti è nodale sia in "Occidente", sia in "Attacco all'Occidente", il secondo episodio della serie. Prendo proprio come riferimento il fantomatico Gabinetto RS/33 dell'OVRA e la caduta della navicella di Vergiate per tessere buona parte della trama del romanzo. Addirittura il protagonista, Romano Tebaldi, diventa capo dello stesso Gabinetto RS/33. E' un dato ormai certo che Mussolini si interessasse al problema degli UFO, come è certo che Marconi avesse scoperto l'utilizzo delle microonde per scopi militari: il cosiddetto "raggio della morte", la moderna bomba elettromagnetica o E-bomb di cui parlo nel secondo romanzo.
Lei che ne pensa degli UFO?
Penso che qualcosa di strano nei nostri cieli stia realmente accadendo. Specialmente in "Attacco all'Occidente" adombro una possibile spiegazione circa l'origine degli UFO, che svelerò completamente nel terzo episodio.
La ricostruzione ucronica è stata giudicata assai credibile, così come i dettagli tecnici, architettonici...
La realizzazione delle giuste ambientazioni è stata per me molto stimolante dal punto di vista intellettuale. In questo mi è venuto in aiuto il fatto di essere figlio di antiquari ed aver esercitato io stesso, per qualche tempo, questa affascinante professione. Ciò mi ha avvicinato al mondo dell'arte, dell'archeologia, e a tutto ciò che è considerato "insolito".
Sì, il Times di Londra ha riservato ad "Occidente" un articolo su otto colonne. Un fatto assai raro per un autore italiano. Devo dire che gli anglosassoni conoscono molto meglio di noi questo genere letterario che chiamano virtual history o what if? ed hanno saputo apprezzarlo, dimostrando serietà e maturità anche a livello critico. Il fatto poi che io, a differenza di molti scrittori nostrani, abbia parlato del fascismo senza alcun tipo di complesso, ha certamente avuto il suo peso.
Parliamo del seguito, "Attacco all'Occidente"; quasi profetico...
E' un'osservazione che ha fatto più di un lettore, a proposito della recente guerra in Iraq e dell'escalation del terrorismo mediorientale. Non so se si tratti di doti profetiche o, più semplicemente, di immaginazione particolarmente vivace. Credo più nella seconda ipotesi. Mi piace molto capovolgere la realtà e guardarla da questa prospettiva. Molta gente ha paura di eseguire questa operazione, perché certe volte i risultati possono essere pericolosi per la propria percezione del mondo e anche per la propria stabilità psicologica. Credo però che se si vuol comprendere meglio la realtà nella quale viviamo e immaginare quella futuribile, sia necessario un approccio non convenzionale e privo di pregiudizi e di tabù.
Ha anticipato anche la Sars...
E' vero, ho previsto qualcosa del genere: un morbo che nel romanzo ho chiamato "macula" e che colpisce solo persone di un determinato gruppo etnico. Purtroppo non si tratta solo di fantasia, esistono infatti i fondamenti scientifici perché un virus di questo tipo possa essere creato in laboratorio, come forse è avvenuto per la Sars…
Com'è Farneti nel privato? Quanto c'è di autobiografico nei romanzi?
Nel privato sembro una persona tranquilla e sedentaria. Ho usato la parola "sembro" perché si tratta solo di apparenza. Di carattere, invece, sono curioso, certe volte fin quasi all'ossessione. Non riesco ad accettare che un solo giorno della mia vita non sia stato utile a conoscere o a capire qualcosa di nuovo. Perciò la mia mente è sempre in movimento alla ricerca di cose da sperimentare e da apprendere, una necessità che mi porta anche a leggere una quantità incredibile di libri. Ad esempio, da più di trent'anni anni coltivo la passione per la radio, un hobby che mi ha sempre affascinato. Ho costruito e sperimentato apparecchiature e antenne di ogni tipo ed ho collegato e collego tuttora radioamatori come me in ogni parte del mondo. Questo mi ha portato ad avvicinarmi, poco più che ventenne, al mondo della televisione ed a lavorare in questo settore. Negli anni Settanta ho fondato nelle Marche, con un gruppo di amici, una delle prime TV libere d'Italia e oggi lavoro in una importante agenzia televisiva internazionale. Realizzo anche documentari televisivi, soprattutto sulla mia terra d'origine: l'Umbria. Non posso negare che nei miei romanzi ci sia molto di autobiografico: la mia passione per le antichità e per l'elettronica, due cose che sembrerebbero stridere fra loro e che invece ho saputo amalgamare nelle storie che racconto.
Che ci dice degli spunti di archeologia misteriosa?
E' una materia che mi ha sempre affascinato, perché sono certo che l'uomo sia immensamente più antico di quello che la scienza convenzionale ci voglia far credere e che la Storia non si sia svolta esattamente come ce la raccontano i libri di testo. E' una convinzione intima, molto profonda, direi quasi radicata nel mio DNA. Da credente quale sono, prendo poi alla lettera la Bibbia e rifiuto l'evoluzionismo darwiniano.
In "Attacco all'Occidente" c'è un richiamo a "Contact" ed alla misteriosa sparizione di Majorana...
Penso che Majorana, oltre che scienziato eccelso, fosse anche e soprattutto un Adepto. La sua sparizione, a parer mio, fu conseguente alla realizzazione di quella che in Alchimia si chiama "Grande Opera". In quell'istante la sua esistenza fisica non aveva più ragione di essere ed egli fu trasferito in un piano spirituale più alto, che la gente comune non riesce a percepire, perché noi uomini siamo solo l'espressione minima di una realtà trascendente di immensa complessità, di cui, a tratti, percepiamo solo qualche tenue barlume.
A quando un seguito?Penso presto. Sto lavorando ad una prima stesura del soggetto ed ho delle idee "folgoranti". I lettori possono stare tranquilli: il terzo episodio sarà ancora più travolgente dei due precedenti…