FILES FASCISTI, IN MOLTI SAPEVANO
Meier sostiene che secondo suo padre, però, si sarebbe trattata "dell'ultima arma segreta di Hitler", cosa che, secondo gli scettici CISU, sarebbe "molto strana, visto che all'epoca (1942) l'argomento non era ancora conosciuto e certamente non diffuso dalla propaganda nazista". In realtà, delle armi segrete del Gabinetto RS/33 si sapeva, eccome.
Ma Mussolini non era solo un patito degli UFO. Nel suo diario, Benito il mio uomo (Rizzoli 1958, raccolto dalla spiritista Anita Pensotti), Donna Rachele ci dice anche che Mussolini "era un po' superstizioso. Un giorno a Bologna, nel 1926, dopo aver inaugurato un grande stadio sportivo ed aver pranzato alla casa del fascio, aveva raggiunto me e gli altri invitati in prefettura. Ci sono tredici donne, gli aveva detto qualcuno, e lui, pensando ad altro, aveva risposto: Pessimo augurio".
In un altro libro, Ciano, l'ombra di Mussolini, si legge che "dieci giorni prima di morire, Mussolini aveva lasciato il lago di Garda ed era partito per Milano, contro la volontà delle sue guardie tedesche". Non è casuale che proprio sul Garda io abbia trovato gli originali del disco volante fascista.
Ma c'è chi non crede a questa ricostruzione, pur non disponendo di dato alcuno. Sul numero 27 della rivista UFO, house organ del CISU, troviamo - poteva mancare? - un lunghissimo attacco di Giuseppe Stilo ai files fascisti. Il tono di ciò che vorrebbe essere una controinchiesta (!), è invece il consueto miscuglio di stucchevoli pistolotti moraleggianti e, in mancanza di meglio, sfottò (a cominciare dal titolo, "Fascisti su Marte"; ma una scoperta rivoluzionaria per l'ufologia avrebbe meritato ben altro approccio, che non l'umorismo guzzantiano). Non sarebbe stato nemmeno il caso di parlarne di questo poco edificante episodio, se non fosse che Stilo mi dedica la bellezza di ben otto pagine! Purtroppo, come al solito non mancano le affermazioni non vere. Falso è che il CUN - come ci accusa l'autore - non avrebbe messo a disposizione i documenti della comunità ufologica internazionale. La documentazione è stata fornita da subito, in forma privata, a varie associazioni e persone in tutto il mondo, da Nonsiamosoli ad Hera, da Odissea 2001 a Nick Balaskas ad Andrew Greer a Derrel Sims, e l'intero step by step dell'indagine è stato quotidianamente reso pubblico in Internet, tramite la webzine La Rete; per tacer del fatto che i documenti del Gabinetto segreto siano da anni riprodotti in .jpg nel sito nazionale del CUN, a disposizione di chicchessia. Pertanto, è inconcepibile come si possa sostenere una simile accusa, che Stilo concretizza in questa frase: "Senza circolazione libera dei dati non c'è ricerca scientifica". L'autore evidentemente non si è accorto che i documenti, oltre ad essere stati digitalmente riprodotti sul sito Internet del CUN, sono stati pubblicati su una miriade di riviste e giornali, su un libro, mostrati in TV (Rai, Mediaset, TeleNova) ed in simposi e conferenze stampa. Che pretendeva, Stilo, che gli regalassimo gli originali? Vero è peraltro che, al CISU, sin dall'inizio della nostra indagine, non ho ritenuto costruttivo fornirgli questo materiale
(Stilo immagina sia stato per "disistima per le capacità e onestà intellettuale di altri appassionati, come quelli del CISU", ma è lui a sostenerlo); non l'ho fatto, in realtà, per quattro semplici considerazioni: in primis,, non me l'ha mai chiesto; poi, i documenti originali sono materiale storico unico che Mister X, non individuando altri interlocutori affidabili, ha inviato direttamente al CUN (e dunque di proprietà CUN e non di altri); è stato giusto rispettare questa sua scelta (anche perché nelle missive mi aveva scritto a chiare lettere che se avessi disatteso le sue aspettative, avrebbe cessato ogni invio; cosa che poi ha fatto, nel momento in cui io, qualche mese dopo, ho messo a disposizione di tutti tutta la documentazione, contravvenendo alla sua richiesta. E adesso si ha la faccia tosta di accusarmi di avere nascosto i dati?); non appena il CUN mi ha dato il via libera, vale a dire dopo che le doverose perizie avevano stabilito che il materiale era autentico, i files hanno cominciato a girare (nel frattempo Nonsiamosoli aveva già cominciato a pubblicare i fogli che aveva personalmente ricevuti, quattro anni dopo di noi); questo iter è stato scelto per il semplice ed ovvio fatto che le varie perizie e consulenze di storici ed esperti sono state pagate dal CUN; stava quindi al Centro individuare modi e tempi per la divulgazione del materiale (e così è stato); in secondo luogo gli originali sono stati sottoposti, e da subito, non certo a "ufologi" che non hanno alcuna competenza specifica, ma ai veri ricercatori deputati a parlare con cognizione di causa: periti del Tribunale e storici. Fa dunque ridere Stilo, quando moraleggia: "Se la natura di questi fogli fosse davvero quella pretesa, si tratterebbe di documenti di enti pubblici, appartenenti allo Stato, di natura non alienabile e patrimonio storico del nostro Paese". Non diciamo fesserie. Forse che Edda Ciano ha regalato allo Stato italiano i preziosissimi diari del marito? I files fascisti sono parti integranti di un memoriale (si fosse letto il libro, lo si saprebbe) che Mister X ha ereditato da suo nonno e dunque, come scritto nella sua ultima lettera inviatami e riprodotta a fine volume, a pag. 241, di suo "legittimo possesso" (che è poi quanto gli ha ribadito l'avvocato che ha preso in custodia il restante materiale). Faccia ognuno il suo mestiere, dunque.
Chi scrive ha lavorato per anni come archivista, e dunque sa come muoversi. Quanto allo scrupolo - che semmai è morale e non legale - dei files come "beni dello Stato", sappia Stilo che me lo sono posto anch'io, tant'è che, come già scritto mille volte, all'inizio della mia indagine copia dei documenti sono stati consegnati al Museo di Storia del Risorgimento di Milano.
Ci sarebbe poi da dire molto sul "come" il CISU mi abbia chiesto la documentazione. La prima ed unica richiesta pervenutami fu a margine di una mail da parte del suo presidente, in cui si parlava di tutt'altro, e che terminava con una frase stesa in maniera alquanto irritante: "Ah, già che ci sei, mandami i files fascisti". Eh? E perché? A che titolo? Quanto mai c'è stata una collaborazione con questo ente, caratterizzatosi semmai negli anni per il fortissimo antagonismo distruttivo nei confronti del CUN? Stilo dimentica di dire che, dopo avere pubblicato il suo lunghissimo attacco sulla rivista CISU, si è mosso per chiedermi i documenti; non sarebbe stato più professionale chiederli prima?; ma quand'anche, per magnanimità, questo materiale gli fosse stato fornito sin da subito, chi mai regalerebbe ad altri il frutto di quattro anni di faticosissimo e costoso lavoro (non si dimentichi che le varie perizie e ricerche hanno previsto un notevole esborso), perché altri, magari, se ne prendano il merito? S'è mai visto uno scienziato regalare in toto il frutto delle sue ricerche ad un "collega"? Non mi pare che il CISU abbia mai donato in giro documenti o dati, prima di essersene attribuito il legittimo merito. Anzi, nei loro siti vedo fior di copyright.
L'unico iter adottabile era solo e soltanto quello che abbiamo seguito: sottomissione del materiale a veri professionisti dell'indagine storica, per le perizie del caso; pubblicazione del materiale tramite i canali dei legittimi detentori del materiale (il CUN e Nonsiamosoli), con salvaguardia del "giusto merito" di chi ha lavorato ed in contemporanea messa a disposizione di copie del materiale ad altri ricercatori, in forma privata, con preghiera di non divulgare prima della pubblicazione degli articoli; infine, divulgazione pubblica e completa del materiale, attraverso organi di stampa non specializzati e via Internet, il mezzo più rapido per raggiungere l'intero globo (e difatti, a seguito della messa on line, dei files si è cominciato a parlare in Serbia, Inghilterra, Ungheria, Polonia ecc...). Per concludere, discussione del materiale attraverso incontri, simposi, mailing lists. Come si può sostenere ancora che qualcuno non abbia i files fascisti? É sufficiente un giro in Internet, per scaricarseli...
Le argomentazioni di Stilo, dunque, sono prive di fondamento; non soltanto perché ha cominciato a contestare la vicenda quando ancora non aveva tutto il materiale in mano, ma perché le sue argomentazioni sono errate. Non è vero che i fogli "provengono da fondi archivistici che nessuno è stato in grado di individuare"; i files non erano materiale custodito in un archivio, ma documenti privati. É inevitabile che non siano "agli atti" (come del resto 3/4 della nostra documentazione storica passata). Non è vero che avrei taciuto l'ubicazione dei telegrammi sugli avvistamenti prefettizi anni Trenta. Ho scritto sin da subito che si trattava di materiale della Prefettura di Milano; ergo, sono custoditi nell'Archivio di Stato del capoluogo lombardo. Il CISU non ha dimostrato alcuna "facilità" nel recuperarli – come vogliono far credere - e non più di chiunque altro, conoscendo l'ubicazione da me indicata. Che non siano attendibili scrittori palesemente "schierati", come Rudolf Lusar, Georg Klein, Tim Matthews e David Irving è poi convinzione dell'autore, non mia. All'epoca della costruzione delle V-7 Klein c'era, e Stilo no. Perché dovrei credere più a quest'ultimo che non al primo? Che il Phi-7 citato dallo storico Irving non sia la V-7, ma il razzo Fi.103 che Irving - ma guarda la sfortuna - avrebbe scritto "con il numero sbagliato", come sostiene Stilo, è un'affermazione risibile. Irving parla di un disco e vogliamo far credere che stia parlando di una bomba? Ma scherziamo?
Falso è poi che io non abbia citato le fonti alle quali ho attinto. Nel libro Gli X-files del nazifascismo ci sono la bellezza di tredici pagine di bibliografia. Stilo mi accusa ancora di avere utilizzato alcuni libri sulle tecnologie naziste, e di non averne usati altri. E che vuol dire? Ho usato ciò che mi serviva per l'indagine. Che razza di argomentazione è questa? Riduce poi a leggenda la vicenda del raggio della morte di Marconi, ignorando evidentemente che a parlarne fu principalmente la moglie di Mussolini, persona indubbiamente bene informata dei fatti; e non la ritiene abbinabile ai files fascisti in quanto "storia più antica della sua presunta origine" (bella scoperta, anche Tesla aveva lavorato a questo genere di arma, molti anni prima di Marconi; ma fu il genio italiano a perfezionarla, grazie alla retroingegneria aliena).
In compenso, l'autore si autocita continuamente, menzionando un suo libro come "esempio" di indagine storiografica ufologica. E tutto allora diventa chiaro…