VIAGGI FRA LE STELLE:
ASTRONAVI NELLA GALASSIA?
di
Tullio Regge * - É possibile il
viaggio nello spazio? Le astronavi finora proposte, estremo limite di
estrapolazioni della tecnologia umana, sono del tutto insufficienti per compiere
la traversata della Galassia per non parlare dei viaggi intergalattici. Una
minuziosa analisi scientifica dimostra che....
La Galassia è composta da qualche centinaio di miliardi di
stelle, una di queste il nostro sole, è posta in posizione marcatamente
eccentrica, ci serve da casa e ci permette di dare uno sguardo d'insieme a tutto
il resto dell'universo senza correre eccessivi pericoli. Vista dai cieli del
Sud, liberi da inquinamento e da luci cittadine, la parte centrale della
Galassia situata nella costellazione del Sagittario, offre uno spettacolo
incomparabile. Negli anni venti si svolse un acceso dibattito tra Shapley e
Curtis sulla natura della Galassia e degli altri oggetti di natura disparata,
che appaiono ai nostri telescopi. Tra questi oggetti M31, meglio nota
popolarmente come Nebulosa di Andromeda, appare ad occhio nudo come una stellina
sfocata di quarta grandezza ma esplode in una maestosa spirale nei grandi
telescopi. Shapley immaginava la nostra galassia come un oggetto unico in cui
era concentrata tutta la massa dell'universo e le nebulose spirali simili a M31
erano oggetti più piccoli contenuti in essa come l'uvetta nel panettone. Curtis
invece sosteneva, d'accordo con Immanuel Kant, che M31 era un universoisola
pari in dignità alla nostra Galassia e distante alcune centinaia di migliaia di
anni luce. La costruzione dei grandi telescopi, il lavoro pionieristico di
Hubble, quello che dato il nome al telescopio spaziale, e i progressi
dell'astrofisica dettero ragione a Curtis. Le misure di Shapley risultarono
errate, tratto in errore dalle polveri interstellari stimò in circa trecentomila
anni luce (1 anno luce = percorso della luce in un anno = circa 10.000 miliardi
di km.) il diametro della nostra galassia (tre volte il valore attuale) e
sottoestimò paurosamente la distanza di M31. Ciò non toglie nulla alla gloria di
Shapley, un grandissimo scienziato, il primo che abbia osato stabilire nelle sue
grandi linee la struttura della Galassia oltre a vari contributi fondamentali ai
vari rami dell'astrofisica. Anche Curtis si sbagliava, sappiamo ora che M31
dista oltre due milioni di anni luce.
Come possiamo
immaginare una distanza cosi grande? Un anno luce corrisponde a poco meno di
diecimila miliardi di chilometri; un aereo di linea vola a un milionesimo della
velocità della luce (300.000 km/sec) e coprirebbe un anno luce in un milione di
anni. In "Guerre stellari" distanze del genere vengono coperte disinvoltamente
in poche ore da astronavi virtuali. Pochi visionari hanno ideato schemi
futuribili ed abbastanza ragionevoli basati su estrapolazioni non troppo audaci
della nostra tecnologia e capaci di farci raggiungere le stelle e non solo i
pianeti del nostro sistema, ormai a portata di mano. Il progetto Orione, cui
parteciparono i noti fisici M. Rosenbluth, F. J. Dyson, E. Taylor, immaginava
un'astronave spinta da esplosioni atomiche che avrebbero messo in orbita
direttamente dei carichi utili di oltre centomila tonnellate seguita da una
supernave di seconda generazione che, costruita direttamente nello spazio,
avrebbe portato dei coloni sulle stelle più vicine. La partenza della navetta
atomica sarebbe stata spettacolare. Una immensa costruzione alta un paio di
chilometri e del peso di centomila tonnellate sarebbe stata spinta direttamente
in orbita dalla esplosione graduata di oltre duecento bombe atomiche. Non oso
pensare alle reazioni dei nostri ecologi. La supernave finale destinata alle
altre stelle, lunga decine di chilometri, sarebbe stata invece costruita
direttamente nello spazio decollando da un'orbita circumsolare posta ben lontano
dalla Terra e avrebbe raggiunto un centesimo della velocità della luce spinta
dall'esplosione ritmica di circa 200.000 bombe II (chiamate pudicamente unità
propulsive). La durata prevista per il viaggio era stimata sui 400-600 anni per
cui solo i lontani discendenti dei coloni in partenza, veri abitanti di una
mostruosa arca di Noè, avrebbero visto i nuovi mondi di Alpha Centauri. Vedo con
favore questa soluzione al problema: un gran numero di cariche termonucleari,
poco salubri nelle nostre vicinanze, sarebbe stato detonato a miliardi di
chilometri di distanza in modo ecologicamente corretto.
Nessuno dei fisici da me nominati contava di
essere sulla supernave, qualcuno di essi forse sognava ( ma senza troppe
speranze) di fare un viaggio sulla più modesta anche se pur imponente navetta
atomica. Il trattato contro la proliferazione nucleare ha messo al bando questo
tipo di viaggio spaziale. Rimane da risolvere il problema sociale e politico
quanto mai arduo, di stabilizzare (anche geneticamente) una mini comunità
lanciata negli spazi siderali e racchiusa per secoli o forse un millennio in una
scatola o meglio una prigione priva di attrattive. Vivendo in una casa dove
l'ascensore si rompe ogni due mesi nutro un certo scetticismo sulla possibilità
di costruire una astronave che funzioni per mezzo millennio senza andare
incontro al disastro. Chi vorrebbe partire ben sapendo di morire prima
dell'arrivo, anzi con l'assoluta certezza di farsi un viaggio noiosissimo ed
estremamente pericoloso? In ogni caso prima di partire per una missione del
genere occorrerebbe sapere qualcosa sui pianeti su cui intende sbarcare per non
porre una migliaio di coloni nati in reclusione ed abituati a vivere in un utero
metallico nella urgente necessità di dover fronteggiare climi impossibili ed una
incoercibile agorafobia.
IBERNAZIONE UMANA
Al
momento non siamo neppure sicuri se Alpha Centauri, la stella più vicina,
possiede pianeti. Il consenso comune è che quasi tutte le stelle hanno pianeti,
ma la probabilità che qualcuno di questi sia di tipo terrestre è purtroppo
minima. Molti racconti e film di fantascienza, ad esempio quelli della serie
"Alien" ed "Odissea nello spazio", narrano di astronauti che viaggiano per
secoli ibernati in apposite celle frigorifere. Purtroppo l'ibernazione umana,
anche per periodi molto più brevi, rimane un chimera priva di riscontro
tecnologico. Il collo di bottiglia dei viaggi interstellari rimane
l'inefficienza energetica dei sistemi di propulsione. Una astronave che usi solo
propellenti chimici dovrebbe portarsi dietro una quantità immensa di carburante,
in fondo già il sollevamento in orbita circumterrestre implica consumi di
carburante pari a cento volte la massa del carico utile. Per missioni
circumsolari il rapporto cresce ancora il che rende praticamente inutilizzabili
i razzi convenzionali che debbono essere coadiuvati da tecniche ormai ben
collaudate che usano l'attrazione dei grandi pianeti come spinta supplementare.
L'ideale sarebbe il poter usare l'annichilazione materiaantimateria come
spinta ma il guaio di quest'idea è che non esistono miniere di antimateria e che
la sintesi diretta di questa mediante acceleratori di particelle è paurosamente
inefficiente. Inoltre lo stoccaggio di ingenti quantità di antimateria sarebbe
estremamente pericoloso. Alcune proposte molto ingegnose si propongono di
evitare sin dall'inizio il trasporto di propellente sull'astronave ricorrendo a
spinte esterne. Se si potesse costruire su di un asteroide un laser molto
potente che usi energia solare si potrebbe dirigere il raggio su di una
astronave dotata di una vela riflettente e raggiungerla anche a distanze di
miliardi di chilometri.
La
pressione di radiazione, se mantenuta a lungo, farebbe accelerare l'astronave
fino a velocità relativistiche, pari ad una frazione apprezzabile di quella
della luce. Sono anche stati ideati schemi per frenarla poi all'arrivo. La
durata del viaggio si abbasserebbe in questo modo ad alcuni decenni. Una
variante di questo schema implica il lancio ad intervalli regolari di unita
propulsive velocissime che raggiungono l'Astronave in volo a distanze di
migliaia di miliardi di chilometri scaricando su di essa propellente nucleare e
rifornimenti vari. Un altro meccanismo di propulsione si basa sul concetto di
ramjet.
L'ASTRONAVE RAMJET
L'astronave sarebbe dotata a
prua di un grande imbuto adatto a raccogliere il tenue gas interstellare,
costituito in gran parte da idrogeno. Questo gas una volta compresso verrebbe
utilizzato in motori a fusione nucleare per fornire una spinta ulteriore
all'astronave. Il guaio presente è che non esistono ancora motori a fusione
anche se non si esclude affatto che essi diventino realtà fra circa mezzo
secolo. Cosa vedrebbero gli astronauti se restassero svegli durante 1a
traversata a velocità prossime a quella della luce? Gli eventi più spettacolari
sono quelli previsti dalla teoria della relatività ristretta. In primo luogo
l'aberrazione della luce sposterebbe in avanti le immagini delle stelle
addensandole a poppa e diradandole a prua. Per comprendere meglio questo effetto
immaginiamo una persona che corre sotto la pioggia. La velocità delle gocce si
compone ora con quella della corsa, non è più verticale, per cui esse sembrano
provenire da una sorgente spostata in avanti. L'effetto Doppler agisce sulla
luce delle stelle diminuendo la lunghezza d'onda di quelle a prua ed aumentando
quella delle stelle poste a poppa. Come conseguenza le prime apparirebbero con
una tonalità di colore virata verso il blu e le altre verso il rosso. Un effetto
inaspettato, per i non esperti, è quello della contrazione delle lunghezze. La
distanza da percorrere appare più breve di quella reale per un fattore che
aumenta con la velocità. Ad esempio per una astronave che viaggi a 4/5 della
velocità della luce, ossia a 240.000 km/s. la distanza di 10 anni-luce si
ridurrebbe a 6. Il viaggio durerebbe di meno per gli astronauti ma avrebbe
sempre la stessa durata per chi rimane a terra. In altre parole il tempo non
scorre più nello stesso modo per chi si muove e per chi sta fermo.
Se un terrestre potesse
osservare direttamente un orologio posto sulla astronave lo vedrebbe andare a
rilento. Questo fenomeno viene chiamato dilatazione dei tempi. In linea di
principio non esiste limite alla dilatazione dei tempi, su di un veicolo
spaziale che raggiungesse la velocità della luce il tempo cesserebbe di scorrere
e gli astronauti avrebbero l'impressione di sorvolare spazi teoricamente
infiniti in un batter d'occhio. Tutto ha un prezzo, anzi il tempo è denaro, ed
in questo caso il veicolo avrebbe una massa infinita controparte secondo la
legge di Einstein E = Mc alla seconda dell'energia che gli deve essere fornita
per metterlo in moto. Se la sua massa è infinita occorre quindi una energia
infinita per fargli raggiungere la velocità della luce. Questa rimane quindi
insuperabile, esiste in effetti il muro della luce e nessuno ha mai trovato i
cosiddetti tachioni, ossia le particelle che superano la velocità della luce.
Più realisticamente giudico sconsiderato il tentativo di raggiungere
direttamente le stelle più vicine con equipaggi umani. Più ragionevole appare la
costruzione di grandi colonie spaziali, lunghe decine di chilometri, entro cui
potrebbe vivere stabilmente una comunità di coloni spaziali con una economia non
più sussidiata dalla Terra secondo le idee di J. O'Neil. Se queste colonie
riuscissero a prosperare utilizzando materiali pregiati esistenti nel sistema
solare assisteremmo ad un loro graduale ed irreversibile espansione verso i
limiti estremi del sistema. Lungo l'arco di millenni queste colonie spaziali
potrebbero raggiungere gradualmente e senza traumi le stelle più vicine
utilizzando come fonte energetica ma anche di materiali costruttivi l'enorme
numero di nuclei cometari congelati esistenti nella nube di Oort che circonda il
Sole e molto probabilmente le altre stelle.
Le probabilità
di incontrare altre civiltà tecnologiche, almeno in questa stadio iniziale,
appaiono scarse. Nessuno ha finora ricevuto segnali dalle Stelle più vicine che
indichino la presenza di esseri intelligenti. Quasi certamente le numerose
stelle doppie sono incompatibili con la vita, le orbite dei pianeti di un
sistema doppio, splendido sotto il profilo turistico, sarebbero infatti
piuttosto irregolari e condurrebbero ad alternanze imprevedibili di estati
torride ed inverni atroci. Una proposta che in parte risale a Fermi aggira la
necessità di spedire direttamente una colonia umana e prevede la sintesi di una
vera intelligenza artificiale a cui verrebbe affidato un archivio contenente la
codifica del DNA di una intera popolazione umana opportunamente selezionata. Il
tutto verrebbe posto in una sonda interstellare di massa estremamente ridotta
(sonda Von Neumann) e spedito senza rischi per gli umani ed in più copie verso
le stelle vicine. Giunta nei pressi di una stella la sonda dovrebbe localizzare
un pianeta adatto, scendere e procedere alla sintesi di esseri umani a partire
da materiali reperiti in loco. In poche migliaia di anni la nuova umanità,
figlia di qualche pozzo di petrolio locale, potrebbe replicare più volte la
sonda e spedirla verso stelle ancora più lontane fino alla conquista dell'intera
Galassia in un tempo che non dovrebbe superare 300 milioni di anni. Purtroppo o
forse per fortuna nessuno è ancora riuscito nel compito di costruire una
intelligenza artificiale adatta allo scopo ed inoltre il processo di
colonizzazione una volta iniziato non può più essere controllato e le sue
conseguenze sarebbero imprevedibili. Secondo Fermi non esistono civiltà
extraterrestri capaci di colonizzare l'intera Galassia, in caso contrario esse
sarebbero già arrivate sulla Terra e se ne vedrebbero le tracce.
Altri rispondono che i
dischi volanti sono appunto manifestazioni visibili di queste civiltà ed altri
ancora, come il Nobel Crick (quello della doppia elica) che la popolazione umana
sulla Terra è il risultato di una inseminazione alla Von Neumann operata
miliardi di anni or sono. Si tratta di discussioni che possono continuare
indefinitamente senza giungere a conclusione alcuna e che sono ideali per chi
vuol perdere tempo e far perdere tempo agli altri in quelle istituzioni nefaste
e ciarliere che vanno sotto il nome di tavole rotonde.
VIAGGIO COSMICO
Le astronavi finora proposte, estremo
limite di estrapolazioni, della tecnologia umana, sono del tutto insufficienti
per compiere la traversata della Galassia per non parlare dei viaggi
intergalattici. Alla velocità prevista un viaggio di questo genere durerebbe
decine di milioni di anni. Ripieghiamo quindi sui film di fantascienza. Come
abbiamo detto l'universo non è esaurito dalla nostra Galassia e neppure da M31.
Il New General Catalog (NGC o "Nuovo Catalogo Generale") lista decine di
migliaia di galassie con i loro dati essenziali (luminosità, forme, effetto
Doppler e così via), una frazione minima dei dieci miliardi di galassie
potenzialmente osservabili dalla Terra. Un gigante che potesse dare uno sguardo
generale all'universo su una scala di oltre cento milioni di anni luce lo
troverebbe pieno di una strana polvere cosmica, i cui singoli granelli sono
intere galassie. A volte queste sono raggruppate a migliaia in giganteschi
ammassi, Uno dei quali e ben visibile nella costellazione della Vergine. il
fisico Tipler prevede per il futuro remoto una gigantesca diaspora cosmica
dell'umanità in cui questa abbandonerà il sistema solare per invadere tutto il
cosmo fino a modificarne le modalità di espansione e di contrazione previste dai
modelli cosmologici correnti basati sulla relatività generale. Per quanto detto
una traversata intergalattica sta ad una interstellare come questa sta rispetto
ad una banale escursione nel sistema solare, il rapporto relativo delle distanze
percorse è dell'ordine di decine di migliaia. Nessuna delle tecniche futuribili
finora proposte ha senso per tragitti dell'ordine di milioni di anni luce. In
ogni caso esiste sempre il rischio che l'umanità collassi sotto il peso dei
propri problemi irrisolti e che allo scadere del terzo millennio la Terra sia
popolata da poche migliaia di trogloditi intenti ad adorare quello che rimane di
una lattina di Coca Cola.
* Fisico, Politecnico di Torino. Tratto dalla rivista Kosmos n.0-2004.