L'astrofisica triestina tra i relatori di un convegno, che si terrà
oggi a Roma, sulle visioni ultraterrene delle religioni e della filosofia
Margherita Hack: il mio Paradiso,
una festa di atomi nell'universo
7-5-02 - Dalla stampa romana. Margherita Hack in Paradiso. Possibile? Proprio lei, che ha sempre
detto di non credere in una vita dopo la morte. Che ha sbandierato ai
quattro venti la sua fiducia incrollabile nella scienza, scavalcando la
trascendenza per ancorarsi all'immanenza.
Eppure oggi, per un giorno, l'astrofisica triestina si accomoderà in
Paradiso. Anzi, nel "Paradiso degli altri". Così si intitola il convegno
organizzato dall'Enel, nel Palazzo Colonna di Roma, che, partendo dalla
"Divina Commedia" di Dante Alighieri andrà a esplorare la visione
ultraterrena delle altre religioni: musulmana, ebraica, induista, e via
discorrendo. Soffermandosi, ovviamente, anche sulle ipotesi filosofiche
avanzate per dare una fisionomia al giardino ultraterreno delle delizie. Tra
i relatori ci sarà anche lei, Margherita Hack.
A moderare l'incontro è stato chiamato il professor Giuseppe Pettinato, docente all'Università di
Heidelberg e alla "Sapienza" di Roma. Il convegno sarà anche l'occasione per introdurre la lettura del
"Paradiso" di Dante, curata da Vittorio Sermonti, che proseguirà, poi, al Pantheon, fino al 3 luglio.
Ogni settimana, dal lunedì al venerdì.
"Il mio ragionamento partirà definendo il concetto di laico - dice Margherita Hack -. Questo termine
può essere usato se si parla di un credente che non fa parte di alcun ordine religioso. Ma anche di un
libero pensatore, di un agnostico. E di un ateo che non crede in nessuna forma di trascendenza".
Lei in che veste parlerà?
"Parlerò da libero pensatore. E dirò, ovviamente, che parlare di Paradiso, per me, non ha senso. Io,
infatti, credo che dopo la nostra morte non ci aspetti un altro mondo, ultraterreno".
Che cosa resterà?
"Resteranno le molecole del nostro corpo, che andranno a formare altri oggetti o esseri viventi. Certo,
il nostro corpo, dopo la morte, verrà smembrato".
Però...
"Ci possiamo sentire parte dell'universo. Nel senso che gli atomi del nostro corpo, e di tutto ciò che
conosciamo sul pianeta Terra, sono stati prodotti all'interno di stelle molto più grandi del Sole.
Esplodendo come supernove hanno dato luogo a uno scatenarsi di tutte le possibili reazioni nucleari,
formando tutti gli elementi a noi conosciuti".
Niente va perduto.
"No, scaraventati nello spazio interstellare, vanno ad arricchire la materia da cui, poi, si formeranno
altre stelle, altri pianeti. E, chissà, anche altre forme di vita".
Una certa immortalità, allora, esiste?
"Si può parlare di immortalità della materia. Di cui, ovviamente, siamo fatti anche noi. E gli atomi che
oggi formano il nostro corpo, domani andranno a comporre, chissà, altri esseri, altri oggetti".
Più di Dante, e del suo "Paradiso", chi sente vicino?
"Sicuramente i filosofi epicurei. Pensatori estremamente moderni. Basti pensare che Epicuro accettò
la fisica atomistica di Democrito. E vide nella scienza uno strumento per dare all'uomo una
consapevolezza capace di liberarlo dal terrore della Morte. E, di conseguenza, dalla necessità di
creare degli dei in cui credere".
Non temere la Morte per essere liberi?
"Epicuro diceva che temere la Morte quando si è vivi non ha senso. E, poi, quando la fine arriva, noi
non ce ne accorgiamo perchè siamo destinati a sparire".
E il problema di Dio?
"Un tempo, Dio era tutto quello che l'uomo non riusciva a spiegare. Poi, la scienza ha saputo studiare
e chiarire molti di quei fenomeni paurosi, misteriosi, che sembravano manifestazioni di un'entità
ultraterrene. Ma parecchi enigmi rimangono. E allora Dio continua ad avere la sua funzione".