L'INTERVISTA

 

MARGHERITA HACK: ARGUTA ASTROFISICA ED ATTIVISSIMA DIVULGATRICE SCIENTIFICA

 

 

Intervista a Margherita Hack, prima donna a dirigere un
osservatorio astronomico in Italia, nonché punta di diamante nella comunità
scientifica nazionale ed internazionale. La sua opinione sulla presenza delle donne in astrofisica, la sua grande passione per l'Universo, la sua battaglia contro ogni forma di superstizione, ed il suo rapporto con la fede.

 

di Stefania Genovese

 

D. Professoressa Hack, come è nata questa sua passione per l'astrofisica?

 

R. "Tra le stelle", (titolazione della sua autobiografia N.d.A.), ammetto di essere capitata proprio per caso; mi è bastata una sola lezione di lettere all'Università per modificare i miei interessi verso le scienze; certamente non è stato facile, dimostrare all'establishment scientifico che una donna potesse accedere a delle conoscenze fino a quel momento appannaggio di un mondo rigorosamente maschile! Tuttavia mi applicai molto, sostenuta da questo mio grande interesse per lo studio del cosmo, e la mia scelta di una tesi in astronomia era dovuta al desiderio di affrontare un lavoro sperimentale. Per chi volesse accostarsi a questo genere di studi consiglio innanzitutto una buona formazione in fisica, prima della specializzazione in astrofisica e dell'eventuale dottorato di ricerca. Purtroppo mi sento in dovere di criticare la "Riforma Moratti" che privilegia la ricerca applicata: eppure, è necessario riconoscere che le grandi scoperte si fanno soltanto se c'è una buona ricerca di base, è questa è una condizione necessaria per una corretta e feconda epistemologia che giunga a conseguire dei reali progressi scientifici.

 

D. Cosa ne pensa del progetto SETI? ( Acronimo per Search for Extraterrestrial Intelligence)

 

R. Prima di tutto occorre considerare che pensare di essere unici è assurdo. Le leggi fisiche sono le stesse in tutto l'universo (che è piano, nel senso che segue le leggi della geometria euclidea, e infinito) ed è ragionevole pensare che anche le leggi biologiche lo siano. Fra miliardi di galassie, se supponiamo che le condizioni siano favorevoli alla vita anche solo su 1 su 1 milione (in modo del tutto empirico) allora ci sarebbero comunque miliardi di possibilità. Purtroppo io sono molto pessimista riguardo la possibilità di venire in contatto con gli extraterrestri tramite questo ambizioso progetto; uno dei principali ostacoli che comporta consiste proprio nella modalità in cui noi cerchiamo di contattare una ipotetica civiltà aliena. Oltre le distanze siderali che ci separano, la domanda cruciale verte proprio sul come possa essere possibile dialogare fattivamente con gli ET che potrebbero usare un diverso sistema di comunicazione magari non mediante sonde o impulsi radar ma bensì ad esempio raggi laser o qualche altra tecnologia più sofisticata che noi non siamo in grado di percepire.

Ancora oggi sulla Terra abbiamo delle difficoltà di comunicazione tra le varie razze, a causa anche dei diversi usi e costumi dei popoli: di conseguenza anche con una civiltà aliena non sarebbe molto facile.

Comunque se si riuscisse a captare dei segnali intelligenti, sarebbe un avvenimento sensazionale; tuttavia non credo vi siano molte possibilità di successo per il SETI: dovrebbe esistere una civiltà in rado di possedere tecnologia sufficiente ad inviare e captare segnali e dotata di curiosità e razionalità; inoltre il problema delle finestre temporali non è da sottovalutarsi. L'uomo ha due milioni di anni evolutivi ma l'età tecnologica ha solo pochi secoli; dunque se dei segnali artificiali fossero giunti sulla Terra, ceto anni fa, quando ancora la radio non esisteva, non avremmo potuto captarli.

Tuttavia la vita extraterrestre è tutt'altro che improbabile: proprio pensando a quanti sistemi planetari ci sono nell'Universo, mi pare illogico pensare che i viventi siamo solo noi. Inoltre ciò non svilisce l'onnipotenza divina; infatti perché mai avrebbe dovuto accontentarsi solo degli uomini?
Inoltre, a mio giudizio, è una fesseria quello che ha detto Fermi, cioè che se non sono venuti è perché non ci sono: gli extraterrestri non ci sono sicuramente nel sistema solare perché, al di fuori di Marte e del satellite Europa, non esistono mondi che permettano condizioni di vita: però dal punto di vista filosofico ritenere la vita come un fenomeno unico significa restare erroneamente in una prospettiva tolemaica ed antropocentrica.

 

D. Il suo rapporto con la fede e con Dio. A suo giudizio l'esistenza di altre forme di vita solleverebbe gravi problemi e ripercussioni morali?

 

R. Credo che in questo caso ci si dovrebbe interrogare sul senso ultimo del Cristianesimo; per quanto mi concerne negare l'esistenza di Dio non è un modo di risolvere il problema. Io adotto inoltre ciò che dichiarò Laplace: "Dio è un ipotesi di cui non sento il bisogno". Anche il fatto che io non creda è per me, una altra specie di religione; dunque l'ateismo è un atto di fede. Infatti noi non posiamo sapere se Dio esiste o meno quindi anche per affermare questa seconda ipotesi ci vuole fede. Io come astrofisica sono razionale poiché sono una persona di scienza, mentre spesso ho constatato che chi è spinto dalla fede spesso si comporta irrazionalmente, benché posso accettare l'ipotesi di don Giovanni d'Ercole che sostiene che entrambe le discipline possano avere forme complementari e diverse a quelle scientifiche, e possano servirsi di metafore equipollenti dal punto di vista conoscitivo anche se la scienza possiede sempre un grado di razionalità maggiore rispetto alla fede. Insomma io non ritengo legittimo cercare nel Big Bang il dito di Dio: occorre sempre tenere ben distinti i campi della rivelazione religiosa e della ragione scientifica. Non solo la Scienza non ha gli strumenti per testare l'esistenza di Dio ma nemmeno può individuare la Creazione o prospettare lo scenario del giudizio Universale. Concezioni quali quelle del Multiverso, rendono però estremamente plausibile l'immagine di vari domini che possono ospitare vita e magari intelligente. Per alcuni le costanti universali hanno questi valori proprio perché l'uomo potesse svilupparsi ed essere testimone delle proprietà dell'Universo: questa concezione sembra sottintendere che se non un Dio creatore almeno un'intelligenza abbia programmato l'Universo in modo tale da consentire lo sviluppo di esseri intelligenti. Ma ciò può essere accettato solo come atto di fede, ( anche se a molti non garba ammettere che l'Universo è così qual è per puro caso; troppe coincidenze). Così come è un atto di fede quello di chi vuol ridare all'essere umano pregnanza decisiva entro la "storia" dell'Universo. Tuttavia questo ragionamento che viene anche definito "principio antropico" viene a decadere perché non è del tutto soddisfacente dal punto di vista fisico. Ritengo stupido concepire una natura così pigra da esaurire le forze nella creazione di un solo Universo, e conseguentemente da ciò non vi è alcun motivo per non ipotizzare che nel "mini-universo" dove noi attualmente viviamo, la razza umana non sia l'unica a godere del privilegio di una esistenza intelligente.

 

D. Come giudica l'attuale stato dell'astronomia? Qual è il suo precipuo ed attuale intento?

 

L'astronomia oggi è soprattutto astrofisica: si studiano le temperature, le
densità, la composizione chimica, le fonti d'energia nei corpi celesti, le
trasformazioni. Se guardare il cielo da profani ad occhio nudo è un
bellissimo spettacolo, che stupisce ed affascina, invece per gli studiosi la volta celeste diventa un intrigante laboratorio di fisica naturale: qui, tutti i campi della fisica vengono applicati e trovano conferme. Devo anche riconoscere che religione e scienza sono due campi diversi e tra questi non c'è contrasto: lo scienziato che studia l'evoluzione dell'universo può considerarla come un disegno di Dio, o ritenerla un frutto del caso. Studiando astronomia si monitorano altri pianeti e la loro evoluzione, e spesso, dati i necessari parallelismi evolutivi, ciò ci porta anche a preoccuparci per l'attuale stato di degrado fisico, in cui versa il nostro; purtroppo il futuro della Terra dipende troppo dalla bassa sensibilità ambientale dei governi.

Vorrei anche aggiungere qualcosa riguardo le ricercatrici femminili in astronomia, che hanno dimostrato, viste le ultime loro scoperte, di essere quanto mai oggi necessarie e per lo più dotate di grande creatività speculativa: io ritengo siano come delle novelle "Eva",(che per me rappresenta la libertà di pensiero), ma in questo campo, devono sempre dimostrare di sapere fare di più e meglio. L'astronomia comunque è un campo speculativo ricco di connessioni filosofiche e scientifiche in grado di indurre anche molte riflessioni morali.


D. Professoressa Hack, le recenti scoperte astrofisiche stanno modificando molti paradigmi scientifici del passato: cosa ci riserverà la Scienza nei prossimi anni di fronte alla prospettiva di vita possibile su Marte ed eventualmente su altri pianeti extrasolari?

 

R. Oggi conosciamo un centinaio di pianeti extrasolari, ma nessuno di loro è adatto allo sviluppo della vita: hanno tutti una massa compresa tra quella di Saturno e dieci volte quella di Giove. Ma di questi pianeti oggi non possediamo immagini, ma ne percepiamo la presenza la loro presenza grazie agli strumenti. Fra qualche anno, quando avremo strumenti più potenti, forse avremo anche delle immagini: ed osservando le lucenza delle molecole di ossigeno e ozono, potremmo succesivamente avere anche informazioni più precise sulla loro atmosfera. In tal modo potremo approfondire se c'è stata o c'è presenza di forme di vita.
Riguardo poi la presenza di acqua su Marte in passato, annunciata proprio in questi giorni dalla NASA (scoperta che, non dimentichiamo, spetta alla sonda europea Mars Express anche se già in passato forti indizi erano emersi dallo studio delle immagini della superficie), occorre ribadire che se c'è stata acqua può significare che ce n'è ancora, ed essendo questa condizione necessaria per forme di vita elementari, come i batteri, sarebbe una grande scoperta, potere reperire anche tracce di quest'ultimi, (se pur in forma fossile). Certamente occorre essere cauti nel caso di Marte e non assumere prese di posizioni che danno aprioristicamente questo pianeta come foriero di vita aliena. Io comunque ritengo che la grande quantità d'acqua che esisteva su Marte sia scomparsa probabilmente a causa della massa ridotta del pianeta ( circa un decimo di quella terrestre), che risulta essere troppo piccola per trattenere l'acqua sul lunghissimo periodo, cioè per ere geologiche. L'acqua può essere semplicemente evaporata oppure si è congelata ai poli e forse nel sottosuolo. Certo che nel passato, in condizioni climatiche più favorevoli, avrebbero potuto prosperare forme elementari di vita: sarebbe dunque illuminante poter paragonare quello che successe nel primo periodo di vita della Terra con l'evoluzione di Marte; ed in tal senso molto potranno dirci le sonde di esplorazione e l'esobiologia che si applica allo studio delle possibilità di vita aliena nello spazio.

 

D. Qual è la posizione della scienza di fronte a fenomeni anomali? Cosa ne pensa del fenomeno di Hessdalen, ad esempio?

 

R. La scienza procede mossa da curiosità e desiderio di sapere; per questo motivo è suo compito precipuo non ritrarsi di fronte a nuovi fenomeni e nuove scoperte che le si prospettano innanzi. Conosco le ricerche che si stanno effettuando ad Hessdalen: in questa valle capitano strani fenomeni naturali che iniziarono a comparire con frequenza dal Dicembre del 1981.In questa valle operano dei ricercatori che, con camere fotografiche magnetometri, laser, contatori Geiger, immagini infrarosse cercano di comprendere cosa possano essere questi grossi plasmi luminosi simili a palle di luce (BL o Ball lighting), di svariati colori. Le ipotesi più accreditate sono che si tratterebbe di concentrazioni di gas ionizzato confinato da un campo elettrico rotante, o da un campo elettromagnetico rapidamente pulsante; probabilmente cause scatenanti di questi fenomeni possono essere processi sismici, raggi cosmici, attività solare, o magari plasmoidi prodotti dalla attività tettonica della vallata. Secondo alcuni scienziati il fenomeno di Hessdalen presenterebbe una certa analogia con quelli osservati frequentemente in Norvegia ed ingenerale nelle zone vicine al Circolo Polare Artico. Potrebbero essere delle mini aurore boreali, simili ai rapidissimi movimenti di luce che si verificano quasi all'altezza del suolo. A mio giudizio il fenomeno di Hessdalen è particolarmente interessante perché, la piattaforma strumentale, installata in quella località potrebbe accertare la natura dei vari fenomeni UFO, riportandoli nel quadro di teorie fisiche controllabili sperimentalmente.

 

D. Cosa ne pensa di ufologia ed astrologia, tematiche oggi in grande "auge"?

 

R. Sono forme di creduloneria, che io non considero minimamente; vede, considerando le distanze delle stelle, anche di quelle più vicine, diventa proprio impossibile che qualche alieno venga a trovarci e, come ho già detto, non ha molte probabilità di successo nemmeno l'attesa di segnali artificiali da altre civiltà. Credo inoltre che le visioni di oggetti volanti non identificati, siano tali, solo perché il testimone non ha una giusta e buona conoscenza del cielo e dei fenomeni ad essi connessi.

Quanto all'astrologia, poteva essere giustificata in altri tempi, ma oggi non è altro che superstizione: quali effetti misurabili si possono avere da corpi celesti che distano da noi molti anni-luce? Si ha l'impressione che l'astrologia, argomento immancabile in televisione, sia una nuova religione, che pare darci una guida morale, mentre tende ad attenuare decisamente le nostre capacità razionali. In conclusione queste due pseudo-scienze irretiscono falsamente il pubblico ed offrono perlopiù un ridicolo spettacolo.

Tratto da Kosmos n.1.