BUSH TROVA UN NUOVO FAR WEST


di Stefania Genovese - Il presidente americano George W. Bush, in un discorso al quartier generale della NASA a Washington, il 14 gennaio scorso, ha tracciato "la nuova rotta" dell'esplorazione umana dello spazio, lanciando un programma perché "l'uomo ritorni sulla Luna nel 2015, con un nuovo vascello spaziale, vi crei una base permanente e di lì riparta, dal 2020, per Marte. I primi astronauti potrebbero scendere sul Pianeta Rosso tra il 2025 e il 2030". Alla sede dell'agenzia spaziale degli Stati Uniti, a dargli il benvenuto, da bordo dell'ISS, è stato Michael Foale, il comandante dell'attuale equipaggio. Salutandolo, Bush s'è rammaricato di non potergli stringere la mano. Entro il 2010, Bush intende però ritirare gli Stati Uniti proprio dal programma dell'ISS, la Stazione spaziale internazionale orbitante permanente, e mandare in pensione la flotta degli Shuttle ormai invecchiata (due su cinque sono già andate tragicamente perdute). Il nuovo vascello (Crew Exploration Vehicle) sarà testato e sviluppato entro il 2008 ed effettuerà la prima missione abitata non oltre il 2014. Se il calendario sarà rispettato, ci sarà un periodo di alcuni anni nei quali gli Stati Uniti non avranno modo di inviare un uomo nello spazio.

I programmi spaziali del presidente George W. Bush saranno, a suo dire, comunque aperti ad altri Paesi e non preconizzano, quindi, una militarizzazione dello spazio da parte degli Stati Uniti. "Non si tratta di una corsa, ma di una missione", aveva detto poche ore prima il portavoce di Bush, Scott McClellan. "Vogliamo proseguire questo viaggio insieme con altri Paesi in uno spirito di cooperazione e di amicizia", ha aggiunto McClellan. "Il nostro programma spaziale ha permesso di sviluppare la conoscenza umana e di fare avanzare la tecnologia per il benessere di tutti". Il calendario di Bush è già fissato: nel 2008 sonde, robot e altri veicoli spaziali automatici cominciano ad esplorare la Luna in vista della ripresa delle missioni umane; nel 2010 gli Usa ritirano il sostegno alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) e mandano in pensione la flotta superstite degli Shuttle. Nel 2014 scade la prima missione umana abitata, nuovo veicolo Crew Exploration Vehicle mentre il 2015 è la data prevista per prima missione umana sulla Luna con il nuovo veicolo. Nel 2020 comincia l'uso della superficie della Luna come "trampolino di lancio" spaziale verso Marte e altri possibili obiettivi per arrivare nel 2030 all'inizio delle operazioni per giungere a una missione umana su Marte.

Per i politici il piano della "nuova frontiera spaziale", è troppo ambizioso, cioè costoso. Per gli scienziati, lo è troppo poco. Agli americani, più impegnati a sbarcare il lunario che preoccupati di sbarcare sulla Luna, e meno idealisti dei loro connazionali Anni Sessanta, non interessa. Il piano del presidente George W. Bush per rilanciare la conquista dello spazio suscita più critiche e diffidenze che adesioni ed entusiasmi, sui media e nell'opinione pubblica. Le critiche sono di due segni opposti. Quelle dei politici uniscono i conservatori più tradizionali fra i repubblicani, che pensano che l'America non possa permettersi di spendere quei soldi, perché ha un deficit di bilancio già record, e l'opposizione democratica, che pensa che l'America debba spendere per quei soldi per altre priorità, l'istruzione, l'assistenza, la lotta contro la povertà.