PAUL DAVIES: ANDREMO SU MARTE


di Stefania Genovese - Marte potrà essere colonizzato a un prezzo ragionevole solo se il viaggio sarà a senso unico, se gli astronauti vi si fermeranno e non ritorneranno indietro, dimezzando i costi della Spedizione. Lo ha sostenuto sul New York Times il filosofo australiano Paul Davies, del Centro di astrobiologia, autore de "Il quinto miracolo: la ricerca delle origini e del significato della vita". Chi andrà su Marte, scrive Davies, non rimetterà più piede sulla Terra. Dotare il suo vettore del carburante per il decollo e il ritorno costerebbe troppo. Un gruppo di scienziati o astronauti fornito di un piccolo reattore nucleare e di altre attrezzature hi-tech potrebbe invece produrre in proprio ossigeno, acqua e cibo. Ogni due anni, quando Marte fosse nell'orbita giusta, la NASA potrebbe inviare rifornimenti e altri astronauti: così la vita umana fiorirebbe.

Il filosofo ritiene che questa possibilità sia stata segretamente contemplata dalla NASA: "So di uno scienziato americano", scrive, "che disse di essere stato preparato a un viaggio senza ritorno sulla Luna prima del lancio del programma Apollo. Sarebbe saggio scegliere uomini maturi, con un'aspettativa di vita più breve. La minore gravità di Marte rispetto alla Terra, le forti radiazioni, l'ambiente ostile, le privazioni, la relativa mancanza di assistenza medica inciderebbero sulla salute di chiunque. I primi esploratori di Marte non rischierebbero di morire abbandonati, anzi getterebbero le basi di una colonia. L'ostacolo più grave alla conquista di Marte nel 2030, 15 anni dopo avere costruito una base sulla Luna, è il costo. Il presidente Bush non lo ha quantificato, ha stanziato solo 12 miliardi di dollari per le ricerche nel prossimo quinquennio. Ma il padre, che nel 1989 aveva proposto di sbarcare sul pianeta rosso nel 2019, calcolò che occorressero 400 miliardi di dollari e alla NASA si parla di 750 miliardi". Non a caso un allibratore di Londra, William Hill, dà a 50 contro 1 che l'uomo raggiunga Marte entro il 2030. Hill si sbagliò però sul programma Apollo: diede a 1.000 contro 1 che qualcuno vi sbarcasse entro il 1969, e dovette pagare 10.000 sterline a uno scommettitore quando il luglio di quell'anno vi sbarcò Neil Armstrong. La soluzione potrebbe essere una missione internazionale: la NASA si è detta pronta ad accettare la collaborazione della Russia, come ha fatto per la stazione spaziale. Gli stessi tecnici NASA hanno dichiarato a Discovery Channel, parlando della ISS, che scopo di quest'ultima è portare nel cosmo un'umanità unita.