K-PAX DA UN ALTRO MONDO
Sulla scorta del successo cinematografico, è uscito il libro "K-PAX da un altro mondo" di Gene Brewer (Baldini e Castoldi, 233 pagg., 12,40 €). Volume godibilissimo, testo scorrevole ed accattivante, nella parte iniziale ricalca pedissequamente la trama del film (anche se ovviamente è il contrario, è stata la sceneggiatura del film ad utilizzare persino le stesse frasi che Brewer, biochimico del Wisconsin, ha sapientemente calibrato con perizia cinematografica); alcuni episodi, invece, come la sequenza dell'uccello azzurro o del consenso scientifico alle teorie astronomiche del preteso k-paxiano "trob", sono risolti molto in fretta. E meno ambiguo, a ben vedere, il finale del libro, dal quale traspar chiaramente che il preteso alieno altro non sia che un umano con sdoppiamento della personalità (sin da giovane, per evadere ad una situazione familiare, lavorativa e sociale) insostenibile. Prevale dunque l'aspetto psichiatrico rispetto a quello ufologico; niente alieni, trob è solo un malato, sebbene l'autore, nel finale, si diverta a lasciare un dubbio (nel film questa tesi è più sfumata). Brewer ha impiegato tredici anni a documentarsi nel genere letterario, prima di sfornare questa sua riuscitissima fatica, e bisogna fargli tanto di cappello per il "mondo alieno" che riesce a creare, e che è specchio delle frustrazioni di una mente malata. Se il film potrà avvicinare lo spettatore all'ufologia o alla fantascienza (il personaggio dell'uomo-alieno pacifista conquista immediatamente e innesca processi imitativi), il libro potrà fare scoprire al lettore il fascino della letteratura psicologica e psichiatrica. In entrambi i casi, un successone.