IN 2 STATUINE DI TERRACOTTA IL MITO PIU' ANTICO DELL'UMANITA'

Due statuine di terracotta, alte 20 centimetri e risalenti a 4500 anni fa: sono la prima testimonianza del mito piu' antico dell'umanita' e sono state scoperte in Turkmenistan da una missione archeologica italiana. Lo ha annunciato nell’agosto 2004, pur essendo la notizia vecchia, il mensile di scienza Newton con la storia e le immagini di questa scoperta.
Le statuine sono state trovate da Gabriele Rossi-Osmida, già esperto vampirologo, che da 15 anni e'
impegnato in una missione in Turkmenistan per conto del Centro Studi Ligabue di Venezia. Raffigurano divinita' maschili e ''rappresentano - ha detto l'archeologo - quel curioso 'passaggio di consegne' dalla Dea madre, che nelle culture piu' antiche impersonava l'origine di tutto, a una divinita' maschile, che poi nelle diverse culture asiatiche si sarebbe incarnata nel capostipite di tutti gli eroi. E avrebbe ispirato anche il piu' antico poema della storia, l'epopea di Gilgamesh''. Nello stesso tempo, i reperti
testimoniano il passaggio dall'antica societa' matriarcale, tipica ancora oggi delle civilta' nomadi, a una civilta' stanziale a guida maschile.

Le statuine presentate nel servizio di Newton hanno particolari sorprendenti e curiosi. Spiega Rossi-Osmida: ''I loro tratti rispecchiano i canoni divinizzati dell'epoca. L'uomo rappresentato e' infatti nudo, ma con la cintura, simbolo di grande dignita'. Le figure sono provviste di gambe ben tornite e calzano sandali infradito che confermano la dignita' della raffigurazione perche' le scarpe erano indossate solo dai re''. Ma a conferire un tratto quasi extraterrestre alle figure sono gli occhi, che assomigliano a chicchi di caffè. ''Un vero enigma - dice Rossi-Osmida - perche' a ispirarli non fu certo un chicco di caffe', impossibile da
trovarsi all'epoca in questi luoghi. A quanto risulta, presenterebbero analogie con reperti simili rinvenuti tra l’Egeo e il Mar Nero.
Probabilmente la fonte di ispirazione fu una conchiglia cauri, di quelle, per intenderci, ovali e perfettamente levigate. Dal Paleolitico questa conchiglia esercito' un grande fascino tra i popoli, che la associavano al concetto di fecondita' e, di riflesso, a quello di rinascita. L'impiego della cauri per imitare gli occhi fu adottato, per esempio, dalle popolazioni neolitiche di Gerico che inserivano le conchiglie nelle orbite dei defunti. In seguito, a Gerico e nella Palestina, nel tardo neolitico, apparvero le prime statuette con occhi a cauri, da collegare in qualche modo a questo rito''.

Gli scavi del Centro Studi Ligabue in Turkmenistan stanno portando alla luce testimonianze preziose che ridisegnano il ruolo avuto da questi popoli e da questo territorio nell’unire le due meta' del mondo, l'Europa e l'Asia, tra 4000 e 5000 anni fa. Vale a dire tremila anni prima di Marco Polo e della
Via della Seta. Si tratta di quella che e' stata battezzata la Civilta' delle Oasi e che sempre piu' si svela come il quinto centro di irradiamento culturale del mondo antico, accanto a Mesopotamia, India, Egitto e Cina.