LE MAM A RADIO PADANIA

Mercoledì 21 aprile 2010, dalle ore 22 su Radio Padania il mistero delle MAM, con Alfredo Lissoni, Marco Guarisco, Luis Lopez, Antonio De Comite (CUT), Salvatore Giusa (CUS), Enrico Baccarini, Paolo Bergia (UFO Rama) e altri...



La cavalla Lady, trovata nel 1967 con la testa scarnificata; fu il primo caso “ufficiale” di mutilazione animale.

Di Mutilazioni Animali Misteriose (MAM) si parla da sempre, nei secoli, attribuendone la paternità, volta per volta e a seconda del momento storico e delle credenze in voga, ai lupi (più o meno mannari, in Italia e Francia), ai gatti fantasma (in Gran Bretagna), alla Madonna, che asporterebbe il bestiame come premio per le grazie elargite (Italia), al diavolo ed ai satanisti che se ne ciberebbero durante i sabba (Europa Nordoccidentale), ai vampiros de moca ed ai chupacabras (Centro e Sudamerica), vampiri e mostri succhiacapre, fino agli alieni (sotto, un articolo del Gazzettino del maggio 1996) o a ladri o comunque a umani particolarmente crudeli.



Puntuali come ogni anno, tornano in America le “mutilazioni animali misteriose” (MAM). Un fenomeno, quello del ritrovamento di carogne di animali insolitamente macellati, esploso mediaticamente trent’anni fa, quando la giornalista ed ufologa Linda Howe vi dedicò un documentario, A Strange Harvest (Uno strano raccolto), ma già segnalato nel 1897 dalle cronache dell’epoca (un altro giornalista ufologo statunitense, John Keel, ne parla nel libro Creature dall’ignoto, edito da Fanucci). Buoi, cavalli, pecore e pesino cani, gatti e galline si presentano spesso dissanguati, con tagli simili a quelli prodotti dal laser e con le parti molli del corpo e diversi organi interni mancanti. Sei le “ondate successive” di massacri fra Stati Uniti e Canada, tra il 1967 ed il 1989, secondo Linda Howe; una cavalla di nome Lady (stranamente passata alla storia con il nome di suo figlio, Snippy), il caso più celebre, datato 9 settembre 1967, St. Louis Valley, Colorado. In quell’occasione la testa dell’animale era stata completamente scarnificata. 130 casi in Colorado in due anni, ed un’interrogazione senatoriale nel 1975, firmata dal politico Floyd Haskell, che non ha portato a nulla. Chi o cosa faccia tutto questo non si sa. Sul luogo del misfatto non si trovano mai tracce; anzi, a volte sembra quasi che gli animali siano stati scagliati dal cielo, dopo essere stati macellati: presentano difatti fratture ossee lungo un solo lato del corpo, come per una violenta caduta aerea. Gli ufologi incolpano gli E.T., i veterinari gli animali predatori, i poliziotti i satanisti e gli allevatori il Governo, per esperimenti di non si sa bene quale natura. Nessuna delle spiegazioni avanzate appare convincente ( 1 - 2 - 3) . All’ex agente CIA John Lear, convinto che siano i Grigi a mutilare gli animali per strappare organi da innestare in corpi umani, l’ufologo ed informatico Jacques Vallée ha fatto notare che ciò è inutile, in quanto il rigetto sarebbe istantaneo. Ma Lear non s’è convinto. E la storia degli animali macellati ha fatto ben presto il giro del mondo, è così si è scoperto che un po’ ovunque si segnalano da anni situazioni analoghe: in Argentina (1 e 2), in Messico e a Puerto Rico, ove la colpa viene data ad una sorta di mostruoso Grigio “vampiro”, detto chupacabras o succhiacapre, perché aspira tutto il sangue alle proprie vittime; in Francia, ove nel 1993 chi scrive ha avuto modo di raccogliere le confidenze di tre gendarmi marsigliesi che investigavano su decine di pecore e montoni mutilati e spellati nelle grotte di Verdon nel Var, è dal Cinquecento che si tramanda la leggenda del “felino mannaro di Gévaudan” (che nel 2001 ha ispirato al regista Christophe Gans il film Il patto dei lupi); in Svizzera, ove nel luglio del 1999 decine di pecore e caprioli sarebbero stati “sbranati per gioco” da una fantomatica “lince fantasma” che si sarebbe aggirata per la Gruyère, il paese del celebre formaggio; in Polonia, ove nel marzo del 1987 alcuni “alieni” avrebbero strappato un pezzo di carne dalla mascella destra di una mucca, dinnanzi agli occhi di uno sbalordito allevatore; in Bolivia, ove nel 1968, a Otoco, un’allevatrice vide un umanoide di un metro e venti intento a eviscerarne le pecore con un gancio tubolare. In Gran Bretagna la mattanza più grande risale al luglio del 1977, quando ben 15 cavalli furono trovati ridotti a pezzi, e sparsi nel raggio di alcune centinaia di metri, in un campo della Cornovaglia. “Effetto del passaggio di un UFO a bassa quota, indiscutibilmente”, dissero gli ufologi locali ai giornali. Altre mutilazioni sono state registrate in Gran Bretagna nel 2010.


LE MUCCHE DELLA VERGINE


Ed in Italia? Anche a casa nostra è sufficiente andare indietro nei secoli per trovare qualcosa di analogo ai lupi mannari ed ai gatti mammoni francesi, con la differenza che, per un certo periodo, nell’Italia cattolica e credente la responsabilità delle sparizioni in cielo del bestiame fu data nientemeno che… alla Madonna! Il caso più celebre risale al 28 marzo o maggio del 1543, quando a Vacciago di Orta, nel novarese, una figura di luce “simile ad un sole, che splendeva da ogni lato, lucidamente raggiandosi” e che venne identificata nella Madonna, apparve sopra un pruno (una “bocciola”) ad una giovane pastorella muta, Giulia Manfredi, ridandole la parola. Quando poi la “Madonna” si mosse per andarsene, tale fu lo spostamento d’aria che produsse che, riferiscono le cronache dell’epoca, “le campane della chiesa parrocchiale presero a suonare; e perché non era né ora né giorno di suono, le genti prima cominciarono a chiedersi l’un l’altro di tal novità la cagione; e poiché niuno lo sapeva, per saperlo dal prete si mossero, e raddoppiarono la meraviglia. Non c’era chi le funi tirasse, o con altro argomento le campane sonasse, ma da sé gagliardamente movendosi facevano dolcissima un’armonia...”. Nel 1628 la piccola cappelletta divenne il Santuario della Bocciola. La stessa storia, con qualche piccola variante, si ripeté, agli inizi del secolo seguente, nella vicina Varallo Pombia, cittadina novarese oggi nota per gli incontri ravvicinati di vario tipo. Un affresco nella chiesa del paese, dedicata a S.Pietro e costruita in data incerta (ma anteriore al 1600) ricorda l’ennesima apparizione mariana, ed il prodigio che anche là restituì la favella ad una giovane contadina sordomuta. Particolare curioso di questo evento (del quale non è nota la data) è che, in cambio della grazia, la “Madonna” si sarebbe portata via una mucca. Un dipinto nella chiesa commemora l’accaduto; alla base, una scritta: “Dammi una mucca, disse la Madonna alla giovinetta sordomuta”. Perché mai la Vergine Maria dovesse portarsi via una mucca non è dato di saperlo, a meno che il racconto non sia il ricordo deformato di un evento UFO. Una variante della “leggenda” la si trova, a partire dal 1073, anche nei monti Sibillini, area delle Marche da sempre nota per i continui avvistamenti UFO e per le mutilazioni animali. Fu là, nel comune di Montefortino (AP), che, secondo la tradizione, “nel maggio del Mille la Vergine SS.ma, cinta di straordinario splendore, apparve in questa sacra roccia all’umile pastorella Santina, muta fin dalla nascita”. “La fanciulla”, spiega una lapide posta dietro l’altare della Cappella del Santuario Madonna dell’Ambro, costruitovi in seguito all’evento, “ottenne il dono della parola in premio delle preghiere ed offerte di fiori silvestri che ogni giorno faceva all’immagine della Madonna, posta nella cavità di un faggio”. Per l’occasione, la Vergine non chiese alcun animale da portar via, ma la zona rimase per secoli al centro di curiosi eventi: nella vicina Grotta della Sibilla, scavata a 2150 m. nella corona rocciosa dell’omonima montagna, abitava una “fata Sibilla” (come testimoniato nel romanzo quattrocentesco di Andrea da Barberino sul Guerin Meschino , ma anche nel più celebre Tannhaüser di Wagner) che era solita apparire come un globo di luce (un UFO?), mentre nel lago di Pilato, ove la tradizione vuole vi fosse sommerso il corpo esamine del procuratore che condannò il Cristo, si davano convegno, nel Quattrocento, satanisti e negromanti per consacrare il “libro del comando”, un testo diabolico che avrebbe permesso il controllo di poteri inimmaginabili. “Si vuole vi salisse anche Cecco d’Ascoli, il più insigne stregone medievale del Piceno”, scrive lo storico Giuseppe Santarelli (in Le leggende dei Monti Sibillini, Santuario dell’Ambro, Montefortino 1979). Che aggiunge: “Quasi ad esorcizzare questo ambiente negromantico, dalle luci seducenti della Maga (che si ritiene fosse la stessa sibilla cumana dell’Eneide) e delle sue ancelle, prodighe dispensatrici di piaceri peccaminosi, e dai sinistri bagliori infernali del lago, è sorto in una bassa strettoia il Santuario Madonna dell’Ambro, la piccola Lourdes dei monti Sibillini”.



Le tre Madonne miracolose di Vacciago, Varallo e Montefortino. La seconda si portava in cielo le mucche, come ricorda la lapide sottostante.


I MOSTRI DEI ROTOCALCHI


Nel Cinquecento, il “mito” degli animali rapiti o mutilati inizia gradatamente a perdere le sue connotazioni mistiche e subisce una serie di tenebrose varianti in odor di zolfo. Responsabili delle mattanze (più che i lupi all’epoca ancora diffusi) diventano diavoli e licantropi, stregoni e satanisti. Nei verbali dei processi della Val di Fiemme, in Trentino, lo stregone Giovanni Delle Piatte racconta, il dicembre 1504, dei suoi incontri con il diavolo in forma di “grande frate nero”, grazie al quale aveva “fatto il giro di tutto il mondo in cinque ore” ed aveva appreso “del furto di buoi che venivano mutilati per servire da cibo per le streghe”; una sua “collega strega”, Margherita Tesadrello di Tesero, aveva spiegato che i “buoi venivano consumati entro un cerchio”. L’Era dei Lumi non ha avuto ragione di tante incrostazioni superstiziose e così, venuta meno la credenza in streghe e stregoni, nel XX° secolo la stampa “a sensazione” non ha trovato di meglio, per spiegare le MAM, che tirare in ballo draghi e mostri d’indefinibile aspetto, precursori di quegli “uomini-falena” oggi noti ai più per il libro The mothman prophecies di John Keel e per l’omonima pellicola del regista Mark Pellington. In particolare, sarà la popolarissima Domenica del Corriere, a partire dagli anni Cinquanta e per tutto il decennio successivo, ad alimentare voci e leggende di serpentoni fantasma, mostri alati e rettili spaventosi. Già il 1° dicembre del 1946 un servizio fotografico del settimanale milanese metteva in guardia i natanti dal fantomatico mostro del lago di Como, un “orribile mostro squamoso dalle fauci spalancate”; il 4 luglio del ’54 era la volta di un “mostro dalla testa di gatto e dal corpo di serpente, con due zampe anteriori”, che assaliva pecore, mucche e maiali a Fiumefreddo di Palermo; il serpente fantasma sarebbe stato avvistato, nell’ottobre dello stesso anno e sempre secondo la rivista, a Castelleone di Cremona. Cambiava però la descrizione: “Secondo le voci diffuse, è grossissimo, di color giallo, con una testa enorme e manovra emettendo terrificanti fischi” (una creatura analoga era stata segnalata già nel 1950 a Stradella di Pavia. Il “serpente di mare” emetteva nottetempo “prolungati e laceranti sibili”, non disdegnando parimenti ecatombe di galline nei pollai della località Monastero). Nel 1955 la Domenica del Corriere, per spiegare una strage di cani nelle campagne siciliane di Caltagirone, tirò in ballo “un leone evidentemente scappato da qualche circo”. Il 30 ottobre del ’66, per spiegare la mattanza di 50 pecore a Rocca Priora di Roma il settimanale ipotizzò un “branco di cani randagi affamati”. Ad un gorilla pensò, nel luglio del 1965, il quotidiano La Gazzetta del popolo, per spiegare il ritrovamento di strane impronte e graffi sugli alberi nei boschi di Cornegliano Laudense, vicino Lodi. In quell’occasione non furono trovati animali morti, né fu trovata l’inafferrabile creatura, nonostante le numerose battute degli agguerriti cacciatori. Ma già nel dicembre del 1961 lo stesso giornale aveva lanciato l’allarme per un “essere alto un metro e mezzo, coperto di lungo pelo nero e dal muso piatto”, che avrebbe terrorizzato con urla lancinanti contadini e cacciatori di Garlasco (PV). Il “gorilla del Ticino”, visto in realtà da sole tre persone, sarebbe stato persino preso a fucilate da un agricoltore ma, dal racconto da questi fatto, non sembra che i proiettili abbiano sortito su di lui un grande effetto (ringrazio il ricercatore Paolo Fiorino per avere gentilmente fornito la documentazione sulle creature di Lodi e Pavia). Il 31 gennaio 1960 la Domenica del Corriere anticiperà l’americano uomo-falena, sorta di pipistrellone dalle ali gigantesche, che nella Virginia occidentale terrorizzerebbe i viaggiatori solitari; la “falena” italiana, vista alla vigilia dell’Epifania del 1960, nella campagna intorno a Bisceglie da un militare in licenza, sarebbe stata “un mostro con un’apertura alare di oltre quattro metri”. Poiché di un uccello comune non poteva trattarsi, il rotocalco non lesinò dettagli, spiegando che il “mostro” si era rifugiato in una capanna disabitata e che, poche ore dopo, sarebbe stato visto anche da alcuni contadini e pescatori. Dulcis in fundo, “carabinieri e cacciatori avevano organizzato una battuta, ma non lo avevano avvistato”. Miti, fantasie, racconti popolari di cacciatori e pescatori (che, si sa, amano spararle grosse) o reali incontri ravvicinati travisati dal folklore locale, questi episodi, con il revival dell’ufologia, hanno rivestito nuove sembianze, quelle dei miti tecnologici. E così, per la (dubbia) sparizione di due polli a Chions (PD), nell’agosto del 1986, persino la paludata Famiglia Cristiana non ha potuto esimersi dal raccontare di quell’UFO “rubagalline” che, con un fascio di luce azzurrognola, avrebbe rapito i pennuti per portarli negli spazi siderali. Ironia della sorte, nel nostro excursus siamo partiti dalla Chiesa per tornare alla Chiesa. E dunque, in piena era spaziale la responsabilità delle MAM è caduta infine sugli E.T. Dopo Madonne, diavoli, draghi e serpenti fantasma è forse questa la spiegazione per un fenomeno che, nella migliore delle ipotesi, è un mito che si tramanda nei secoli e che varia in base alle credenze religiose o scientifiche del momento; nella peggiore, è la manifestazione di un’intelligenza “estranea”, apparentemente brutale, che nei secoli passati magari è stata scambiata, di volta in volta, per ciò che non è: un fenomeno sovrannaturale. Staremo a vedere.


L’uomo falena italiano (a sinistra) a confronto con quello americano.


LE PIÙ RECENTI MAM ITALIANE


Qui di seguito una breve panoramica delle più note mutilazioni nostrane. Fra parentesi, la spiegazione che, di volta in volta, è stata fornita dalle autorità o dai giornali. Si noti il picco di mutilazioni tra la fine del 1997 e la fine del 1998.

Giugno 1996. Pecore e daini massacrati “da un lupo o da una pantera”. Le carcasse verranno ritrovate sparse in un’ampia zona tra Foligno e Perugia.
Dicembre 1997. S.Rossore (PI). 7 cavalli mutilati in due anni. Gli ufologi indagano e la colpa viene data a “satanisti”.
Gennaio 1998. Apiro (MC). 5 pecore sgozzate sui monti sibillini (lupi).
Gennaio 1998 - agosto 1999. Castiglioncello e basso livornese. Animali uccisi da una “pantera nera”.
Primavera 1998. Un cacciatore riferisce di avere trovato, in tre occasioni differenti tra il 1990 ed il 1997, altrettanti cinghiali insolitamente sbudellati nei boschi di Acquasanta di Genova. La prima volta i cani si tennero alla larga dal cinghiale morto, l’ultima il cacciatore notò con sorpresa l’assoluta mancanza di tracce attorno al corpo dell’animale. Il Centro Ufologico Nazionale registrò nella primavera del 1998, nella stessa area, “diverse uccisioni di animali da cortile, proseguite per mesi”, in corrispondenza con l’apparizione di un “uovo volante” sopra Alassio (GE) il 15-5-98, evento che produsse l’abbaiare furioso dei cani della zona ed un black out elettrico.
Giugno 1998. Fatte a pezzi 5 pecore a Nolette e 7 a Canneto (SP). Un’altra pecora viene trovata mutilata in novembre a Fivizzano. Si dà la colpa a “cani randagi”.
Ottobre 1998. Animali sbranati sull’appennino pesarese: 100 pecore, 9 vitelli, 11 puledri. “Le uccisioni sono state eseguite con una modalità molto strana”, commentarono i veterinari dell’ASL. “Un vitello aveva un morso sulla groppa che andava da una parte all’altra, due bestie di due quintali sono state trascinate per trenta metri”. Versione ufficiale, lupi o una pantera.
Ottobre 1998. Casola (SP). Spariscono 33 galline da un pollaio. Nel novembre dell’anno prima, a S.Olcese di Genova, era stata la volta di 85 ovini. Inutili le ricerche dei carabinieri. Non fu individuato nessun ladro.
Aprile 1999. Strage di pecore a Cortina (orso).
Gennaio 2000. Colline torinesi. Mattanza di cinghiali (pantera).
Marzo 2001. “Allarme pantera” a Tivoli (RM).



L’UFO rubagalline di Chions, secondo Famiglia Cristiana.



Il chupacabras palermitano secondo la Domenica del Corriere: un serpentone dalla testa di gatto.



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