MARCONI E GLI ALIENI
Luigi Morelli ci scrive:
Interpreto alla lettera l'esortazione alla collaborazione, ed allego alla presente un file di informazioni relativo a Marconi e Tesla, recuperato in giro per la rete. Qualora l'origine ne fosse proprio il
Notiziario, questo mail testimoniera' la mia fiducia alle Vostre informazioni. :-)
Luigi Morelli
Quando Marconi parlò con i marziani.
Il genio ed i marziani.
Una delle frange sensazionalistiche che da sempre circondano la figura di Guglielmo Marconi è la persistente credenza che l'inventore della radio fosse in comunicazione con i marziani.
Rivelò la cosa il 2 settembre 1921 l'autorevole New York Times, con grossi titoli in prima pagina.
Marconi, secondo il giornale, era convinto che alcuni misteriosi segnali radio da lui captati provenissero dal Pianeta Rosso. Lo scienziato faceva notare tra l'altro che la loro frequenza era dieci volte più bassa di quella in uso nelle Comunicazioni terrestri. Non solo. Come si seppe inseguito, sin dai primordi la telegrafia senza fili aveva registrato eventi singolari: emissioni inesplicabili provenienti da spazi ignoti erano già state captate nel 1896 (un anno dopo le prime esperienze di Marconi) e nel 1908.
Per quanto riguarda la prima data, si presumeva potesse trattarsi della risposta degli extraterrestri alla formidabile eruzione del vulcano Krakatoa (1883), interpretabile dallo spazio come una segnalazione artificiale.
Anche un altro celebre inventore, l'americano di origine croata Nikola Tesla che sperimentava con correnti ad alta frequenza ed altissima tensione, era (così si diceva) convinto della possibilità di comunicare con intelligenze extraterrestri.
Secondo una sua teoria (siamo nel 1899), dal campo magnetico del globo terrestre si potrebbe estrarre una quantità tale di energia da poter inviare segnali verso altri pianeti, dove potrebbe esserci "qualcuno"in grado di captarli. Tesla convince le autorità degli Stati Uniti a concedergli una zona desertica nei pressi di Colorado Springs, dove impianta le sue attrezzature.
Risultano di un'imponenza mai raggiunta prima da costruzioni umane; sono apparecchiature colossali che producono immani scariche elettriche, le quali si possono dirigere verso lo spazio secondo una periodicità che ne renda evidente l'origine intelligente.
Le saette artificiali che Testa riesce a produrre superano le più temerarie aspettative. Mutando periodicamente il verso del suo passaggio in un gigantesco avvolgimento, che ha un diametro di 22,87 metri, la corrente affluisce in una sfera di rame sospesa a un traliccio alto sessantuno metri. Dalla sfera scoccano folgori che fanno letteralmente sobbalzare la regione circostante per parecchi chilometri. Sono lampi che a un certo momento arrivano a far saltare le valvole di una centrale elettrica e ad accendere
le lampadine a chilometri di distanza. Tale è l'immensità del flusso della corrente generata dall'impianto sperimentale di Tesla. Prima che il coro delle proteste lo costringa a sospendere i suoi esperimenti. pena la galera, Tesla è convinto di avere raggiunto le prove che confermano la sua resi: i suoi macroscopici punti e linee sono stati captati da qualche parte dello spazio e qualcuno ha risposto a quei segnali.
I segnali ricevuti dalle apparecchiature di Tesla nel 1899erano periodici e secondo lui "caratterizzati così chiaramente dal numero e dall'ordine da non potersi attribuire ad altra causa qualsiasi da me allora conosciuta", E Tesla aggiungeva: "Pur non avendo decifrato il senso, non potrei assolutamente ritenerli accidentali... dietro quei segnali c'era una motivazione... erano la risultante del tentativo compiuto da esseri umani non di questa terra di parlarci mediante segnali (radio). Sono pienamente convinto che non avessero assolutamente un'origine terrestre". Se Tesla era convinto di aver captato segnali radio extraterrestri, aveva delle buone ragioni dalla sua, perché in quel momento Marconi riusciva a
inviare i suoi fievoli segnali radio soltanto a un'ottantina di chilometri di distanza, mentre sarebbe stato soltanto a due anni dagli esperimenti compiuti da Tesla a Colorado Springs, che il ricercatore italiano avrebbe finalmente coronato i suoi sforzi facendo varcare l'Atlantico alla lettera " S ", in maniera radiotelegraficamente intelligibile. I suoi apparecchi, sosteneva invece Tesla, avevano captato una emissione caratterizzata da una precisa periodicità, da un preciso ritmo, estranei invece alle naturali radiazioni dei corpi celesti, come ormai sappiamo dopo lunghi anni di ricerche.
La periodicità dei segnali e l'evidente prontezza con la quale avevano seguito le folgori artificiali di Tesla non trovano uguale, negli esperimenti di tale natura.
Mentre, dal Colorado, Tesla bombardava lo spazio con i suoi lampi artificiali, il giovane Marconi batteva con il tasto la storica lettera "V ", che finalmente i suoi collaboratori riuscivano a captare a ottanta
chilometri di distanza, quella tra Wimeraux e South Foreland. Nel 1921 Marconi riferiva di aver ricevuto a bordo del suo yacht in navigazione nel Mediterraneo dei radiosegnali inconsueti e non identificabili. Come già Tesla ventidue anni prima, anche Marconi rimaneva colpito dalla periodicità non naturale dei segnali. Autorizzava quindi il proprio rappresentante a Londra a dichiarare che egli interpretava quei segnali come appartenenti a un alfabeto del quale aveva saputo riconoscere soltanto la lettera " V", dei suo stesso codice.
Il film venuto dallo spazio
Tutto questo condusse nel 1924 a un esperimento sconcertante. Il governo degli Stati Uniti propose ed ottenne che tutti i paesi dotati di trasmettitori radio a alta potenza tenessero i loro apparecchi spenti per
cinque minuti ogni ora, dalle 22,50 del 21 agosto alle 23,50 del giorno successivo.Quelle date in particolare erano state scelte in quanto corrispondevano a uno dei periodi di massima vicinanza fra Marte e la Terra (55 milioni e mezzo di chilometri). Lo scopo era quello di captare eventuali segnalazioni. A Washington era pronta una stazione di ascolto, attrezzata anche in modo da tradurre in immagini gli impulsi registrati, secondo la tecnica impiegata per le radiofoto. Incredibile a dirsi, si ottennero dei
risultati. Strani segnali causarono lampi di luce impiegati per impressionare nove metri di pellicola. Il film "marziano", sviluppato con ogni cautela, rivelò una serie indecifrabile di linee e punti, nonché un
gruppo di segni simili a caricature di volti umani schizzati rozzamente. Nessuno riuscì a interpretarlo come messaggio coordinato, malgrado tutti i tentativi di decifrazione. Oggi lo spezzone è custodito, come un singolare cimelio, presso la divisione radio del Bureau of Standards americano.
Anche da altri paesi era stato seguito l'esperimento. Si erano avvertite tutte le stazioni radio perché sintonizzassero la ricezione soprattutto su eventuali segnali di ignota provenienza. Una stazione della Columbia britannica informò di aver captato stranissime serie di segnali. Essi consistevano in quattro tratti in codice, ripetuti per diversi minuti. A loro volta, dilettanti francesi e inglesi comunicarono di aver captato brevi emissioni in un alfabeto apparentemente privo di significato. Non è mai stato rivelato che cosa abbiano captato le navi della Marina americana, ammesso che qualcosa siano riuscite a captare.
Ecco come ne riferì il 28 agosto il New York Times:"Sviluppato un film fotografico impressionato da segnali radio per la durata di ventinove ore, nel periodo in cui Marte era più vicino alla Terra, il mistero dei punti e dei tratti che gli operatori di potenti stazioni ampiamente distanziate tra loro hanno denunciato di aver ricevuto risulta più profondo che mai".
"Mentre su uno dei margini del film... spiccano in bianco e nero e scanditi con regolarità, sul margine opposto i punti e i tratti risultano in strani grovigli, quasi periodicamente distanziati tra loro, ciascuno dei quali è un abbozzo del volto umano". Gli scienziati che presero in esame lo straordinario nastro sensibile sul quale i segnali radio avevano tracciato "un abbozzo del volto umano", rimasero sconcertati dalla piega presa dagli eventi, tanto che l'inventore dell'apparecchio ricevente non sapeva neppure immaginare in qual modo si dovessero poter trasmettere i punti e le linee per ottenere un risultato del genere. Gli studiosi, d'altra parte, avevano potuto già porre in evidenza un altro fattore che, in ultima analisi, poteva
essere molto più importante di quei "volti": avevano infatti rivelato una interessante relazione cronologica tra la ricezione dei segnali del 1924 e i primi esperimenti svolti a suo tempo sia da Tesla sia da Marconi.
Nel 1899, ad esempio, Tesla aveva lanciato nello spazio onde elettromagnetiche ad alta frequenza e tensione elettrica di molti milioni di volt. Ancora nel 1899, Marconi aveva trasmesso in alfabeto telegrafico Morse la lettera " V".
Nel 1921, cioè dopo un intervallo di ventidue anni, la lettera " V " in alfabeto telegrafico Morse era stata ricevuta sulla terra in circostanze che ne indicavano l'emissione di fonte extraterrestre.
Negli ultimi giorni del 1901, Marconi aveva scagliato oltre l'Atlantico i suoi segnali radiotelegrafici:
la lettera era stata la " S " e i segnali erano risultati alla ricezione di intensità superiore a quella dei primi tentativi. Dal dicembre del 1901 all'agosto del 1924, quando cioè la lettera " S " piovve sul nostro globo
dagli spazi, l'intervallo dei ventidue anni era stato superato di qualche mese, ma il fenomeno si manteneva sempre nei limiti di quella che poteva sembrare la periodicità precedentemente osservata. "Poteva indubbiamente trattarsi di una coincidenza" scrisse al riguardo Frank Edwards nel suo
libro Flying Saucers Serious Business (New York, 1966), "ma la natura, almeno in apparenza intelligente dei segnali, una ripetizione esatta degli stessi che erano stati inviati dalla Terra tanti anni prima, induce a
pensare a qualcosa di più che a una semplice casualità.
Questo ci porta a un altro aspetto della questione: si contano ventidue anni tra il 1924, anno nel quale si tenta di captare segnali provenienti dallo spazio e il 1946, l'anno in cui gli oggetti volanti non identificati
sciamarono sulla Terra in particolare sui paesi scandinavi e su alcune regioni della Russia. Si potrà parlare di coincidenza anche qui; ma di una "coincidenza cosi interessante da meritare un'attenta considerazione".
Risponde Alfredo Lissoni:
Ciao Luigi, nel libro "Gli X-files del nazifascismo", scritto a due mani con Roberto Pinotti e nel quale racchiudiamo ed ampliamo i nostri articoli apparsi su "UFO Notiziario" e "Oltre la conoscenza" in merito ai files UFO del Ventennio ed alla connections Marconi-alieni, in parte cito le informazioni (esatte) che ci hai inviato. La mia fonte non è stata però quest'articolo che hai rinvenuto in Internet, ma direttamente gli articoli originali della stampa inglese ed italiana, d'epoca, che citava questi venti, oltre al libro di La Stella, scritto nel 1947, "Marconi" (ove vi sono le due dichiarazioni di Marconi sugli alieni). Insomma, con il consueto scrupolo siamo risaliti alla fonte primaria ed originale delle informazioni (abbiamo inoltre contattato la famiglia Marconi ed i più stretti collaboratori del genio italiano). La vicenda dei radiomessaggi è vera, come pure la nascita di un "SETI" fascista dopo la ricezione di strani echi ritardati captati in Norvegia (ricordi il libro di Duncan Lunan sulla presunta sonda aliena che inviava radiomessaggi da Epsilon di Boote?). L'intera vicenda è spiegata dettagliatamente nel libro che abbiamo pubblicato; inoltre abbiamo postato vari articoli in Internet, che potrai trovare nel sito
http://www.cun-italia.net.