VITA SU MARTE
Sì, certo, si continua a cercare con i radiotelescopi che frugano il cielo alla ricerca di
un segnale di intelligenza, una trasmissione che riveli una presenza aliena.
Ma questo non è più, come è accaduto negli ultimi vent'anni, il cuore della ricerca di
E.T. Quello che gli scienziati cercano ora sono segnali di vita diversa: microbi o
piante o "cose" in grado di vivere in condizioni che, sulla Terra, ci sembrano
proibitive. "Non possiamo essere più ostaggi della nostra esperienza della vita", ha
detto al convegno David Des Marais, dell'Ames Research Center, la struttura che la
Nasa ha messo in piedi tre anni fa per lanciare i suoi studi in "esobiologia", cioè nella
vita al di fuori del nostro pianeta. In realtà i microbi possono crescere, mangiare e
respirare in un altro modo. Dobbiamo abbandonare le nostre idee Terrocentriche".
Va bene, ma che cosa dobbiamo cercare, allora? Non più segnali radio, ma segnali
chimici e fisici. Elementi e molecole, non onde. Ossigeno, clorofilla, tutto quello che
può servire alla vita per mantenersi e riprodursi.
Uno degli obiettivi è il cosiddetto "bordo rosso", una particolarità dello spettro
luminoso emesso dalle atmosfere sotto le quali vivono cellule di piante. La sonda
Galileo ha visto per la prima volta questo segnale nel 1990 sorvolando la Terra nel
suo viaggio verso Giove. Nel 1993 il grande astronomo Carl Sagan scrisse su Nature
che "il bordo rosso, combinato con ossigeno atmosferico e molti segnali radio
costituiscono una evidenza di vita".
E' questo bordo rosso che ora gli scienziati cercano anche nelle altre galassie,
ovunque si possa guardare, ma soprattutto nelle zone "abitabili", quelle ad esempio
lontane dal turbolento centro delle galassie. Un segnale che esclude la vita è invece
un eccesso di radioattività: un po' serve, ma troppa distrugge. Se una stella o un
pianeta è immerso in un oceano in tempesta di particelle radioattive, lasciamo
perdere.
Nei prossimi anni, dunque, partiranno sonde per il sistema solare, a cercare tracce
significative su pianeti, lune, comete, asteroidi. E si moltiplicheranno le osservazioni
con telescopi in grado di catturare informazioni chimiche e fisiche su pianeti lontani,
inavvicinabili prima di almeno qualche secolo di sviluppo tecnologico.
Ma quante probabilità oggettive abbiamo che la vita si sia davvero sviluppata altrove?
C'è un primo calcolo attendibile realizzato grazie ad una formula matematica
elaborata nel 1961 dall'astronomo Frank Drake. La formula collega tra loro tutti i
fattori di probabilità e tutti i segnali rilevati da vari strumenti, che possano essere
attribuiti a una civiltà aliena intelligente. Ora, due scienziati, Charles Lineweaver e
Tamara Davis dell'Università del Nuovo Galles del Sud di Sidney, in Australia, hanno
applicato una versione semplificata dell'equazione, che calcola solo la percentuale di
stelle che ha ospitato una qualsiasi forma di vita, non necessariamente intelligente.
Nella comunità scientifica, alcuni sostengono che questa percentuale sia molto
piccola, una cosa tipo zero virgola molti zero; altri al contrario ritengono che la
presenza di forme di vita sia praticamente inevitabile su qualsiasi pianeta
potenzialmente abitabile, e che quindi la frazione sia molto vicina a uno. Secondo i
due ricercatori, sui pianeti simili alla Terra che hanno avuto origine più di un miliardo
di anni fa (la Terra ha circa quattro miliardi e mezzo di anni), quest'ultima ipotesi è la
più probabile. Per loro, la frazione in questi casi dev'essere pari almeno allo 0,33.
Insomma, un calcolo ottimistico. Un bookmaker potrebbe raccogliere delle
scommesse da pagare poco. Certo, occorrerebbero pianeti almeno simili al nostro. E
bisogna trovarli. Così la Nasa ha annunciato un nuovo programma denominato
Terrestrial Planet Finder (Tpf), che sfrutterà i telescopi basati a Terra per individuare
altri pianeti simili al nostro al di fuori del sistema solare. Il progetto si concluderà nel
2006.
Va bene, ma vogliamo davvero abbandonare ogni speranza di captare un
telegiornale alieno? No. La ricerca Seti (il programma di ricerca di trasmissioni radio
intelligenti nel cosmo) va avanti, addirittura con l'aiuto di milioni di volontari che
mettono a disposizione il proprio computer per dare una mano ai calcoli necessari
per capire quale segnale si sta ricevendo (se il lettore vuole farlo, deve collegarsi al
sito: http://setiathome.ssl.berkeley.edu/download.html).