LA MONTAGNA DEGLI DEI

Draghi, spettri e lupi mannari. Una piramide di energia cosmica. L’enigma delle coppelle. Insoliti fenomeni luminosi. L’iscrizione venuta dal nulla.

In dialetto piemontese il termine Musinè significa asinello. E l’asinello è la prima formazione rocciosa alpestre che si incontra uscendo da Torino. Questa insolita montagna dalla forma vagamente piramidale per secoli ha scatenato le più sfrenate speculazioni, al punto da meritarsi appieno il titolo di "monte più misterioso d’Italia".

L’origine di un simile appellativo è probabilmente legato proprio all’aspetto curioso della montagna, che da lussureggiante diventa improvvisamente brulla sulla cima, come se una mano fantasma si fosse divertita a disboscarla, riducendola ad un ammasso di rocce ospitali solo per le vipere; ma soprattutto per la sagoma altamente evocativa nel capoluogo della magia bianca e nera. In piena era atomica, difatti, sono molti i torinesi, perlopiù esoteristi, convinti che il monte sia una gigantesco catalizzatore di energie benefiche, posto a protezione del capoluogo. Fra i molti persuasi ci sono i circa quarantamila satanisti, secondo una stima del professor Gianluigi Mariannini, che cercano di sfruttare le energie del Musinè per opere di magia nera. E ci sono le schiere delle forze del bene, fortunatamente assai più numerose, di esoteristi e sensitivi che lavorano per lo scopo opposto. Come l’alchimista piemontese Bardato Bardati, sicuro che l’asinello contenga un profondissimo significato iniziatico che solo gli esperti possono comprendere e che pertanto è top secret.

DRAGHI, FANTASMI E LUPI MANNARI

"Questa montagna è effettivamente strana. - ha dichiarato durante una trasmissione televisiva la studiosa Giuditta Dembech, autrice di diversi libri sul Musinè - La vegetazione si stende solo fino ad una certa altezza, dopodiché si interrompe bruscamente per lasciare spazio ad una zona rossiccia di pietre calcinate dal sole. E questo, senza un’apparente spiegazione. Qualsiasi tentativo di rimboschimento della montagna ha avuto ne esito negativo...".

Questo primo mistero ha scatenato la fantasia di molti. Alcuni credono che l’asprezza della montagna sia dovuta alla presenza

di una base sotterranea di dischi volanti nascosti nelle viscere della montagna. Proprio le radiazioni emesse dagli UFO sarebbero la causa della sterilità del monte (ma naturalmente gli ufologi seri non prendono nemmeno in considerazione questa diceria). In passato, invece, la credenza popolare spiegava il mistero tirando in ballo anime dannate che scendevano e scendono tuttora in processione lungo i valloni della montagna, urlando e bestemmiando. A completamento di questo idilliaco quadretto, sul Musinè circolano storie di lupi mannari e di immagini spettrali che svaniscono nel fumo ma anche racconti di tesori nascosti, di grotte incantate protette da un drago dorato e di gallerie sotterranee e inaccessibili. "Il che, riguardo alle gallerie, è possibile. - ha commentato la signora Dembech - Molto probabilmente la montagna al suo interno è cava, dato che cinquanta milioni di anni fa era un vulcano attivo".

Tuttavia l’aspetto tipicamente turistico e folkloristico dell’asinello è la parte giudicata meno interessante dagli esoteristi, affascinati piuttosto dalle presunte energie sprigionate dalla montagna. I primi ad esserne convinti sono i rabdomanti, le cui bacchette e pendolini sul Musinè inizierebbero a muoversi vorticosamente, captando, a loro dire, l’energia naturale della Terra.

L’ENERGIA DEL MUSINE'

Il Musinè sarebbe talmente impregnato di energie benefiche da caricare come pile i sensitivi che vi si recano.

"In alcune zone della montagna - sostengono costoro - è possibile evocare gli spiriti con una facilità eccezionale, e questo perché il monte è in grado di amplificare al massimo le facoltà extrasensoriali che ognuno di noi ha, chi in maniera più evidente, chi allo stato latente".

Che il Musinè sprigioni energia è dimostrato. Ai suoi piedi esiste un cono d’ombra, vale a dire una zona di interferenza che oscura qualsiasi trasmissione radio. Questa stessa energia disturba gli strumenti degli aerei privati che sorvolano la zona a bassa quota. Questi stessi disturbi scompaiono non appena ci si allontana dalla montagna.

Inoltre in più occasioni, soprattutto la notte ma anche di giorno, diversi testimoni hanno scorto fra le rocce e nella porzione di cielo appena al di sopra il cocuzzolo del monte, misteriosi bagliori azzurri o verdastri, fluorescenti, strane diffrazioni della luce e fenomeni simili alle aurore boreali.

Si tratta dell’energia sprigionata dalla montagna?

ASTRONOMIA DI PIETRA

Ma il mistero che maggiormente appassiona storici ed archeologi di tutta Italia sono le incisioni rupestri sparse un po' ovunque lungo il costone della montagna. Alcuni di questi pietroni sono stati disposti ritualmente, a mo' di Via Crucis. Altri hanno un significato tipicamente sessuale o sacrificale. É il caso di un lastrone del Neolitico, alto un metro e mezzo. Sopra di esso sono stati incisi due omini in preghiera accanto ad un terzo uomo, sdraiato o forse morto. Sopra le teste dei due sacerdoti, evidentemente raffigurati durante un sacrificio umano, spicca il dio Sole nelle sue tre fasi fondamentali, alba, mezzogiorno e tramonto.

"Sugli enigmi archeologici del Musiné è stato detto e scritto di tutto - dichiara Pietro Basile, profondo conoscitore delle tradizioni storico-folkloristiche - e talvolta a sproposito. C’è stato chi, nel 1971, su una roccia sbozzata dal vento ha visto un moai dell’Isola di Pasqua. Tutta questa mitologia è comprensibile e trae spunto proprio dalle raffigurazioni archeologiche. Esiste, ad esempio, una leggenda che vuole che, duemila anni fa, re Erode sia stato esiliato su questa montagna

come punizione per la strage degli innocenti. Non chiedetemi cosa ci facesse Erode in Piemonte. La tradizione non ce lo dice. La storia termina con il feroce re di Giudea rinchiuso in un carro aereo di fuoco costretto a sorvolare nottetempo, per sempre, il cocuzzolo della montagna. Questa leggenda è nata probabilmente dagli avvistamenti delle misteriose luci sul Musinè, che, almeno nel passato, potevano avere una spiegazione di natura archeologica. Se controlliamo le rocce dell’asinello fra i 400 ed i 900 metri, scopriamo una serie incisioni primitive a forma di coppa, dette per l’appunto coppelle.

Entro queste coppelle, riempite di resina e grasso animale, veniva acceso un fuoco rituale che, visto a distanza, stimolava la fantasia dei popolani. Il dato sorprendente, scoperto diversi anni fa dall’archeologo torinese Mario Salomone, è che le coppelle sono disposte in maniera tale da formare delle mappe celesti. Sulle pietre troviamo di tutto, dalla Croce del Nord alle due Orse, da Boote a Cassiopea alle Pleiadi. In pratica, c’è tutto l’emisfero boreale e forse anche quello australe. Dico forse perché certe coppelle non ricordano alcuna costellazione conosciuta. E questo ha innescato le più accese speculazioni. Molto più probabilmente, gli antichi abitanti della Val Susa erano attenti osservatori del cielo.

Un altro elemento curioso compare lungo il percorso iniziatico della montagna, una salita costeggiata da pietre istoriate con figure decisamente insolite. In un masso è raffigurata addirittura una giraffa africana. Ma le giraffe non vivevano in Piemonte, nemmeno nel Neolitico. Stranamente incisioni di questo tipo sono state scoperte nei Pirenei dallo studioso cecoslovacco Oswald Tobish, che le ha datate. Erano vecchie di ventimila anni!

Possibile che la stessa mano le abbia riprodotte anche sul Musinè?".

SEGNI NEL CIELO

Per questi enigmi non è stata trovata alcuna risposta. Come pure non si spiegano le strane luci nel cielo che periodicamente appaiono sul Musinè. Una per tutti, il globo rosso-arancione avvistato il 10 settembre 1972 da Marzio Forgione e dalla sua famiglia: "Dapprima pensammo ad un aereo, ma poi ci siamo accorti che la luce era troppo forte. Stava volando sopra il Musinè quando venne raggiunta da una seconda luce, che poco dopo si spense come una lampadina. Quei due globi non erano stelle e non erano aerei. E allora, che cos’erano?". Forse dischi volanti? Non lo sappiamo. Ma di sicuro c’è che questo fenomeno viene segnalato da millenni, al punto da generare un’ennesima leggenda, secondo la quale il celebre imperatore Costantino avrebbe avuto proprio ai piedi del Musinè la visione di una croce infuocata, recante la frase Con questo segno vincerai. Frase che diventò il grido di battaglia delle forze imperiali durante lo scontro di Ponte Milvio nel 312.

Altre strane luci vennero segnalate nell’anno 966. All’epoca il vescovo Amizone si trovava in Val Susa per consacrare la chiesa di San Michele sul monte Pirchiano, di fronte al Musine. Durante la notte comparvero nel cielo travi e globi di fuoco così brillanti da illuminare la chiesa come se un incendio la stesse avviluppando. Pensando ad un intervento angelico, i valligiani decisero di consacrare la chiesa senza aspettare l’arrivo dell’alto prelato.

LA STELE D’ACCIAIO

Ma il fatto più curioso in assoluto, descritto dalla Dembech nel volume Torino città magica (Edizioni L’Ariete) riguarda una misteriosa lapide in metallo lucido, fissata con dei bulloni ad una stele triangolare di pietra, deposta agli inizi degli anni Settanta a pochi metri dalla grande croce che sorge sulla montagna.

Sul metallo era incisa la seguente frase: "Qui è l’una antenna dei sette punti elettrodinamici/ che dal proprio punto incandescente vivo/ la terra tutta respira emette vita. Qui operano le entità astrali che furono Hatsheptut, Echnaton, Gesù il Cristo, Maometto, Confucio, Abramo, il Buddha, Gandhi, Martin Luther King, Francesco d’Assisi/ e anche tu se vuoi/ alla fratellanza costruttiva tra tutti i popoli. Pensaci intensamente 3 minuti. Pensiero è ricostruzione".

Secondo questo criptico messaggio iniziatico esisterebbero dunque sette punti di energia grazie ai quali la Madre Terra si manterrebbe in armonia con la natura. Uno di questi è proprio il Musinè, sul quale lavorerebbero per il bene dell’umanità gli spiriti disincarnati dei sopracitati personaggi, che furono figure di grandissima umanità e rifondatori religiosi (eccezion fatta per Hatsheptut, un faraone donna di scarsa importanza storica, che stona nel mucchio). Chi abbia deposto l’insolita iscrizione non si sa. Così come non se conosce il motivo. L’unica spiegazione potrebbe essere quella di un messaggio augurale lasciato da un esoterista convinto dell’esistenza di livelli astrali di coscienza. Nel 1973 la stele, comunque, è stata rimossa. Il 7 ottobre 1984 un gruppo di esoteristi ne ha fatto un’altra copia e l’ha ricollocata al suo posto. Questa nuova versione è in alluminio anodizzato ed è stata cementata alla base della grande croce che spicca sulla montagna.

Questo nuovo evento è stato salutato con entusiasmo dalla scrittrice esoterica Giuditta Dembech, che ha commentato: "Il generatore di Luce ha ripreso a funzionare, le Forze Bianche hanno qui nuovamente una Base da cui tutti gli uomini di buona volontà possono operare e collaborare per lo svolgimento del Grande Piano sulla Terra". Grande piano che, ovviamente, prevede la conversione e la salvezza dell’umanità.