E.T. NELLA CASERMA

di Alfredo Lissoni - La caserma Nacci della base logistica di Torre Venere si trova a 11 km da Lecce e a 700 metri dal mare. Laggiù, la sera del 18 maggio 1994, pare sia accaduto qualcosa di straordinario. La notte era stellata, non vi era in corso alcun tipo di esercitazione, il traffico navale, bloccato quando ci sono in programma delle manovre, era libero, i militari non in servizio erano in libera uscita. Ma intorno alle ore 22 qualcosa avrebbe turbato questa calma prolungata. Un'enorme sfera luminosa di color rosso-arancione sbucava improvvisamente dalla volta celeste puntando veloce verso l'impianto militare. L'UFO atterrava a pochi metri di distanza dal recinto della caserma, sprigionando un lampo, rimbalzando come una palla da tennis e tornando in un batter d'occhio da dove era venuto. Immediatamente dalla torretta di controllo, ove erano di guardia due marescialli di carriera e un caporale istruttore, veniva dato l'allarme. Due elicotteri e una ventina di mezzi corazzati, compresi dei carri armati Leopard, venivano spediti a perlustrare la zona. I rilevatori a raggi infrarossi non captavano però nulla di insolito. Anche i radar, gli intensificatori di luce ed altre apparecchiature computerizzate installate nella torre di controllo non avevano registrato nulla. Ma qualcosa era successo. Il giorno dopo, a pochi metri dalla rete di recinzione della caserma, nel punto dell'atterraggio, i militari trovavano una bruciatura e transennavano la zona. "A poche ore dall'intrusione dell'UFO nello spazio aereo controllato dalla caserma", ha dichiarato in seguito l'ex caporale istruttore Claudio Mucignat, all'epoca distaccato a Torre Venere, "assistemmo ad un insolito viavai di graduati e funzionari del Ministero della Difesa, precipitatisi da Roma con in testa un generale di brigata. Il tenente colonnello convocò i militari testimoni dell'evento, imponendo loro di non parlare dell'episodio. C'era stata grande apprensione. A causa del buio, i miei commilitoni avevano preso un abbaglio; credevano che l'UFO fosse atterrato dentro la caserma. All'interno del perimetro militare la tensione era salita alle stelle e c'erano continuamente dei pattugliamenti. E fu proprio la mia pattuglia, ventisei ore dopo, che visse un episodio allucinante. Comandavo un gruppo di quindici uomini; otto li affidai ad un altro graduato, affinché ispezionasse una parte dell'impianto militare. Ero armato di pistola e dotato di una ricetrasmittente a lunga portata sintonizzata sulla frequenza militare canale nove. Mi stavo dirigendo verso la zona di addestramento per carri armati a puntamento laser. Era da poco passata la mezzanotte quando improvvisamente scorgemmo su un carro armato una luce rossastra. Era sospesa a mezzo metro dalla botola di entrata di un carro. Istintivamente pensai: vuoi vedere che uno stupido militare si sta fumando una sigaretta sopra la torretta? Se lo pizzico gli faccio rapporto. Come feci per avvicinarmi, ecco che accadde l'incredibile. La luce cominciò a dilatarsi e, da un puntino che era, diventò una sagoma umana. Spaventato, cercai di chiamare la centrale con la ricetrasmittente, per chiedere istruzioni; ma l'apparecchio era come bloccato. A quel punto, terrorizzato, ordinai ai miei ragazzi, di caricare, puntare e fare fuoco. Questo fecero per obbedire ma, al momento di sparare, rimasero tutti paralizzati. Anch'io non riuscivo a muovermi, come se una forza invisibile mi trattenesse. Rimasi con il braccio per aria, la Beretta calibro 9 puntata nel vuoto. La mia mente era come staccata dal corpo, i muscoli non rispondevano. Mi accorsi che i miei ragazzi erano terrorizzati, sudavano freddo, piangevano. Dopo qualche minuto, cinque o sei, la sagoma cominciò a rimpicciolirsi, tornando una fiammella sospesa nel vuoto, prima di sparire. In quel momento ci riprendemmo tutti, come se ci fossimo svegliati da un brutto sogno. Anche la radio aveva ripreso a funzionare. "Eravamo veramente spaventati e decidemmo di non fare parola con nessuno di quanto era accaduto. In fondo, non era successo nulla di male. Se avessimo parlato, ci avrebbero preso per pazzi, avrebbero detto che avevamo avuto un'allucinazione collettiva. Ma il giorno dopo qualcuno non ce la fece a mantenere il segreto; vennero avvisati il tenente colonnello e il colonnello della base. Mi ricordo che quel giorno ben tre dei militari che facevano parte della mia pattuglia non erano presenti all'alzabandiera. Mi dissero che erano stati spediti all'ospedale militare di Roma per essere riformati in base agli articoli 41 e 42 (disturbi di competenza psichiatrica) del regolamento sanitario. Sentii dire che erano stati mandati via perché pensavano di aver visto gli UFO. Anche ali altri tre non andò bene. So che vennero sottoposti ad accertamenti medici. Quanto a me, fu deciso che la mia carriera era finita. Dapprima mi allontanarono da Lecce, poi mi congedarono in fretta e furia. Onestamente non so dire cosa ho visto. So solo che ero un militare di carriera, ed ero contento di esserlo, e che da un momento all'altro la mia carriera fu stroncata".