"LA VITA ALTROVE, MA IN FORME DIVERSE"
LA NASA A CACCIA DI EXTRATERRESTRI
NEW YORK - Cento astronomi, fisici, chimici, geologi e biologi, tutti
alla ricerca dei segnali della vita extraterrestre. A radunarli in un
convegno che è stato descritto ieri mattina dal "New York Times" è
stata la Nasa, che da tre anni ha lanciato l'Astrobiology Institute,
un progetto dedicato appunto alla ricerca di segnali di vita nello
spazio.
"La ricerca della vita extraterrestre è ormai diventata uno degli
argomenti di punta - ha spiegato Kenneth Nealson, un geobiologo
dell'Universita' della California - e questo significa che ci saranno
più finanziamenti e di conseguenza sempre più cervelli che si
dedicheranno alla ricerca".
Proprio dal convegno della Nasa, che si è svolto allo Space Telescope
Science Institute della John Hopkins University di Baltimora, è però
apparso chiaro che ci vorrà ancora molto tempo prima che qualche
astronave ci porti a conoscere i nostri cuginetti E.T. su qualche
distante pianeta.
Le speranze, è ovvio, sono molte. E i progetti moltissimi.
Nel 2007, per esempio, la Nasa lancerà la navicella spaziale Keplero
con l'obbiettivo di scoprire centinaia di nuovi pianeti da aggiungere
agli 85 già conosciuti. Subito dopo ci sarà la Space Interferometry
Mission, che dovrebbe segnalare la presenza di pianeti di dimensioni
simili alla Terra e distanti 50 anni luce dal proprio sole. Ai
programmi della Nasa, poi, si aggiungeranno anche quelli dell'Agenzia
spaziale europea.
Il fatto è che i segnali della vita extraterrestre potrebbero essere
molto diversi da quello che ci si attende.
"Tutto quello che facciamo è legato al nostro concetto di che cosa è
la vita - ha raccontato per esempio David Des Marais, uno dei
ricercatori dell'Ames Research Center della Nasa - ma anche sulla
Terra i microbi posso nutrirsi di qualsiasi cosa e respirare
qualsiasi cosa. E lo stesso è probabilmente vero anche sugli altri
pianeti".
Almeno per il momento, così, la ricerca si rivolge soprattutto ai
segnali indiretti, le rifrazioni che potrebbero indicare la presenza
di ossigeno nell'atmosfera o il cosidetto "red edge", l'effetto che
segnala la presenza di piante. Oppure sulla stratificazione delle
superfici oceaniche. "La stratificazione è il miglior biosegnale che
abbiamo", ha affermato Kenneth Nealson.