Giuseppina Nava aveva scritto a Giuseppe Colamine (del quale segue la risposta):
Salve a tutti,
ringrazio molto per avere risposto alle mie domande... Da ciò che ho letto devo dedurre che sia la Dott.ssa D'Ambrosio che il Dott. Colaminè ritengono in minima parte che gli IR4 possano essere delle immagini eidetiche ( come supponevo io) o dei sedimenti arcaici dell'inconscio collettivo, che in determinate circostanze,( sotto l'influsso di stimoli sonori e visivi particolari)consentono al soggetto una riattivazione delle esperienze psichiche collettive che vanno ad in interagire poi con una rielaborazione cosciente delle sedimentazioni individuali per dare forma allo scenario di abduzione.E' pur vero che se rimaniamo vincolati alla mera produzione psichica, non si riesce a comprendere totalmente il fenomeno per il suo impatto, da quanto ho compreso, fondamentalmente fisico ed interpolativo dei rapiti. D'altronde ritengo si debba essere cauti anche nell'affermare aprioristicamente l'esclusione della funzione complementare se pur locale del mito, del logos e del sacro nella genesi dell' abduction...Riconosco comunque che occorre mas sima cautela sia verso il soggetto di una possibile abduzione, sia verso la selezione di ipotesi per costruire un processo stocastico, che ci consenta di conseguire un inquadramento sinottico del problema...A mio giudizio dunque:LA RISPOSTA DI GIUSEPPE COLAMINE'
Che il fenomeno Abduction si inserisca su di un "terreno individuale predisposto" è un fatto probabile. In ogni caso, affinché un contenuto anche solo archetipico si slatentizzi, è necessario uno stimolo esogeno o anche uno endogeno che però funga da rimbalzo amplificante da un punto di partenza esterno. Ora è piuttosto probabile che la stimolazione in oggetto sia legata a contenuti strettamente connessi con la sfera dello "spaziale, extraterrestre" e per capire meglio ciò occorre analizzare la casistica.
L'aspetto strettamente fisico dell'abduction (cicatrici, fenomeni vascolari, impianti intraorganici) è innegabile e documentato sia clinicamente che strumentalmente. Ciò non esclude il ruolo del mito, come ho sostenuto nella risposta precedente ma fa pensare che "QUALCUNO" si stia servendo di tramiti fisici per interagire con i contenuti inconsci degli addotti.
E' proprio qui che si pone il problema della finalità, in questa mescolanza fra il sacro ed il profano, come se vi fosse un'intenzione manipolativa e strumentalizzante che fa leva sull'efficacia del complesso mito-inconscio collettivo.
Non credo che la nostra indagine sia realmente fossilizzata sulla tesi del ratto alieno inteso come atto violento. Le attuali ricerche non escludono affatto che vi siano fenomeni induttivi a distanza ed a tale proposito vorrei citare una mia tesi che potrei definire dei "sogni trasmessi", rinvenibile nella relazione da me presentata al Convegno uifologico di s. Marino 2001, intitolata:
CORRELAZIONI FRA INCONTRI RAVVICINATI DI QUARTO TIPO, MESSAGGI SUBLIMINARI E FENOMENOLOGIA PARANORMALE
Esistono inoltre metodiche cosiddette incrociate nello studio degli addotti. Basti considerare che se la Dott.ssa D'Ambrosio si occupa dell'aspetto squisitamente psicodinamico della questione, il Dr. Pattera ne studia quello biologico, Lissoni ne analizza i rapporti con le culture passate e con le dottrine religiose ed in tal proposito vorrei citare l'operato della Dr. ssa Stefania Genovese esperta nello studio dei rapporti fra fenomenologia ufo e mito. Tengo però a rammentarle che nel caso degli addotti, ci troviamo pur sempre di fronte ad individui turbati dalla loro esperienza, i quali non si gioverebbero assolutamente di sentirsi come oggetti di contesa speculativa fra studiosi di varie discipline.
Quanto all'improbabilità che gli IR4 siano opera di esseri extraterrestri, l'argomentazione della distanza non è a mio parere decisiva. Già oggi la ricerca avanzata ufficiale sta creando modelli di viaggio a velocità iperfotonica. Abbiamo studi in corso su motori ad antimateria, sui wormhole (passaggi interdimensionali), addirittura è stato sperimentato un teletrasporto (materializzazione di una particella e rimaterializzazione a distanza). Ricordiamo che nel 1838 la ferrovia Napoli-Portici venne considerata un'utopia poiché si riteneva che una velocità superiore ai 40-50 km orari fosse inconcepibile. Oggi voliamo da qui all'America in poche ore.
L'ipotesi che il grigio sia un ologramma trasmesso da una sonda è da considerare, anche se rimane da capire come un ologramma possa indurre alterazioni fisiche nell'addotto. Questo comunque non è un limite invalicabile poiché la ricerca sta affrontando il problema delle induzioni radio-indotte, incluse quelle tipicamente organiche. C'è solo da aspettare.
L'ipotesi di Jacques Vallee era certamente avvincente ma peccava a mio parere sul piano astrofisico. Perché guardare alla pluridimensionalità, tirando in ballo realtà troppo vicine a concetti mistici, quando noi della nostra dimensione sappiamo tanto poco?
Non c'è bisogno di uscire dall'universo cosiddetto materiale per imbattersi in fenomeni che sfuggono alla fisica classica. I buchi neri, le quasar, le pulsar, le stelle implose, sono già fenomeni al limite della fisica. Studi tuttora in corso evidenziano la possibilità di ottenere accelerazioni iperfotoniche aumentando le frequenze vibratorie. Insomma la nostra dimensione include già aspetti molteplici che avremmo attribuito ad altre realtà. Conosciamo poco del nostro universo per pensare ad un altro.
Del resto non è da escludere nemmeno che creature di universi paralleli possano sconfinare nel nostro, ma comunque siamo sul piano della fisica teorica e ciò non cambia molto le cose.
Cara Prof. ssa Nava: lei ha un modo squisito e suadente di proporci delle tesi affascinanti ma difficili da sperimentare. Credo che noi tutti siamo figli deprivati di un grande divorzio storico-filosofico, un evento che personalmente considero limitante per il sapere, anche se a suo tempo necessario: lo scisma Cartesiano.
Conosco poco di filosofia ma i miei studi scolastici mi portarono istintivamente a pensare che Aristotele prima, Cartesio poi, furono ingegneri che costruirono saldi binari per il pensiero, ma che al tempo stesso costrinsero la nostra evoluzione su linee guida troppo rigide ed oggi le nostre relative difficoltà comunicative potrebbero essere conseguenza di questa costrizione.
Le sarei molto grato se volesse dirmi la sua su questa personale opinione.
Cordialmente
Giuseppe Colaminè