di Roberto Pinotti
Nella storia una rappresentazione visuale di un evento registrato deve
essere considerata una sorta di prova collaterale di quest'ultimo, da un
punto di vista scientifico. Per esempio, potremmo dire che il famosissimo
arazzo di Bayeux costituisce una tipica prova collaterale della battaglia
di Hastings. E in ufologia, naturalmente, le prove visuali sono quanto mai
importanti. Come abbiamo visto, disponiamo agli atti di molte descrizioni
di fenomeni aerei assimilabili agli UFO nelle opere di vari storici.
Ma, sfortunatamente, si tratta solo di descrizioni e nulla più, prive di
qualsiasi rappresentazione visuale atta a fornire elementi di prova più
convincenti. E un'ideale avvistamento ufologico del passato dovrebbe avere
a sostegno, trattandosi di un evento visuale, non solo la tradizione
storica, ma anche una rappresentazione di esso per come lo conosciamo con i
suoi eventuali effetti.
Forse tutto questo lo possiamo trovare nella pittura di Masolino da
Panicale denominata "Il miracolo della neve".
In essa abbiamo la rappresentazione visuale di uno stranissimo evento
implicante Papa Liborio (352-366 A.D.).
Secondo tale tradizione storica, in un sogno il Papa ebbe dagli Angeli
l'ordine di costruire a Roma una nuova chiesa nel luogo esatto dove una
nevicata miracolosa si sarebbe manifestata. Il giorno dopo, una strana
sostanza simile a neve cadde dal cielo contro qualsiasi previsione
meteorologica, in una calda giornata d'agosto. Il fenomeno fu limitato alla
sola zona di Roma in cui venne poi edificata la basilica di S. Maria
Maggiore.
Nella rappresentazione di Masolino vediamo il Romano Pontefice che indica
il perimetro della futura basilica nella zona imbiancata dalla miracolosa
nevicata, che sta ancora cadendo dalle nuvole.
Cristo e la Vergine osservano tutta la scena dall'alto dei cieli,
naturalmente.
Quale fu la causa di questa nevicata "impossibile"? Masolino da Panicale,
nella sua pittura, rappresenta una scena dettagliata dell'evento, con la
neve che cade da una "nuvola" grossa e allungata, grigiastra e a forma di
sigaro, sotto la quale sono visibili delle nuvole più piccole. Un'attenta
osservazione di queste ultime, peraltro, mostra che non sembrano nubi
normali. Esse sono infatti tutte chiaramente delineate nei loro contorni e
tutt'altro che vaporose, e sono poi rappresentate a due a due e in maniera
identica con illuminata solo la parte superiore, con la maggior parte dei
"dischi diurni" muniti di cupola.
L'evento si verificò in agosto, per cui le ragnatele dovrebbero venire
escluse quale possibile spiegazione di questo fenomeno. In effetti, Allan
Hendry sottolinea nel suo "Guida all'ufologia" che le ragnatele dei ragni
migratori sono solite apparire specialmente nel corso del mese di ottobre.
AI contrario, se compariamo le strane nuvole della pittura di Masolino con
la fotografia di un "disco diurno", diffusa dalla stampa, che sarebbe stata
scattata su Siena mentre la "bambagia" o "Angel's hair" cadeva su questa
città nel 1954, dobbiamo ammettere che una somiglianza così notevole sembra
lungi dall'essere casuale.
Si potrebbe altresì suggerire un'altra comparazione evidente con le tre ben
note fotografie di un tipico "disco diurno" procedente fra le nubi su Namur
(Belgio) il 5 giugno 1955, scattate da un postino belga.
Può tutto questo ridursi ad una semplice coincidenza? La dettagliata
pittura di Masolino da Panicale rappresenta un "segno del Cielo", come dice
la tradizione cattolica, o invece il fenomeno associato agli UFO oggi noto
come "Angel's hair" o "bambagia"?
Comunque, in definitiva, questa pittura del XV secolo potrebbe essere stata
ispirata da una esperienza personale del suo autore e non solo da una
dettagliata tradizione. Questo, naturalmente, non Io sapremo mai. Ma
sappiamo che fenomeni aerei del genere furono segnalati in Italia anche
durante il XV secolo. Citiamo ad esempio Leone Cobelli, uno storico
italiano di Forlì:
"Eodem millesimo (1487 A.D. ) puro di giugno, di nocte tempo apparve una
trave de fuoco, venne dal Monte de Pogiolo a Forlivio in fina a li mura de
la Rocca de Ravaldino. Fo poi probicato la matina venente. Poi ancora del
bel di apparve un'altra trave de fuoco venire del Monte de Puzolo in fino
sopra la piacia: e questo fo palese a tucto el populo forlovesi. . . ".
E ancora :
"... Eodem millesimo (1487), d'augusto. Apparve una matina dui hore inance
di una stella granda la quale venia de verso la montagna (Appennini) e
andava verso Ravenna, certo purea una pavagliotta (farfalla) che volasse
per l'aria. Io la vide... come li altri. Certo parea come una rota da
carro, e durò circa un bon miserere. Alcuni dicono che più di meza bora
prima l'avevano veduta a la montagna... ".
Si consideri tutto ciò o no dei "segni celesti" come egli scrisse, questo è
il resoconto delle testimonianze oculari di Leone Cobelli quali vengono
riportate nelle sue "Cronache Forlivesi". Tale descrizione così dettagliata
di un oggetto volante luminoso simile ad una stella che si avvicina al
suolo evoluendo sulla città di Forlì e le alture vicine per più di mezz'ora
non implica solo delle segnalazioni multiple nella stessa zona.
L'oggetto osservato viene anche descritto come un corpo a forma di disco,
apparentemente rotante ("come una rota da carro") ed evolvente in maniera
erratica ("parea una pavagliotta"). Inoltre, due "travi de fuoco" o oggetti
luminosi cilindrici erano stati precedentemente segnalati di notte come di
giorno.
Certo le accurate parole di Cobelli, testimone oculare, non si adattano a
nessun fenomeno noto o anomalo con la sola eccezione del fenomeno UFO e non
differiscono da quanto possiamo leggere nei rapporti ufologici odierni.
Fonte: Il Giornale dei Misteri n. 214.