LA RICERCA MILLENARIA DEL CONTINENTE PERDUTO E' GIUNTA AL TERMINE

di Alfredo Lissoni - La notizia e' rimbalzata in Internet nei mesi scorsi, dopo che la televisione giapponese vi aveva dato ampio risalto. La millenaria ricerca di Atlantide si e' conclusa. Al largo di Okinawa una spedizione di sub ha localizzato delle rovine vecchie di dodicimila anni. E' quanto resta, secondo alcuni, della mitica Mu, un continente-colonia abitato da esuli di Atlantide, in seguito ribellatisi al governo della "madrepatria". Meglio ancora, le rovine appartengono alla misteriosa "Onogorojima", il continente perduto delle antiche leggende nipponiche su Atlantide.

ONOGOROJIMA, LA CITTA' PERDUTA

Ma andiamo con ordine. Tutto comincia il 9 luglio 1997 quando, nel sito americano della giornalista Laura Lee (http://www. lauralee.com/japan.htm) appare una notizia curiosa: "Il mio amico Shun Daichi mi ha mandato dal Giappone sei foto di monumenti in pietra sottomarini. Non si tratta di piramidi in senso stretto, ma di rovine subacquee mostrate recentemente dalla televisione giapponese in un documentario. Sono sei strutture trovate al largo di Okinawa. Una e' a Taiwan. Sono comunque tutte sotto il mare. Tutti i geologi coinvolti concordano sul fatto che queste strutture siano vecchie di dodicimila anni".

La notizia terminava cosi', senza commenti e senza importanza. Ma ben pochi potevano immaginare il putiferio che essa avrebbe scatenato.

Fra i primi ad arrivare in Giappone, lo studioso americano John Anthony West ed il geologo Robert Schoch; i due ricercatori che, nel volume di Robert Bauval "Il mistero di Orione" (Corbaccio) si dicono convinti che la sfinge di Gizah sia anteriore alla civilta' egizia e dunque di origine atlantidea. Schoch e West avevano notato, alla base della Sfinge, un'erosione prolungata, dovuta all'azione di un fiume e di piogge continue, per almeno dodicimila anni. La datazione delle rovine nipponiche coincideva dunque con la data "atlantidea" stimata per la Sfinge (come pure per lo sbarco degli alieni di Schwerta, secondo la "Cronaca di Akakor" di cui abbiamo parlato nel n.23 di "Oltre"). Stranamente proprio Schoch e West, dopo avere analizzato un primo costone roccioso, sagomato a piramide, scoperto nei fondali di Yonaguni (area di Okinawa) avevano sentenziato trattarsi semplicemente di strutture naturali, levigate dalle maree. Il 18 ottobre del 1997 lo studioso giapponese Shun Daichi replicava via Internet: "Schoch e West sbagliano. Le rovine sono state studiate anche dal professor Kimura dell'universita' di Ryukyu; questi si e' detto sicuro che esse siano artificiali. West cerca a tutti i costi l'Atlantide in Occidente, ma noi giapponesi siamo sicuri di quanto diciamo. Abbiamo studiato dettagliatamente il primo filmato delle rovine, realizzato da un sub professionista a nome Kihachiro Artake e, d'accordo con il geologo professor Ishii, dell'universita' di Tokyo, ne abbiamo concluso che le rovine siano artificiali".

Alla fine ha avuto ragione il giapponese. E Schoch e West hanno subito uno smacco colossale il 14 marzo 1998, allorche' in Internet sono comparse le immagini, registrate dalla televisione nipponica, di una successiva spedizione subacquea, che ha messo a nudo le rovine. Tra i ruderi che i due americani hanno frettolosamente liquidato come rocce sedimentarie e' spuntata una scalinata, un basamento ed una sagoma che ricorda un tempio a gradoni o una piramide di stile Maya. Altro che scogli levigati!

Dinanzi a quest'ultima scoperta, pare che Schoch e West si siano trincerati dietro un'imperforabile cappa di mutismo.

L'ATLANTIDE DEL MARE ANTARTICO

Stranamente proprio questi ultimi, due dei piu' convinti sostenitori dell'esistenza di Atlantide, rifiutano l'idea che il continente perduto possa essere stato ritrovato. Forse perche' l'Atlantide e' stata identificata non gia' nel Vecchio Continente, ma in Giappone? Gelosie nazionaliste dividono dunque i ricercatori? Puo' darsi, e non solo. Ben lungi dal sostenere, con Platone, che il continente perduto si trovasse nell'Oceano Atlantico, in tempi piu' recenti West ha sposato la tesi di due ricercatori canadesi, Rand e Rose Flem-Ath, secondo i quali l'Atlantide si trovava... in Antartide.

"Dopo avere esposto le proprie teorie in un libro del 1979", ha dichiarato lo studioso inglese Colin Wilson, "West riusci' a convincere Schoch, un geologo dell'universita' di Boston, ad accompagnarlo in Egitto per rilevare i dati sul posto. Il lavoro di Schoch lo convinse che la Sfinge era stata erosa alla base dall'acqua e dunque non poteva essere fatta risalire solo al 2500 a.C., contemporanea della Grande Piramide. Non solo, un recente studio dei Flem-Ath sulla carta di Piri Re'is (si veda "Oltre" n.7) lo ha convinto che l'immenso continente cartografato nel portolano turco - che ora rappresenta l'Antartide - altro non fosse, in passato, che l'Atlantide".

Questo spiegherebbe dunque perche' Schoch e West siano cosi' restii ad ammettere la genuinita' dei ritrovamenti di Okinawa. E del resto in Egitto accade la stessa cosa; il cairota Zahi Awass, sovrintendente agli scavi nella piana di Gizah, si rifiuta di considerare la Sfinge atlantidea, perche' cio' toglierebbe al "suo" Egitto il primato della civilta'.

LA DISTRUZIONE DI SANTORINI

Ma del resto questo tipo di dispute non e' nuovo. E' dagli anni Cinquanta che studiosi di tutto il mondo negano l'esistenza del continente perduto, sostenendo che Platone abbia tratto ispirazione non da una cronaca storica reale ma dalla distorsione di un evento catastrofico locale: l'esplosione dell'isola di Santorini. L'ipotesi che Atlantide altro non fosse che Santorini, distrutta da un'eruzione vulcanica, e' recentemente tornata alla ribalta, pur non essendo affatto una tesi inedita; cio' e' dovuto alla pubblicazione di un libro a firma dello scienziato ed astronomo italoamericano Charles Pellegrino, convinto che la civilta' di Atlantide altro non fosse che la perduta cultura della Creta minoica e che Thira o Santorini, isoletta al largo di Creta, sia quanto resta del cataclisma che sconvolse quella parte dell'antica Grecia che Platone identificava in Atlantide. Pellegrino se ne dice assolutamente convinto in un libro il cui titolo non ammette repliche: "Il ritrovamento della vera Atlantide" (edizioni Piemme; curiosamente anche la Chiesa si sta interessando approfonditamente a queste tematiche, recentemente). E conclude: "L'Atlantide dei nostri sogni e dei nostri miti era certamente Thira Santorini. Il ritrovamento di questa citta' sepolta e della civilta' che la edifico' costituisce la scoperta archeologica piu' importante da quando Howard Carter e Lord Carnarvon entrarono nella tomba di Tutankhamen".

TURISTI PER CASO IN EGITTO

Ma e' proprio il collegamento con l'Egitto che mette in crisi il discorso dello scienziato. E qui la parte del leone la fanno, per una volta, non gli stranieri ma due italiani. I nostri lettori conoscono gia' gli studiosi milanesi Valentino Rocchi e Claudio Bianchini, i nostri "turisti per caso" con il pallino dell'archeologia, che da tempo hanno deciso di verificare di persona la bonta' di certe teorie para-archeologiche. "Oltre alla spedizione in Turchia, abbiamo condotto uno studio in Egitto, ove si ritiene scamparono i superstiti della distruzione di Atlantide, che diedero vita al Regno dei Faraoni. Ci siamo recati proprio nella piana di Gizah, per verificare certe tesi avanzate da studiosi quali Robert Bauval e Graham Hancock", ci racconta Valentino. "Bauval, ingegnere, e' convinto che le piramidi di Gizah contengano delle informazioni scientifiche avanzatissime, frutto di una civilta' superiore. In particolare, Bauval afferma che le piramidi sono orientate con le tre stelle che fanno parte della Cintura di Orione. Quest'idea gli venne in mente una sera che stava scrutando il cielo. Studiando la Grande Piramide, Bauval si accorse anche che vi erano quattro pozzi di aerazione puntati come canne di fucile verso Orione, che gli egizi identificavano nel dio Osiride, in modo che l'anima del faraone morto potesse esservi scagliata come un proiettile. La Grande Piramide sarebbe stata poi costruita, non dagli egizi ma dagli atlantidei, come una specie di "orologio stellare" le cui lancette indicavano inizialmente la data del 10.450 a.C., epoca in cui le tre stelle di Orione si trovavano precisamente nella posizione delle tre piramidi. Effettivamente, lo abbiamo potuto constatare di persona, oggi la piramide di Micerino e' spostata rispetto all'attuale posizione delle stelle. Ma se si controlla, con un qualsiasi programma astronomico informatico, la posizione del cielo come era dodicimila anni fa, i conti tornano".

IL MISTERO DEI POZZI ORIENTATI

"Quando si visitano le piramidi", incalza Bianchini, "e' difficile non rendersi conto della stranezza di questi monumenti. Ed e' ancora piu' difficile credere, come raccontavano una volta, che esse siano state costruite pietra su pietra da schiavi che utilizzavano rulli di legno e corde o addirittura, come ci dicono adesso, da contadini salariati che lavoravano solo occasionalmente alle piramidi, quando non coltivavano i campi. E' chiaro che oggidi' le autorita' cairote, infastidite dall'immagine cinematografica, stile "I dieci comandamenti", dell'egiziano che sfrutta lo schiavo ebreo sostengano a tutti i costi la tesi della manodopera salariata. Ma anche cosi' facendo, i conti non tornano. La Grande Piramide e' composta di 2,3 milioni di blocchi di pietra dal peso considerevole. Solo i blocchi in granito della copertura esterna pesano ben 400 tonnellate. Ora, se accettiamo l'idea che la piramide fosse soltanto un sepolcro per il faraone, e calcolando che Cheope, il faraone che ufficialmente ne avrebbe commissionato la costruzione, regno' soltanto 23 anni (dal 2551 al 2528 a.C.) dobbiamo credere che ogni giorno lavorassero alla piramide ben centomila schiavi in grado di tagliare, sbozzare, trasportare ed issare ben 300 quadroni al giorno. E' un po' difficile da credere, anche perche' nel frattempo Cheope fece restaurare tutti i templi dei suoi predecessori, scavare cinque canali che arrivavano fino alla piramide ed erigere una miriade di templi. Da dove arrivava tutta questa manodopera? E chi la manteneva? E come la si pagava?

Certo, tutto puo' essere. Lo storico greco Erodoto, che evidentemente fece i nostri stessi calcoli, scrisse che alla Grande Piramide lavorarono effettivamente centomila persone. Ma ci sono molti altri interrogativi che mi spingono a pensare che a Gizah sopravviva qualcosa di matrice atlantidea, se non addirittura di origine extraterrestre. Mi riferisco ai quattro angusti pozzi, di solito descritti dagli egittologi come "canali di ventilazione".

CANNE DI FUCILE VERSO LE STELLE

"Si tratta", proseguono Rocchi e Bianchini, "di quattro condotti inclinati, lunghi dai 24 ai 65 metri e costruiti in modo graduale via via che la piramide cresceva in altezza. Come condotti di ventilazione rappresentano un controsenso. Come osservo' per primo l'architetto egiziano Alexander Badawy negli anni Sessanta, sarebbe stato assai piu' semplice e logico costruire dei semplici canali orizzontali, anziche' dei condotti inclinati da 32 a 45 gradi. Chiaramente la loro funzione era ben altra. Se ne resero conto Bauval e Hancock; i due scoprirono che i due pozzi rivolti a sud puntavano, nel 2500 a.C., verso le stelle Sirio e Zeta Orionis; quelli rivolti a nord verso Draconis e l'Orsa Minore.

NILO CELESTE E LA CINTURA DI ORIONE

"Del resto", prosegue Rocchi, "la stessa Grande Piramide e' orientata in maniera particolare. Essa si trova in un punto della superficie terrestre che e' esattamente un terzo della distanza tra l'Equatore ed il Polo Nord. Inoltre le piramidi messicane si trovano lungo lo stesso parallelo di quelle egizie. Questo e' oltremodo curioso.

Secondo Bauval le tre piramidi di Gizah dovevano simboleggiare la Via Lattea, che gli egizi chiamavano "il Nilo Celeste". Nella volta celeste, le stelle della Cintura di Orione si trovano ad ovest della Via Lattea, come se ne controllassero le rive: sul terreno le piramidi sono collocate sulla riva occidentale del Nilo. Dunque, le piramidi di Gizah rappresentavano una sorta di modello in scala della Cintura di Orione sulla terra. Ma la Cintura di Orione di quale epoca?".

"Non certamente del periodo egizio", incalza Rocchi. "Nel 10.500 le piramidi ed il Nilo erano perfettamente allineate sulla Cintura di Orione. Ma anche la Sfinge era orientata astronomicamente. Il suo sguardo era fisso sul punto equinoziale ove sorgeva il sole e ove, dodicimila anni fa, era visibile la costellazione del Leone. La Sfinge e' un leone, e dunque era orientata verso il suo corrispettivo celeste. Prova di cio' si trova in molti testi sacri egizi, come gli "Scritti ermetici", che si riteneva fossero opera di Thot, l'antico dio egizio della saggezza. In uno di questi scritti il dio diceva al discepolo Asclepio: "Non sai, Asclepio, che l'Egitto e' un'immagine del cielo?". Orientare le piramidi verso le stelle significava, secondo le credenze dell'epoca, creare una protezione magica che funzionasse sia in cielo, da dove venivano gli Dei, sia in terra".

"In questi testi", prosegue Bianchini, "si cita un "Primo Tempo", chiaramente l'era di Atlantide, in cui regnava Osiride. Era l'epoca in cui, si diceva, "gli dei erano venuti sulla Terra ed avevano stabilito il proprio regno in Egitto". Tra questi dei vi era Thot o Ermes, la dea Iside, il cui corrispettivo celeste era la stella Sirio, e Osiride-Orione. All'interno della Grande Piramide le camere del re e della regina sono orientate rispettivamente verso Orione-Osiride e verso Sirio-Iside. Chiaramente queste tradizioni celano il ricordo di un antico contatto con visitatori dallo spazio. Cosa c'entra Atlantide? Ebbene, questo contatto diede il via ad una supercivilta' che dodicimila anni fa raggiunse un grado tecnologico cosi' alto da autodistruggersi. Alcuni dicono addirittura in una guerra fratricida tra due superpotenze affini agli Stati Uniti e alla ex Unione Sovietica: Atlantide nell'Atlantico e Mu nel Pacifico, ove recentemente sono emerse delle strutture di origine antichissima".

Fantasie? Difficile crederlo. Anzi, la riscoperta di Atlantide porta con se' una sorta di monito antinucleare per le nuove generazioni: attenti, uomini del XXº secolo, la storia tende a ripetersi ciclicamente.

 

EDGAR CAYCE AVEVA RAGIONE

I cultori di Hancock e Bauval sanno come da anni le autorita' egiziane, nella persona del responsabile archeologico Zahi Awass, neghino alle spedizioni occidentali i permessi di scavo, nella piana di Gizah. Secondo Awass cio' sarebbe motivato dal fatto che le recenti trivellazioni all'interno della Sfinge abbiano causato al monumento danni incalcolabili. Ma i maligni sostengono che Awass, ben sapendo dell'esistenza di camere segrete e all'interno della Grande Piramide e al di sotto della Sfinge, non voglia attorno pericolosi concorrenti, per prendersi tutto il merito di eventuali scoperte. La rivalita' tra gli archeologi egiziani e quelli occidentali e' nota da tempo. Quando nel 1993 la televisione americana realizzo', con West e Schoch, il documentario "Il mistero della Sfinge" (in cui si mostrava l'erosione della Sfinge, dimostrando cosi' che essa era antidiluviana), Awass protesto' talmente, sino a che venne realizzato un contro-documentario, questa volta dalla tv inglese, che smontava le tesi di West. Ma il 21 marzo scorso Awass ha dovuto cedere, ed ha infine ammesso che la Sfinge e' orientata con le stelle. Con il sole, pero', al punto che in pieno equinozio di primavera il nostro astro illumina perfettamente il monumento. Awass ha anche ammesso di avere scoperto (ma la scoperta in realta' non e' sua, ma dell'archeologo francese Emile Baraize) una caverna sotterranea, alla quale si accede attraverso la zampa sinistra della Sfinge. Il bello e' che il celebre veggente Edgar Cayce aveva predetto, nel 1935, che proprio quest'anno sarebbe stata trovata sotto il colosso di Gizah una sala dentro la quale gli antichi sacerdoti avrebbero nascosto preziosi documenti comprovanti l'origine atlantidea della civilta' egizia. Proprio credendo a queste "veggenze" Robert Bauval e Graham Hancock cominciarono a studiare il sito di Gizah, finanziati dalla fondazione A.R.E. di Edgar Cayce.

E CHI CERCA SULLE ANDE

L'Atlantide? E' in fondo al lago Titicaca, in Peru'. Se ne e' detto convinto lo studioso inglese John Blashford-Snell, dell'Explorers Club di New York, che e' riuscito a trascinare sulle Ande un team di ingegneri, archeologi, storici e tecnici provenienti dallo Zimbabwe, dalla Grecia e dall'America. Il gruppo ha percorso a bordo di canoe di giunco costruite secondo le artigiani tecniche boliviane, il tratto di mare che dall'Argentina porta a Citta' del Capo, in Africa. Questo stesso tragitto sarebbe stato percorso, migliaia di anni fa, da quegli atlantidei che avevano una sede non troppo stabile sul lago Titicaca, e che in seguito alla distruzione della propria terra ripararono in Africa. Per quale motivo una civilta' avanzata come quella di Atlantide dovesse viaggiare su canoe di giunco non e' chiaro. Ma lo studioso inglese si dice certo che il continente perduto di Platone non fosse nel Mediterraneo o nell'Atlantico, ma in Peru'. "Leggendo le descrizioni di Platone", ha detto Blashford-Snell, "ho trovato un riferimento ad un canale di irrigazione largo 184 metri. Guarda caso, quel canale, con quelle misure, si trova accanto al lago Poopo, in Peru'. L'altipiano che va dal Titicaca al Poopo e' il piu' grande del mondo, circoscritto dalle Ande che verso ovest raggiungono il Pacifico. Inoltre si allarga regolarmente in tempi di piogge torrenziali e trentamila anni fa era ricoperto da un mare chiuso, di cui i suddetti laghi sono testimonianze superstiti. Perche' Atlantide non potrebbe essere sprofondata proprio sotto queste acque? In Peru' abbondava l'oro, l'argento, il rame e l'oricalco, una lega di oro e rame conosciuta solo nelle Ande. Pure, Platone sosteneva che gli atlantidei conoscessero l'oricalco. Tra l'altro il nome greco del continente perduto, "Atlantis", in lingua Inca significa "acqua" (atl) e "rame (antis). I messicani, poi sostenevano di provenire da un continente noto come Aztlan. Certamente tutti questi indizi non possono essere casuali".

Ma non tutti condividono le certezze di Blashford-Snell. Come l'archeologo peruviano Oswaldo Rivera che, vedendosi arrivare in casa quella folla di scalmanati Indiana Jones, ha commentato: "Cercare Atlantide in Peru' e' come cercare gli ossi del cavallo di Troia...".

MISTERI DEL PASSATO IN LIBRERIA

Esistono diverse pubblicazioni interessanti su Atlantide, le conoscenze perdute e, piu' in generale, sui misteri del passato. Qui di seguito ve ne consigliamo alcune.

G.Alaimo, Atlantide, MEB, lire 22.000.

R.Bauval-A.Gilbert, Il mistero di Orione, Corbaccio, lire 29.000.

R.Bauval-G.Hancock, Custode della genesi, Corbaccio, lire 35.000.

E.Cayce, I misteri di Atlantide, Mediterranee, lire 25.000.

R. e R.Flem-ath, La fine di Atlantide, Piemme, lire 32.000.

A.Gilbert, I re pellegrini, Corbaccio, lire 32.000.

A.Gilbert-M.Cotterell, Le profezie dei Maya, Corbaccio, lire 29.000.

G.Hancock, Impronte degli dei, Corbaccio, lire 36.000.

M.Hope, Il segreto di Sirio, Corbaccio, lire 29.000.

J.V.Luce, La fine di Atlantide, Newton, lire 5900.

J.North, Il mistero di Stonehenge, Piemme, lire 45.000.

C.Pellegrino, Il ritrovamento della vera Atlantide, Piemme, lire 34.000.

R.Pinotti, I continenti perduti, Mondadori, lire 14.000.

J.Ropper, Il segreto dei teschi di cristallo, Piemme, lire 32.000.

C.Wilson, Da Atlantide alla sfinge, Piemme, lire 25.000.

In inglese:

A.Alford, Gods of the new millennium, Hodder (338 Euston Road, London NW1 3BH), lire 29.000.

G.Phillips, Act of God, Sidgwick (Macmillan, 25 Eccleston Place, London SW1W 9NF), lire 50.000.