Parma - Quello di Panocchia (a lato nella foto),
senza alcun dubbio, è stato il più «artistico», ma nella nostra città nei mesi
scorsi hanno fatto la loro apparizione ben altri tre cerchi nel grano o «crop
circol» come li chiamano i «cereologi», ossia gli studiosi di fenomeni strani
che avvengono appunto nelle coltivazioni di grano, orzo, segale e patate ormai
in tutto il mondo.
La notizia degli altri tre avvistamenti è stata data giovedì sera a Panocchia presso il circolo Arci «Il Ciclone» nel corso di un incontro promosso dalle sezioni parmensi del Centro ufologico nazionale Cun e del Centro culturale di ricerche esobiologiche Galileo. A parlare dei «crop circles», Giorgio Pattera, noto ufologo parmigiano del Cun e Claudio Dall'Aglio del Galileo. Dinanzi ad un folto e attento pubblico (molti i giovani), i due relatori hanno illustrato il «crop» di Panocchia poi risultato essere fasullo, ossia frutto di una «burla di mezza estate». «Meglio ancora di un simpatico strascico della tradizione degli smaggi che nella pedemontana parmense - ha esordito Pattera - è particolarmente diffusa nelle notti estive ed in modo particolare nella notte del 30 aprile definita dalla tradizione la notte degli scherzi». Pattera, pur complimentandosi ironicamente con gli autori del crop fasullo, ha però posto in rilievo alcune pacchiane inesattezze che, alla luce di un esame più approfondito eseguito con appositi strumenti, sono affiorate nella geometria del cerchio.
«Inoltre - ha fatto osservare Pattera - con tutta la simpatia che si può provare per questi burloni, essi però rischiano parecchio dal punto di vista giudiziario in quanto hanno infranto ben quattro articoli del codice di procedura penale in fatto di danneggiamento, usurpazione di proprietà privata, procurato allarme, pubblicazione di notizie false che vanno da una salata ammenda alla reclusione».
Ma per quale motivo il «crop» di Panocchia è risultato un clamoroso falso?
Presto detto. Esso, in rapporto
a quelli avvistati sia in Italia che nel mondo ritenuti «veri», ha qualcosa che
non convince a cominciare dalla piegatura del gambo delle spighe, alle analisi
del terreno, a certe tracce troppo «umane» lasciate sul campo, alla mancanza
delle famose «trecce» che sono una caratteristica peculiare degli altri «crop».
Ed allora, davvero una clamorosa burla che qualcuno ha già fissato nella memoria
del paese realizzando simpatiche magliette con impresso il segno del nostrano
pittogramma (si chiamano anche così i cerchi nel grano). Per quello che concerne
invece gli altri due cerchi parmigiani e cioè quelli apparsi a Castelguelfo e a
Sala Baganza ci sono molte probabilità che presentino caratteristiche più serie,
mentre quello di Casalbaroncolo non convince per niente gli esperti. Dal canto
suo, Claudio Dall'Aglio, con l'impiego di interessanti diapositive, ha fatto una
carrellata di Crop Circol nel mondo ad iniziare da quelli inglesi che
apparirebbero più frequentemente nelle zone «magiche» della Contea del Wiltshire
e a Stonhenge (sito di grande richiamo per gli studiosi di tutto il mondo). I
«crop» illustrati da Dall'Aglio (ricercatore parmigiano trentaseienne con alle
spalle un'ormai vasta esperienza di indagini condotte su numerosi agroglifi)
hanno nel tempo assunto forme e simbologie diverse: stormi di uccelli in volo,
simboli chimici, esoterici, geometrici, massonici, celtici, ebraici. E' stata
pure disegnata una rosa dei venti, una chiocciola, l'albero cosmico e altra
simbologia del tutto incomprensibile a mente umana. Un'ondata, quella dei «crop
circol», che iniziò molto timidamente nel 1678 (come riporta una xilografia
inglese titolata «diavolo mietitore») e poi, mano a mano, sviluppatasi fino a
giungere al boom di fine anni settanta in vasta parte del mondo: Europa, Usa,
Giappone, Australia (dove sono stati denunciati i primi avvistamenti). Un ultimo
e non trascurabile particolare: i «crop circles» si notano in tutta la loro
maestosità ed il loro linguaggio esoterico e misterioso solo dall'alto come a
voler dire che di lassù qualcuno ci guarda.