Nasa, caccia al pianeta degli extraterrestri
La Nasa va a caccia di E.T. Nei giorni scorsi, alla fine di un convegno che ha riunito alla Johns Hopkins University di Baltimora più di cento scienziati ed esperti, l'ente spaziale americano ha
delineato la strategia che seguirà nei prossimi anni per esplorare il cosmo alla ricerca di forme di vita extraterrestri. Ed è una strategia che punta lontano, a molti anni-luce di distanza da noi.
Negli ultimi tempi, infatti, l'attenzione degli astronomi si è spostata oltre i confini del nostro sistema solare. Grazie ad una particolare tecnica di osservazione, basata sul cosiddetto "effetto Doppler", che permette di "vedere" indirettamente un pianeta analizzando le lievi spinte gravitazionali che imprime alla stella intorno a cui orbita, dal 1995 ad oggi sono stati scoperti circa 90 pianeti extrasolari. Nessuno di essi potrebbe ospitare la vita, poiché la tecnica consente di vedere solo giganteschi pianeti gassosi come Giove ed il più piccolo tra quelli già scoperti è 50 volte più grande della nostra Terra.
Ma il moltiplicarsi delle osservazioni ha già permesso di individuare il primo sistema multiplanetario, intorno a una stella che si chiama Upsilon Andromedae, e di intuire che sistemi solari analoghi al nostro sono molto più frequenti di quel che si credeva.
Trovare "earth-like planets", pianeti con caratteristiche simili a quelle della Terra, e quindi favorevoli alla vita, sarebbe quindi solo un problema di tecnologia.
E nei prossimi anni sia la Nasa che l'ESA, l'agenzia spaziale europea, spediranno nel cosmo telescopi abbastanza potenti da scoprirli. Sempre che, naturalmente, la biologia extraterrestre sia simile a quella di casa nostra. Alcuni scienziati ritengono infatti che il punto di vista degli attuali cacciatori di pianeti sia troppo "terracentrico", e che dovremmo capire meglio se la vita possa nascere e svilupparsi in condizioni diverse da quelle terrestri. Per scoprirlo, nel 1999 la Nasa ha creato l'Astrobiology Institute, un centro di ricerca virtuale composto da scienziati dislocati in 15 istituti diversi, i quali, collegati per via telematica, stanno tentando di rispondere alle domande fondamentali della nuovissima scienza dell'astrobiologia: quali sono le origini, l'evoluzione, la distribuzione e il futuro della vita nell'universo.
Nel frattempo, comunque, si continua a guardare anche vicino a noi. Le prove indirette della presenza di acqua su Marte si accumulano, e nel giugno 2003 la sonda europea Mars Express calerà sul pianeta un robot che trivellerà il suo alla ricerca di tracce biologiche. Le difficoltà economiche della Nasa hanno fatto temporaneamente sospendere la missione su Europa, uno dei satelliti di Giove, che resta però uno dei migliori candidati ad ospitare forme di vita extraterrestre. E prosegue tenacemente la missione di ascolto del SETI, il più grande esperimento di ricerca di intelligenze extraterrestri, che attraverso i radar del telescopio di Arecibo spera, un giorno, di udire direttamente la voce di E.T.
Fonte: http://www.repubblica.it.