UFO NEL MONDO ISLAMICO
Ciao,
complimenti per il sito! Volevo chiederti se anche nel mondo islamico e nel mondo induista si possono trovare delle descrizioni di persone, che venute a contatto con gli extraterrestri, hanno riportato strani segni sul corpo e magari anche degli impianti. Seconda domanda: quale tra questi due popoli ha piu' testimonianze di incontri con presunti alieni? C'entra qualcosa la religione in questo?
Grazie per la risposta.
Luca Viganò
Risponde Alfredo Lissoni - Gentile amico, certo! Sia il mondo islamico che quello indù ha una fitta casistica di questo genere. E gli islamici hanno il numero più elevato, ma non perché ciò sia legato in qualche modo alla religione, ma solo perché i musulmani sono assai di più degli induisti. Inoltre, l'India accetta tranquillamente l'esistenza di "alieni in mezzo a noi" e dunque non si pone particolarmente il problema, né ne parla; nel mondo mediorientale, invece, da alcuni anni a questa parte gli UFO continuano ad interessare i mass media.
Le abductions sono riferite anche in quell'ampia fetta di mondo (anche se al momento non risultano casi di impiantati) che ci cita. Quando John Mack venne invitato da Haktan Akdogan in Turchia, fu avvicinato da alcuni locali che dicevano di avere subito un IR-4. Per riallacciarmi ad una risposta data dalla dott.ssa D'Ambrosio, le cito un paio di casi, uno europeo-islamico, l'altro islamico indiano (tratti dal mio "Altri UFO", Macro Edizioni). Le accludo poi un caso strettamente indiano che fa riflettere: mentre nel mondo occidentale i "contatti" sono spesso con entità quasi bibliche (infernali Grigi o cherubinici Nodici angelicati), in India si vedono creature collegate in qualche modo con la locale religione. Schermo della nostra mente o "operazione di mascheramento" da parte di queste entità? Chissà...
Saluti
Iran...
Un episodio ha visto protagonista un docente della British University, il dottor Simon Taylor, che si trovava a Teheran tre giorni prima del celebre incontro in volo tra due caccia e un UFO. L'uomo, all'epoca ventenne, era in campeggio con il suo amico iraniano Reza, un impiegato statale di Qazuim. Era il pomeriggio del 16 settembre 1976 ed i due avevano raggiunto in macchina Ahar, una zona a nordest di Teheran, diretti verso i monti Elburz (che i nazisti ritenevano la sede di misteriose divinità immortali, secondo la mitologia nordica). Lasciata la macchina, i due decisero di raggiungere a piedi un campeggio; giunti ad una baita accanto ad un piccolo santuario (un imamzadeh), i due decisero di riposarsi. Con loro, nella baita, c'erano altre due persone, padre e figlio. Ad un certo momento l'aria all'interno della stanza divenne improvvisamente calda e nauseante, come se l'ossigeno fosse stato aspirato; temendo una perdita di gas da una lampada, i due si misero ad ispezionare la stanza. In quel momento si accorsero che gli altri due ospiti erano spariti. A quel punto l'inglese e l'iraniano udirono un rumore assordante ed opprimente; usciti fuori dalla baita, scorsero delle strane figure nelle tenebre: tre esseri vestiti di nero dalla testa ai piedi, con delle torce nelle mani e gli occhi di taglio orientale, ma assai più grandi e lucidi, tanto da occupare quasi tutta la testa. Reza rimase a bocca aperta, pensando ad un attacco di uomini del SAUAK, la polizia segreta dello scià; in quel momento i due si accorsero di stare levitando; in seguito dissero di avere avuto l'impressione di stare su un tappeto volante (curiosa questa definizione, chiaramente legata al folclore persiano). Udirono poi una comunicazione telepatica: gli esseri dicevano loro di stare calmi e di seguirli. "Dopo alcuni passi realizzammo di non essere più nel bosco ma in una sorta di stanza", dichiarò in seguito Taylor. Prima di perdere conoscenza, Taylor disse di avere visto immagini aeree di Londra, New York, Parigi e Birmingham. Quando si ritrovò con i piedi per terra, si accorse di avere un "buco" temporale di 5-6 ore. Tre giorni dopo sopra Teheran veniva avvistato un UFO. A seguito dell'esperienza Taylor, che nel frattempo era tornato in Gran Bretagna, si accorse di avere un blocco psicologico che gli impediva di ritornare sul luogo dell'evento; ciò nonostante, ebbe modo di incontrare nuovamente, in Iran, l'amico Reza. La situazione che si parò dinanzi agli occhi di Taylor era profondamente mutata: l'amico Reza, che aveva cercato conforto e spiegazioni da un sacerdote mullah, si era convinto di avere vissuto un'esperienza mistica con i jinn. L'esperienza gli aveva mutato radicalmente il carattere. E si dimostrava molto restio a parlarne; poco alla volta, l'amicizia fra i due si guastò. In seguito Reza venne trovato morto in circostanze misteriose.
Dell'episodio si è occupata la studiosa inglese Jenny Randles, che ha seguito per due anni il caso assieme al collega Peter Hough (quest'ultimo ne parla diffusamente nel libro "The truth about alien abductions") e che ha dichiarato: "Non fu uno scherzo. Il caso è davvero reale e credibile".
Indiana musulmana in Africa...
Non meno inquietante il caso della musulmana Gamida, studiata dall'ufologa sudafricana Cynthia Hind. Gamida (il nome è in realtà uno pseudonimo, in quanto la donna è terrorizzata alla sola idea che la sua storia possa diventare di dominio pubblico) è figlia di un indiano e di una malese; sono nati tutti in Africa; madre di due figli, la donna afferma di avvertire dei rumori sinistri (pesanti colpi d'ali, vibrazioni, suonerie d'orologio) ogni qual volta gli esseri stanno per manifestarsi nella sua camera da letto, la notte. Si rende conto che, mentre lei è immobilizzata sul letto, loro lavorano sulla sua testa, le toccano la fronte, il viso, la bocca. "Io urlo, cerco di divincolarmi, ma il mio corpo non risponde e dalla mia bocca non esce alcun suono; vivo terrorizzata, dormo con la luce e la radio accese tutta la notte", ha dichiarato alla Hind. Inizialmente, la donna avvertiva nella camera da letto un rumore analogo a quello di una chiave che gira nella serratura; poi una notte si accorse che una "sorta di scimmia" era penetrata nella sua camera da letto. "Ho spalancato gli occhi, spaventata, e ho sentito che mi soffiava nell'orecchio destro. Poi è uscito attraverso la finestra chiusa! Mio fratello, un uomo religioso, ha vissuto con me per diverse notti, di seguito; in quel periodo non accadde nulla; inoltre quando i miei fratelli pregavano, le entità se ne andavano. Un giorno cercarono di rapire mio figlio; lui gridò aiuto; io tesi la mano, per cercare di trattenerlo, e mi trovai a stringere una sorta di pinza dura, secca, vecchia e nodosa. Convinsi mio figlio a non parlarne a nessuno... Quando l'ombra soffia nel mio orecchio il mio corpo trema violentemente; si tratta di una scossa interna, come se qualcosa mi percorresse interiormente. A volte i miei fratelli mi soffiano in faccia, per cacciare il demone, ma non accade nulla". Dopo alcuni incontri, Gamida si è ritrovata sul corpo delle cicatrici. Il suo caso presenta straordinari parallelismi con gli episodi europei ed americani. Inoltre in questa testimonianza l'elemento preghiera, utilizzata per "cacciare il demone", è oltremodo interessante; qualcosa di analogo si riscontra anche in alcuni casi occidentali, in Italia e America: persone sequestrate dagli esseri venivano immediatamente lasciate se iniziavano a pregare. Ritengo che la pratica tribale dell'esorcismo, diffusa nelle culture più antiche, possa avere un collegamento con la "cacciata" di alieni un tempo scambiati per spiriti maligni. Non solo; è un'ipotesi alla quale sto da tempo lavorando, e dunque l'abbozzo cum grano salis, ma ogni qual volta i Grigi hanno cercato di rapire un terrestre e questi, fortunosamente, è riuscito a concentrarsi mentalmente (con preghiere, meditazione o mentalizzando una precisa vibrazione sonora o una luce), il rapimento si è interrotto, come se questi esseri interagissero più con la nostra mente che non con il nostro corpo.
Duplice caso in India...
Bombay, 1977. L'identità delle due persone coinvolte nel più sconvolgente degli X-files indiani che stiamo per raccontare è stata, come facilmente immaginabile, rigorosamente protetta dagli ufologi. L'episodio è venuto alla luce solo di recente via Internet, dopo che un amico di famiglia dei due protagonisti, per l'occasione ribattezzati con le sigle di M. e P. (P. è la moglie di M.), ne ha steso un breve riassunto per un ricercatore locale. Tutto era cominciato quando i due coniugi avevano avvistato un UFO, largo e circolare, apparso repentinamente sopra la loro casa del condominio Eva (Eva Apartments), in Juhu Tara Road a Bombay. Anche le due sorelle di M. avevano avvistato l'ordigno, che appariva blu e che aveva lanciato un fascio di luce sopra il gruppo ed era poi scomparso allontanandosi in direzione del Mare Arabico. L'episodio sembrava nato e morto così ma, come per un analogo caso accaduto in Italia (in Liguria, se ne parla più avanti a proposito del giovane scout Valerio Lonzi), la storia era destinata ad avere epiloghi inquietanti. Il giorno seguente, difatti, M. cominciò a comportarsi in maniera strana. Voleva stare completamente solo e, di sera, spesso si allontanava in macchina facendo perdere le tracce. Questo strano comportamento, che gli ufologi identificano in una particolare sindrome che colpisce chi ritiene di essere stato rapito dagli UFO, si protrasse per alcuni giorni. Ma il fatto più strano si verificò quando tornò da Delhi il fratello di P.. Questi si era recato a far compere, ed era ritornato dalla capitale portando con sé un nuovo disco a 33 giri, di musica indiana. Nulla di strano, in tutto ciò, se non che, quando questi si mise assieme a P. ad ascoltare il disco, si udì provenire dal giradischi una strana voce metallica, simile a quella di un robot, che diceva: "Salve terrestri!". I due rimasero molto colpiti dall'accaduto; riascoltarono più volte il disco per essere sicuri di avere inteso bene, ma la voce non c'era più, era scomparsa, c'era soltanto musica indiana.
Una notte M. non tornò a casa. P e suo fratello decisero di andare a cercarlo, e lo trovarono dentro la macchina, in stato confusionale (altro evento che accade spesso ai rapiti dagli UFO); la vettura era ferma in un parcheggio di Juhu Beach. I due riportarono a casa l'uomo; quello stesso giorno la sua sorella più giovane compiva gli anni; uno dei bambini presenti al party disse di avere scorto "un essere blu con quattro braccia nel corridoio"; tutti corsero a vedere, ma nessuno scorse nulla. Si pensò alla fantasia di un bambino, influenzato presumibilmente dalle credenze religiose locali (secondo gli indù, difatti, le divinità hanno la pelle blu e molte braccia). Ma la verità era ben diversa. Quella stessa sera, mentre P. era a letto con il marito, una strana luce bluastra invase la camera; la donna, che stava dormendo, si svegliò repentinamente, aprì gli occhi e si trovò dinanzi tre esseri che ricoprivano le sembianze di tre divinità indù, e che lei descrisse esattamente come gli dèi Ganesh, Laksmi e Vishnu. La creatura che sembrava Vishnu disse: "Tuo marito è stato scelto per la qualità superiore della sua mente. Il nostro lavoro con lui è superiore ad ogni altra cosa. Siamo venuti sulla Terra molte volte, nei millenni, e continueremo a farlo. Vivete in pace tra le varie specie che saranno scelte per avere cura della Terra...". Dicendo ciò essi toccarono le braccia dell'uomo, che prese a levitare. Quindi, i tre scomparvero. A dimostrazione che l'episodio non fosse un sogno, o un'allucinazione, valga la constatazione che, nei punti ove M. venne sfiorato dagli esseri, l'uomo si trovò delle bruciature sulla pelle, tuttora visibili. Sebbene M. in seguito abbia raccontato pubblicamente la propria esperienza, ha sempre voluto celare agli occhi della gente i marchi sulla pelle, costantemente nascosti da golfini con le maniche lunghe (ma i suoi amici hanno visto ed osservato bene tali "segni"). L'uomo che ha divulgato on line questa vicenda ha commentato: "I visitatori non tornarono mai più da M. o dalla sua famiglia, che tuttora vive a Bombay, ma in una parte diversa della città...".