IDROGENO FONTE DI ENERGIA, REALTÀ O MITO?
É vero che,
per muoverci nello spazio, utilizzeremo motori all'idrogeno? A parole sembra
facile, ma...
di Claudio Regis,
ingegnere ENEA
L'idrogeno
fonte di energia chimica o elettrochimica pare,
all'attuale stato, quanto meno discutibile.
Affermazioni
quali "Entro 5 anni non immatricoleremo più automobili se non alimentate ad
idrogeno". Ed ancora, "Entro il 2005 il palazzo della
Regione sarà riscaldato ad idrogeno", richiedono più di una riflessione.
L'idrogeno fonte di riscaldamento e di energia motrice
per il trasporto su strada, affascinante sul piano accademico e di grande
impatto emotivo verso i cittadini risulta, all'attuale stato della ricerca,
difficilmente perseguibile al di là della fase sperimentale. Non solo non è
vicino il tempo in cui saranno superate tutte le
difficoltà che ostacolano la diffusione di massa dei veicoli alimentati ad
idrogeno ma è opinione di molte eminenti personalità del mondo scientifico e
tecnologico, che l'idrogeno assai difficilmente possa trovare impiego nell'autotrazione.
NOTEVOLI OSTACOLI
Esaminiamo gli
ostacoli che si dovrebbero superare per un uso massivo dell'idrogeno come sorgente di forza motrice
e capiremo anche perché la potente lobby del petrolio non si sia attivata come
ha fatto in altre circostanze, per ostacolare lo sviluppo di fonti energetiche alternative agli idrocarburi. Non parliamo certo di energia solare, eolica o geotermica, anche queste belle
ipotesi ma non suscettibili di sviluppi che possano incidere oltre le frazioni
di unita nel consumo energetico mondiale del prossimo quarto di secolo. Più
della produzione, che in termini quantitativi risulta
ancora piuttosto costosa, la difficoltà principale risiede nel trasporto del
gas compresso. L'idrogeno è il primo degli elementi nella tavola periodica,
quindi il più leggero, ovvero il meno denso. A parità di calorie specifiche ne occorre un maggior volume ed essendo un gas leggero è
necessaria una maggior pressione, pertanto se vogliamo trasportarne una
quantità sufficiente ad assicurare una ragionevole autonomia al veicolo,
dovremo comprimerlo a pressioni dell'ordine dei 500 ~ 800 bar: più che una
bombola una vera bomba e di peso non trascurabile.
Una
alternativa
ragionevole al trasporto di idrogeno compresso è la produzione del gas
direttamente nel veicolo, mediante fuel reforming, ovvero separando l'idrogeno dagli altri
componenti, ad esempio del metanolo. In questo caso avremo CO2
come residuo, quindi l'anidride carbonica ci sarà sempre e togliamoci dalla
testa che si possa produrre energia per via chimica
senza ottenere residui indesiderati. Ma vi è una componente
che gioca a favore: se utilizziamo combustibili di origine vegetale (oli e
alcoli) la CO2 che restituiamo
in natura altra non è che quella utilizzata dalle piante nel processo di
fotosintesi. Il circolo non è vizioso perché non aggiunge altra anidride
carbonica all'ambiente.
A questo punto
ci dobbiamo porre un altra domanda: vale la pena di
spendere somme ingenti per lo sviluppo di vetture alimentate con celle a
combustibile che, almeno per i prossimi 15 anni, non potranno consentire
all'industria di produrre veicoli di costo (e peso) ragionevoli? è vero che il rendimento delle celle raggiunge e supera il
60% ma produrre l'idrogeno necessario ad alimentarle ha un costo, in termini
energetici, di circa il 20%. Poiché oggi molti motori a combustione interna,
comunemente usati nelle vetture, raggiungono rendimenti del 40~42%
non sarebbe più utile fabbricare automobili alimentate ad etanolo o miscela di
etanolo ed olio vegetale? Tutti i motori delle ultime generazioni potrebbero venire alimentati con questi combustibili con modifiche di
poco conto, essenzialmente regolazioni di modesta entità e costo. Se, poi,
vetture con motori alimentati a combustibile vegetale venissero
prodotte su larga scala, non vi sarebbe addirittura alcuna differenza di costo.
L'unico
ostacolo potrebbe sempre venire dall'industria petrolifera che non vede certo
in modo positivo ogni possibile alternativa
energetica, suscettibile di mettere in discussione il monopolio che detiene nel
Mondo. In realtà la lobby del petrolio, "bonariamente", non esercita alcuna
pressione per ostacolare l'uso dell'idrogeno quale fonte di
energia fisico chimica: proviamo ad esaminarne i motivi.
Produrre
idrogeno in quantità utile quale fonte energetica richiede, a sua volta, un grande consumo di energia, componente della quale quasi mai
si parla o se ne parla in modo molto superficiale.
Mettere
idrogeno a disposizione degli utenti, come avviene per i distributori di
carburante, implica impianti molto costosi. Quelli attuali, del costo di circa
900.000 dollari, hanno una capacita produttiva che non supera i 60 metri cubi/h
che, in termini di potere calorico, equivalgono a circa 25 litri di benzina.
D'altra parte non è possibile pensare di trasportare idrogeno con pipe lines come avviene per i metanodotti né, tanto meno, è
immaginabile costruire depositi stradali per distribuire idrogeno come se si
trattasse di benzina, gasolio o GPL.
Trasportare
idrogeno, sia pure in piccole quantità, richiede contenitori capaci di
resistere a pressioni superiori a 500 bar, infatti
volendo dare ad una vettura autonomia pari a quella ammessa da un serbatoio
contenente 25 litri di benzina, dovremo immettere 60 mc.
di idrogeno in un contenitore che, supposto possa essere da 100 litri, dovrà
resistere ad una pressione di 600 bar. Il peso di un tale contenitore sarà di
circa 300 kg.
IL METODO DEL REFORMING
Come abbiamo accennato in precedenza si può produrre idrogeno con
il metodo del reforming, partendo da metanolo o da
altri combustibili quali GPL, benzina, etanolo ecc. In questo caso occorre
energia per il funzionamento del reformer. Anche così dobbiamo prevedere un carico non utile,
costituito dall'impianto per il reforming e dagli
accumulatori. Ebbene, come abbiamo specificato prima, a questo punto è inutile
utilizzare impianti di bordo pesanti e costosi: meglio usare motori adeguati
all'uso di alcoli ( metanolo, etanolo) o "cocktail"
vegetali (alcoli + oli )
Negli Stati
Uniti l'industria automobilistica produce da diversi anni automezzi alimentati
con emulsioni di oli vegetali, alcoli e derivati del
petrolio, chiamati convenzionalmente con la lettera E seguita da una cifra che indica la percentuale di componenti
vegetali, alcoli ed oli appunto ( E95 identifica un'emulsione contenente il 95% di alcol+olio ed il 5% di combustibile fossile), in Europa
prevale una certa timidezza. Le industrie automobilistiche europee insistono nel proporre prototipi di vetture ad idrogeno ma dimenticano
l'esistenza dei combustibili vegetali e dei motori che con questi possono
venire alimentati.
A pensar male
si fa peccato ma ci si azzecca sempre, diceva un noto
personaggio politico. Non è che l'industria dell'auto abbia firmato, in
passato, qualche cambiale all'industria del petroli e
questa sia giunta a scadenza?