VIAGGIO A ROSWELL
di Luigi Morelli
Un paio d'anni or sono mi e' capitato di effettuare un "coast to coast"
negli Stati Uniti con un amico.
Ovviamente una delle tappe preferite e' stata Roswell ed il suo museo.
Tra le varie simpatiche riproduzioni, i plastici e gli articoli di
giornale, ho incrociato una "attrazione" particolare: un anziano e
distinto signore che distribuiva la piantina per raggiungere il luogo
del presunto crash agli avventori, ovviamente sottolineando che "la zona
era territorio militare, che avvicinarsi oltre un dato punto era
rischioso" e cosi' via. Incuriosito dal fatto, attendo pazientemente che
il gruppo di turisti e di ufologi in erba diminuisca, sino a che il
signore distinto rimane solo. A questo punto mi avvicino con un sorriso
a meta' tra l'ingenuo e il deciso, e gli chiedo: "Mi dica, ma quella
mappa porta veramente all'UFO crash che noi tutti conosciamo per sentito
dire?" E lui, quasi offeso:" Ma certo! Pensa forse che io divulghi
notizie false?" Allora incalzo: "Bene, lei mi sembra una persona
affidabile e consapevole dei fatti accaduti. Mi dica: in che modo si
puo' raggiungere il luogo del SECONDO crash?"
Il tipo si volge di scatto, finge di non capire bene e ripete: "Il
secondo crash? Quale intende?" Ed io chiarisco: "Quello di cui non si
parla quasi mai. Quello spostato ad est rispetto a quello classico.
Quello VERO".
Il tipo mi guarda come un padre che abbia scoperto il figlio mentre ruba
la marmellata. "Inutile. Non basterebbe una mappa. Non ci arrivereste
mai", mi dice, "nemmeno con un fuoristrada. Ma non perche' e' lontano od
impervio. Ora scusami" conclude briscamente, "Devo andare..." Si
allontana austero, ma come piegato sotto il peso di un segreto che a
malapena riesce ancora a nascondere.
Ho in genere la capacita' di percepire empaticamente lo stato del mio
interlocutore. Il vecchio ebbe un istante di panico improvviso che gli
brillo' negli occhi, come se parte della verita che per mezzo secolo era
stato forzato a tacere fosse riaffiorata. Imbarazzato dal fatto che un
turista italiano potesse arrivare li' con una domanda simile. Ma non
affermo che abbia detto la verita', questo non lo sapra' mai nessuno.
Resto tuttavia convinto che quel che mi ha detto non fosse frutto del
copione consumato di un uomo stanco ed abituato al business ed allo
spettacolo; oramai abituato a convivere con due realta' che fluiscono
parallele nella sua vita, quella che ricorda e quella che racconta,
quell'uomo ebbe un sussulto nel quale mi parve di focalizzare entrambe.
Luigi Morelli