IL RITORNO DEI SADAIM
di Alfredo Lissoni - La scoperta che sto per illustrare risale agli anni Cinquanta e fu talmente sconvolgente che l'archeologia ufficiale vi impose una cappa di silenzio. Ma un recente libro del giornalista inglese Andrew Collins, "Gli ultimi dei" (Sperling), l'ha riportata fragorosamente alla luce. Il fatto in breve: i paleontologi americani Ralph e Rose Solecki scoprivano, nelle montagne del Kurdistan in Turchia, una grotta inviolata. La caverna si trovava in un luogo chiamato Shanidar, nella valle rocciose ove scorre lo Zab Maggiore. Al suo interno i due scienziati trovavano, scavando, ben sedici livelli di insediamento umano in un arco di tempo di centomila anni, incluse alcune celebri sepolture neanderthaliane. Ma ciò che maggiormente stupì gli archeologi fu che, all'interno della caverna, erano presenti centinaia di ali di uccello, tagliate ritualmente e sepolte sotto una sorta di antichissimo altare, cosparso di ocra rossa. "La datazione al carbonio 14 dei reperti", ha dichiarato Collins, "indicò una data di 10.870 anni fa. Le ali fossilizzate vennero studiate dall'Università della Columbia e dalla Smithsonian Institution in America. Appartenevano ad avvoltoi, grifoni, aquile e otarde. Delle 107 ossa identificate, il 90% per cento erano delle ali, molte delle quali possedevano ancora l'articolazione al momento della sepoltura. Segni di selce sulle ossa indicavano che le ali erano state deliberatamente troncate con uno strumento affilato e che le piume erano state asportate. La scoperta mise in crisi le nostre conoscenze antropologiche. Perché gli antichi curdi avevano sacrificato solo quattro tipi di uccelli; e quale era stata esattamente la funzione svolta da questi enormi predatori, nella mente di chi li aveva posti nella caverna di Shanidar?"
Tracce di questi riti insoliti sono state trovate, secondo Collins, anche ad un paio di centinaia di chilometri dal Kurdistan, nel lago russo di Van; ma anche in una caverna ad Hayonim, in Galilea. Quale legame vi era fra queste tre località? "Quando lo scoprii, leggendo per caso le opere dei Solecki, la mente prese a ribollirmi. Secondo la Bibbia, lo Zab Maggiore era uno dei quattro fiumi del paradiso terrestre; il luogo ove, nella notte dei tempi, erano scesi i Veglianti".
Costoro erano, secondo la Genesi e diverse bibbie apocrife, gli angeli ribelli che, disobbedendo agli ordini di Dio, scesero sulla Terra corrompendo l'umanità. La presenza di un "culto delle ali" nel Kurdistan e nella Galilea dell'8870 a.C., per Collins, non poteva essere casuale. Esso ricordava l'effettiva discesa degli dei (il cui racconto venne scritto solo molti secoli dopo). Secondo l'iconografia antica, i Veglianti erano raffigurati con sei ali di rapace sulla schiena. Ali simili a quelle trovate nello Shanidar.
Effettivamente, se prendiamo le raffigurazioni sumere degli angeli, testimonianze che come è noto sono di mille anni precedenti la Bibbia, vediamo che gli abitanti del cielo venivano descritti come giganteschi umani per metà rapaci, muniti cioè di becco e di ali. Questa stessa raffigurazione entrò poi a fare parte del patrimonio ebraico e di quello cristiano. In molte Bibbie antiche le gerarchie celesti superiori (gli arcangeli, in particolare) venivano rappresentate come delle teste circondate da sei ali. La presenza ossessiva del culto delle ali in Kurdistan sembra dunque legata ad un evento reale e non immaginario. E non è dunque azzardato sostenere, come fa Collins, una relazione con la discesa degli dei, illustrata in molti sigilli sumeri (il sumerologo Zecharia Sitchin ne mostra diversi, nei suoi libri).
Dei Veglianti si parla poi molto nei testi apocrifi attribuiti al profeta ebraico Enoch ("Idris", nel Corano), un patriarca descritto nel libro della Genesi che, ad un certo momento, "non fu più veduto perché Iddio lo prese in cielo". Enoch lascia intendere che esistano due categorie di Veglianti: i "buoni", cioè gli angeli rimasti fedeli al Signore; e i "cattivi", che i testi sumeri chiamano Anunnaki o Annunaki, simili ai Grigi ed identificati negli "angeli caduti" o "diavoli". Compito dei Vigilanti sarebbe, lo dice il nome, vigilare sull'umanità. Per tutto l'universo.
I primi, esseri di luce superiori all'uomo per natura e per saggezza, sono in diretto contatto con l'Altissimo; sono chiamati Cherubini, Serafini e "Osannini" o "Osannes" (un nome che ricorda i mitici Oannes sumeri, gli esseri "spaziali" che portarono la civiltà nel Medio Oriente antico); essi sono soliti fornire messaggi agli umani portandoli momentaneamente in cielo o, come precisa Enoch, "penetrando nelle loro camere da letto" (il paragone con i rapimenti UFO è immediato). Quanto ai Veglianti o Vigilanti, essi sono una razza decaduta che il profeta definisce "un tempo santi, puri spiriti, viventi di vita eterna, contaminatisi con il sangue delle donne"; essi sono i "padri di una stirpe di giganti, esseri perversi chiamati spiriti maligni, sterminati dal diluvio". Anche i Vigilanti ricordano una particolare tipologia aliena. Il nome con cui si presentano ai rapiti è identico a quello usato oggidì dai Grigi: "Watchers", Vigilanti.
Mentre i primi riportano alla mente gli alieni detti "Nordici" (alti, biondi e spirituali, secondo alcune versioni), i secondi rammentano i violenti e maldestri intrusi delle camere da letto.
Il collegamento con l'ufologia è tutt'altro che forzato; nel "Libro di Enoch", di cui si possiedono tre versioni (in ebraico, etiope e slavo) diversi ufologi hanno visto nel racconto di un viaggio nel cielo del profeta una vera e propria esperienza di rapimento UFO. A bordo di una strana macchina volante, guidata da un gruppo di Veglianti "buoni" (da non confondersi cioè con gli "angeli caduti"), Enoch visita altri mondi; ma soprattutto apprende da un gruppo di angeli con scafandro ("dai volti di cristallo") che molti Veglianti, all'alba dell'umanità, si sono corrotti innamorandosi di donne della Terra, con le quali si sono uniti carnalmente. Ancora, Enoch viene messo a parte di molti segreti "spaziali": l'ordinamento del cosmo e del creato, la composizione delle schiere angeliche, la struttura dell'universo che, a detta degli alieni, "è abitato e ricco di pianeti e sorvegliato da angeli detti Veglianti o Vigilanti".
"Stavo benedicendo il Signore", racconta Enoch nella versione etiope della sua "Bibbia" (IIš-Iš sec. a.C.), " quando gli angeli mi chiamarono e mi presero. E mi portarono in un mondo i cui abitanti erano come fuoco fiammeggiante e, quando lo desideravano, apparivano come uomini. Una visione mi apparve e nubi mi avvolsero e persi conoscenza. E divenni sempre più veloce, come una stella cadente e come i fulmini. E nella visione un vento impetuoso mi sollevò e mi portò in cielo. Io vidi l'aria, l'etere ancora più in alto. E mi portarono nel primo cielo, e mi indicarono un mare più grande del mare della Terra. E i venti, nella visione, mi facevano volare e mi portarono su, sino a un muro di cristallo, circondato da lingue di fuoco. Ciò cominciò ad incutermi spavento. Io entrai nelle lingue di fuoco e mi avvicinai alla Grande Casa che era costruita di cristallo. E le pareti di quella casa erano come mosaico di una tavola pittorica in pezzetti di cristallo; e il pavimento era di cristallo. Il soffitto era come il corso delle stelle e dei fulmini: e in mezzo a loro, cherubini di fuoco; e il loro cielo era acqua. E vi era fuoco che bruciava intorno alle pareti e le porte ardevano per il fuoco. E io vidi un'altra cosa, costruita con lingue di fuoco. Il pavimento era di fuoco e, su di esso, il fulmine. Io guardai e, all'interno, vidi un alto trono. E io vidi i Figli dei Santi camminare sul fuoco ardente; i loro abiti erano bianchi e i loro volti trasparenti come cristallo".
I "Figli dei Santi" (con questo termine Enoch indica gli angeli che non si sono corrotti e che sono rimasti fedeli a Dio) sono organizzati militarmente, come degli astronauti. Lo dichiara il patriarca in un altro libro, la raccolta "Libri segreti di Enoch": "Mi fecero vedere i Capitani e i Capi degli Ordini delle Stelle. Mi indicarono duecento angeli che hanno autorità sulle stelle e sui servizi del cielo; essi volano con le loro ali e vanno intorno ai pianeti. Mi mostrarono le stelle del cielo. Vidi come venivano pesate a seconda della loro luminosità, della loro lontananza nello spazio e del giorno della loro comparsa". Quest'ultimo elemento è sconcertante. Studiosi di archeologia misteriosa come i già citati Erich Von Daeniken e Ulrich Dopatka hanno sottolineato come gli antichi astronauti cartografassero l'universo utilizzando lo stesso sistema in uso alla nostra moderna astronomia, suddividendo cioè le stelle in base allo spettro: alla luminosità, alla distanza e all'elevazione.
A bordo della macchina volante Enoch apprende direttamente dal capo degli angeli, il "Signore che sedeva su un grosso trono", dell'esistenza di un conflitto tra i "Figli dei Santi" e alcuni Veglianti caduti, a causa della ribellione di questi ultimi. L'episodio è brevemente accennato anche nella Genesi (6,2), ma in Enoch è descritto molto approfonditamente: "Fra i figli dell'uomo vi erano figlie belle e seducenti. E gli angeli, i figli del cielo, le videro e le desiderarono e dissero tra loro: "Andiamo, scegliamoci delle mogli che ci partoriscano dei figli". E Semyaza, il loro capo, e tutti e duecento scesero, nei giorni di Jared, sulla cima del monte Hermon. E tutti presero delle mogli e cominciarono a unirsi a loro e a sollazzarsi con loro. Ed insegnarono loro vezzi ed incanti e a tagliare radici e a conoscere e distinguere le piante. Ed esse vennero fecondate e partorirono grandi giganti, che si volsero contro gli uomini e divorarono l'umanità".
Rileggendo con occhi moderni l'episodio biblico, si ha l'impressione di trovarsi dinanzi ad una razza di colonizzatori, i Veglianti o Vigilanti, che tradiscono l'iniziale obiettivo, presumibilmente la mera osservazione a distanza della Terra, e si mescolano agli uomini, offrendo conoscenze e tecnologie per le quali la razza umana è impreparata.
Questa tesi è confermata dal fatto che i Veglianti insegnino agli uomini una forma primitiva di tecnologia, sino ad allora sconosciuta, e l'arte della guerra. "E Azazel", riferisce Enoch, "insegnò agli uomini a far spade e pugnali e scudi e corazze e fece loro conoscere i metalli".
La corruzione dell'umanità sdegnò il Signore, che decise, secondo la Bibbia e i testi enochiani, di sterminare sia i Veglianti che i terrestri, con il diluvio universale. Esso ebbe ragione anche dei giganti, nati dall'unione degli angeli caduti con le donne della Terra.
Circa queste unioni, qualcuno ha avanzato l'ipotesi trattarsi di incroci di ingegneria genetica. Sappiamo che gli esseri clonati, valga l'esempio della pecora Dolly, risultano di dimensioni più grosse (e difatti i figli dei veglianti erano definiti giganti); inoltre, in un passo del suo libro, Enoch accenna chiaramente alle manipolazioni genetiche di quegli antichi Grigi: "Uno di loro, Kas, il figlio del serpente, insegnò ai figli degli uomini tutte le punture degli spiriti e le trafitture dell'embrione nell'utero".
Il ricordo del passaggio degli dei sarebbe rimasto, a livello mitico e mitologico, in tutte le culture antiche, colà dove si venerano strani esseri alati (si pensi al culto delle sfingi con le ali) o cornuti (diversi studiosi, l'italiano Peter Kolosimo in testa, hanno visto nelle corna la stilizzazione di caschi con antenne); le gesta nefaste dei Vigilanti avrebbero ispirato non solo la Bibbia, ove peraltro l'episodio della caduta degli angeli è stato abbondantemente ridotto, ma anche molti testi epici primordiali, colà ove si parla di lotte fra dei.
Quasi a supporto di queste ardite tesi valga la straordinaria somiglianza del nome del capo degli angeli ribelli, Semyaza, con Semjase, l'astronauta extraterrestre con cui si dicono in comunicazione diversi medium americani ed un contattista svizzero. Sostengono che Semjase proverrebbe dalle Plejadi; curiosamente lo stesso gruppo stellare al cui centro, secondo il profeta biblico Amos ed alcuni credo di derivazione ebraica come il culto mormone, vivrebbe Dio con i suoi angeli (ma si tratta di interpretazioni assai discusse).
Dicevamo che, secondo Enoch, nello spazio là fuori vivrebbero diverse tipologie "angeliche". Oltre ai Vigilanti, caduti perché "non possedevano tutte le conoscenze dell'Universo" e cioè imperfetti, vi sarebbero molte gerarchie; alcune spirituali, quali gli arcangeli, i giusti, gli eletti e i "non dormienti", che stanno dinanzi a Dio; altre infernali, come i "Grigori", i diavoli che hanno rinnegato Dio; altre non meglio identificate, come "gli uomini dalla testa bianca", frutto dell'unione con i "figli del Signore". Fra questi ultimi vi sarebbe anche Noè che, nella versione slava del "Libro di Enoch", si vede costruita dagli angeli - e non dai propri figli - la celebre arca che lo salverà dal diluvio mandato per distruggere i giganti.
Fra i molti spiccano gli "Osannini", i più elevati filosoficamente, istruttori dell'umanità, presenti anche nelle narrazioni sumere.
IL PROGETTO GENOMA DEGLI ALIENI
Proprio i racconti ebraico-sumeri trovano straordinari riscontri nelle narrazioni mitiche delle Americhe (in Bolivia gli Oannes sono noti come Laurakes, uomini dalla testa di pesce e pesci con il corpo di uomo).
Nei codici sumeri e nelle tradizioni australiane, nella mitologia greca e nelle saghe scandinave la creazione dell'uomo è poi attribuita ad un team di divinità (gelose, litigiose ed autoritarie) dalle caratteristiche alquanto umane, fermamente decise a creare più che degli esseri pensanti degli schiavi da utilizzare a proprio piacimento. E quando questi schiavi, acquisendo in qualche modo la conoscenza e quindi l'autocoscienza, si ribellano, vengono scacciati dal paradiso.
Questa storia, naturalmente con le varianti tipiche della singola cultura, la ritroviamo pari pari anche in un antichissimo testo guatemalteco, messo per iscritto in dialetto quiché solo nel '500. Compilatore del testo, che riassume secoli di tradizioni religiose tramandate solo oralmente, un ignoto indigeno centramericano, spaventato dall'arrivo dei Conquistadores e dalla distruzione culturale che questi ultimi operavano.
Il testo in questione, scritto dunque affinché i maya non dimenticassero le proprie tradizioni religiose, è stato chiamato "Popol Vuh".
Il libro si apre con la creazione della Terra e degli animali da parte di uno dio e di una dea, Gucumatz e Tepeu, assistiti da certi 'Antenati circondati dalla luce'. Questi, "dalla terra, dal fango fecero la carne dell'uomo". La narrazione prosegue poi enumerando diverse vicissitudini dei primi abitanti della Terra, sino alla descrizione di un albero magico al quale, per ordine dei Signori celesti, è proibito avvicinarsi o coglierne i frutti. É una vergine a nome Cuchumaquic che contravviene al volere divino, acquistando con ciò l'immortalità e divenendo portatrice di vita, rimanendo incinta. La disobbedienza di Cuchumaquic provoca l'ira degli dei; questi ultimi ordinano a quattro figure misteriose - forse simboliche - e che il testo chiama alternativamente gufi e messaggeri, di mettere a morte la donna.
La divina gelosia è ricorrente nelle mitologie antiche. E che i creatori dei maya fossero gelosi della propria scienza e non intendessero concederla agli uomini è confermato in altre parti del testo, allorché si narra della creazione dei primi uomini sulla Terra. Di questi si dice fossero in grado di vedere tutte le cose, quelle vicine e quelle lontane, e che quindi fossero dotati dell'onniscienza, oltreché di una profondissima saggezza. Il che pare non andasse a genio agli Antenati e ai Creatori, che a un certo punto sbottarono: "Ostacoliamo i desideri degli uomini, poiché non è bene quel che vediamo: debbono essere forse gli uomini uguali a noi, che siamo i loro creatori?". Per questo motivo gli dei "annebbiarono la vista degli uomini. In questo modo furono annientati il sapere e la saggezza...".
Questo brano, che ricorda la Genesi biblica, è interessante, perché dimostra che i creatori del Popol Vuh, lungi dall'essere divinità piene di amore paterno, erano dei padroni che amavano tenere l'uomo nell'ignoranza, per meglio dominarlo; analogamente si comportano gli dei della mitologia dei sumeri, descritti come perennemente in lotta uno con l'altro, pronti a giocare con le sorti dell'umanità. I creatori sumeri sono chiamati Annunaki o Guardiani (Anakim o messaggeri presso gli ebrei), e a volte sono raffigurati come umanoidi dagli occhi ovali e scuri e dalla testa a pera, straordinariamente simili ai moderni Grigi. Nei sigilli sumeri i Guardiani sono spesso raffigurati accanto ad un simbolico e misterioso albero della vita i cui poteri ricordano l'albero del paradiso maya. L'aspetto curioso è che in taluni rapimenti UFO i sequestratori alieni sono stati descritti dagli abdotti proprio come gli Annunaki sumeri. La celebre rapita americana Betty Andreasson, ripetutamente sequestrata nel corso della sua vita, ha dichiarato che gli alieni le si erano presentati con il titolo di guardiani ("watchers"), mentre in un caso tedesco, inchiestato dal ricercatore Michael Hesemann, il rapito di turno ha descritto gli alieni in azione attorno ad un congegno del tutto simile ad un albero della vita.
Se è dunque lecito supporre che gli antichi Annunaki, come sostiene il sopracitato Michael Hesemann nel volume "Il mistero dei cerchi nel grano" (Edizioni Mediterranee), fossero in realtà i moderni Grigi, possiamo allora ipotizzare che l'albero della vita a cui tanto tenevano fosse in qualche modo connesso con la genetica. Oggidì i nostri scienziati stanno studiando, nell'ambito del progetto genoma, la possibilità di schedare tutti i geni e i cromosomi, per intervenire sopra di essi. Molti ufologi ritengono che gli dei creatori fossero in grado di fare altrettanto. "Erano perfettamente capaci di manipolare le materie chimiche", ha dichiarato l'inglese Le Poer Trench, "e amavano farlo. Arrivarono a creare tribù semianimalesche, prive della scintilla della mente per il gusto di farlo". Con un intervento di altissima ingegneria genetica, gli Annunaki avrebbero creato l'uomo in laboratorio. I primi esseri umani sarebbero stati dei servi sciocchi ed obbedienti sino a che "il diavolo non vi avrebbe messo la coda". Complice qualche Antenato troppo compiacente - nel Popol Vuh si parla di un misterioso volto di teschio - gli esseri umani scoprono i segreti della vita eterna. Cosa fossero tali segreti nei testi antichi non è precisato; fatto sta che da allora gli uomini acquistano l'autocoscienza, cominciano a riprodursi e a ragionare con la propria testa, diventando indipendenti.
"L'albero poteva essere il ricordo di un elisir di lunga vita posseduto dagli dei", dichiara lo studioso Ulrich Dopatka. "Il solo fatto che culture diverse e geograficamente lontane avessero in comune l'idea dell'albero della vita induce a pensare ad una reale esistenza dello stesso, come pure a una nascita comune di questo racconto. I germani chiamavano l'albero della vita Yggdrasil, Etrog gli ebrei, Maymeln i lapponi, Vaikunta gli indiani, Ulukapu i polinesiani..."
Qualunque cosa fosse questo albero incantato (magari una colonna istoriata con cognizioni scientifiche, come era in uso nell'antichità), esso permetteva la manipolazione genetica dell'uomo. "In moltissimi sigilli sumeri", dichiara Sitchin, "è presente l'albero della vita, che peraltro ricorda moltissimo la doppia elica del DNA. Esso è circondato da strane divinità alate e da mostri parte uomo e parte bestia, risultato forse di qualche avanzatissima manipolazione genetica. Numerosi sigilli mostrano chiaramente degli umani sdraiati su dei tavoli operatori e irraggiati da strane onde, dinanzi allo sguardo attento e severo di una schiera di dei". Sitchin ritiene peraltro che i Grigi siano i servitori degli Annunaki.
Il sospetto che in tutte queste testimonianze arcaiche si nasconda il ricordo deformato di antichi incontri ravvicinati alieni è confermato da molti elementi.
Nel Popol Vuh è scritto che, dopo il peccato originale, gli dei incaricano delle misteriose creature, definite come non appartenenti al genere umano, di punire la vergine disobbediente.
Le insolite creature, ribattezzate i messaggeri, sono caratterizzate da occhi enormemente grandi, per i quali sono simbolicamente identificate con i gufi. E questo è curioso, perché una descrizione pressoché analoga è stata fornita dal celebre rapito americano Whitley Strieber per definire certi misteriosi nani alieni che, per comando dei Grigi, lo avrebbero ripetutamente sequestrato.
In molti testi antichi, poi, i Guardiani cosmici vengono chiamati anche il Popolo del Serpente, per sottolineare la somiglianza del loro viso (testa a pera con mento aguzzo, occhi ovali quasi laterali) con il muso dei rettili. E questo è un ulteriore elemento interessante, poiché in diversi casi di moderni incontri ravvicinati diversi testimoni hanno detto di avere incontrato proprio delle creature rettiliformi.