SOLI NELL’UNIVERSO
C’è qualcuno là fuori? No,
secondo il fisico italiano Elio Sindoni, recentemente autore, per i tipi della
casa editrice S.Raffaele (la stessa dello scandalo di don Verzè) di un libro
che ha già fatto infuriare gli ufologo: Siamo soli nell’universo. Il titolo la
dice lunga anche se non rappresenta una novità. Sindoni è
un tipico esponente di quel filone scientifico cattolico influenzato dall’idea
che il Padreterno abbia creato l’universo solo e soltanto per i terrestri e che
abbia pensato la Terra come “sgabello per i suoi piedi”. E così, nonostante la
patina scientifica, Sindoni cade in quell’errore di
antropocentricità che fu in passato di molti pensatori vaticani e che oggi
persino la Chiesa stessa rifiuta. Per sostenere le proprie idee Sindoni è costretto a ricorrere al paradosso del fisico Fermi: se
gli alieni esistono dove sono? Perché non li vediamo?
A questo punto si delineano scenari poco edificanti: forse
non si mostrano perché sono soltanto microbi; in tal caso, se si tratta soltanto
di forme di vita elementari, non potranno certo venire a trovarci, a meno che
si sia sviluppata una sorta di doppia o tripla contemporaneità; loro devono
sviluppare una civiltà tecnologica contemporaneamente a noi, “nell’ipotesi
molto verosimile che le civiltà, soprattutto quelle molto avanzate, abbiano una
durata limitata”. Ma nell’universo sterminato è
possibile che non vi sia abbondanza di vita? Sindoni ricorre
ai numeri: il numero di forme di vita possibili nasce dal prodotto di un numero
grandissimo per uno piccolissimo. “Questa operazione”,
spiega Sindoni, “non può dare meno di 1, perché noi esistiamo, ma può dare
appunto soltanto 1 oppure 2, 5, 10 o anche di più”. In altre
parole, qualcuno là fuori potrebbe anche esserci, sebbene il fisico non sia
affatto pronto a giurarci. Prevedibili le reazioni infuriate degli
ufologi, che si chiedono come mai non venga
considerata la voluminosa casistica sugli oggetti non identificati raccolta in
oltre mezzo secolo di studi.