IL COVER UP IN SPAGNA
Di Alfredo Lissoni
Lo scrittore e ufologo spagnolo Antonio Ribera narra, in uno dei suoi libri, che il 21 maggio 1966 un piantone della base militare di Andros, Bahamas, si trovava all'aperto, sulla piazzola n.4 della postazione di osservazione di lancio missilistico dell'US Navy. Erano da poco passate le tre del mattino. L'uomo, le cui generalità sono state mantenute segrete, stava effettuando alcuni calcoli con un teodolite. In un angolo c'era una cinecamera ad alta velocità, regolata in maniera tale da poter riprendere i missili in movimento (funzione speed). Improvvisamente la cupola della postazione venne illuminata a giorno, come se stesse sorgendo il sole. Squibb, il cane del soldato, restava paralizzato con la lingua penzoloni, come ipnotizzato, a 60 metri dal molo.
Il soldato imbracciò la cinepresa ed iniziò a filmare, senza credere ai propri occhi. In cielo era apparso un gigantesco UFO. Dietro l'oggetto luminoso, più distanti e pertanto più piccoli, altri due UFO dello stesso tipo. Tutti e tre i dischi portavano impresso uno strano simbolo, una sorta di croce a sei braccia. Il militare girò otto minuti di film, per 106 metri di pellicola impressionata.
Alle 4.30 un elicottero militare della base Rainbow 1 arrivava ad Andros e sequestrava il filmino. Qualche minuto dopo sopraggiungeva un altro elicottero che prelevava il piantone e lo portava alla base Rainbow. Laggiù, in un'elegante saletta, il testimone incontrava alcuni alti ufficiali dallo sguardo sospettoso, tra cui un certo generale David Sarnoff, un pezzo grosso dei servizi segreti americani. Quest'ultimo impose al soldato di dimenticare ciò che aveva visto.
Infuriato, il testimone avrebbe cercato invece di riottenere il film, ma inutilmente.
Tre giorni dopo la Marina avrebbe mandato una squadra a prelevare tutti gli animali di Andros, vistosamente infermi, ed il giorno seguente venivano bloccati i lanci dei missili e trasferiti i militari. Il militare UFOtestimone sarebbe stato spedito a Nassau.
Della vicenda si è interessato, il 26 giugno 1981, il ricercatore americano Richard Heiden, che ha domandato per iscritto maggiori informazioni al Dipartimento dell'US Navy. La lettera di risposta, pubblicata da Ribera e firmata dall'ufficiale J. Savino, affermava che "gli incartamenti esaminati non rivelavano alcuna informazione di alcun tipo, in generale, e nessun rapporto investigativo concerneva, in particolare, i tre avvistamenti UFO citati". Un'altra richiesta, questa volta all'Air Force, otteneva una risposta altrettanto evasiva, sottintendendo che era necessario rivolgersi altrove. Il caso avrebbe comunque cominciato ad avere una certa notorietà dopo che, durante una trasmissione televisiva americana, il ricercatore Ralph Blum aveva mostrato alcune foto UFO tratte dal suo libro "Beyond Earth". Blum aveva fatto vedere al pubblico certe foto, peraltro in seguito smascherate come false, che ritraevano un disco metallico immortalato in Spagna, a S.José de Valderas, nel 1967. L'ordigno recava sulla base lo stesso marchio degli UFO di Andros (ed in seguito identificato in una complessa quanto incredibile vicenda di contattismo, con supposti alieni di "Ummo"). Poco dopo, in privato, l'ufologo americano veniva contattato telefonicamente dal piantone di Andros che, avendo erroneamente scambiato la foto spagnola per uno spezzone del suo filmato, lo aveva apostrofato dicendogli: "Finalmente vi siete decisi a tirare fuori il mio filmato".
La vicenda che vi ho narrato, pur non essendo supportata da prove reali circa la veridicità degli avvenimenti UFO proposti, ha contribuito però a creare nelle coscienze degli ufologi spagnoli la voglia di battersi contro il governo per ottenere il materiale UFO classificato.
Che il governo spagnolo nascondesse dei dati sul fenomeno era un sospetto che venne confermato nel 1976, quando il generale Carlos Castro Cavero, comandante dell'Aeronautica di stanza alle Canarie, dichiarava al quotidiano "La Gaceta del Norte" che "gli UFO erano una questione estremamente seria, per gli alti livelli". La sua opinione, aggiungeva Castro, era condivisa anche dal Ministero dell'Aeronautica. Castro, che per inciso aveva personalmente osservato un UFO per oltre un'ora sopra la città di Sadaba, rivelava anche che il Ministero possedeva i carteggi di venti casi UFO rimasti inspiegabili.
Le dichiarazioni di questo coraggioso militare spinsero ufologi e giornalisti a mettersi sulle tracce di questi dossier top secret.
Il primo che ottenne dei risultati fu il giornalista Juan José Benitez.
Alle 11 del 20 ottobre 1976 Benitez strappava ai militari un incontro al vertice con un generale Capo di Stato Maggiore ed un colonnello. Costoro rilasciavano in via informale al ricercatore un dossier militare di 78 fogli di avvistamenti UFO. Il perché di questa improvvisa apertura ci sfugge (i maligni dicono che i militari, pressati dagli ufologi e dall'opinione pubblica, si erano decisi a rilasciare il materiale di minore importanza). Certo è che, comunque, nei documenti declassificati venivano citati luoghi e fatti con grande precisione, sebbene i nomi dei personaggi coinvolti, come pure le fonti, fossero stati cancellati.
La divulgazione di questo materiale innescò una grossissima polemica, contro il governo insabbiatore ma anche contro Benitez, sul quale si riversò ben presto l'invidia dei suoi colleghi ufologi meno "privilegiati". Dai documenti, pubblicati in seguito su libri e riviste del settore, si apprendeva, fra le altre cose, che decine di militari avevano avvistato gli UFO, come cinque soldati ed un sergente del poligono di tiro di Las Bardenas Reales che, il 2 gennaio 1975, avevano scorto due dischi volanti, uno dei quali prismatico.
O ancora, che la Scuola Reattori dell'Aeronautica di Talavera La Real, il 14 gennaio 1975, aveva registrato il passaggio di parecchi UFO a quota 25.000 piedi. Non male per una Forza Armata che negava il fenomeno.
Lo scalpore suscitato da queste rivelazioni causò a più riprese un inasprimento da parte dei militari, ed il top secret calò spesso sull'argomento.
Nel 1991 il Comando Operativo Aereo (l'Aeronautica militare spagnola) ha proposto al Ministero della Difesa un piano per il graduale rilascio al pubblico dei dossier sugli UFO. L'anno seguente gli x-files sono stati trasferiti alla sezione di Intelligence del Comando stesso. Nell'aprile di quello stesso anno il generale Sequeiros ha chiesto al Joint Chiefs of Staffs il rilascio di tutto il materiale non avente classifica di segretezza per la sicurezza nazionale. Molti casi sono stati dunque declassificati. Il Comando Operativo Aereo ha identificato, come interlocutore, l'ufologo spagnolo Vicente Juan Ballester Olmos, un ricercatore che in passato aveva saputo dare prova di serietà ma anche di discrezione. Olmos ha ottenuto la declassificazioe di una parte minima delle informazioni militari sugli UFO a cominciare dal 1991. Sfruttando conoscenze ai vertici militari Olmos, dopo molte riunioni e comunicazioni, è riuscito, il 22 maggio di quell'anno, a far stendere al colonnello Alvaro Fernandez Rodas, capo della Sezione Sicurezza di Volo, una "Nota informativa" intitolata "L'Archivio UFO e la sua possibile declassificazione". Questo fu solo l'inizio. Un anno più tardi i primi cinque casi sarebbero stati declassificati e resi disponibili alla consultazione presso la biblioteca dell'Aeronautica, nel quartier generale di Madrid. "La declassificazione di altri 60 casi, certamente molto più interessanti, richiederà ancora tempo", ha scritto la rivista ufologica "Cuadernos de ufologia", cui Olmos collabora attivamente. Questa pubblicazione, all'epoca dei primi rilasci militari, ha divulgato un listato militare contenente indicazioni su 54 casi famosi, compresi in un arco di tempo che va dal 6 agosto 1962 al primo maggio 1988, i cui dossier completi si spera un giorno di ottenere. "Speranza vana", ha dichiarato l'ufologo argentino Dante Minazzoli. "Il materiale rilasciato dai militari spagnoli rientra in una precisa tecnica di disinformazione. Si tengono buoni gli ufologi consegnando loro casi di scarsa importanza, o falsi". Sia come sia, confrontando le statistiche di avvistamenti raccolti dal Comando Operativo Aereo (MOA) dal 1962 al 1988 con i dati raccolti dagli ufologi (facenti parte di un "catalogo iberico" privato), si è notata una perfetta corrispondenza. Questo significa che sia i militari che i privati hanno lavorato accuratamente, raccogliendo gli stessi dati. Questo non è avvenuto, ad esempio, in Italia, ove le associazioni UFO hanno schedato il triplo dei casi raccolti dal'Aeronautica, ottenendo pertanto statistiche assolutamente differenti. La similarità a livello statistico in Spagna pare smentire le pessimistiche valutazioni di Minazzoli.
I CASI BOMBA
Uno dei casi più esplosivi degli archivi spagnoli è dell'11 novembre 1979; in quella data il comandante Francisco Lerdo de Tejada stava pilotando un aereo passeggeri con 109 persone a bordo, diretto verso l'aeroporto di Manises. "Pochi minuti prima delle 23", raccontò in seguito il pilota, "ricevemmo una chiamata dal Controllo Aereo di Barcellona. Ci dissero di portarci sui 121.5 megacicli, che è una frequenza radio di emergenza. Lo feci, ma udii soltanto del rumore di disturbo. Pochi secondi dopo vedemmo delle luci rosse nel cielo. Si muovevano verso di noi ad una velocità incredibile. Erano a dieci miglia da noi e sembravano voler giocare; si muovevano in alto e in basso, effettuando degli spostamenti impossibili per qualsiasi velivolo convenzionale". Le luci vennero rilevate anche dal Centro Operazioni Pegaso della base aerea di Torrejon e dal radar di Manises. Torrejon fece decollare un jet, pilotato dal capitano Fernando Camara, per intercettare gli UFO. Camara riuscì ad individuare le luci, tre oggetti che stazionavano a quota seimila metri, sopra la città di Valencia ma, come fece per avvicinarsi, queste si allontanarono rapidamente. Camara cercò allora di filmarle, ma si accorse con spavento che sia l'apparecchio fotografico che diversi strumenti di bordo erano bloccati. Il Centro Operazioni Pegaso ordinò allora a Camara di portarsi sopra la città di Sagunto, ove era segnalata un'altra luce nel cielo. E qui la scena si ripeté. Arrivato in prossimità di Castellon, Camara si accorse che la radio trasmetteva solo uno strano rumore di fondo. Un grosso e lucente disco volante stava stazionando sopra il Mediterraneo, all'altezza delle isole Columbretes; il radar dell'aereo non captava nulla, però. Come Camara fece per avvicinarsi, l'UFO prese ad allontanarsi, mantenendosi sempre alla stessa distanza dall'aereo terrestre. Vista l'inutilità dell'inseguimento, all'altezza di Menorca Camara decise di tornare indietro.
Un altro caso clamoroso, la presunta caduta di diversi frammenti di un disco volante, è stato registrato il 2 febbraio 1988. Quella sera diverse persone fra Saragoza, Alcala de Xivert, Madrid e persino nei Paesi Baschi e a Casablanca in Marocco videro "un oggetto luminoso nel cielo". L'UFO, secondo le testimonianze, si era abbassato al suolo, emettendo degli strani globi. A Escalona (Toledo) il signor Candido del Barco aveva raccontato di avere visto, alle 18.45, "uno strano oggetto cadere dal cielo" a soli cento metri da lui. Il secondo frammento di UFO era precipitato nel mar Mediterraneo, dinanzi alla costa valensiana, alle 19.09. Diversi testimoni avevano parlato di una "palla di fuoco" che si era divisa in tre. I frammenti non potevano essere normali meteoriti. Erano caduti in mare senza alcun rumore ma, soprattutto, senza smuovere le acque! Un altro blocco cadde nelle acque di Galan, a Caceres. Molte persone furono testimoni dell'evento, che però non fu rilevato dai sensori dell'Istituto Sismologico di Toledo. Infine nella provincia di La Rioja in molti videro, alle otto di sera, un nuovo oggetto cadere nell'immensa valle di Sierra de la Demanda.
Gli ufologi spagnoli cercarono disperatamente di recuperare almeno uno dei frammenti del disco volante, ma inutilmente. Ogni volta i militari erano arrivati prima ed avevano trafugato ogni reperto. A Toledo tredici agenti della Guardia Civil, dopo essersi fatti indicare il punto esatto da del Barco, avevano ripulito la zona. Un loro portavoce avrebbe poi negato strenuamente alla stampa qualsiasi intervento. Fra Saragoza e Barcellona Enrique Carreras, un automobilista, aveva notato alle 19.10 "un'immensa sfera luminosa seguita da alcuni frammenti rosso-arancio che, dopo avere cercato di planare per pochi secondi, era caduta al suolo, con una fumata nera, nella zona di Osera de Ebro". Differenti testimoni dissero che altri due oggetti, uno dei quali descritto come un artefatto di due metri di diametro, erano precipitati nella zona, fra il villaggio ed una fattoria. Ma anche qui gli ufologi arrivarono in ritardo. Ad Osera l'ufologo iberico Bruno Cardegnosa si sentì rispondere dai testimoni che, poco dopo l'impatto, era arrivata una camionetta militare che aveva raccolto ogni cosa. I militari avevano isolato la zona, durante le ricerche. Il sindaco di Osera confermò pubblicamente l'intervento dei militari, aggiungendo che la Guardia Civil di Pina de Ebro aveva condotto, il giorno dopo il fatto, un ulteriore rastrellamento. Alla fine delle indagini, l'ufologo Cardegnosa ha dichiarato: "Non si trattava di un meteorite. Abbiamo scoperto che quella sera, in differenti orari, erano caduti ben sette frammenti. Abbiamo registrato venticinque testimonianze differenti e ricostruito ben dieci traiettorie degli oggetti. I testimoni dissero che i globi salivano e scendevano, ruotavano, si dividevano in due. Tutto ciò basta per dire che il fenomeno non poteva essere ascrivibile ad un semplice meteorite. In seguito le Forze Aeree spagnole ammisero che un oggetto strano aveva incrociato, quella sera, un aereo militare del 45º stormo. Con un dispaccio stampa dissero che "non era la prima volta che i piloti osservavano un simile fenomeno, ma che mai ci si era avvicinati ad una così corta distanza a degli oggetti luminosi, ritenuti meteoriti".