ET: SPECCHIO DELLA PSICHE UMANA O EREDE DI UN AVVENIRISTICO TECNO-FUTURO ?


di Stefania Genovese, dottoressa in filosofia - Nel 1982 venne domandato a Steven Spielberg la motivazione per cui avesse deciso di produrre il film "ET: l'Extraterrestre" ed egli dichiarò inequivocabilmente che la sua infanzia lo aveva decisamente ispirato.
É innegabile che nella figura spilberghiana di E.T. si celi una trasposizione proiettiva ed idealista dell'archetipo dell'Angelo custode o dell'amico immaginario, infatti lo stesso tono della parola "E.T." nella lingua inglese onomatopeicamente richiama soprannomi e vezzeggiativi positivi e familiari. E grazie a questa immagine dell'extraterrestre sperduto ed indifeso Spielberg monitora aspetti decadenti della società contemporanea, sempre ponendo l'accento sulla necessità del recupero di valori perduti, quali la inscindibilità del nucleo familiare ed il rispetto ed il soccorso nei confronti delle categorie più deboli.

La sua propensione verso questa tematica, non è dunque lontana dalle sue considerazioni morali e religiose; probabilmente il regista non ha dimenticato le lucide visioni di Ray Bradbury, che, già nelle sue "Cronache marziane" aveva trasposto i dubbi e le perplessità nei confronti di una umanità, rea a suo giudizio di essere divenuta arida, intollerante e materialista. Occorre riconoscere che la prima immagine dell'extraterrestre spielberghiano è stata connotato da due specifiche peculiarità: la sua androgenità e la sua funzione di messaggero celeste, venuto dallo Spazio per ripristinare la comunicazione, latore della parola veritiera che offre pace e comprensione. Come mai proprio queste due connotazioni?
Questo semplicemente perché l'androgenità ne garantisce l'immutabile perfezione in uno stato incorrotto, mentre il suo essere nunzio di positività, come si nota in "A.I." e "Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo, diviene un monito verso gli abusi di una certa scienza asservita al profitto ed una accusa nei confronti di una certa religione divenuta oggi vuota, idolatra, ed accomodante…
In conclusione l'extraterrestre spielberghiano può essere anche considerato una sorta di sciamano che conduce una umanità bambina, disequilibrata ed irresponsabile, verso un consapevole iter iniziatico per conseguire la conciliazione tra ragione e sentimento.

In "Incontri ravvicinati del terzo tipo", Spielberg riuscì persino a capovolgere il "ruolo dell'ufologo" facendone l'archetipo dell'uomo di pace (anche del profeta biblico che conduce al Monte della Rivelazione: nel film molte inquadrature riguardano non a caso la "Montagna del Diavolo", luogo prescelto dagli UFO per l'atterraggio) dotandolo di quella ricettività inconsueta capace di condurre anche il complesso, incredulo ed inavvicinabile mondo scientifico ufficiale, verso una realtà fantastica, novello medium del mondo sensibile ed ultrasensibile, dell'universo umano e di quello dei diversi, gli alieni. Il mezzo usato era il suono l'antecedente della parola, ma non un suono qualsiasi, bensì quello matematico, il linguaggio del Cosmo; naturalmente l'incontro con lo scienziato Joseph Allen Hynek è stato più che determinante per la creazione dell'alieno ideale e del suo corrispettivo studioso, lo scienziato "ufologo". Ma questo poliedrico regista è anche un fervido sostenitore del progetto SETI: conseguentemente si tiene costantemente aggiornato riguardo le finalità ed i propositi di questo meraviglioso progetto…Inoltre egli ha firmato molti episodi di celebri telefilm come "Ai confini della realtà" o "Storie incredibili" e "Taken" che è attualmente in programmazione televisiva; ed a questo proposito sarà interessante osservare l'effetto mass-mediatico di questa serie riguardante i presunti rapimenti di esseri umani da parte di alieni, dal momento che in America questa tematica è molto seguita perché veicolata e propagandata da libri come "Intruders" di J. Mack e "Communion" di W. Striber.

IL FANTOMATICO PROT

Una menzione a parte, nella immagine dell'alieno, merita il film K-Pax: prodotto da Lawrence Gordon nel 2002 ed interpretato da Kevin Spacey e Jeff Bridges. La trama apparentemente semplice, narra di un vagabondo (prot, scritto minucolo) inoffensivo ed apparentemente schizofrenico ricoverato in una celebre clinica psichiatrica newyorkese, il quale asserisce di venire da un altro pianeta. Il dottor Powell incaricato di guarirlo da questa sua mania, si rapporterà persino ad alcuni amici astrofisici nel tentativo di comprenderne il pensiero e le sue geniali capacità nel campo della esplorazione spaziale e della conoscenza dell'Universo. Singolare sono due asserzioni di prot : "È possibile viaggiare utilizzando un raggio di luce" e "Ho assunto una identità umana perché era forma più logica dal momento che mi trovo sul vostro pianeta". Fino agli ultimi istanti prima del termine del film siamo indotti a credere che prot , sia veramente un alieno, dotato della capacità di guarire gli altri moralmente e psicologicamente, dotato di una "umanità" che gli consente di comunicare con chiunque, persino con gli animali. Ma probabilmente il messaggio del film, rivestito da una credibilissima patina di scientificità è quella di indurci a riflettere come l'alieno sia lo specchio dell'essere umano ideale, dotato di serafica saggezza, conscio di utilizzare un grande potere tecnologico solo destinato a fini edificanti e consolatori.

Comunque, se parliamo di alieni, non possiamo dimenticare lo scrittore di fantascienza Gene Roddenberry, sceneggiatore di Star Trek; si dice che egli abbia radunato un buon numero di contattisti e rapiti americani, alla ricerca di nuove idee per la futura serie di fantascienza, e che si fosse fatto spiegare da tutti costoro cosa avessero visto "nello spazio". In base a quei racconti, lo sceneggiatore rielaborò la teoria della "Confederazione", guidata dai buoni e con i terrestri in testa, e dell'Impero Klingon. In quest'ottica dunque, non sarebbe casuale che in un episodio del 1978, "Friday's child" (in italiano, "Una prigione per Kirk e co."), Roddenberry ci presentasse una particolare tipologia aliena, i "Capellani" (di Capella IV), alti, biondi, massicci come i Nordici e l'Ashtar Sheran della mitologia ufologica.
Che dire inoltre degli alieni rappresentati come creature di pura energia o di solo pensiero come appaiono in molti episodi trai quali "Day of the dove" ( La forza dell'odio) ed "Errand of Mercy" ( Missione di pace), oppure quelli con una costituzione fisica a base silicea come la Orta, una creatura intelligente che vive nelle profondità di un pianeta minerario.
Inoltre poiché il serial "Star Trek" è del 1966, è palese che inizialmente Roddenberry, nel costruire le storie, si sia avvalso della pluri-sfruttata tematica dell'eterna lotta tra Bene e Male, (già compiutamente analizzata dal celebre semiologo Roland Barthes), ove il bene era incarnato dall'America democratica, ed il Male, nella veste dei perfidi Klingon dai tratti mongolici, nella Russia comunista; e dunque, non è difatti casuale che, in seguito, con il crollo del muro di Berlino e la fine del comunismo, le "nuove generazioni" startrekkiane ci presentino, come è nella realtà, terrestri e Klingon - ovvero americani e russi - uniti contro il nemico comune, i robotici Borg (nei quali i sociologi vedono una trasposizione dell'Oriente tecnologico ed informatico).

È dunque più che evidente come questo serial televisivo fantascientifico, abbia saputo, precorrere i tempi, grazie al genio e alla fantasia dello sceneggiatore. E gli esempi sono numerosi: pensiamo, ad esempio all'affascinante "tricorder" che già negli anni Sessanta permetteva ai membri dell'Enterprise di comunicare con la nave madre a distanza, e che oggi è una realtà, e si chiama cellulare; persino la forma è identica! Così come si avvia ad essere realtà il sensore utilizzato dal dottor McCoy (De Forest Kelley) per diagnosticare una malattia senza toccare il paziente! Ed anche gli stessi principi fisici citati nei telefilm, dal viaggio iperspaziale al teletrasporto, sono oggi temi al centro di ricerche scientifiche teoriche, al tal punto che il fisico ed astronomo Lawrence Krauss (intimo amico del "fanatico UFO" presidente Ronald Reagan), nel 1997 ha dato alle stampe il libro "Beyond Star Trek" (edito in Italia con il titolo "La fisica di Star Trek" e dedicato all'astronomo Carl Sagan), in cui si confermano in linea teorica molte delle "precognizioni" tecniche del telefilm. Mentre un altro scienziato, Miguel Alcubierre dell'Università Wales a Cardiff, nel 1994, presente in Star Trek ha addirittura dichiarato che la velocità warp (spostarsi apparentemente oltre la velocità della luce, deformando lo spazio di fronte alla astronave) sia possibile da attuarsi.
Notiamo inoltre che in "Star Trek IV: rotta verso la Terra" (1987) il nostro pianeta, nel futuro, è minacciato da una gigantesca presenza aliena che si esprime nel linguaggio delle balene ormai estinte. La tesi, che i cetacei possano fornirci un sistema alternativo di comunicazione, era stata elaborata nel 1973 dallo scienziato Carl Sagan (ispiratore del SETI ed appassionato di UFO poi convertitosi allo scetticismo), pubblicata in "Contatto cosmico" e poi ripresa nel 1990 dallo studioso SETI, nonché autore di fantascienza Ben Bova, nel libro "First Contact" (che divenne nel 1996 il titolo di un film della nuova serie startrekkiana, con il comandate Picard). Ed in "Generazioni", primo film della nuova serie si nota come l'astronave Enterprise possa diventare un vero e proprio disco volante in grado di atterrare su un pianeta mediante un dispositivo di sicurezza che gli consente di staccare i propulsori posteriori, modificandone così la forma.
In un episodio della serie si ipotizza che gli dei greci altro non fossero che visitatori extraterrestri: questo è un punto cardine dell'archeologia misteriosa di taglio ufologico sviluppatasi in Europa con Erich Von Daeniken proprio all'epoca di Star Trek.

GLI ALIENI DI STAR TREK

Ma anche gli stessi interpreti del celebre "equipaggio" di Star Trek, sono rimasti affascinati dalla credenza negli extraterrestri e nelle loro possibili morfologie! Nel 1971 Leonard Nimoy, il vulcaniano dottor Spock, è stato conduttore della trasmissione televisiva "In search of", che andava alla ricerca di misteri quali gli UFO ed il mostro di Loch Ness. Nimoy in seguito intervistò persino due pescatori che affermavano di essere stati rapiti dagli alieni, a Pascagoula, nel 1973; ed, in occasione della presentazione del primo film della serie, nel 1979 (proprio in concomitanza con un'ondata di avvistamenti UFO in tutto il mondo), giudicò "affascinante" l'idea della rivista fan "Parade Magazine" di dedicare un numero monografico a Star Trek e agli UFO "inseguiti dai militari USA". Antecedentemene, nel 1977 Deborah Rorabaugh scrisse un racconto, "Harvest of the planters", mescolando gli alieni "cattivi" del serial "UFO base Shado" ed i personaggi di Star Trek in un contesto reale e futuribile. Alieni dunque come prodromi di una scienza che è pur sempre la nostra proiettata in un futuribile domani! Non dimentichiamo che la stessa National Science Foundation finanzia oggi ricerche sui viaggi interstellari iperveloci, presupponendo anche che possa essere possibile viaggiare a ritroso nel tempo; e se pensiamo poi che anche celebri fisici come Lawrence Krauss e Stephen Hawking si sono cimentati ad investigare le avvincenti e futuribili implicazioni scientifiche descritte in Star Trek, ci rendiamo conto quanto possa essere ipotizzabile che la fantascienza di oggi, divenga la scienza del domani!

Infatti il messaggio di Star Trek che per l'umanità sia possibile un futuro di pace, privo di odi interazziali ed in cui ci si avventurerà nei viaggi spaziali, non è mai scemato, così come si è sicuramente incrementata, grazie a questa saga fantascientifica, la convinzione che esistano creature viventi intelligenti nell'Universo! Dobbiamo dunque riconoscere che la serie Star Trek ha ampliato molto i confini dello spirito umano e dell'immaginazione, per quanto riguarda gli alieni, anche se potrebbe anche essere possibile che essi siano maggiormente più diversi e polimorfi di quanto anche lo stesso Gene Roddenberry abbia mai potuto immaginare per la sua saga.

In conclusione l'alieno è veramente la rappresentazione di una utopia o la maschera inversa degli aspetti più inconsci dell'essere umano: a volte in esso vi riscontriamo gli aspetti più negativi ed aberranti della nostra natura, altre volte la personificazione di una deità e di una salvazione. Ma sottesi in entrambe queste aggettivazioni fisiche-morali decisamente antitetiche, ci sorprendiamo attoniti ed incuriositi di fronte ad una tecnologia che, poi, non è poi così lontana dalla nostra prossima scoperta scientifica.