UFO NELL'ANTICO TESTAMENTO
di Alfredo Lissoni
Molti sono i riferimenti ufologici che Erich Von Daeniken e Ulrich Dopatka ritengono di avere rinvenuto nella versione tedesca dell'Antico Testamento. Dopatka, nel suo Lexikon der Prae-Astronautik, cita la visione di Giovanni Apostolo che, nel capitolo 20 dell'Apocalisse, "sempre che non abbia tratto lo spunto da testi più antichi, descrive un suo viaggio spaziale: 'La terra e il cielo fuggirono', dice; e poco dopo: 'Vidi un nuovo cielo ed una nuova terra, perché il primo cielo e la prima terra erano spariti ed anche il mare non c'era più'. Quindi descrive così una città a lui sconosciuta: 'E la città era di oro puro, simile a puro cristallo. E la città non ha bisogno di sole perché la illumina la Gloria di Dio'", conclude Dopatka. Lo studioso identifica nel misterioso trono di Dio descritto altrove dall'apostolo una nave spaziale, che rassomiglia straordinariamente alla Gloria del Signore descritta da Enoch (nei testi apocrifi) ed i cui piloti sono identici a quelli della biblica visione di Ezechiele. Racconta Giovanni: "Attorno al trono v'era un arcobaleno che a vederlo somigliava ad uno smeraldo, e davanti al trono c'era come un mare di vetro, simile al cristallo e in mezzo al trono e attorno al trono quattro creature viventi, piene d'occhi davanti e dietro... Il loro torace somigliava a corazza di ferro e il rumore delle loro ali era simile allo strepito di carri a molti cavalli; dalla loro bocca usciva fuoco, fumo e zolfo...". I due sottolineano altresì che il dio di Abramo era solito allontanarsi "levandosi in alto" (Gen. 17, 22). "Un dio personificato avrebbe potuto scomparire, svanire, ma non dirigersi verso l'alto, seguendo una rotta ben definita che lo portava nel cosmo", scrivono.
Per la descrizione dei misteriosi visitatori si appoggiano al racconto che ne fa il profeta Daniele, che avvista "un vegliardo la cui veste era bianca come la neve e i capelli come lana pura; fiamme di fuoco erano il suo trono e le ruote d'esso erano fuoco ardente"; poi fanno notare Isaia (13, 5) così spiega la provenienza degli angeli: "Vengono da lontani paesi, dagli ultimi confini del mondo, a distruggere tutta la Terra". Ed infine riportano, traendolo da un testo apocrifo (L'Apocalisse di Baruc) dell'incontro di Baruc con un angelo, sulle rive del Kidron; il misterioso visitatore conduce con sé in cielo il profeta, "dove c'era una corrente che nessuno poteva varcare, neppure il più remoto alito di vento... e mi portò nel primo cielo e mi fece vedere una porta immensa. E noi vi entrammo, come portati dalle ali, percorrendo una distanza pari a trenta giornate di viaggio. E all'interno del cielo mi mostrò una pianura. E vi abitavano uomini che avevano il volto bovino, le corna simili a quelle del cervo, e le zampe come quelle delle capre e i fianchi come quelli degli agnelli". "Più tardi", commentano i due, "l'angelo gli dice che anche questi esseri sono degli angeli (forniti di tute spaziali e di apparecchi respiratori?). Baruc vede inoltre carri a quattro ruote sotto i quali divampa un fuoco; partendo provocavano un rumore di tuono...".