LA MANO DI E.T. SULLA FINESTRA DI CASA

 

Avvistamenti di luci sospette che hanno volteggiato nel cielo notturno a Trana (TO) mandando bagliori sinistri, una zampata a sei dita su un vetro, risultata non associabile ad alcun animale o ad essere umano, trovata la mattina dopo l’avvistamento, sull’angolo più in alto ed esterno di una finestra che dà su un cortile. C’è quanto basta per fare urlare “all’UFO” la stampa di provincia, attirare folle di curiosi e togliere il sonno ad un’intera famiglia, babbo, mamma e figlio, che, dal giorno dell’accaduto si arrovellano per sapere di che cosa mai si sia trattato. “Fino a che, pur di avere una risposta, hanno deciso di uscire allo scoperto, anche a scanso di essere etichettati come visionari, perché nessuno ha saputo dare loro una spiegazione”, ha scritto la cronista Eva Monti sul periodico locale Luna Nuova, il primo a dare la notizia del curioso evento. “Erano degli UFO, erano degli extraterrestri? Che altro?”, ha sbottato il capofamiglia, Cataldo Sapio, di fronte alla reporter, aggiungendo: “Sono il primo ad essere scettico su queste cose, e non vi avevo dato importanza, ma da mesi mi interrogo su questa vicenda e non ne vengo a capo”. “46 anni, muratore, i piedi ben piantati per terra, Sapio parla in modo pacato, tranquillo e sereno; solo, vorrebbe avere delle risposte ed è disposto a raccontare per filo e per segno come sono andate le cose e cosa ha visto quella notte”, ha scritto la Monti. “Lo abbiamo incontrato nella bella villa dove si è svolto il fatto, ora venduta a terzi, al numero 6 di strada Biellese. Un angolo di paradiso nei boschi della Val Sangone, ma non sperduta o isolata. Loro però sarebbero stati gli unici ad avvistare, quella sera, le strane luci in cielo”. Lo conferma la moglie, Daniela Castelli: “Era una domenica sera, il 7 settembre; a Trana c’era baldoria per la festa del paese che andava avanti da giorni e quindi luci e suoni se ne sentivano tanti; per quello sulle prime abbiamo pensato ad un laser o a qualcosa di simile”, ha raccontato. “Mio marito mi ha chiamato per farmi vedere nel cielo delle luci molto strane”, ha spiegato la donna; “giravano ed erano rotonde”. Aggiungeva l’uomo: “Erano cinque o sei, ad un metro di distanza l’una dall’altra, come se viaggiassero in formazione o se fossero le estremità di un oggetto in movimento. Siamo rimasti incantati, bloccati per una decina di minuti a contemplare queste strane luci, fino alla loro completa sparizione”. Fortunatamente, il figlio Sandro sarebbe riuscito ad immortalarle sul cellulare ma poi, guarda la sfortuna, il telefonino gli sarebbe stato rubato. “Peccato, l’immagine era nitida anche il giorno dopo”, assicura Sapio.

 

MANI ALIENE SUI VETRI

 

Sia come sia, di “prova” ne sarebbe stata trovata un’altra. Ha raccontato il capofamiglia: “Siamo tornati alle faccende di casa, ai preparativi per la notte, ed abbiamo ripensato all’accaduto solo il giorno dopo, quando abbiamo letto sul giornale che era stato visto un disco volante nei dintorni di Pinerolo. In un'altra occasione avremmo liquidato la storia come una stupidaggine, ma con quello che ci era appena capitato non ce la siamo sentiti di passar sopra un colpo di spugna”. Ed ecco la sorpresa. “Mentre stavo lavando i vetri”, ha raccontato la donna, “ho visto lo stampo di una mano molto strana: sembrava sovrapposta nel finale; al posto dei polpastrelli si vedevano delle unghie, come se qualcuno avesse voluto graffiare il vetro con sei dita!”. La signora ha tentato di lavare via l’impronta, invano. “L’ho vista”, ha raccontato la Monti”; era là, sul vetro; ho ipotizzato il passaggio di un ghiro, di un animale ungulato, tipo la talpa o, al contrario, l’effetto lasciato dalle ali di un volatile che potrebbe essersi schiantato contro il vetro lasciando la strana sagoma. Succede; ne abbiamo visti di piccioni fare la stessa fine. I coniugi Sapio non sono però dello stesso parere. L’impronta è troppo in alto, troppo nell’angolo perché un animale di terra o di cielo lo scegliesse come obbiettivo…”.

Suggestione o realtà? C’entrano veramente gli UFO? Colpa del chupacabras, il misterioso

essere a metà strada tra un Grigio ed un vampiro che in passato, negli anni Novanta, ha lasciato artigliate dalla Puglia alla Brianza? È presto per dirlo. Né si capisce perché mai E.T. avrebbe dovuto essersi preso la briga di lasciare la propria impronta sul vetro di una villetta sperduta tra le colline sangonesi, 3300 abitanti, perlopiù allevatori e contadini. Ma la logica, si sa, quando si parla di contatti alieni viene spesso meno. E, del resto, esiste però un curioso precedente, del quale i Sapio non sono a conoscenza.

Era il 29 maggio 1980 ed i titolari della Pensione Clara di via Cascione 174 a Imperia Porto Maurizio avevano sentito, attorno alle 23.20, abbaiare furiosamente il proprio cane, senza un motivo apparente; la mattina seguente, con grande stupore, la padrona della pensione aveva trovato, sul lato esterno di una finestra, l’impronta di una mano sinistra. L’aspetto allarmante è che la finestra era al primo piano e dava sul vuoto. Chi o cosa poteva essersi arrampicato sin lassù, per lasciare quel segno indelebile sul vetro? “Era l’impronta di una piccola mano con cinque dita che finivano a ventosa”, dichiararono i due albergatori alla stampa. Il caso suscitò non poche perplessità negli ufologi; chi scrive ebbe modo di reinvestigarlo nell’agosto del 1993. La Pensione Clara non esisteva più, nel quartiere antico di Porto Maurizio, ed i due titolari si erano da tempo trasferiti. Rintracciatili telefonicamente, mi sentii chiedere soldi per lo “scoop” e mi venne detto che il vetro nel frattempo era stato acquistato da un ufologo francese. Un’analisi dell’impronta su due fotografie dell’epoca, effettuata nel 1995 con software moderni, portò alla conclusione che le dita potessero essere sei (l’indice sembrava sdoppiarsi) e che al centro della mano apparisse come una strana struttura sferoidale, come una grossa ventosa o una palla; emerse anche che il pollice era sproporzionatamente grande e che anche parte del polso, piegato innaturalmente, era rimasto impresso nel vetro. Anche in quel caso, dunque, qualcosa di non terrestre aveva lasciato la propria “firma”?

 

QUALE SPIEGAZIONE?

 

Osservando la posizione dell’impronta (in alto a sinistra, in una finestra composta da quattro vetri separati) fu chiaro che un eventuale acrobata burlone avrebbe dovuto sollevarsi in piedi sul vicino balcone, ma con enorme difficoltà; inoltre avrebbe avuto maggior estro ad imprimere l’impronta di una mano destra. In alternativa, l’impronta poteva essere stata apposta da dentro la camera, a finestra aperta. Ma da chi, e perché? Il caso rimase aperto anche se, da un punto di vista metodologico, il prof. Joseph Allen Hynek, papà dell’ufologia scientifica, non avrebbe considerato questi eventi come ufologici, in quanto l’associazione fra traccia e UFO è impropria, non essendo stata scorta alcuna entità anomala in prossimità dell’orma; fenomeni di questo genere riportano, per contro, alla mente la sterminata letteratura parapsicologica e religiosa sulla materializzazione di impronte di fuoco dal nulla: nel Museo delle Anime dell’Oltretomba, nella Chiesa del Sacro Cuore del Suffragio sul Lungotevere Prati a Roma, ne sono custodite parecchie, formatesi su libri, vesti, lenzuola e persino porte; sono attribuite a “manate” lasciate da anime dannate, o meglio, da “anime ritornate”, secondo la Chiesa, “per chiedere suffragi di preghiere che accorcino la loro permanenza in Purgatorio”; la parapsicologia definisce invece “teleplastia” la formazione paranormale di figure su vetri e muri. Ma in ogni caso – se si esclude lo scherzo – tutte e tre le ipotesi (paranormale, religiosa, ufologica) non ci permettono di saperne di più sull’esatta natura del fenomeno, che potremmo persino includere tra gli “eventi fortiani”, allargando così il campo ad una quarta ipotesi, anch’essa incapace di una spiegazione definitiva.

In attesa che le nostre conoscenze facciano un passo avanti, non ci resta dunque che prendere atto dell’esistenza di questi X-files, dei quali ci sfuggono però completamente il significato e le modalità di esecuzione.