LA CATASTROFE DI TUNGUSKA

Cos'era la misteriosa bomba caduta dal cielo nel 1908? Un'astronave, una cometa o meteorite? La parola ai sensitivi.

di Alfredo Lissoni - 30 giugno 1908. Alle ore 7.14 della mattina un bolide penetra velocissimo nell'atmosfera terrestre ed esplode nella taiga siberiana con una forza pari a mille bombe atomiche. Una forza invisibile schiaccia e abbatte tutti gli alberi in un raggio di 770 miglia. Le poche piante che si salvano, squarciate e bruciate, restano a disegnare un paesaggio spettrale.

Agli esploratori sovietici arrivati dal villaggio di Vanavara i contadini tungusi racconteranno di intieri branchi di renne bruciati all'istante e parleranno di storie di morte e distruzione tali che l'intiera zona diverrà tabù.

IL FUOCO VENUTO DAL CIELO

Questa è l'apocalittica catastrofe di Tunguska, un enigma che appassiona i cultori del mistero dal 1908. Fu in quella data che i sismografi di mezzo mondo registrarono il tremendo impatto e che, grazie alla particolare posizione del sole in solstizio, diverse città d'Europa furono illuminate a giorno in piena notte dalla luce riflessa sulla polvere emessa dall'ordigno ad alta quota.

Il 1º luglio un golfista di Londra disse di avere potuto leggere agevolmente un libro in camera da letto...all'una di notte.

Ma cosa era effettivamente piombato dal cielo sulla taiga siberiana? Nel corso degli anni le ipotesi si sono sprecate, accendendo le più folli speculazioni. Si è parlato di un frammento di antimateria che, penetrato nel nostro mondo, avrebbe annichilito l'intiera zona circostante; di un mini buco nero che avrebbe attraversato la Terra; di un primitivo test atomico dei sovietici o di qualche società segreta in possesso di cognizioni alchemiche perdute; infine si sono tirati in ballo UFO ed extraterrestri, precipitati per avaria.

Quest'ultima idea è stata propugnata, negli anni '60, dallo scrittore di fantascienza e saggista sovietico ingegnere Alexander Kazantsev che, con una serie di articoli ed il libro "L'ospite dello spazio", si diceva certo che "un vascello extraterrestre si era fracassato nella taiga. E dato che nella zona non sono stati trovati corpi umani, è lecito pensare che alcuni componenti dell'equipaggio abbiano potuto salvarsi, ed oggi sarebbero tra noi".

Quest'idea ha affascinato il fisico francese ed esoterista Jacques Bergier che, nel libro "Gli extraterrestri", arriva ad ipotizzare "una seconda spedizione cosmica, questa volta portata a termine con esiti meno catastrofici. L'idea che mi viene in mente", scrive Bergier, "è che un'operazione di extraterrestri sia fallita in modo catastrofico nel 1908 e sia riuscita nel 1913. Il radioastronomo moscovita Josif Shklovskij ha riferito di insoliti fenomeni cosmici nell'anno zero, nell'anno 1908 e nell'anno 1913 dell'era cristiana. Questi miracoli si accompagnano a segni nei cieli...Può darsi che qualcuno dallo spazio ci stia visitando".

TEST ATOMICI SEGRETI

"Ma può anche darsi", prosegue lo scienziato, "che alcuni deportati siberiani esperti in esplosivi, durante alcune ricerche scientifiche sulla radioattività, abbiano scoperto un modo più semplice del nostro di liberare l'energia nucleare per mezzo di un telecomando elettrico su un pallone aerostatico catturato ed esploso. Interi gruppi di ergastolani scomparvero in quell'epoca senza che nessuno vi abbia mai fatto caso".

Questa e altre spiegazioni favolistiche sono state catalogate, negli anni '70, dalla rivista moscovita Priroda, che ne ha raccolte ben 24 diverse. "Alcune sono molto fantasiose, come l'esplosione di una macchina del tempo in transito in quell'epoca, o l'effetto di un laser sparatoci contro da un altro pianeta, o il colpo di un obice sparato dai russi o dai giapponesi nel 1905 e ricaduto tre anni dopo. Quest'ipotesi è stata ripresa anche dallo scrittore Giulio Verne nel racconto "I 500 milioni della Begum".

MILLE SPEDIZIONI, MILLE SPECULAZIONI

Tutte queste ipotesi, decisamente affascinanti e indubbiamente suggestive quanto non supportate da alcuna prova, hanno avuto il merito di scuotere gli ambienti accademici sovietici, turbati dal clamore di simili speculazioni. E così sono state organizzate diverse spedizioni scientifiche, intenzionate a scoprire la verità.

In realtà una prima ricerca era stata condotta, diciannove anni dopo l'evento, da Leonid Kulik dell'Accademia delle scienze. Quest'ultimo, dopo avere ritrovato su un giornale la notizia dell'evento (dimenticato a causa della guerra russo-giapponese in corso all'epoca), si era convinto che nella zona fosse caduto un gigantesco meteorite di ferro e nikel. E forte di questa idea aveva scavato per anni nelle torbiere del monte Stojkovich e drenato la Palude Sud, cercando inutilmente dei frammenti.

"Ovviamente Kulik non trovò nulla", dichiarò nel 1978 l'astronomo cecoslovacco Lubor Kresak, "dato che l'ordigno di Tunguska non era un meteorite ma soltanto un bolide staccatosi dalla cometa Encke". Questa presa di posizione ebbe una eco enorme ed imprevista sulla stampa mondiale, che pubblicò un numero inverosimile di articoli. Facendo riavvampare le polemiche.

Chi, come lo scienziato Andrew Chaikin, parlava di un asteroide roccioso, chi di un meteorite esploso in cielo (il che spiegava come mai non ci fosse alcun cratere al suolo), chi di una cometa radioattiva e chi di un'esplosione di gas da palude.

Tutte queste spiegazioni non tenevano però conto delle anomalie riscontrate nella taiga dalle diverse spedizioni, come la crescita di alberi mutanti, mostruosamente deformi, ed il ritrovamento di strane sferette vetrose, larghe un millimetro, simili alle tectiti spaziali ma di origine ignota.

LA SPEDIZIONE KORLEVIC

Nel 1990 è stata organizzata una nuova spedizione, composta da ricercatori russi, bulgari, francesi, svedesi e dal croato Korado Korlevic. Quest'ultimo, dopo dieci giorni di rilevamenti, sostiene di essersi fatto un'idea ben precisa di quello che è successo nella taiga 82 anni prima. "É semplicemente esploso un meteorite", ha dichiarato. "Ma intendiamoci, non un meteorite normale, ma uno grande quanto un grattacielo. Venti secondo dopo l'esplosione, avvenuta a bassa quota, si è creato un fungo di vapori incandescenti, di 15.000 gradi centigradi, che ha cotto buona parte della zona sottostante. Le ceneri e la sabbia si sono fuse e vetrificate creando le sferule trovate dalle passate spedizioni, sferule che dunque non sono arrivate dallo spazio. E si è creata un'onda d'urto talmente potente da abbattere un numero enorme di alberi. Ma solo quelli delle zone pianeggianti. Quest'onda, difatti, viaggiava parallela al terreno, e questo spiega perché la distruzione delle foreste abbia lasciato un'orma a farfalla di 2150 kmq che tanto ha eccitato la fantasia degli scrittori.

Questo incredibile botto è stato talmente devastante che i magnetometri russi all'epoca segnalarono un secondo polo nord, nella valle della Tunguska". Ma sarà andata poi veramente così? Sono in molti a dubitarne, a cominciare dall'Accademia delle Scienze di Mosca che, evidentemente insoddisfatta dalle rilevazioni di Korlevic, nello stesso anno ha organizzato una seconda spedizione. Molto più discreta. Curiosamente questa volta il team di scienziati europei e sovietici è stato affiancato da un parapsicologo di Tomsk. Ufficialmente con l'incarico di studiare "l'influsso della regione sui partecipanti alla spedizione". Ma i veri risultati delle scoperte di questo sensitivo, come pure l'effettivo motivo della sua presenza accanto ad una spedizione di serissimi cattedratici, non sono mai stati resi noti.