GLI UFO ATTERRANO IN UNIVERSITÀ
Intervista a Stefania Genovese
I dischi volanti arrivano nelle università italiane. Una studentessa di Varese è stata la prima a laurearsi, nel nostro Paese, con una tesi sugli UFO. Ne ha ricevuto dei premi internazionali. A prima vista l'approccio sembra scettico, ma in realtà...
Alfredo Lissoni
Gli UFO esistono e sono un fenomeno reale. É la loro natura che ci sfugge. A dichiararlo, con perfetta cognizione di causa, è la più famosa ufologa d'Italia. Si chiama Stefania Genovese, è spesso in radio ed in televisione, ed è considerata l'esperta numero uno del gentil sesso nel nostro Paese, perché è stata la prima in assoluto a laurearsi con una tesi sugli UFO. "Non è stato affatto facile", ci dichiara Stefania, "in quanto ho dovuto lottare contro il pregiudizio che da sempre circonda l'argomento. Ma alla fine, con una buona dose di testardaggine, ho conseguito la laurea in filosofia alla Statale di Milano. Mio correlatore è stato il professor Giulio Giorello, sostenitore dell'esistenza di vita extraterrestre (anni or sono portò in Italia il celebre esobiologo Paul Davies); la tesi è piaciuta ed ha avuto dei riconoscimenti internazionali. L'Università di Barcellona mi ha conferito il premio Zurich, ex aequo con uno studente americano. Il mio lavoro, che ho pubblicato in una monografia edita dal CISU, si intitola "La mitopoiesi ufologica", ovvero, la costruzione del mito UFO".APPASSIONATA SIN DA PICCOLA
Il titolo potrebbe trarre in inganno; ma la dottoressa Genovese non è affatto una scettica, e ci tiene a mettere subito in chiaro le cose: "Sin da piccola", ci racconta, "l'ufologia mi ha affascinato; l'argomento mi piaceva al punto che, mentre i miei coetanei comperavano giocattoli o dischi di canzonette, io raccoglievo tutti i libri di ufologia che trovavo in circolazione, da Peter Kolosimo a Roberto Pinotti, da Charles Berlitz ad Erich Von Daeniken. Io credevo fermamente negli extraterrestri ma poi, crescendo, sono diventata più critica ed ho gettato via i libri perché li ritenevo troppo esagerati, molto sensazionalistici ed assai lontani dalla realtà. Cercavo una visione più scientifica del fenomeno, che non riuscivo a trovare nei molti libri popolari che circolavano all'epoca. Non credevo che tutte le informazioni contenute in quei testi fossero attendibili, o verificabili".
Domanda: E dunque, cosa l'ha portata a riprendere in considerazione l'ufologia?
Risposta: Quando frequentavo l'Università, ebbi modo di visitare l'EURATOM di Ispra, Varese.
Era stata organizzata una mostra dei club scientifico-culturali del Centro; con grande meraviglia, mi imbattei in uno stand ufologico; era quello del CUFOC, il locale "Club UFO" varesino, diretto con grande serietà dall'ingegnere belga Marcel Delaval. Rimasi molto colpita dal banco che avevano attrezzato: c'erano tanti libri sugli UFO, di autori internazionali, e tutti di taglio scientifico. Delaval fu assai prodigo di informazioni. Mi mostrò un libro dell'inglese Hillary Evans, intitolato "Alterate state of consciouness", che approcciava il fenomeno con un taglio psicologico, collegando miti e folklore, apparizioni extraterrestri ai resoconti su spiriti e folletti. Quel libro mi ha affascinato moltissimo. Quando chiesi il motivo di tanto interesse, ben sapendo come era trattata la questione in Italia, mi fu risposto che all'estero molti studenti si erano laureati con delle tesi sugli UFO. Delaval mi invitò a fare altrettanto; il materiale, interi scatoloni, che mi prestò, riaccese in me l'antica passione. E fu così che mi laureai con una tesi sugli UFO...
LE LUCI DI HESSDALEN
D:: Ma a che pro, una tesi sugli UFO?
R.: Volevo che il fenomeno venisse studiato a livello universitario, con un taglio scientifico; volevo sensibilizzare l'establishment accademico.
D.: C'è riuscita. Ma è stato facile?
R.: No, niente affatto. Il mio assistente alla tesi, che faceva parte del gruppo scettico Cicap, mi disse espressamente che non voleva una tesi alla Nathan Never o alla Martin Mystère; il testo originale del mio lavoro fu così più volte ridimensionato, ed assunse quel taglio scettico che può apparire a prima vista. Ma se si legge bene tra le righe, si scoprirà che le mie conclusioni non sono affatto negative. Sono sempre stata possibilista e da quando investigo personalmente gli avvistamenti UFO constatato che il fenomeno è più complesso e meno facilmente spiegabile di quanto non si pensi. Dirò di più, non condivido l'atteggiamento di tante riviste scientifiche che banalizzano gli UFO; sono assai riduttive nelle spiegazioni che danno al fenomeno. La scienza dovrebbe studiare gli UFO, anziché negarli. Certo, i dischi volanti, per una parte minima, fanno parte del mito e del folklore, e sono anche convinta che i militari usino la diffusione di certe notizie sugli UFO per coprire esperimenti segreti. Poi ci sono molte errate interpretazioni. Nel 1983 io stessa ho visto tre luci disposte a triangolo che sembravano inseguire un bolide, ma che probabilmente facevano invece parte del bolide stesso, che era in fase di rientro e che fu segnalato da migliaia di persone, in Francia, Lombardia, Piemonte, Veneto. Questo, ribadisco, non significa che il fenomeno non esista. UFO, di per sé, sta per Unidentified Flying Objects, oggetti volanti non identificati, non per astronavi aliene, e questo indica che non ne conosciamo la reale natura. Il fenomeno esiste, è la sua origine che è fonte di infinite discussioni. Ad esempio, è dal 1984 che ad Hessdalen, una piccola cittadina della Norvegia centro-meridionale, si registrano fenomeni strani, che hanno fatto accorrere ufologi e scienziati da tutto il mondo. All'inizio, alcuni ingegneri elettronici avvistarono degli strani globi luminosi particolarmente brillanti e veloci, che possono ricordare gli UFO di Carlos Diaz; le luci di Hessdalen, come vennero chiamate, vennero ripetutamente viste e filmate. Il fenomeno dunque è decisamente oggettivo, e quest'estate un team del CNR capitanato dall'astrofisico Massimo Teodorani è partito per una ricerca sul campo. Gli scienziati si sono muniti di un particolare spettrografo portatile collegato ad un telescopio ed ad un avanzato sensore elettronico chiamato CCD. Assieme a Teodorani sono partiti gli esperti del CNR Stelio Montebugnoli (responsabile del SETI Italia), Jader Monari, Andrea Cremonini, ed una esperta in tarature ottiche, Simona Righini. I dati precedentemente raccolti dalle altre spedizioni non avevano portato ad una spiegazione delle misteriose "luci"; molti hanno creduto che Hessdalen potesse essere un avamposto degli alieni; altri hanno ipotizzato trattarsi di fenomeni naturali ancora sconosciuti, che rivoluzioneranno la nostra fisica; né si può escludere che gli sconosciuti aeromobili avvistati siano dei prototipi segreti, visto che nella zona esiste una base NATO. Quando i dati della spedizione di Teodorani verranno infine divulgati, dopo attento studio, forse arriveremo ad una risposta. Del resto, l'argomento affascina moltissimo; il neoeletto presidente americano George Bush junior, in campagna elettorale, ha promesso l'apertura dei dossier sugli UFO; sia suo padre che i successivi presidenti hanno peraltro separato nettamente la possibilità dell'esistenza della vita extraterrestre dal fenomeno UFO, così come hanno fatto gli scienziati del SETI; quanto ai dischi volanti veri e propri, la Chiesa cattolica ha mostrato recentemente un po' di apertura, con la partecipazione di monsignor Corrado Balducci ai congressi sugli UFO. E una parte della scienza ufficiale non è poi così ostile come si pensi. Io stessa ho avuto modo di incontrare ad un simposio internazionale di ufologia, tenutosi a S.Marino nel marzo scorso, Frank Drake, lo scienziato americano padre della ricerca radioastronomica della vita extraterrestre, poi ribattezzata progetto SETI e Serendip.
D.: E cosa vi siete detti?
R.: Drake si è complimentato per il mio lavoro di tesi, ma ciò che maggiormente mi ha fatto piacere è stato vederlo a contatto con gli ufologi, ascoltare le loro ricerche, osservare le foto e le prove raccolte. Si è dimostrato una persona assai disponibile, un vero scienziato galileiano, che segue cioè una posizione non dogmatica ma aperta a tutte le possibilità, pronto a mettersi in discussione, cosa che molti altri non fanno. E del resto, è notizia recente che, sette anni dopo aver bloccato i finanziamenti, i politici del Congresso di Washington si sono ora dichiarati favorevoli a rifinanziare il progetto SETI. Il repubblicano Lamar Smith ha dichiarato che la credibilità del SETI è cresciuta, in questi anni, aggiungendo che trovare la vita nell'universo sarebbe una delle più sorprendenti scoperte nella storia umana.
D.: E delle sue, di ricerche sugli UFO, cosa ci dice?
R.: Al momento non ho una risposta definitiva sulla natura del fenomeno. Dei vari casi che ho investigato, alcuni erano riconducibili a fenomeni naturali; in un episodio una signora di Saronno, Varese, ha notato, il 16 aprile 2001, una striscia luminosa che attraversava il cielo, diretta verso il monte Resegone. Era grande come un aereo ma non ne aveva le caratteristiche, vista l'intensa luminosità. In questo caso, potrebbe essersi però trattato di un meteorite. Un successivo avvistamento a Legnano è stato spiegato con la presenza di Venere, particolarmente luminosa nel cielo; un altro episodio verificatosi sempre in quei giorni è invece rimasto insoluto. Il 30 aprile, nel cuore della notte, un operaio di una ditta del saronnese ha notato accanto ad un traliccio elettrico una strana sfera luminosa che in un primo momento si è tramutata in un disco giallo-rossastro e poi in una specie di sigaro giallastro. Quindi si è innalzata ed è scomparsa. A questo punto mi domando: questi globi in grado di cambiare forma sono analoghi alle luci di Hessdalen? Si tratta di plasmi energetici sconosciuti?
D.: Gli extraterrestri, dunque, li esclude proprio?
R.: No. Le spiegazioni per il fenomeno UFO sono molteplici; due le principali, considerando che il novanta per cento degli avvistamenti trova una spiegazione convenzionale: forme di energia appartenenti ad un nuovo campo della fisica o forse anche legate a capacità della mente umana che non abbiamo ancora esperito (ovvero, siamo noi a produrre gli UFO mentalmente); ma anche extraterrestri veri e propri; non possiamo escludere la possibilità che qualche forma di vita aliena possa essere giunta sino a noi, ed anche nel passato. Del resto, anche se è poco noto, all'interno del progetto SETI esiste una branca denominata SETV, che studia proprio questo genere di possibilità, che sonde aliene di ricognizione siano giunte nel passato dallo spazio, con l'intento di monitorare il sistema solare e di comunicare con noi. E proprio a proposito di spazio, se fossimo soli, sì che sarebbe un enorme spreco di spazio. Su questa posizione, in fasi diverse della loro vita, si sono attestati diversi scienziati ed astrofisici come Carl Sagan e Frank Drake.
D.: E l'aspetto mitico del fenomeno, dunque?
R.: Indubbiamente esiste una componente mitologica del fenomeno, ma non vuol dire che sia tutto un mito. Negli anni Quaranta gli alieni dell'ufologia erano identificati nei marziani, e questo perché alcuni anni prima le opere dell'astronomo Flammarion avevano creato il mito marziano, con l'abbaglio della visione dei canali sul pianeta rosso. Si sviluppò così una vasta produzione di libri fantascientifici, in cui gli extraterrestri "invasori" per eccellenza divennero gli abitanti del pianeta rosso, trasformando i marziani in un mito dei tempi moderni; ed in una sorta di religione alternativa, anche per molti fans dell'ufologia, come i contattisti George Adamski e George Hunt Williamson, convinti che gli alieni fossero già tra noi; non furono immuni anche giornalisti come l'americano Frank Scully, divulgatore della storia, poi risultata essere una colossale frode, della caduta di alcuni dischi marziani ad Aztec, Nuovo Messico; nonostante le smentite, quest'ultima storia continua a circolare negli ambienti paraufologici: negli anni Novanta due ufologi americani l'hanno riproposta in un libro, come autentica. Ancora, spesso le riviste di tutto il mondo hanno veicolato immagini standard degli alieni, divulgando una serie di stereotipi, gli stessi che si ritrovano anche nelle abductions. Quale che sia la reale natura dei rapimenti UFO, nell'immaginario collettivo le creature asessuate, ibride, androgine, simboleggiano (nelle immagini psicanalitiche) la riconquista dell'unità primordiale, la tensione verso la perfezione divina; questi esseri ermafroditi impersonificano i simboli guida dello spirito, del processo dell'evoluzione umana. Ambasciatori celesti, vengono visti come i mediatori tra il mondo divino e quello umano. Ma si tratta solo di una nostra visione, oltremodo soggettiva, che ha fatto nascere tante nuove credenze religiose. L'alieno dalla corporatura esile e minuscola, dalla testa enorme e gli occhi scuri può anche impersonificare l'essere umano nel suo possibile futuro evolutivo, per questo una simile iconografia ha avuto nelle masse un'incidenza così forte. Prendiamo il caso dei rapimenti UFO; il sociologo Ron Westrum ha fatto notare che ogni qual volta i media riportano un caso di abduction nei minimi dettagli, compaiono altri casi analoghi aventi le medesime caratteristiche. La contaminazione, che prelude la nascita di un mito, è dunque evidente, senza per questo togliere oggettività al fenomeno in sé, puro e semplice. Il mito consiste nel fatto che la confusione iniziale del testimone, le paralisi, la fantasmagoria delle luci ricorrono anche negli incontri tradizionali con l'Altrove, ossia con divinità, spiriti, folletti, streghe, demoni ed altre creature. Ci stiamo dunque confrontando con un qualcosa che da sempre è presente nella nostra cultura. Dobbiamo solo cercare di capire cosa sia.